«Donne di conforto», Tokyo si scusa con Seul 70 anni dopo

29 dicembre

Il governo giapponese ha chiesto formalmente scusa alla Corea del Sud per quella che era rimasta la questione irrisolta più spinosa nei rapporti fra i due paesi, quella delle «comfort women», le donne sudcoreane ma non solo che durante la seconda guerra mondiale vennero impiegate come schiave del sesso per i militari nipponici.

di Annalisa Grandi dal Corriere della Sera del 28 dicembre 2015

«Il premier Abe – ha detto il ministro degli esteri giapponese Fumio Kishida – esprime le sue sincere scuse e il suo rimorso per tutte coloro che, come “comfort women”, hanno vissuto sofferenze e subito danni psicologici e ferite fisiche». Il governo giapponese ha anche annunciato la creazione di un fondo di un miliardo di yen (7 milioni e mezzo di euro) per risarcire le donne impiegate come schiave del sesso. «Se il Giappone manterrà le promesse, la questione è risolta finalmente e irreversibilmente» ha commentato il ministro degli esteri sudcoreano Yun Byung-se

Le «comfort women»
Le «comfort women» provenivano anche da Cina, Corea, Filippine, ma anche da Thailandia, Vietnam e Malesia, e dai Paesi sotto il controllo militare nipponico, che durante la Seconda Guerra Mondiale erano state rapite, prelevate delle loro case, o ingannate con la promessa di lavori in fabbrica, e poi condotte nei cosiddetti «comfort center» dove venivano picchiate e usate come schiave del sesso per i soldati giapponesi. I numeri, sulle donne coinvolte, sono tuttora incerti: 20mila secondo gli accademici giapponesi, 410mila secondo studi cinesi.

Le testimonianze
Tre quarti delle donne diventate «comfort women» sono morte, la maggior parte delle sopravvissute ha perso la fertilità. Ad oggi solo una donna giapponese ha pubblicato la sua testimonianza, sotto lo pseudonimo di Suzuko Shirota. Anche 300 donne olandesi vennero prelevate e usate come schiave del sesso, una di loro, Jan Ruff-O’Herne , nel 1990 raccontò davanti a un comitato della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti: «Nei cosiddetti “centri del comfort”, sono stata sistematicamente picchiata e violentata giorno e notte. Anche i dottori giapponesi mi stupravano ogni volta che visitavano i bordelli per visitarci a causa delle malattie veneree». Nel 1965 il governo giapponese aveva pagato 364 milioni di dollari a quello coreano per tutti i crimini di guerra, inclusa la vicenda delle «comfort women», e nel 1994 era stato creato sempre dal governo nipponico un Fondo Donne Asiatiche, chiuso però nel 2007. Una questione sempre rimasta aperta, per lungo tempo le autorità giapponesi si erano rifiutate di riconoscere a pieno gli abusi compiuti dai soldati nipponici durante la Seconda guerra mondiale

Invia ad un amico Invia ad un amico     Stampa questo post Stampa questo post

Lascia un commento

*

* Attenzione: i commenti sono moderati. Storia In Rete si riserva la possibilità di non pubblicare commenti offensivi, lesivi dell'altrui reputazione, o comunque contro le leggi in vigore. In ogni caso, i commenti pubblicato non riflettono necessariamente la linea editoriale di Storia In Rete, che si impegna a stimolare e diffondere un dialogo il più possibile rispettoso di tutte le posizioni.