Pontelandolfo: una lettera inedita del 1861 smentisce il “genocidio”

10 agosto

Una lettera datata 3 settembre 1861 getta nuova luce sui tragici fatti di Pontelandolfo, Campolattaro e Casalduni. L’autrice della lettera è D. Carolina Lombardi, originaria di Pontelandolfo, sposata con don Salvadore Tedeschi, speziale in Compolattaro. La missiva è indirizzata a don Angelo Lombardi, parroco di Sant’Agostino in Roma, che della scrivente era lo zio. L’importante documento è stato pubblicato sulla rivista Frammenti del Centro culturale per lo studio della civiltà contadina nel Sannio campolattaro. Annibale Laudato, che ha rintracciato la lettera nel carteggio del sacerdote Benedetto Iadanza, illustra con rigore il documento nel saggio “Ragguaglio dell’accaduta triste disgrazia di Pontelandolfo e Campolattare” dell’agosto 1861. Giova fare un’osservazione: le ricerche e gli scritti più seri e documentati sui tragici avvenimenti di Pontelandolfo, Casalduni e Campolattaro sono di autori locali che hanno avuto la pazienza dello studio e della filologia, mentre altre firme hanno
espresso giudizi più che definitivi senza avere la necessaria documentazione.

di Giancristiano Desiderio da SannioPress dell’8 agosto 2016

La famiglia Tedeschi di Campolattaro faceva parte dei notabili e nel cambiamento politico in atto non ebbe timore a ritrovarsi dalla parte dei Savoia. Nell’agosto del 1861 Luigi Tedeschi, cognato di Carolina Lombardi, era sindaco di Campolattaro e il paese nei giorni 8, 9 e 10 fu saccheggiato dai reazionari e la moglie di Salvadore Tedeschi fuggì con la famiglia per “campar la vita”. I fatti di Pontelandolfo, che in modo vivo e angosciato descrive e riporta allo zio prete, gli furono riferiti dai genitori, dai parenti e dagli amici che in Pontelandolfo scamparono prima ai briganti e poi ai piemontesi.

Come giustamente dice Laudato, la lettera è meritevole di attenzione e memoria storica perché riferisce i fatti in modo tendenzialmente oggettivo e così illumina gli avvenimenti. Anzi, l’intenzione di Carolina Lombardi – come dichiarava lei stessa allo zio prete in principio di lettera – era proprio quello di informare – “vi do ragguaglio” – sui drammatici fatti sanniti. La scrivente, infatti, si sofferma, sia pur rapidamente, su quanto avvenuto a Colle, Castelpagano, San Marco dei Cavoti, San Giorgio la Molara che “da più tempo stanno nell’allarme per i briganti che non hanno altro iscopo che saccheggiare e incendiare i palazzi e sostanze de’ proprietari collo scopo di distruggere il ceto dei galantuomini”. La signora Lombardi-Tedeschi, essa stessa vittima dei saccheggi, non parla per sentito dire. Quando passa a descrivere la situazione di Pontelandolfo dice che la “gente bassa” da tempo si preparava alla rivolta e le autorità locali non potendo nulla opporre furono costrette “a scamparsi dal cimento della vita” e, insomma, si misero in salvo. Così il paese fu lasciato in balia della “gente bassa”, i briganti calarono dalle montagne, il paese fu messo a sacco, le case dei galantuomini assaltate e i galantuomini rimasti furono pugnalati come “zio Michelangelo Perugini chiavettella”. Gli assalti sono condotti a Pontelandolfo, a Casalduni e anche a Campolattaro e qui la rivolta entra mani e piedi nella casa di Carolina Lombardi: “e qui saccheggiarono la nostra abitazione, il Palazzo di d’Agostino, e la casa del Cancelliere sicché scassinate porte, balconi, finestre, mobiglia, ci recarono danno immenso, rubandosi anche le cose minute, e brugiando libri e mobiglie in mezzo alla piazza”. Cosa rimane? Nulla: “Siamo rimasti denudati di tutto”.

Il giorno 11 agosto si preparava una nuova rivolta, quando passarono 50 carabinieri che furono assaliti “da qui briganti di Pontelandolfo e Casalduni con tutta la popolazione sfrenata”. Il loro destino fu segnato da subito: “Quei infelici cercando di fuggire furono disarmati in Casalduni, dove crudelmente li fucilarono tutti”. Ancora il giorno appresso i briganti sono baldanzosi e padroni della scena: Pontelandolfo è un “centro di reazione”, si inneggia a Francesco II e lo si vuole pronto alla riscossa. Ma dal 13 agosto la scena muta perché sopraggiunge “una truppa piemontese del Luogo Tenente Gialdini” che ha alla meglio sulle bande dei briganti. Pontelandolfo è nelle mani dei piemontesi che lo mettono a “sacco e fuoco” e “nel quale conflitto perirono circa 13 persone”. Pontelandolfo brucia: “la sola casa di Perugini sta intatta, così quella di Gasdia, di Boccaccino, di Cerracchio e qualche stanza di altri come la sola casa di papà il quale fu costretto a fuggire tra le fucilate”. E ancora: “Dionisio, Giovannino con mia cognata Filomena Biondi fuggirono in Napoli, dove ancora sono. Giovannino ha perduta la farmacia brugiata tutta, che era una cosa di Città e nella casa paterna esistono le sole mura, essendo stata saccheggiata dà briganti”.

Pontelandolfo è riconquistata ma al prezzo della distruzione. Per le bande dei briganti – questo il senso storico dei tragici fatti di Pontelandolfo, come evidenziano anche M. D’Agostino e G. Vergineo nel libro Il Sannio brigante nel dramma dell’unità italiana – è una sconfitta decisiva: l’inizio della fine. “Ora pare che le Truppe Regie danno gli assali ai ladri nei monti e nei boschi – conclude Carolina Lombardi – e speriamo che presto si metta il buon ordine di cose”.

