Foiba o fosse comuni? La procura di Udine indaga

5 marzo

La Procura della Repubblica di Udine ha avviato un’inchiesta sul caso della presunta esistenza di una fossa comune, una foiba, nella zona di Corno di Rosazzo dove, nel 1945, secondo alcuni documenti emersi nelle scorse settimane, sarebbero stati sepolti tra i 200 e gli 800 cadaveri.

di Paola Treppo dal Gazzettino di Udine del 18 Febbraio 2016 

Lo conferma il Procuratore capo di Udine Antonio De Nicolo che, insieme al Procuratore aggiunto Raffaele Tito, ha avviato un’investigazione preliminare sulla vicenda. Allo stato, il fascicolo non prevede né ipotesi di reato né indagati. La Procura, che ha ritenuto doveroso accertare se le notizie emerse negli ultimi tempi abbiano un fondamento, sta valutando il da farsi. La prima questione riguarda innanzitutto l’individuazione del sito, tra Corno di Rosazzo e Manzano.

Il precedente
Qualche anno fa, nella borgata di Nongruella, nei boschi sopra Cergneu, nel territorio del comune di Nimis, era stata individuata un’altra cavità che poteva essere una foiba usata come fossa comune. L’avevano segnalata alcuni abitanti della zona. Al tempo furono eseguiti dei sopralluoghi e una squadra di speleologi, unitamente agli investigatori, si era calata nelle profondità di questo anfratto (nelle foto). Da allora nulla si è più saputo rispetto a eventuali rinvenimenti.

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Mentre continuano nel massimo riserbo, da parte dei carabinieri della Compagnia di Palmanova, le indagini per capire dove possa trovarsi la foiba in cui sarebbero stati gettati dai 200 agli 800 corpi nel 1945, la gente che abita in queste zone, gli anziani in particolare, ma anche chi ha sentito raccontare qualcosa da nonni e parenti, riporta la sua piccola e ovviamente parziale “versione” dei fatti.

di Paola Treppo dal Gazzettino di Udine del 29 Febbraio 2016 

Che cambia di volta in volta, tramandata di padre in figlio. Tutti concordano nell’individuare l’area delle torture e delle uccisioni sulle colline tra Manzano e Corno di Rosazzo, sulle alture oggi condotte a vite comprese tra gli ameni abitati di Oleis e Poggiobello (a Manzano) e Noax (a Corno di Rosazzo).

Il luogo in cui le vittime dei rastrellamenti sarebbero state portate si troverebbe su un’altura oggi raggiungibile solo a piedi, tramite sentieri difficili da individuare, avvolti in unbosco non curato e pieno di rovi. È lì, semi inghiottito dalla vegetazione, che sorgerebbe il rudere dell’edifico che un tempo, nel’45, sarebbe stato usato per portare iprigionieri, interrogarli, torturarli e ucciderli. Non si tratta, quindi, della vecchia villa diroccata che si scorge all’ingresso dell’abitato di Oleis-Poggiobello, molto in vista, con accesso dalla strada asfaltata, e un panorama mozzafiato sui colli. Il “mattatoio” sorgerebbe in un bosco tra Poggiobello e Noax, in punto decisamente nascosto.

Sulla “foiba”, invece, c’è chi dice si tratti di una fossa – quindi uno scavo nella terra e non un inghiottitoio naturale -, e chi addirittura di più fosse: i cadaveri, insomma, non si troverebbero tutti insieme ma in più sepolture, su questa colline. Dove non si sa. A parere di alcuni pure al limitare delle vigne. I ricordi si sovrappongono, si intrecciano. C’è chi racconta di donne che, fino a qualche anno fa, andavano a portare dei fiori, percorrendo tratti a piedi nei boschi, evidentemente in punto dove sapevano essere state uccise, o sepolte, delle persone. Non si sa dove. Ma da dove giungevano le vittime? Dove sarebbero statecatturate? Molte dalla vicina provincia di Gorizia ma c’è chi racconta anche da Corno di Rosazzo, Dolegnano e San Giovanni. Il mistero, insomma, si infittisce.

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