Il Carteggio Mussolini Churchill: perché tanto livore contro?

29 maggio

Dell’epistolario con Churchill si parla da mezzo secolo senza averlo scovato. Franzinelli gli ha dedicato un saggio che svela tanti inganni, ma con toni spregiativi verso chi pensa che esista. Perché tanto livore? Lo storico Renzo De Felice aveva un’ipotesi favorevole…

di Paolo Simoncelli da Avvenire del 28 maggio 2015 LogoAvvenire

Il mitico carteggio Churchill-Mussolini continua a intricare. Di recente Mimmo Franzinelli gli ha dedicato un ampio volume teso a dimostrare non solo la falsità di quello conservato nell’Archivio De Gasperi, ma a ricostruire la rete di pataccari, editori creduloni, immancabili servizi segreti, coinvolgendo però anche giornalisti e ricercatori aventi congiuntamente l’intento di certificare indicibili rapporti mantenuti prima e durante la guerra tra i due statisti nemici. La discussione, indotta anche dal tono spregiativo di Franzinelli nei confronti di sostenitori di tesi opposte (perché mai?), si è quindi subito accesa.

Fabio Andriola, tra i più noti ricercatori in materia, nel fascicolo di maggio di “Storia in rete” ricorda allora una genesi della vicenda del carteggio che già negli ultimi giorni di guerra annoverò tra i testimoni della sua esistenza, partigiani ed esponenti antifascisti. Poi tra i documenti insospettabili forniti dall’“Unità” il 25 gennaio ’96, curati da Vladimiro Settimelli, un anonimo rapporto partigiano coevo ai fatti, addirittura dava conto della differenza tra le carte sequestrate al duce (350, tra cui compariva un fascicolo intestato a Churchill) e quelle poi rimaste disponibili (72).

Sfumano così complotti seriori, senza contare la testimonianza di Massimo Caprara, secondo cui Togliatti (del quale fu segretario fino alla morte) aveva una copia del carteggio e Churchill ne era consapevole. Per giunta l’altro ieri sul blog di Dino Messina del “Corriere della sera”, un notevole intervento di Angelo Paratico indicava importanti e disattesi tasselli inglesi del puzzle del carteggio, utili per ricomporlo subito dopo esser stato smontato. La “conclusione” del resto non si addice alla ricerca (né alle chiacchiere).

Se insomma “quel” carteggio conservato nell’archivio degasperiano è da tempo notoriamente falso, non significa che altrove non ci possano essere documenti di vario genere, anche sensibili, sopravvissuti alla caccia o alla compravendita che venne fatta nei mesi seguenti la fine della guerra (Churchill nell’estate del ’45 per villeggiare non trovò luogo più adatto del lago di Como). Documenti che ogni Stato vincitore, da sempre, cerca subito negli archivi dei vinti. Poi semanticamente tutto viene risucchiato nei misteri fascinosi e oscuri dell’onnivoro “Carteggio”. E Wikipedia fa il resto: Franzinelli invita a leggere la voce “Carteggio Churchill-Mussolini”: ci si trova di tutto; ma non diversamente che alla voce “Foibe” o “Guerra civile” o “Via Rasella”. Sono siti che notoriamente rilanciano cori da stadio tra opposte tifoserie. Proviamo allora a tornare a ragionare senza stare in curva nord o sud. Perché tanto mistero, falsi plateali, verità oscure? De Felice, che aveva smascherato più d’una volta la falsità dell’ever greendei Diari del duce, credeva invece al carteggio. «Nella famosa borsa “difensiva” che aveva con sé al momento della cattura – scrisse nelRosso e nero – aveva raccolto non per caso, una scelta ragionata del suo carteggio con Winston Churchill» che avrebbe potuto riservare «qualche inedita sorpresa». Per questo De Felice aveva aggiunto che, a differenza degli americani che volevano il duce vivo per processarlo, gli inglesi lo volevano subito morto perché «avrebbe potuto creare loro dei grandi imbarazzi». Non stiamo parlando di De Toma, Camnasio (da cui, come ricordato da Franzinelli, dipende Petacco) eccetera. Infatti come Mussolini sia morto, dove, per mano di chi, ancora non sappiamo. Salvo che non morì come ha raccontato fra molteplici contraddizioni il giustiziere ufficiale, Walter Audisio. Delio Cantimori, nell’Introduzione al primo volume del Mussolini (1965), già faceva credito a De Felice di poter documentare quella morte diversamente da come era stata codificata nella indefettibile versione ufficiale. Da allora sono passati 50 anni; invano. Ma è difficile sottrarla al mistero del carteggio e dunque a qualcosa del suo contenuto che imponeva una verità ufficiale da difendere a qualunque costo.