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44 commenti


  1. Se non si trattasse della nostra (tragica) storia quest’articolo sarebbe quasi comico. A Pontelandolfo i morti sarebbero stati pochi (13). Chi lo dice? Una lettera di una signora cognata di un sindaco “sabaudo” che riferisce notizie apprese da altri. Fonte buona questa lettera e non magari i cronisti del tempo o i confronti operati tra i censimenti anche da valenti storici locali (v. l’ultimo libro di Aprile) e che rivelano centinaia di morti, conseguenza di quegli scontri e della caccia all’uomo anche nei paesi vicini, delle ferite e dell’incendio del paese.
    Tutto questo dopo che il sindaco di Vicenza e il presidente della Repubblica si sono scusati con la cittadina sannita per quelle stragi. Mah.

    gennaro de crescenzo

  2. i confronti operati fra “censimenti” non provano un bel niente. Intanto perché non sono fra “censimenti” ma fra generici dati borbonici e il discutibile – e discusso – censimento post-unitario.
    Del sindaco di Vicenza e delle scuse del capo dello Stato non sappiamo che farcene. Non sono dati storici. Gli unici documenti che contano sono quelli che si hanno sottomano.
    Quando tirerete fuori i fantomatici scheletri riesumati negli anni Ottanta, ne riparleremo. Per ora è solo fuffa.

    emanuele

  3. Signor de Crescenzo, ma da quando in qua Pino Aprile sarebbe un “valente storico”? Io lo ricordavo come un valente cazzaro, dotato senza dubbio di enorme fantasia nell’inventare e inventare. Mi faccia sapere cortesemente se mi sono perso qualcosa nell’evoluzione del Nostro.
    Cordiali saluti

    Anacleto

  4. A Gennaro De Crescenzo è evidentemente sfuggito lo studio di Davide Fernando Panella pubblicato alcuni anni or sono e condotto sui libri dei morti degli archivi parrocchiali di Pontelandolfo e Casalduni. Panella, che credo sia un frate francescano, elencava appunto tredici vittime della tragica e sbagliata rappresaglia, indicando per ciascuno nome, cognome ed età. Il saggio è reperibile addirittura in internet.
    Quanto a Pino Aprile e alla sua attendibilità, ricordo che è uno che continua a credere al terzo posto del Regno delle Due Sicilie a Parigi nel 1855 e a sostenere che Garibaldi giudicava i garibaldini avanzi di galera.

    Augusto

  5. Io ho letto attentamente lo studio di Panella. Qualcun altro no. Premesso che, come sa chi frequenta davvero gli archivi, negli archivi si registra e si conserva un millesimo di quello che si produce documentariamente (vale per le prime e le seconde guerre, figuriamoci per un evento di 150 anni fa), Panella riporta quei dati e aggiunge pure che, nel confronto con i morti degli anni precedenti si riscontravano circa 200 morti in più e li attribuisce alle conseguenze dei fatti del 1861 (pontelandolfesi feriti o inseguiti e uccisi nei paesi vicini per mesi). Sul resto, poi, io credo ai confronti tra i censimenti pre e post-tragedia e non alle lettere-scoop private. Nel confronto tra l’ultimo dato militare ritrovato da Pino Aprile all’Archivio di Stato di Napoli (10 giorni prima del 14 agosto) e quello post-tragedia risultano quasi 1500 persone in meno e chi fa ricerca non può credere ad una lettera di una tizia imparentata con un sindaco sabaudo e che riporta notizie apprese da altri Chi fa (vera) ricerca o chi scrive su riviste che si dicono scientifiche non può gettare fango su chi porta avanti altre ricerche e altre tesi. Tutto qui. Per fortuna, ormai, però, “la stragrande maggioranza della intellettualità diffusa al Sud” è convinta delle nostre tesi, (come ci ricorda E. Galli della Loggia) e non di quelle di… Storia in Rete. Saluti.

    gennaro de crescenzo

  6. Peccato, professor De Crescenzo, che la storia si possa ricostruire sui documenti rimasti e non su quelli dei quali si ipotizza la sparizione e ai quali si può far dire ciò che si vuole: ma in quel caso non si fa storia, ma altro. Quanto al gettar fango “su chi porta avanti altre ricerche e altre tesi”, la invito a leggere i termini usati da Aprile nei confronti di chi non condivide le sue posizioni. Io ho solo ricordato due errori blu in Aprile, e avrei potuto continuare a lungo.
    Cordialità

    Augusto

  7. Al netto delle singole opinioni resta il fatto che fu una guerra civile, aspra e dolorosa, di cui sappiamo ancora molto poco e che segnò, in negativo, il destino dell’Italia. Il raccontino agiografico del popolo festante alla vista dei savoia oltre che anacronistico e antistorico è offensivo per le sofferenze e i disastri che in tanti hanno patito. Sapere aude!

