Albione vuole scippare a Galileo il primato delle osservazioni

16 gennaio

Gli inglesi vogliono togliere a Galileo Galilei la priorità dei disegni della superficie della Luna fatti al telescopio nel 1609. E’ un colpo basso che arriva proprio all’inizio delle celebrazioni per il quattrocentesimo anniversario delle scoperte astronomiche dovute al genio pisano, universalmente riconosciuto come il padre della scienza moderna; e all’inizio di quello che l’Unesco ha dichiarato l’Anno internazionale dell’astronomia.

da www.corriere.it – 16 gennaio 2009

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La rivendicazione è avanzata dalle pagine della prestigiosa rivista «Astronomy and Astrophysic», organo della Royal Astronomical Society, per mano dello storico Allan Chapman, della Oxford University, il quale afferma che l’autore dei primi disegni della superficie lunare, realizzati attraverso l’osservazione al telescopio, non è Galileo Galilei, bensì Thomas Harriot, matematico e astronomo inglese. Egli non solo avrebbe preceduto di alcuni mesi il nostro Galilei, eseguendo i disegni a luglio del 1609 invece che a novembre dello stesso anno, ma «proseguì con la realizzazione di mappe lunari rimaste ineguagliate per decenni». E per accreditare questa tesi è in corso di allestimento una mostra con i disegni autografi e datati dello scienziato inglese che saranno esposti la prossima estate a Chichester, presso il West Sussex Record Office.
CHI ERA THOMAS HARRIOT – Thomas Harriot, ma chi era costui? Si chiederanno appassionati e studenti che non hanno sentito citare prima d’ora il nome del presunto rivale di Galilei. Gli storici inglesi riferiscono che fu un grande erudito, vissuto per lo più a Oxford tra il 1560 e il 1621, che si specializzò poi in matematica, diventando insegnante, oltre che autore di teoremi algebrici. Nel 1609, dopo essersi procurato uno dei rudimentali cannocchiali che gli occhialai olandesi andavano fabbricando e vendendo come «attrezzi magici per avvicinare gli oggetti distanti», Harriot decise di volgerlo verso la Luna e cominciò ad abbozzare su dei fogli i disegni di formazioni lunari. Per giustificare il fatto che Harriot, al contrario di quanto fece Galilei, non pubblicò né divulgò le sue osservazioni, restando così un ignoto pioniere dell’astronomia telescopica, lo storico Chapman adduce la singolare giustificazione che era benestante, ben pagato e che viveva in una confortevole abitazione. Insomma, il rinascimentale scienziato inglese sarebbe stato privo di quelle «pressioni finanziarie» che avrebbero indotto Galilei a darsi da fare per spremere emolumenti dai suoi studi e dalle sue scoperte!

LE DIFFERENZE CON GALILEI – Le tesi di Chapman lasciano perplessi i nostri storici della scienza. «Questa di Harriot che precede le osservazioni lunari di Galilei è una controversia che si riaffaccia di tanto in tanto fra gli studiosi –commenta il professor Pasquale Tucci, ordinario di Storia della Fisica all’Università di Milano-. Certo, ora viene riproposta in grande stile a causa del 400mo anniversario delle prime scoperte astronomiche al telescopio. Ma mi sembra di poter affermare che la questione della priorità dei disegni di Harriot, anche se c’è stata, è poco significativa. Innanzitutto, basta guardare i suoi disegni per rendersi conto che sono di una povertà di informazioni evidente rispetto a quelli di Galilei. In quest’ultimo si può apprezzare una ben diversa ricchezza di dettagli della superficie lunare. E poi c’è il fatto sostanziale che i disegni di Galilei furono accompagnati dalla pubblicazione del Sidereus Nuncius, l’opera che, annunciando le scoperte sulla Luna e pianeti fatte col cannocchiale, ha avuto un’enorme influenza su tutta la cultura moderna». Più caustico il professor Palo Galluzzi, direttore dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, il quale, presentando ieri il ricco programma di celebrazioni «Galileo 2009» ha definito «una bufala» la rivendicazione degli inglesi. «Thomas Harriot si limitò a comprare uno di quei “giocattoli” allora in vendita nelle città europee: un tubo di cartone con due lenti con il quale poi guardò la Luna –ha spiegato Galluzzi-. Poi realizzò dei disegni a matita che non hanno nulla a che fare con il processo di definizione del volto della Luna. Erano sfocati e lontanissimi dai risultati raggiunti da Galileo. Il quale, aveva allungato il tubo, applicato lenti che offrivano 20 ingrandimenti contro i 5-6 permessi dallo strumento dell’inglese». Insomma Galilei ebbe anche il merito di trasformare quello che era un gadget nel primo vero strumento per l’osservazione del cielo.

Franco Foresta Martin

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