Sovranità e diritto. I tabù antinazionali dei partiti di sinistra

13 luglio

I tabù della sinistra radicale verso l'europeismoPerché in Francia il Front National ha sempre più consenso, mentre il Front de Gauche ristagna? Per rispondere Jacques Sapir presenta sul suo blog il libro di Aurélien Bernier – “La sinistra radicale e i suoi tabù” – che si chiede perché la crisi, che avrebbe dovuto fornire un terreno fertile allo sviluppo di forze realmente di sinistra – visto che non è più possibile definire di sinistra il “Partito Socialista” (anche se gli attivisti di sinistra ancora possono illudersi) – favorisce invece i partiti di destra o populisti.

Da L’Antidiplomatico del 14 gennaio 2014 

Tra le risposte fornite nel libro, prosegue Sapir, due sembrano fondamentalmente corrette: la visione di un ‘antifascismo’ che confonde le epoche e, soprattutto, la negazione del sentimento nazionale. “L’odio per la propria nazione è l’internazionalismo degli imbecilli”, afferma l’economista francese. L’ossessione di ‘rivivere gli anni trenta’ porta alcuni a rifiutarsi di dire pubblicamente le cose che pensano, per timore di essere assimilati al Front National, che essi equiparano – molto scorrettamente – al partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori.

L’autore sviluppa nel suo libro i “tre tabù” della sinistra: il tabù protezionista, il tabù europeo e il tabù della sovranità nazionale e popolare. E conclude parlando delle nuove tendenze politiche e fa della questione delle istituzioni europee (la UE) uno dei punti chiave di queste nuove tendenze. In realtà, secondo Sapir, manca il punto decisivo nell’analisi, vale a dire come il Partito Comunista Francese si sia allineato all’europeismo. Il legame consustanziale del CPF con un’ideologia totalizzante ha favorito questo riallineamento con un’altra ideologia totalizzante, poiché l’europeismo è un’ideologia totalizzante che può dar luogo a delle pratiche totalitarie. L’incapacità e l’ostinato rifiuto del PCF ad una analisi reale del sovietismo e dello stalinismo dagli anni ’80 e anche degli anni ’70, del resto, ha significato la sua fine come partito di massa.

Sul libro Sapir scorge poi una grave mancanza di approfondimento sull’evoluzione del Front National. Ripetutamente Aurélien Bernier utilizza il termine “Nazionalsocialista” per riferirsi alla nuova linea del Front National. Un partito che sta prendendo piede nella classe operaia (dove è ormai il primo partito), negli strati più popolari, è portato a produrre nuovi argomenti. Questo va a cozzare con le rappresentazioni comuni di una parte dell’apparato di partito. A questo riguardo, prosegue l’economista francese, sarà fondamentale analizzare quale sarà l’ideologia spontanea dei giovani quadri del partito, reclutati dal 2010/2011, che il Front National intende promuovere. Le tensioni che ne possono risultare possono affondare il Front National, conducendolo a una scissione, oppure farlo evolvere in qualcosa di completamente nuovo. E’ proprio perché non siamo nel 1930 che non possiamo sapere cosa diventerà il Front National. Ma quel che è sicuro, è che non è nel passato che troveremo la risposta a questa domanda.

Altro aspetto studiato nel libro è quello della sovranità nazionale. Aurélien Bernier vede in questo concetto nient’altro che il prodotto della rivoluzione del 1789. Questo dipende dal fatto che non ha nessuna teoria sull’origine delle istituzioni. Si tratta secondo Sapir del nucleo fondamentale della questione: senza sovranità non c’è alcuna legittimità e la legittimità precede la legalità (questo è un punto importante nelle nostre relazioni con l’Unione Europea). E’ sulla sovranità che, in situazioni di emergenza, si fonda il diritto, e non viceversa. E poi, perché la creazione di un quadro nazionale, non tanto geografico, quanto politico, è ben precedente al 1789. Non possiamo comprendere la doppia minaccia costantemente in atto contro la Nazione, all’esterno e all’interno, se dimentichiamo che al momento della sua formazione lo Stato-Nazione si è affermato sia nei confronti dei micro-stati (le signorie), sia nei confronti del potere trans-nazionale, quello del Papato. Da questo punto di vista, i cinquant’anni che precedono la “Guerra dei 100 anni” costituiscono l’ingresso nella modernità della Nazione francese. Analogamente, il compromesso cui si arriva alla fine delle guerre di religione, compromesso la cui reale natura è espressa nell’opera postuma di Jean Bodin, l’Heptaplomeres, è il fondamento dei principi di democrazia laica. La sovranità, conclude Sapir, è la base della democrazia e deve essere posta al centro del dibattito per le elezioni europee del prossimo maggio.

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