    Socrate

  8. “…la famiglia Tedeschi di Campora taro faceva parte dei notabili e nel cambiamento politico in atto non ebbe timore a ritrovarsi dalla parte dei Savoia…” Sarebbe bastato solo questo piccolo dettaglio ad evitare al Desideri la fatica di scrivere questo lungo articolo. Mi sembra evidente che la signora si sia premurata di sminuire la portata dei fatti aberranti che accaddero a Pontelandofo e Casalduni, solo per citare due delle centinaia di paesi che furono oggetto di massacri, depredazioni e stupri da parte delle truppe “liberatrici” di piemontesi e garibaldini, pur di non passare da traditori. È altresì evidente in quale considerazione tenesse i suoi concittadini, che dall’alto del suo rango non esita a definire “gente bassa”. I patrioti,che si batterono contro l’invasione dei barbari, vengono visti come delinquenti piuttosto che come coloro che difendevano la loro terra, le loro donne, i figli, la patria. Galantuomini vengono definiti dall’autrice della lettera, chi non esitò a vendersi, tra cui i suoi familiari, al famelico usurpatore. Per la “signora” sembrerebbe che i carabinieri si trovassero a passare di lì per caso, una visita di piacere, quando vennero assaliti dai briganti. Sono sicura che la tapina si sia rammaricata che al loro passaggio non avessero provveduto a stendere lunghi tappeti rossi così che le loro stanche membra non fossero danneggiate dalle strade accidentate. Oggi un pensiero si affaccerebbe spontaneo alla mente: la signora ci fa o ci è? Probabilmente anche allora, a giudicare dalla reazione degli abitanti che attaccarono e fecero fuori i carabinieri prima ancora di essere fatti fuori da questi ultimi. Ahimè, i pontelandolfesi e ii casaldunesi non conoscevano la ferocia del gen. Ciardi, meglio noto come macellaio, che nell’apprendere l’accaduto sentenziò: di Pontelandolfo è Casalduni non deve rimanere pietra su pietra… e inviò 500 bersaglieri. Basterebbe già questo per comprendere che “l’importante” documento perde di valore. Era praticamente impossibile che le vittime fossero “solo” 13 (non so perché già così non sarebbe rilevante, fosse anche uno solo). Ma tant”è. Eppure c’è un documento inoppugnabile che smentisce la signora, ed è il diario del bersagliere Carlo Margolfo: “Al mattino del giorno 14 agosto riceviamo l’ordine superiore di entrare in Pontelandolfo fucilate gli abitanti, meno le donne e gli infermi e incendiarlo. Entrambi nel paese e subito abbiamo cominciato a fucilate i preti gli uomini quanti capitava; indi il soldato saccheggiava e infine abbiamo dato l’incendio al paese abitato da 4500 abitanti. Non si poteva stare d’i torno per il gran calore e quale rumore facevano quei poveri diavoli cui sorte era di morire abbrustolito o sotto le rovine delle case. Noi invece, durante l’incendio, avevamo di tutto Pollastri, pane, vino, capponi niente mancava…” Ha trascurato di citare gli stupri, ma penso che anche così basti e avanzi per non tenere in nessun conto la lettera di una delle tante persone che non esitarono a salire sul carro del vincitore. Strano pensare che possa sortire qualche effetto questa lettera. Proprio ora che è ormai nota ai più la storia della conquista del Sud ad opera dei barbari savoiardi. Possibile che ci sia ancora qualcuno che tenta di darci a bere la favolina dei bravi, belli, buoni… e vennero a liberarci. Un po di dignità. Suvvia

    Annamaria Pisapia

  9. Citate sempre le parti del diario di Margolfo che fanno comodo a voi. Mai che ricordiate anche le prodezze che venivano commesse dall’altra parte e che furono motivo scatenante di tanta brutalità da parte italiana: “Come sia stato, i paesani volarono la sentinella senza il minimo rumore, e l’hanno squartata, tagliata a pezzi, e diedero fuoco alla paglia da un buco di loro conoscenza, quindi che hanno fatto questi poveri soldati? la figura precisamente che facevano adesso loro: abbrustolire dentro. Proprio quale barbaro paese fu questo Pontelandolfo, ma ora si è domesticato per bene”.
    In ogni caso, TIRATE FUORI LE OSSA. Se ci sono stati più di 13 morti, dove sono le loro ossa? Continuate a blaterare su questa leggenda delle “centinaia di morti” ma questi morti dove stanno? O l’incendio di qualche casa ha sviluppato come a Dresda temperature talmente alte da incenerire anche le ossa di centinaia e centinaia di persone senza lasciarne traccia?

    emanuele

  10. Mi sembra di averlo già detto: che diamine ci facevano i carabinieri per le vie di Casalduni? Visita di piacere? Tredici vittime è un numero esiguo? In base a quale parametro? Uno è già troppo. Santo Iddio vennero per aggredire, decretare, stuprare, depredare. .. e avete il coaggio di fare le pulci sul numero che sarebbe “esiguo”? Vergogna!!!

    Annamaria Pisapia

  11. Credo che tutti si sia d’accordo su un punto: uno Stato non compie “spedizioni punitive” contro i suoi cittadini, e dunque anche un solo morto il 14 agosto 1861 sarebbe stato di troppo.
    Sarebbe bene essere d’accordo anche su un altro punto: su eventi così tragici, creare ad arte scenari apocalittici per fini di mera propaganda andrebbe evitato.
    È questo il senso della rettifica del numero delle vittime delle fucilazioni e dell’incendio del 14 agosto, che provocarono, secondo il “liber mortuorum” di Pontelandolfo, 13 vittime in quella giornata e 74 nel mese successivo: un numero altissimo, che non ha bisogno della volgare strumentalizzazione commerciale di chi parla di 1500 morti per vendere più copie di qualche libello.
    Quanto alla elementare conoscenza dei fatti, noto che c’è chi trasforma Cialdini in un certo “Ciardi”, parla di carabinieri per le vie di Casalduni quando è noto che il distaccamento massacrato l’11 agosto era composto da 40 bersaglieri e 4 carabinieri, era stato inviato in perlustrazione, fu intercettato prima di giungere a Casalduni dove vennero invece condotti e massacrati quelli tra loro che erano stati fatti prigionieri.
    Una ottima scheda sintetica si trova nel sito Pontelandolfo.news: sarebbe bene leggere almeno quella.
    Quanto ai giudizi espressi, non è mia abitudine commentarli.

