Una riflessione sulle vere ragioni della guerra di Spagna

18 luglio

Il 19 luglio 1936, poco dopo le 9 della mattina, un aereo De Havilland D38 “Dragon Rapide” con matricola inglese, di proprietà della società Olley Air Service, atterra sulla pista in terra battuta di Tetouan, capoluogo dei protettorato Spagnolo del Marocco.

di Massimo Weilbacher da Destra.it del 17 luglio 2015 Destra.it

L’aereo, noleggiato qualche giorno prima a Londra da Luis Bolin, corrispondente del giornale monarchico spagnolo ABC, era partito da Gando, nelle Canarie, nel primo pomeriggio del 18 luglio arrivando dopo qualche ora a Casablanca, dove aveva fatto scalo per la notte, per poi proseguire la mattina seguente per la meta finale del suo viaggio.
Ufficialmente i suoi passeggeri, oltre allo stesso Bolin, sono ricchi turisti desiderosi di visitare il Marocco.
Non appena il pilota Henry Bebb, terminato il rullaggio sulla pista, spegne i motori l’apparecchio viene circondato da una folla di soldati, Legionari del Tercio e Regulares dei Tabores del Marocco, che invocano il nome del loro vecchio comandante, rimosso qualche mese prima dal governo del fronte popolare perché ritenuto inaffidabile e relegato nel remoto comando militare delle Isole Canarie.

Ed in effetti, pochi minuti dopo, il generale Francisco Franco Bahamonde, che per precauzione si era tagliato i baffi, scende dal Dragon Rapide ed assume il comando dell’Armata d’Africa che due giorni prima, anticipando l’ordine del generale Emilio Mola Vidal, si era ribellata al governo di sinistra e aveva proclamato per prima l’Alzamiento.
Inizia così la Guerra Civile Spagnola, che in tre anni costerà la vita ad oltre 600.000 spagnoli in una tragica e crudele prova generale della seconda guerra mondiale.

Ma come si era arrivati a questo punto?
Secondo la narrazione politicamente corretta propinataci per anni, un gruppo di generali felloni avrebbe deciso di rovesciare, per ambizione e sete di potere, un governo democratico legittimamente eletto che rappresentava la maggioranza della popolazione spagnola.

La realtà però, come oramai appurato dalla storiografia, è ben diversa ed offre, sorprendentemente, interessanti spunti di riflessione per l’Italia di oggi.
Il conto alla rovescia della tragedia scattò il 16 febbraio 1936, quando gli Spagnoli, per la terza volta in cinque anni, furono i chiamati a votare per le elezioni politiche.
La sinistra, che aveva perso le elezioni precedenti, si presentò unita nel Fronte Popolare, una specie di Ulivo ante litteram, che pur di contrastare la destra teneva insieme forze, programmi, obiettivi e idee del tutto eterogenee e, come poi si vedrà, sostanzialmente inconciliabili.

La varie anime della destra (monarchici, nazionalisti, cattolici, carlisti) si unirono invece nel Fronte Nazionale ma non riuscirono ad aggregare anche i centristi che, commettendo un errore fatale, scelsero di correre da soli.
Le elezioni si svolsero in un clima infuocato nel quale fu la sinistra ad evocare per prima la guerra civile, per bocca di Francisco Largo Caballero, soprannominato il “Lenin di Spagna”, in un famoso comizio ad Alicante: “Se vincono le destre non ce ne staremo buoni e non ci daremo per vinti… Se vincono le destre non ci sarà remissione, dovremo andare per forza alla guerra civile”.

Dalle urne uscì un paese spaccato in due: 4.205.156 voti per il fronte delle sinistre, 3.783.601 per la coalizione di destra e 681.447 per il centro.
Tuttavia la legge elettorale in vigore attribuiva un fortissimo premio al partito di maggioranza relativa.
Il Fronte Popolare ottenne così 263 seggi, contro i 156 della destra e i 54 dei centristi, e con essi il controllo assoluto delle Cortes ed un potere enorme e incontrollabile, del quale farà un pessimo uso.

Pur non riuscendo ad esprimere un governo stabile a causa dei troppi contrasti interni, il Fronte Popolare, ostaggio delle componenti più massimaliste, diede vita ad una politica estremista e violenta che getto’ il paese nel caos (la sinistra commetterà ottusamente lo stesso errore in Cile negli anni settanta).
Iniziò una violentissima repressione delle opposizioni condotta dalla Guardia de Asalto, un corpo di polizia estremamente politicizzato che divenne il braccio armato del Fronte Popolare.

Mentre le bande anarchico rivoluzionarie della CNT/FAI, i trotzkisti del POUM, le nascenti milizie del partito comunista, aderente al Comintern di Stalin, e gli estremisti autonomisti si dedicavano, indisturbati ad espropri, violenze, intimidazioni ed illegalità di ogni genere in tutto il paese, gli Asaltos chiudevano le sedi dei partiti di destra, reprimevano duramente le loro iniziative politiche ed arrestavano i loro militanti, che spesso rimanevano vittime di violenza ad opera della stessa polizia politica o degli avversari che spesso agivano sotto la sua copertura.
Ciò provocava, ovviamente, inevitabili reazioni, in una spirale di violenza, tipica di una ben pianificata strategia della tensione, che a Madrid verrà ricordata come “La Primavera Negra” e che lascerà sul terreno alcune centinaia di morti.

