Ranieri di Campello, un eroe col colbacco

27 novembre

A cento anni dalla nascita, una mostra ricorda Ranieri di Campello, nato a Campello sul Clitunno il 21 settembre del 1908, figura di sportivo e gentiluomo, nonché protagonista di un episodio singolare e poco noto nella campagna di Russia della seconda guerra mondiale.

Reduce da una missione per conto del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari) in Spagna e nel nord Africa, Campello arrivò in Russia nel giugno del 1942. Addetto all’Ufficio Informazioni dell’8a Armata propose ai suoi superiori di arruolare un certo numero di prigionieri cosacchi, animati da un antico risentimento contro i sovietici, e di utilizzarli nel combattimento.

“Quando il maggiore di Campello giunse sulle rive del Don trovò un campo di concentramento in cui erano ammassati centinaia di prigionieri cosacchi”, spiega Roberto de Mattei, vice Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, che in occasione dell’inaugurazione pronuncerà un ricordo sull’eroe. “I bolscevichi, giunti al potere in Russia nel 1917, avevano cercato di sterminarli e deportarli per la loro resistenza al nuovo regime. Scoppiata la guerra, erano stati arruolati a forza nell’Armata Rossa, ma nei campi di prigionia chiedevano agli ufficiali italiani e tedeschi di permettere loro di prendere le armi contro Stalin”.

Si arrivò cosi alla formazione del “Gruppo Autonomo Campello” interamente composto da militari cosacchi e guidato da un unico ufficiale italiano. Il Gruppo si distinse in una serie di azioni dietro alle linee nemiche fino a quando, nel gennaio del 1943, Ranieri di Campello non fu ferito in uno scontro nel centro abitato di Nikitowka e portato in salvo solo grazie alla dedizione e al valore dei “suoi” cosacchi che animarono un carosello intorno alla slitta che lo trasportava. Gravemente ferito e insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare, fece ancora in tempo, nonostante fosse stato sorpreso dagli eventi dell’8 settembre a Roma, ad attraversare le linee e a raggiungere l’esercito italiano al Sud. In questa nuova campagna fu nuovamente ferito a Mignano, sul fronte di Cassino nel dicembre dello stesso anno. Morì, a soli cinquant’anni, nel 1959.

La mostra ripercorre le tappe salienti della vita dell’eroe nazionale, a partire dalla sua formazione. Campello dopo aver frequentato i corsi dell’Accademia di Modena entrò alla Scuola di Equitazione di Pinerolo dove iniziò una brillante carriere agonistica. Nel 1936 fece parte della squadra italiana alle Olimpiadi di Berlino e, dopo la guerra, fu nominato dapprima commissario e poi eletto presidente della Fise (Federazione Italiana Sport Equestri). In tale veste fu uno dei protagonisti della rinascita di questo sport che dominò per anni sui campi di tutta Europa, con una serie di eccezionali cavalieri per molti anni ancora dopo la sua morte (i fratelli D’Inzeo, Graziano Mancinelli, Mauro Checcoli e Sandro Argenton). Nel 1953 sposò, in seconde nozze, Maria Sole Agnelli, nipote del fondatore della Fiat.

La mostra è stata aperta al pubblico il 22 novembre e resterà aperta fino al 5 dicembre ed è  visitabile nell’orario: 9.00-13.00/15.00-17.00 (dal lunedì al venerdì); ingresso libero. Per informazioni: Ufficio stampa Cnr: Sandra Fiore, tel. 06/49933789- 3383, e mail: sandra.fiore@cnr.it
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