    Augusto

  12. “Uno Stato non compie azioni punitive…” Di quale Stato si parla? Non di quello che aveva da poco più di un anno invaso,”liberati”, con la forza, annesso e colonizzato uno Stato pacifico quale era il Regno delle Due Sicilie. Erano quarantaquattro tra bersaglieri e carabinieri, credevo fosse evidente che il numero e l’identità ci fosse già nota, da cui: che cosa ci facevano a Casalduni? Visita di piacere? Domande inevase finora. Sarebbe bene anche essere d’accordo su alcuni punti: se è dato per scontato che gli avvenimenti accaduti sono stati tragici, l’esposizione dei fatti non può non tenere conto delle raccapriccianti scene di orrore che inevitabilmente seguirono gli efferati delitti. Quindi? Di quale creazione ad arte si ciancia? Qui di strumentalizzazione se ne vede da 155 anni solo una: quella ad uso e consumo del nord, che non perde occasione di arrampicarsi sugli specchi pur di non ammettere la dura e cruda realtà dei fatti.

    Annamaria Pisapia

  13. Ho riguardato tra i commenti per capire in quale momento e chi avesse chiamato Ciardi il Cialdini: mi sono accorta di essere stata io l’involontaria autrice. Capita quando si utilizza un cellulare con cui non solo bisogna fare i conti data l’esiguità dello strumento, ma anche tenere in conto che l’infernale aggeggio si prende la licenza di cambiare a suo piacere le parole. Un pò come coloro che si ostinano a negare l’evidenza dei fatti accaduti dal 1860 in poi. p.s. ho riprovato a inserire Cialdini ma proprio non ne vuole sapere… mi sa che anche il cellulare ne ha orrore e lo rimuove.

    Annamaria Pisapia

  14. Provo a fare un esempio di creazione ad arte, anche se temo senza riuscire a farmi capire: non sto a discutere se per colpa dell’emittente o del ricevente.
    Secondo Pino Aprile, una donna di Pontelandolfo, di nome Maria Izzo, per la sua bellezza sarebbe stata appetita dai bersaglieri, cosicché fu legata ad un albero nuda per essere violentata, prima d’essere uccisa con una baionetta nella pancia.
    L’archivio parrocchiale riporta invece che Maria Izzo aveva 94 anni (novantaquattro anni) e che morì arsa nell’incendio della propria abitazione. Il fatto era abbastanza orrendo, l’aggiunta di particolari inventati non serviva alla narrazione ma alle vendite.
    Si potrebbero ovviamente aggiungere le descrizioni egualmente orribili della sorte inflitta dai rivoltosi ai loro concittadini in fama di liberali, ma potrebbe essere utile solo se si uscisse dalla logica della curva sud contro la curva nord: e temo che non sia questo il caso.

    Augusto

  15. E Continua l’arrampicamento. Nessuna risposta alle domande poste. È notorio che le truppe sabaude si dedicavano agli stupri al loRo passaggio, i genovesi ancora lo ricordano. Inoltre un’ampia bibliografia ce lo ricorda. E ancora parliamo di: “creazione ad arte”. Vogliamo parlare dei libri di storia su cui da oltre 155 anni si è costretti a studiare? Dal 1860 i ministri della P.I da De Sanctis, Broglio, Baccelli etc. adottarono libri di testo di scrittori definiti sabaudisti, il cui compito era quello di tramandare una storia mendace. Nel libro del sabaudista Antonino Parato “Piccolo Compendio di Storia…” si legge, relativo al sacco di Genova e a Vittorio. Emanuele II: :Essendo insorta Genova ad opera dei faziosi Ei la ridusse all’obbedienza più colla benignità che col terrore…” E nacque il re “galantuomo “. Nel libro “Cuore” del sabaudista De Amicis, relativamente alla figura di Garibaldi, si legge:”Affrancò dieci milioni di italiani dalla tirannia dei Borboni Quando gettava un grido di guerra, legioni di valorosi accorrevano a lui da ogni parte. Era forte, bello, biondo. Sui campi di battaglia era un fulmine, negli affetti un fanciullo, nei dolori un santo…” E saremmo noi a diffondere una storia creata ad arte? Nella circolare ministeriale del novembre 1868 il ministro della P.I. riporta: ” i maestri erano ostili al nuovo corso di storia, in particolar modo quelli del territorio pontificio e dell’ex Regno delle Due Sicilie. Mi fermo? Direi di si. Un pò dalla precarietà dell’aggeggio da cui scrivo e un po perché ritengo che un sano esame di coscienza sia necessario. .. e non da paté nostra.

    Annamaria Pisapia

  16. Proviamo a rimettere ordine nella discussione.
    “Storia in rete” riporta la lettera di una certa Catolina Lombardi di Pontelandolfo che il 3 settembre 1861 in una lettera a un familiare descrive l’eccidio del 14 agosto e indica in 13 il numero delle vittime delle truppe.
    Insurrezione neoborbonica, con appello al numero di vittime indicato da Pino Aprile: centinaia, forse addirittura 1500.
    Interventi di alcuni lettori: 1. il numero di 13 è confermato dal liber mortuorum di Pontelandolfo; vanno sommate a quelle prime vittime, plausibilmente, molte delle 74 persone morte nel mese successivo; l’eccidio va condannato indipendentemente dal numero dei morti. 2. Aprile è tutt’altro che attendibile, ed i suoi libri sono infarciti di veri e propri falsi, alcuni dei quali espressamente ricordati.
    Cosa c’entrino in tutto questo De Amicis, Guido Baccelli e i libri di testo degli anni immediatamente post-unitari è per lo meno difficilmente comprensibile: naturalmente se ci si vuol mantenere al tema senza svolazzamenti.
    Personalmente infine, e chiudo definitivamente la discussione, non amo il patè.

    Augusto

  17. Direi che è un riassunto molto lucido.
    Al quale aggiungerei solo che all’ovvio cordoglio per la rappresaglia va aggiunto anche il mai sufficientemente manifestato cordoglio per il massacro dei 41 soldati e 5 borghesi da parte dei briganti, fatto che condusse alla rappresaglia.

    emanuele

  18. Gentile Annamaria Pisapia, le sue domande non riceveranno mai una risposta da personaggi come emanuele e Augusto, tipici filo savoiardi ottusi e ostinati alla stregua della Maria Cipriano. Lei continui a indagare a scoprire a gettare luce sui tanti lati oscuri della nostra storia, che di sorprese ce ne saranno tante! Sapere aude.