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7 commenti


  1. Churchill,nelle sue memorie,riconobbe che prima del 10.6.1940 Mussolini venne ripetutamente “corteggiato”.
    Oggi i verbaki dello War Office (Esnouf) dimostrano che il “corteggiamento” inglese riguardava anche una richiesta a Mussolini di “cooperate with us” .
    Gli stessibdocumenti War Office rivelano indirettamente che Churchill era in contatto con Mussolini per via non ufficiale.
    Se anche questo non basta….

    Roberto Marrozzini

  2. Confermo il commento precedente, non offensivo ne’ illegale

    Roberto Marrozzini

  3. sì, ma anche a noi capita di andare un fine settimana fuori e non controllare il sito per un giorno! :)

    emanuele

  4. Concordo con Paolo Simoncelli e Roberto Marrozzini. Sui dossiers non camnasiani o detomiani (da studiare in ogni caso per parti di verità in essi contenute) attestanti la corrispondenza top secret italo-britannica, Renzo De Felice, cugino di mio padre, cui lo scrivente riferì la confidenza rivelatami in camera caritatis dall’ex agente inglese al secolo Leo Valiani nel 1990 a Milano presso la Fondazione Feltrinelli, aveva avuto conferme personali da Giuseppe Vacca dell’Istituto Gramsci. E, sempre Renzo De Felice, sapeva che tale istituto, in uno agli archivi della ex-Jugoslavia e probabilmente della ex-DDR, conteneva materiale cruciale. Per non parlare della confidenza fattami a Milano da Francesco Cossiga nel 2000. E lì mi fermo…..Poi qualcuno commissiona il libro a Mimmo Franzinelli per volgere e stravolgere tutto in “caciara”. Con l’avallo dei vertici di Mondadori prima e RCS dopo. Che strano……

    Alessandro De Felice

  5. Ci spieghi Franzinelli le molteplici lettere e telefonate, registrate di nascosto dai tedeschi, nelle quali Mussolini parla di questo importante carteggio. Egli cita documenti addirittura decisivi per le sorti della nazione, DOVE SONO ?

    Mauirizo Barozzi

  6. Citare Franzinelli ( uno qualsiasi) è solo tempo perso e si rischia di fargli una pubblicità gratuita ( e assolutamente immeritata). Il carteggio è esistito eccome. E poi sulla volontà di assassinare Mussolini bisogna fare una chiara,chiarissima precisazione. NON è affatto vero che gli americano lo volevano vivo per processarlo. A Mussolini lo volevano tutti morti ( Vaticano compreso e anche alcuni “fascisti”).Faceva troppo paura un Mussolini vivo. I giudici ( se veramente si fosse svolto un processo),se veramente tali, da accusato lo avrebbero fatto sicuramente passare per parte lesa. Ecco perchè il suo assassinio e la “regia” hollywoodiana del macello di Piazzale Loreto.Regia che NON fu decisa da quattro “partigiani” che non contavano un fico secco,ma da ben altre sedi,ben lontane dall’Italia. Ne fa prova,una clamorosa intercettazione telefonica transoceanica fatta dai servizi segreti tedeschi il 28 luglio del 1943,mentre Churchill e Roosvelt discutevano della sorte che sarebbe aspettata a Mussolini.I due statisti si espressero chiaramente sul caso…Molto chiaramente…..

    Ubaldo Croce

  7. Concordo con Fabio Andriola sul contenuto del suo pezzo sull’ultimo numero di “Storia in Rete” di febbraio 2019, laddove, stimando seriamente le corrette asserzioni di Roberto Festorazzi, stigmatizza altrettanto correttamente le cialtronerie pseudostoriche del sig. Pasquale Chessa apparse sul suo ultimo libricino intitolato “Il romanzo di Benito” (nel quale cerca di ridicolizzare franzinellianemnte il carteggio italo-britannico). Ho avuto modo di vagliare la “serietà” e la superficalità del Chessa telefonicamente vari anni addietro ed in circostanze ripetute, e lo stesso Chessa fu ospite a cena a casa di mio fratello in Milano, dove si trovò ad accompagnare l’ex Presidente Francesco Cossiga, col quale poi parlai telefonicamente varie volte del carteggio Churchill-Mussolini. E’ veramente patetico che case editrici “affermate” si trovino a pubblicare lavori totalmente privi di serietà filologica e documentale.

    Alessandro De Felice

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