Storia in Rete n. 131, settembre 2016

26 settembre

Cento anni fa l’Italia dichiarava guerra alla Germania. Una mossa motivata da lunghi anni di ingerenza tedesca nell’economia e nella politica del Bel Paese ma anche dalla necessità di mettere Roma su un piede di parità con le altre potenze dell’Intesa. Una situazione geopolitica che ha inquietanti paralleli col nostro presente…

Storia in Rete di settembre trabocca d’argomenti diversi: apre con la traduzione di un articolo dello storico e polemista americano Victor Davis Hanson sull’importanza storica dei confini e i danni che fanno coloro che vogliono abbatterli, torna sulla questione fra Roma e la Germania… duemila anni fa, quando le tribù coalizzate da Arminio annientarono a Teutoburgo l’esercito di Varo.

Si passa quindi alle vicende dei filosofi italiani del Novecento: Benedetto Croce e il tentativo di Togliatti di “ammazzarlo” (politicamente, non si poteva fare un nuovo “caso Gentile”…) sfruttando le informative di un’ex spia dell’OVRA reclutata dal PCI; Julius Evola e il suo incontro con Mussolini a Rastenburg dopo la liberazione del Duce dalla prigionia al Gran Sasso, con il tentativo del Barone di salvare l’istituto monarchico nella creazione dello Stato neofascista al nord.

Continua poi il dibattito su uno dei misteri più fitti della storia del Novecento italiano: la morte di Mussolini. Luciano Garibaldi ribadisce la “pista inglese” mentre Roberto Festorazzi racconta della “consegna del silenzio” imposta a Michele Moretti, il quale si “gloriava” di essere stato lui il boia di Mussolini e della Petacci, ma solo sottovoce…

E ancora, la storia della “russofobia”, un odio millenario per la Russia raccontata in un nuovo saggio e i duecento anni dalla nascita di Frankenstein e della sua creatura dalla penna di Mary Shelley.

E per finire due mostre grandiose: gli ukiyo-e esposti a Milano, le stampe giapponesi che anticiparono (e poi ispirarono) di quasi un secolo l’arte e il gusto borghese in Europa e la reggia di Fontainebleau e Luigi XV, il re Beneamato ma maltrattato (a torto, come si vede nell’esposizione) dall’opinione dei sudditi e della Storia…

Tutto questo e molto altro su Storia in Rete di settembre!!

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3 commenti


  1. Con riferimento a quanto scritto su Storia in rete del settembre 2016, pag.67, preciso che sir James Henderson non è fratello e neppure lontano parente dell’ex ambasciatore inglese, a Berlino, sir Nevile Henderson.
    Pierangelo Pavesi, Milano

    Pierangelo Pavesi

  2. Il fatto che James Henderson sia stato fratello o non fratello,parente o non parente del fu ambasciatore britannico a Berlino,Neville Henderson non cambia nulla in riguardo ai fatti di Dongo.
    Serve solo a mettere le cose a posto ( biograficamente parlando)sulla relazione fra i due Henderson ( anche se la precisazione è dovuta dato il caso).

    Ubaldo Croce

  3. Peter Tompkins (che probabilmente trae la notizia da altri studi, benché ex-agente d’intelligence USA) sostenne che i due links con i servizi segreti di Sua Maestà della 52 Brigata Garibaldi fossero Luigi Canali (Neri) e Pier Bellini delle Stelle (Pedro). A suo dire, Pedro si sarebbe recato, dopo aver lasciato Mussolini e la Petacci a Bonzanigo di Mezzegra,
    a) o nella villa di una famiglia inglese di cognome Landels (legata al SOE);
    b) oppure in un’altra villa in località vicina a Bonzanigo, di proprietà di “certi cugini di sir Neville Henderson” (morto nel 1942), ex ambasciatore britannico a Berlino. Gli occupanti di questa villa, sicuramente inglesi, vi avrebbero vissuto, del tutto indisturbati, per tutto il corso della guerra. Viene alla mente, più si va a fondo nell’analisi investigativa della morte di Mussolini, il “curioso” numero di riunioni occulte d’intelligence del sequestro ed uccisione di Aldo Moro. Nel segno, inconfondibile, del marchio dei servizi segreti esteri. Il delitto Mussolini, come il delitto Moro, non è un delitto italiano. C’è un mandato: in diritto privato e commerciale, il mandato è il contratto col quale una parte (mandatario) si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto dell’altra (mandante) … Chi è, dunque, l’Igor Markevich del delitto Mussolini?

    Alessandro De Felice

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