La repressione fu particolarmente dura nei confronti della Falange Espanola, odiata dalle sinistre per il suo rivoluzionario programma di rinnovamento sociale e temuta per la determinazione e la compattezza dei suoi militanti, che caddero a decine.
Il 14 marzo la Falange fu messa fuori legge; Jose’ Antonio Primo de Rivera fu arrestato con un pretesto e tenuto in carcere grazie ad espedienti procedurali ed accuse artatamente costruite utilizzando ben sei differenti procedimenti indipendenti l’uno dall’altro (sarà fucilato il 20 novembre dopo un brevissimo processo sommario).

La magistratura, che mal tollerava simili procedure e si rifiutava spesso di avallare le pratiche illegali della polizia politica, fu sottomessa ad un tribunale speciale formato da normali cittadini, purché laureati in una qualsiasi disciplina, che aveva il compito di controllare gli atti dei tribunali e delle procure ed annullare quelli non graditi al potere politico.

La violenza colpì duramente anche la Chiesa cattolica (peraltro non esente da colpe) assumendo i caratteri di una vera e propria persecuzione religiosa. Secondo un resoconto delle Cortes, dal 16 febbraio al 17 giugno erano state bruciate 160 chiese e 251 erano state saccheggiate; il disseppellimento dei cadaveri dei religiosi, l’oltraggio delle ostie consacrate e dei simboli cattolici, il divieto di celebrazione dei funerali, la proibizione delle processioni e di altri riti della religione cattolica erano diventati pratica comune da parte delle autorità e delle varie milizie.

Tra aprile e maggio il presidente della Repubblica Niceto Alcala Zamora, un repubblicano moderato che, sciogliendo le camere, aveva favorito l’avvento del Fronte Popolare, con una palese e strumentale manipolazione delle norme costituzionali, fu destituito (se la caverà fuggendo in Francia) e sostituito dal ben più estremista Manuel Azana.
La situazione era oramai fuori controllo: illegalità, violenza, corruzione, scioperi, proteste dilagavano senza che i deboli governi del fronte popolare, ostaggio degli estremisti, potessero porvi rimedio, mentre le Cortes, oramai sostanzialmente svuotate dei loro poteri, erano utilizzate solo come luogo di violenti scontri verbali, polemiche e reciproca delegittimazione.
La Spagna correva, oramai senza freni, verso la tragedia.

Il punto di non ritorno fu superato il 16 di giugno, quando alle Cortes il nuovo Presidente del Consiglio Santiago Casares Quiroga minaccio’ Jose’ Calvo Sotelo, il carismatico ed influente leader della destra parlamentare che protestava contro le violenze dei miliziani comunisti, con queste parole: “La violenza contro il capo del partito monarchico non sarebbe un crimine”.
La risposta di Calvo Sotelo è passata alla storia:
“Ebbene, vi ripeterò quello che disse San Domenico di Silos al re di Castiglia: “Sire, potete privarmi della vita, ma niente più”. Ed è meglio morire con onore che vivere indegnamente.”
Meno di un mese dopo, il 13 luglio, il cadavere di Calvo Sotelo veniva ritrovato abbandonato al Cimitero dell’Est.

La notte precedente, verso le due di notte, era stato prelevato dalla sua casa di Calle Velasquez e sequestrato da una banda di Asaltos e miliziani al comando di Fernando Condes, un militante comunista espulso dalla Guardia Civil nel 1934 ma reintegrato dal governo di sinistra che lo aveva addirittura promosso capitano.
Avevano caricato Calvo Sotelo su un camion e dopo appena 500 metri Luis Cuenca, guardia del corpo del leader socialista Indalecio Prieto, lo aveva freddato con due colpi di pistola alla nuca.

Il barbaro assassinio di Calvo Sotelo fece traboccare il vaso.
Le forze di destra, Carlisti, Falangisti, monarchici, nazionalisti delle varie tendenze, cattolici, sino ad allora divise e piuttosto diffidenti nei confronti della cospirazione militare, aderirono in blocco al piano del generale Emilio Mola.
Francisco Franco che, prudente e guardingo come sempre, aveva seguito i preparativi della ribellione da una posizione defilata e non ben definita, ruppe gli indugi e comunicò a Mola la sua adesione.
Gli ordini raggiunsero subito tutti i comandi: l’Alzamiento avrebbe avuto luogo il 18 luglio, la parola d’ordine sarebbe stata “sin novedad”.
Il 14 luglio il marchese De Tena, proprietario di ABC, incaricò Luis Bolin di trovare a Londra un aereo per Franco facendogli pervenire i fondi necessari, messi disposizione dal finanziere nazionalista Juan March.

La sera del 16 il Dragon Rapide, partito dall’aeroporto di Croydon, raggiungeva le Canarie atterrando a Gando, un campo volo decentrato ed al riparo da sguardi indiscreti.
Il 17 una fuga di notizie costrinse l’Armata d’Africa ad anticipare l’azione, che riuscì perfettamente ponendo tutto il Marocco spagnolo sotto il controllo dei ribelli.
Ricevuta la notizia, il 18 Franco proclamò la legge marziale in tutto il territorio del suo comando e, approfittando del funerale di un commilitone, abbandonò subito Tenerife raggiungendo con un rimorchiatore la Gran Canaria e l’aeroporto di Gando senza destare sospetti.
Alle 14 accompagnato dal suo aiutante maggiore, che poi era il suo omonimo cugino soprannominato Pacon, il futuro Caudillo si imbarcava sul Dragon Rapide inglese.
Poche ore di volo e la storia avrebbe imboccato una direzione che nessuno avrebbe mai potuto immaginare.

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