Esplode la rivolta sioux per difendere la memoria di un popolo

9 settembre

Eppure proprio loro l’hanno insegnato al mondo, proprio gli americani stanno per violare una delle leggi più spietate che hanno imposto al cinema e al romanzo degli ultimi decenni: non si può turba la pace dei cimiteri indiani, non si può costruire sui luoghi sacri dei pellerossa.

Di Giovanni Vasso su www.storiainrete.com

Sarà forse colpa di Stephen King che da anni ha abbandonato il genere, ma negli Stati Uniti c’è una rivolta in atto: quella delle nazioni dei Nativi americani, unite e compatte nello Stato del Nord Dakota, contro il Dakota Access Pipeline, il gasdotto da 3,8 miliardi di dollari per la cui costruzione sarà necessario invadere un territorio sacro che ospita, come riporta Indian Country, almeno ottantadue vestigia d’importanza storica, ventisette delle quali sono delle tombe. E distruggere i luoghi sacri alla tribù di Standing Rock, sacrari a cui sono devotissimi i Sioux mettendo a rischio inquinamento la zona del lago Oahe e il fiume Missouri.

I Nativi si sono uniti e da tempo hanno ingaggiato una furibonda battaglia contro il progetto del Dapl che vuole distruggere un pezzo importante della loro storia ancestrale. Ma secondo alcuni osservatori la protesta si sarebbe mossa già in ritardo per proteggere i resti storici della memoria condivisa dai Nativi. Nei giorni scorsi le proteste delle nazioni indiane hanno fatto alzare alle stelle il clima di tensione con la polizia e le forze dell’ordine accusate di aver utilizzato spray al peperoncino e sguinzagliato i cani (cosa cara, per restare in America, al Mister Burns dei Simpsons) contro i manifestanti.

Intanto la magistratura ha tentato di prendere tempo, ma per salvare capre e cavoli ha finito per scontentare tutti. Il giudice James Boasberg ha deciso di fermare, provvisoriamente, i lavori all’oleodotto Dapl. Una decisione che non soddisfa pienamente nessuna delle parti in causa: l’impresa che ne sta curando la costruzione, infatti, vuole procedere a pieno regime senza curarsi delle conseguenze (nemmeno quelle contro cui il cinema degli anni ’80 ci ha messo in guardia) mentre i Nativi sono preoccupati perché il magistrato ha fermato i lavori, sì, ma soltanto su una porzione di territorio strettamente vicina allo Standing Rock, senza curarsi che tutta l’area è ritenuta d’interesse storico e culturale.

David Archambault II, capo dei Sioux di Standing Rock, ha detto: “Siamo infastiditi dalla decisione della Corte che non previene ulteriori danni ai nostri siti sacri da parte del Dapl. I luoghi sacri della mia gente sono esposti ai gravissimi rischi della profanazione e della distruzione”.

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