    Socrate

  19. Proviamo a rimettere ordine? È quello che ho cercato di fare finora: 1) Se Desideri si è premurato di rendere pubblica una lettera, in cui non solo si esaltano i Savoia, ma addirittura si parla di reazionari briganti che avrebbero assalito i “poveri” bersaglieri, carabinieri in visita di piacere( su questo punto non ho ancora avuto risposta), mi sembra ovvio che l’intento sia quelli di minimizzare e addirittura ridicolizzare quanti, tra documenti e articoli, in decenni di studi hanno portato alla luce fatti occultati dalla storiografia ufficiali. 2) Inoltre, risulta evidente che le 13 vittime non siano un numero sufficiente tale da suscitare lo sdegno, la pietà, l’indignazione, (vorrei ricordare che le vittime erano in casa loro e non in trasferta piemontese),ma addirittura sarebbe una fine meritata, per essersi ribellati e aver anticipato le mosse dei “poveri” militari, sempre in visita di piacere, che avevano per l’appunto pensato di portare qualche gentile cadeau, tipico piemontese, agli abitanti. In effetti, mi domando come mai non abbiano apprezzato l’invasione con annessi e connessi, già noti. Dopotutto tra persone civili è proprio così che va: vado in casa d’altri rendo inoffensivo il legittimo proprietario, mi approprio di ogni suo avere e se dovesse avere un moto legittimo di ribellione, capita, lo elimino. 3) Ma non è mica finita: chiunque dovesse provare a rimettere insieme le prove del vile atto verrebbe prontamente contrastato: storia creata ad arte si direbbe. E a nulla varrà il rammentare che di storia creata ad arte siamo pieni da oltre 155 anni. E se per caso dovessi portare prova di quanto affermato, ecco che si passa al piano b: cosa c’entrano? E allora la documentazione non serve più. In conclusione: capisco gli arrampicamenti ma questa è mancanza di onestà intellettuale. Concordo su un punto: inutile continuare. p.s.il paté è sempre una licenza dell’aggeggio infernale. Ma con un pò d’intelligenza si capisce che stava a significare “parte”. Buon proseguimento.

    Annamaria Pisapia

  20. Ineccepibile, brava Annamaria Pisapia. Nonostante l’ostruzionismo dell’aggeggio infernale, la leggo con grande interesse.

    Socrate

  21. “addirittura si parla di reazionari briganti”… benvenuta nel 1861, epoca in cui i briganti si chiamavano reazionari briganti e si aveva pietà per i soldati.
    Quando si giudica il passato con gli occhi di oggi si finisce per immaginare che tutti avrebbero dovuto pensare come pensiamo noi (anzi, voi), oggi, e dunque se non hanno manifestato il nostro (anzi, vostro) pensiero erano propagandisti in malafede.
    L’idea che possiamo essere noi (anzi, voi) i “propagandisti in malafede” non ci (anzi, vi) sfiora affatto.
    Intanto noialtri (sì, noi) stiamo ancora aspettando i DOCUMENTI che a Pontelandolfo siano state uccise più di 13 persone (più quelle morte nei mesi successivi, tutti dettagli che nessuno ha mai negato), stiamo ancora aspettando le DECINE DI SCHELETRI riesumate dall’ossario negli anni Ottanta nonché relativi verbali del comune di Pontelandolfo, testimoni eccetera.
    Finora abbiamo un diario di un bersagliere che citate sempre a pezzi e bocconi (vi scordate sempre la parte in cui dice che Pontelandolfo se l’era meritata tutta…) e che comunque NON DA’ ALCUNA CIFRA IN MERITO ALLE VITTIME, un giornale mazziniano che parla per sentito dire, citato a sua volta per sentitissimo dire dal foglio dei gesuiti e da un deputato italiano (ma non c’era una plumbea censura?).
    E piantatela con l’inversione dell’onere della prova: le prove le deve portare chi accusa.

    emanuele

  22. emanuele non c’è bisogno di provare nulla, i fatti parlano da soli. Le fonti al più possono corroborare alcune tesi o smentirne altre, ma restiamo nel campo delle opinioni e come tali non hanno in se la verità. Fu invasione, vile, volgare, violenta e spregevole. I veri eroi furono quelli che tentarono di difendere la loro Patria e non i corruttori e i mercenari!

    Socrate

  23. Il “TIRATE FUORI LE OSSA” scritto dal giornalista Emanuele Mastrangelo di una rivista che si direbbe scientifica resta nell’antologia di come NON si dovrebbe scrivere su una rivista scientifica. Squallidissima frase. Squallido anche il tentativo di difendere saccheggi e (comunque) massacri mettendo sullo stesso piano chi invade,saccheggia e massacra dicendo pure, per giunta, che veniva a liberarci e chi si difende. E “noialtri” dovremmo, secondo una morale di dubbio gusto, esprimere “cordoglio” per quei 41 invasori venuti a saccheggiare e a massacrare. Se stiamo su “scherzi a parte” lo potevate dire prima! Vi saluto e non comprerò e leggerò Storia In Rete.

