Asta record per una lettera di Giacomo Leopardi

30 dicembre

Una delle lettere più celebri e toccanti di Giacomo Leopardi, data per dispersa per decenni, è stata battuta a un’asta di manoscritti letterari dalla casa Bloosmbury a Roma giovedì 11 dicembre con un prezzo record. L’autografo di due pagine, inviato dal poeta da Roma il 20 febbraio 1823 al fratello Carlo Leopardi a Recanati, è stato valutato, infatti, tra 40mila e 45mila euro. Una stima decisamente da primato per un manoscritto di Leopardi dovuta, spiega lo specialista Fabio Bertolo di Bloomsbury, anche al fatto che la lettera era conosciuta ma introvabile per quasi 150 anni. Si trovava in realtà in una collezione privata italiana ed è stata esposta al pubblico una sola volta, in occasione della mostra ‘Leopardi a Roma’ nel 1998. «’Venerdì 15 febbraio 1823 fui a visitare il sepolcro del Tasso, e ci piansi. Questo è il primo e l’unico piacere che ho provato in Roma». Così inizia il passo cruciale della più famosa lettera dell’epistolario leopardiano, contenente il resoconto della visita al sepolcro di Torquato Tasso a Sant’Onofrio, lettera che lo storico Attilio Momigliano definì: «l solo frutto della dimora romana del Leopardi, […] grave, densa di motivi e semplice come nessun’altra delle sue prose, e grande come i suoi canti». Dopo di lui anche il critico Walter Binni parlò della lettera come del «documento più alto del periodo romano, è in un certo senso la poesia scritta da Leopardi in questo periodo, documento di eccezionale importanza, di una profonda e severa bellezza». Nella stessa asta romana di Bloosmbury è stata battuta un’altra lettera autografa di Leopardi, datata Recanati 29 agosto 1823 e indirizzata al cugino marchese Giuseppe Melchiorri di Roma. In questo caso la stima oscillava tra 20mila e 25mila euro.

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Un commento


  1. la somma può sembrar alta per una lettera seppur antica ma il piacere che chi l’avrà comprata avrà provato nell’averla fra le mani supera di gran lunga il prezzo pagato per ottenerla. Leopardi e il suo tempo son lo specchio dell’Italia dell’epoca, sacra, bigotta, dedita ai facili formalismi, retorica e banale dove, ovviamente una mente suprema ed illuminata come il poeta non poteva certo sentirsi a suo agio. Neanche le vacanze romane che si era concesse per svago e che desiderava da tempo gli fornirono stimoli nuovi e di speranza per un futuro migliore, d’altronde ben lontani eran gli echi della rivoluzione industriale che avrebbe trasformato il mondo spingendolo verso una nuova era, quella moderna, ma questo, tutto questo, in quel grigiore d’italietta sonnecchiante il buon Giacomo non poteva certo immaginarlo minimamente. stefano perfetti.roma.

    stefano perfetti

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