L’Oro di Dongo. Un nuovo libro fra indagine e minimizzazione

27 luglio

La morte di Mussolini, l’oro di Dongo e la lunga scia di sangue versata per occultarne la destinazione. Il racconto dei misteri che si accompagnano all’epilogo del Duce è una narrazione alla quale pochi storici sanno sottrarsi, così si cimenta stavolta in questa non facile impresa Gianni Oliva.

di Roberto Festorazzi su Avvenire il 19 aprile 2015 

L’autore accetta la versione ufficiale sulla morte del dittatore, tramandata pur tra molte varianti dal Partito comunista fin dall’indomani dell’esecuzione di Giulino di Mezzegra; e su ciò vi è poco da obiettare, in quanto le leggende fiorite su questa materia sono frutto di elucubrazioni fantastiche.

Oliva ha pure ragione nel sostenere che l’entità dell’oro di Dongo – ossia il tesoro sequestrato dai partigiani alla colonna di fascisti e tedeschi fermata il 27 aprile 1945, sull’alto lago di Como – è impossibile da accertare, essendo sparita la prova regina in grado di quantificarlo: ossia l’inventario completo dei valori, redatto, sotto la supervisione del capo carismatico della Resistenza comasca, il capitano “Neri” (Luigi Canali), dalla staffetta partigiana “Gianna” (Giuseppina Tuissi). Entrambi verranno uccisi dai loro stessi compagni comunisti, a poca distanza dai fatti di Dongo, inaugurando quella mattanza che è rimasta per decenni in una zona oscura.

Dove Oliva, però, indulge a qualche minimalismo, che rasenta l’omissione, è nella ricostruzione di eventi che, oggi come oggi, risultano definitivamente accertati. Perché, negli ultimi vent’anni, vi è stata una pubblicistica, in volumi stampati e in inchieste giornalistiche, che ha gettato piena luce sui responsabili di tanti misfatti. Che senso ha, infatti, nel 2015, affermare, come fa l’autore riguardo agli ori di Dongo, che «l’unico fatto certo» è che essi «giungono nella disponibilità del Partito comunista comasco, e da lì, presumibilmente, vengono trasferiti alla federazione di Milano»? Perché, presumibilmente?
Oggi, almeno per una rilevante tranche di quei valori, ossia 30 milioni di lire (e non 33, come scritto da Oliva) e quasi 36 chili di oro, sappiamo con certezza che giunsero nelle casse, non del Pci di Como, o della Federazione milanese, ma della direzione centrale del partito per l’Alta Italia, che aveva sede a Milano. Perché allora non ricordare che, fin dal 1993, per ammissione dello stesso interessato, si conosce che la preda di guerra finì nelle mani del tesoriere della direzione comunista, Alfredo Bonelli, il quale ha testimoniato le seguenti cose: che, per prima cosa, fece fondere l’oro da un fidato compagno orefice di Valenza, e che in seguito, con il ricavato della vendita del metallo giallo, e con gli altri “recuperi”, vennero compiute scalate immobiliari speculative, a Milano, le quale fecero da volano al lancio della potenza finanziaria del Pci nel dopoguerra?

Oliva si dichiara inoltre scettico riguardo alla dibattuta questione dell’esistenza del famoso carteggio intercorso tra Mussolini e Winston Churchill. In particolare, mostra di credere che la “strana vacanza” dello statista inglese sul lago di Como, nel settembre del 1945, fosse motivata dal desiderio di dilettarsi con il suo passatempo preferito: la pittura.
Scrive infatti l’autore: «Sul lungolago e tra gli scogli egli va solo per trovare scorci e colori da fissare sulle tele, non per incontrare improbabili emissari con fascicoli di documenti riservati nelle cartelle».
A chi scrive risulta invece il contrario. Altrimenti bisognerebbe spiegare per quale ragione l’illustre ospite d’Oltremanica giunse sulle rive del Lario sotto il nome di copertura di “colonnello Warden”, protetto da uno stuolo di agenti d’intelligence britannici che vietarono a chiunque di avvicinarlo, e perché mai incontrò una serie di personaggi che conoscevano da vicino i misteri concernenti la sorte dei documenti sottratti al Duce. Tra questi, citerei il tenente colonnello della Finanza Luigi Villani (al quale esplicitamente domandò dei carteggi) e il capitano degli alpini Davide Barbieri, tra i protagonisti delle vicende legate all’arresto del dittatore.

Gianni Oliva, Il tesoro dei vinti. Il mistero dell’oro di Dongo, Mondadori, 234 pagine, 20 euro.

 

Gli ultimi giorni di Mussolini – Storia in Rete speciale

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