    gennaro schiano

  24. Fatevi due risate:
    https://it-it.facebook.com/Il-bestiario-neo-borbonico-365036053570611/
    Otello

    Otello

  25. Caro Gennaro, ti rivelo un segreto: questo si chiama “metodo scientifico”.
    funziona così: uno espone una tesi e porta le prove materiali e documentali a sostegno della tesi. La comunità discute queste prove e cerca controdeduzioni. Se supera il vaglio della comunità scientifica e della sperimentazione la tesi diventa un modello interpretativo accettabile. Sennò viene abbandonata e si cercano altre spiegazioni ai fatti.
    Uno che NON porta prove materiali e documentali a sostegno della tesi viene incitato a farlo.
    E DUNQUE TIRATE FUORI LE OSSA, visto e considerato che tutta questa BUFALA del genocidio a Pontelandolfo si basa sulla presunta riesumazione trenta e oltre anni fa di una serie di ossa dalla cripta di una chiesa. TIRATELE FUORI, contiamole, diamo una dimensione REALISTICA al caso storico. Sennò di che stiamo parlando? DI CHE STIAMO PARLANDO?
    Nel caso specifico siamo nell’ambito delle parascienze, tipo quelli che credono ai rettiliani o alle piramidi costruite dagli alieni, in cui c’è l’inversione dell’onere della prova: “le prove che io non ho ragione le devi portare tu, sennò sei un negazionista, e siccome queste prove non ci sono, tu non le puoi portare, dunque io ho ragione”.
    Ora a me ‘sta cosa ha rotto le scatole una volta di troppo.
    Non ti piace il mio tono, Gennaro? Non ti piace il metodo scientifico, Gennaro?
    Liberissimo di leggere altre riviste dove non si applica il metodo scientifico. Dopodiché mi dirai anche se trovi qualche altra rivista che dà a TUTTE le tesi storiche tutto lo spazio e l’approfondimento che dedica Storia in Rete.

    emanuele

  26. “Non c’è bisogno di provare nulla”.
    Occhei. Sulla Luna vive un coniglio, lo dicono le tradizioni cinesi. Ora o mi provi che non c’è nessun coniglio oppure è così punto e basta.
    Ragionate così, voialtri.

    emanuele

  27. E con questa chiuderei anche la polemica. La differenza fra me e voi è la seguente: se dovessero spuntare fuori queste (improbabili) ossa, io sarei dispostissimo a cambiare la mia opinione in merito, a rivedere le mie tesi senza fare una piega. Si chiama “metodo scientifico”. Le teorie si costruiscono in base alle prove e non in base a ciò che piacerebbe dimostrare.
    Se le ossa (com’è altamente probabile) non usciranno mai voialtri non cambierete di una virgola la vostra opinione, ma continuerete a parlare di “verità negata”, “prove fatte sparire”, “complotto savoiardo” eccetera…

    emanuele

  28. Egregio Mastrangelo, la polemica non si chiuderà perchè certa gente cerca rogna più che documenti, e ha il gusto di provocare e di attirare l’attenzione. Non potendo demolire i governanti si demolisce qualcos’altro. E’ un atteggiamento psicologico, non storico, io l’ho capito leggendoli, è difficile arrivare in fondo.

    Otello

    Otello

  29. Purtroppo hai perfettamente ragione. Però si chiude nel senso che o si portano nuovi elementi di discussione oppure li lasciamo a parlare al muro.
    Documenti e prove. Documenti e prove. Documenti e prove.
    Fino ad allora, stiamo parlando del coniglio che vive sulla Luna…
    ema

    emanuele

  30. Emanuele per 150 anni avete fatto credere che un migliaio di mercenari raccogliticci e male armati è riuscito a sconfiggere un esercito 30 volte più numeroso, bene armato e addestrato. Più che di metodo scientifico si è trattato di scientifica manipolazione dell’informazione. Più che ridicoli siete patetici!

    Socrate

  31. Otello, si è vero noi cerchiamo rogna perché ci piace indagare e capire; piace metterci continuamente in discussione e cercare continuamente la verità. Il revisionismo è alla base della ricerca storica che non si accontenta delle storielle confezionate ad arte dai potenti di turno.
    I documenti tanto cari ad emanuele spesso sono costruiti ad arte, a volte male interpretati a volte distrutti. Insomma sono importanti, ma non bastano.
    Otello, a proposito, lei dovrebbe essere un esperto in materia di bugie, evidentemente se crede a quello che pensa sul “suo” risorgimento, vuol dire che non ha imparato niente!

    Socrate

  32. Le provocazioni sono le armi dei deboli!
    E io con i più deboli non combatto.
    Comunque i problemi psicologici vanno risolti dagli psicologi, non certo dagli storici.

    Otello

  33. Otello, posto che l’arma dei deboli è il perdono, ma di quale provocazione parla?
    Non ciurli nel manico, non è da lei visto che ritiene di essere così forte!
    Deve solo rispondere a una semplice domanda. Ci ripensi. Resto in attesa e confido nella sua superiorità…
    Glisso sui “problemi psicologici”, battuta sgradevole e fuori luogo.

    Socrate

  34. A proposito di “Documenti e prove. Documenti e prove. Documenti e prove.” per soddisfare le pulsioni storico-culturali di emanuele, l’uomo che parla “del coniglio che vive sulla Luna”, le riformulo la domanda pari pari: Come è stato possibile far credere per oltre 150 anni che un migliaio di mercenari raccogliticci e male armati è riuscito a sconfiggere un esercito 30 volte più numeroso, bene armato e addestrato?

    Socrate

  35. Un revisionista davvero serio che ha nozioni degne di un bambino della terza elementare…I garibaldini erano poco più di mille all’inizio,poi divennero decine di migliaia,con l’appoggio di tantissimi meridionali,basta leggere un po’ la storia delle varie città. o anche vie e piazze varie o sapere qualcosa della battaglia del Volturno.L’esercito borbonico alla prova dei fatti non dimostrò di essere così compatto e motivato,frequenti erano le diserzioni,anche da parte di un certo Crocco che qualcuno vuole spacciare per patriota del Sud.Che noia che barba diceva Sandra Mondaini…D’altronde se si legge solo Pinuzzo o le fandonie di qualche pseudostorico formato Asl o parrocchietta gesuita si fanno queste domande geniali.

