Le tattiche dell’esercito romano per sconfiggere i nemici

15 ottobre

Quando ci si immagina i combattimenti dell’antichità, le immagini che vengono in mente sono una massa informe di corpi grossi, insanguinati, che se le danno di santa ragione muovendosi a caso. Pura violenza e forza, senza abilità e nessun ordine. Sono immagini cinematografiche, e sono del tutto sbagliate.

di LinkPop da  del 11 ottobre 2015

I combattimenti corpo a corpo, prima che venissero inventate le armi da fuoco, erano, nel corso di una guerra, quelli più rari. Il generale bravo tendeva a risolvere la maggior parte degli scontri a livello tattico, colpendo più le risorse (incendiando i villaggi e i campi) che gli uomini. Ma quando era necessario andare all’assalto, non si tirava indietro. Solo, tutto questo non avveniva in modo confuso, ma ordinato. Quasi, addiritttura, rituale.

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Le legioni romane avevano sviluppato un sistema di avvicendamento tra soldati che permetteva di avere sempre uomini freschi sulla linea del combattimento, garantendo a chi fosse stanco, o anche solo ferito, di trovare riposo e cure.

VUOI SAPERNE DI PIU' SULL'ANTICA ROMA? LEGGI STORIA IN RETE n. 120Come avveniva? I gruppi erano divisi in sei file. Ogni soldato combatteva per un tempo variabile tra i 90 secondi e i cinque minuti, poi veniva fischiato un richiamo e le prime file cedevano il passo alle seconde, e così via. I soldati che lasciavano il campo avevano modo di riposarsi e di tornare a combattere freschi, almeno due volte in un’ora. Se erano stati feriti potevano curarsi (c’erano dei capannelli apposta). C’era sempre un sostituto in grado di sostenere la battaglia e prolungare lo scontro. Questo è stato, senza dubbio, uno dei fattori di prevalenza dell’esercito romano per secoli.

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