    Ernesto

  36. Ernesto io non sono un revisionista sono semplicemente un appassionato di storia. Non so lei chi sia e cosa faccia e quindi mi astengo da esprimere giudizi su quello che scrive. Non si può tuttavia evitare di constatare che le sue asserzioni sono frutto della tipica formazione falsa, capziosa e parziale al limite del ridicolo che la scuola italiana ci propina da oltre 150 anni. Non starò certo qui a fare la conta dei soldatini o a dissertare sulle scelte “pilotate” dei generali borbonici o sui picciotti che la mafia mandava al macello al posto degli “eroici” garibaldini. L’indottrinamento ricevuto è tale che per me sarebbe uno sterile monologo. Le suggerisco piuttosto di non essere offensivo nei confronti degli pseudo storici delle Asl o delle parrocchiette gesuite, potrebbe scoprire (un giorno non lontano) che ad avere torto è lei!

    Socrate

  37. Ernesto prendo spunto da questa sua frase per rimarcare quanto fasulla e irreale sia la “storia” diciamo ufficiale a cui fa riferimento: “basta leggere un po’ la storia delle varie città. o anche vie e piazze varie”.
    Bene molte vie e piazze in tutto il Sud Italia sono intitolate al macellaio di Bronte (Bixio) e al carnefice dei savoia (Cialdini) un po’ come se a Gerusalemme ci fosse piazza Stalin o Largo Hitler! Rifletta sulla sua storia che ancora oggi racconta quanto fossero entusiaste le folle dei meridionali a vedere le piazze delle loro città dedicate agli stessi criminali che poco prima le avevano invase, distrutte e derubate.

    Socrate

  38. Nino Bixio, “macellaio” di Bronte ha fatto fucilare 5 rivoltosi accusati di aver partecipato al MASSACRO di 17 brontesi, fra cui due bambini, dopo sommario processo. Possiamo discutere sul processo e sul fatto che i cinque fossero o no effettivamente colpevoli (alcuni forse erano innocenti), ma non possiamo tacere il fatto che Bixio dovette intervenire suo malgrado per sedare una sanguinosa jacquerie.
    Questa è la cifra della narrazione neoborbonica: tacere le premesse e ingigantire le conseguenze. Risultato: una narrazione favolistica, completamente scollata dalla realtà dei fatti.

    emanuele

  39. Vede, Emanuele, qui ci sono da una parte alcuni poveracci, come me e, temo, come lei, convinti che per fare ricerca storica si debba risalire alle fonti, individuare i documenti, contestualizzarli, vagliarne l’attendibilità, insomma tutte quelle operazioni necessarie per un serio lavoro storiografico, compresa l’analisi della bibliografia sull’argomento. Dall’altra parte vi sono alcuni individui dotati di poteri paranormali (ricorda Mefisto, l’avversario di Tex Willer ?) che conoscono “i fatti” per via diretta e non hanno bisogno di altro.
    Quanto a Bronte, sulla cui vicenda andrebbe fatto un discorso più ampio partendo dalle dinamiche interne alla società del paese, è vero che il processo fu sommario, ma comunque due – Luigi Saitta e Gennaro Minissale – dei sette imputati vennero assolti, segno che la repressione non fu così cieca come la si è descritta.
    Rimane infine sospesa la questione dalla quale si era partiti. A Pontelandolfo fu compiuto un eccidio: ma il numero delle vittime indicato da parte neoborbonica è falso.
    In altri paesi, meno noti purtroppo, il numero delle vittime civili della repressione fu molto più alto.

    Augusto

  40. Quando scrivevo di vie e piazze ovviamente non mi riferivo a quelle dedicate ai “malvagi” Cialdini e Bixio,ma ai tanti personaggi locali che appoggiarono Garibaldi al Sud e ne determinarono il successo. Altrimenti da solo per quanto appoggiato da Satana non avrebbe potuto fare nulla…E’ ovvio che chi intende mistificare cerca di falsare il pensiero altrui, ripetendo sempre la solita litania penosa secondo cui in 150 anni ci raccontano sempre la stessa storia,come se in 150 anni al potere ci fossero state sempre le stesse persone e non fazioni e partiti molto diversi con una visione differente e spesso critica del processo risorgimentale. Sono idiozie che si possono spacciare solo in pessimi bar a beneficio di sprovveduti e faziosi. Per non parlare degli ultimi 15-20 anni in cui il pattume antiunitario ha imperversato in tutte le salse.Augusto, gi individui dotati di poteri paranormali hanno sempre avuto più successo di chi si sforza di analizzare i fatti serenamente senza strumentali demonizzazioni di sorta.

    Ernesto

  41. Fatti di Bronte, non eccidio né tantomeno massacro. Premetto subito che condannare a morte qualcuno non è mai vanto per nessuno. Non posso che essere d’accordo, documentazione alla mano, con Emanuele, Ernesto ed Augusto sulla mitologia anti-bixiana legata alla legittima condanna a morte degli assassini di Bronte. La sentenza per l’eccidio antigaribaldino arriva intorno alle ore 20.00 del 9 agosto 1860. La “Commissione Mista Eccezionale di Guerra” è presieduta dal Maggiore Francesco De Felice (Catania, 1821-1893) [mio trisavolo, padre dei miei due bisnonni (tra loro cugini) (Vittorio De Felice e Ugo De Felice)]. Patriota risorgimentale mazziniano, provveditore di studi ad Enna, Francesco De Felice si fece la prigione, i quanto unitario garibaldino, nelle carceri borboniche, che, secondo le memorie di suo figlio avvocato Vittorio (mio bisnonno) non erano proprio un Grand Hotel. Partecipò all’insurrezione di Catania del 1848 e, nel 1860, prima che Giuseppe Garibaldi sbarcasse a Marsala, fece sollevare la città di Lentini contro i Borbone. Per la cronaca, il nipote del Maggiore Francesco De Felice (figlio di suo figlio avvocato Ugo De Felice), ossia il 19enne Tenente Francesco De Felice, spirerà al fronte di guerra il 25 dicembre 1917, versando il suo sangue per l’Italia unita. Che fu anche quella di Vittorio Veneto e del 28 ottobre 1922, checché ne dicano gli storiografi propagandisti antifascisti dei nostri tempi così “politicamente corretti” che pontificano 365 giorni all’anno dai “giornaloni” e dai media di regime. Ma torniamo ai fatti di Bronte.
    Gli altri componenti della “Commissione Mista Eccezionale di Guerra” sono, in qualità di giudici, Biagio Cormagi, Alfio Castro, Ignazio Cragnotto e Michelangelo Guarnaccia come avvocato fiscale che sosteneva l’accusa; ne fa parte anche Nicolò Boscarini che, in qualità di segretario, rinvia ad altro approfondimento processuale il dottor Luigi Saitta e Carmelo Minissale (non Gennaro come erroneamente scrive sopra Augusto) e condanna “alla pena di morte da eseguirsi colla fucilazione” Nicolò Lombardo, “di anni 48 civile”, Nunzio Samperi Spiridione “di anni 27 murifabbro”, Nunzio Longhitano Longi “di anni 40 villico”, Nunzio Spitaleri Nunno “di anni 40 villico”, Nunzio Ciraldo Fraiunco “di anni 50 villico” riconosciuti colpevoli, come da accusa “di guerra civile, devastazione, strage, saccheggi, incendii, conseguiti omicidi”. L’indomani 10 agosto 1860, di buon mattino verrà eseguita la condanna nella zona del Piano di San Vito posto nella parte alta di Bronte di fronte l’omonimo convento. I fatti di Bronte avranno un seguito processuale che avrà termine presso la Corte di Assise di Catania il 12 agosto 1863 con 37 ergastoli ed alcune assoluzioni. Come scrive Luigi Gabriele Frudà, nel suo saggio intitolato “Garibaldi in Sicilia” (Gangemi Editore, Roma, 2014, p. 348): “Lo stesso giorno 10 agosto Bixio comunicherà al Governatore di Catania l’avvenuta esecuzione e lo ammonirà con la sua ruvida schiettezza: “Signor Governatore, dichiaro a Lei che, dato l’esempio di Bronte, io non punirò nessun altro fuorché i capi delle amministrazioni, i Delegati, i Comandanti della Guardia Nazionale che non sieno (sic!) al loro posto”. (…) Il commento di Bixio uomo su quelle giornate sta tutto nell’amarezza racchiusa in queste poche parole contenute all’interno dell’informativa al Governatore di Catania: “Triste missione per noi venuti a combattere per la libertà””. Detto ciò, lascio ai prossimi commentatori il prosieguo del dibattito.

    Alessandro De Felice

  42. Ernesto non ha compreso il mio pensiero, diciamo che non mi sono spiegato bene… Io non mistifico nulla faccio solo ricerche e mi sforzo di essere obiettivo. Senza “il pattume antiunitario” come lo definisce lei non si sarebbe mai parlato di Bronte e non si sarebbe mai saputo che l’avvocato Lombardo era innocente e che Nunzio Ciraldo Fraiunco non era capace d’intendere e di volere. I “poteri paranormali” che mi attribuisce non esistono è solo che ho smesso da molto tempo di credere ai ridicoli e puerili raccontini utili solo ad oblubinare le menti dei più.
    Emanuele “una narrazione favolistica, completamente scollata dalla realtà dei fatti.” ?
    Bene cerchiamo di essere più realisti e concreti: Nel 1860 in Sicilia quando i contadini affamati, incoraggiati dalle notizie dello sbarco dei mille e dalle false promesse di Garibaldi, incominciarono ad occupare le terre, la loro ribellione fu sanguinosamente repressa proprio dagli stessi garibaldini. Bronte, feudo dell’ammiraglio Nelson e dei suoi discendenti Bridport non fece eccezione anzi per fare bella figura con gli “amici” inglesi Garibaldi mandò il più energico e il meno scrupoloso dei suoi scagnozzi. Il resto lo conoscete bene anche voi.

    Socrate

  43. Ultimo, modesto contributo alla discussione in corso: che, ripeto agli appassionati di benaltrismo, verte sul numero delle vittime della spedizione di Negri a Pontelandolfo, non sul giudizio su di essa: “La Civiltà Cattolica”, vol. XI, serie, IV, Roma 1861, p. 618, nel dar notizia dei fatti di Pontelandolfo e Casalduni indica in 164 il numero dei paesani uccisi dai bersaglieri. Da tenere presente che il periodico della Compagnia di Gesù, impegnato in una violenta campagna contro la nascita del nuovo stato, fornisce costantemente cifre esagerate e contraddittorie su questi argomenti; nella stessa pagina aveva indicato in una trentina di persone più qualche prete gli abitanti rimasti in Pontelandolfo dopo il massacro, che C.C. ovviamente giustificava, del distaccamento Bracci.
    Poichè pare che taluni commentatori abbiano scarsa dimestichezza con la via delle biblioteche, cito un testo che è disponibile su google.books.
    Uno dei due superstiti del reparto di Bracci, il sergente Ranieri Sacchi, stimava in una decina il numero dei civili uccisi nella giornata del 14 agosto: “La Perseveranza”, n. 649, 6 settembre 1861. E, ovviamente, anche questa testimonianza, è da valutare criticamente.

    Augusto

  44. Le vie delle Biblioteche spesso sono labirinti che non portano alla meta. Non basta mettersi sulla strada giusta, bisogna sapere in che direzione andare. Superando la spregevole contabilità sui morti ammazzati dai cari bersaglieri sabaudi, direi che appare evidente che per voi “storici ortodossi” i molti che patirono quella ignobile invasione valgono molto meno dei pochi che ne trassero ingiusti e immensi benefici.

    Socrate

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