M5S: “Giorno della memoria per vittime del Risorgimento”

6 marzo

Il Movimento Cinque Stelle vuole istituire il giorno della memoria per le vittime del Risorgimento. L’iniziativa, annunciata nelle scorse settimane dai grillini con una serie di mozioni presentate ai consigli regionali di Campania, Puglia, Molise, Basilicata e Abruzzo. E l’iniziativa adesso arriva anche in Parlamento dove il senatore M5S Sergio Puglia è intervenuto in una delle ultime riunioni, affermando che: “Il tempo è maturo per fare una riflessione e analizzare cosa accadde alle popolazioni civili meridionali e quanto ancora ci costa nel presente. Nei testi scolastici si fa appena un accenno. Chiediamo solo la verità”.

di Giovanni Vasso dal il Giornale, ultime notizie del 03/03/2017

La mobilitazione per la rilettura dei fatti risorgimentali non è questione di oggi e, anzi, rappresenta uno dei temi storici dibattuti nella galassia pentastellata già da tempi non sospetti, da quando il blog di Beppe Grillo non era ancora diventato il motore pulsante di un soggetto politico. Il tema della revisione storica sul brigantaggio e sul Risorgimento è, da anni, centrale nel dibattito culturale meridionale e rappresenta uno dei punti caldi della discussione pubblica (e accademica) in tutto il Paese.

Vuoi saperne di più sulla vera entità delle perdite umane causate dal Risorgimento? Leggi “Storia in Rete” n. 128!!

Le mozioni presentate ai consigli regionali del Sud vanno nel senso di una rivalutazione e della rilettura dei fatti che seguirono il 1860, l’anno in cui il Regno di Napoli cessò di esistere e fu annesso all’Italia. Ma, al di là degli studi e della bagarre storico-culturale, i grillini adesso chiedono che venga istituita la ricorrenza civile del Giorno del Ricordo per i martiri dimenticati del Risorgimento. Data proposta è quella del 13 febbraio, giorno in cui (nel 1861) cadde l’ultimo baluardo difensivo dei Borbone di Napoli, la fortezza di Gaeta in cui avevano trovato rifugio Francesco II, la moglie Maria Sofia di Baviera e gli ultimi fedelissimi.

Nell’intervento al Senato, il parlamentare Cinque Stelle Sergio Puglia cita tra gli altri, Gramsci, Montanelli e Pino Aprile: “Non sapevo che durante l’annessione fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. […] ma lo scrittore Aprile mi ha preceduto. Se fossi di sinistra direi che si trattò di una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale, crocifiggendo, squartando contadini poveri che scrittori salariati chiamarono briganti, ma Antonio Gramsci mi ha preceduto. Se fossi di destra direi che la guerra contro il brigantaggio costò più morti che tutti quelli del Risorgimento, ma Montanelli mi ha preceduto”. E ha concluso così: “Il tempo è maturo per fare una riflessione e analizzare cosa accadde alle popolazioni civili meridionali. E quanto ancora ci costa nel presente. Chiediamo solo la verità”.

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22 commenti


  1. Ormai solo chi non vuole sapere non sa dei crimini commessi dai piemontesi nel Sud.
    Celebriamo il giorno della memoria per l’olocausto degli ebrei e’ giunta l’ora di celebrare anche quello del popolo meridionale per non dimendicare e per riscrivere la storia cosi come si e’ realmente svolta.

    Aldo

  2. Ce la racconti lei, la storia vera, nei minimi dettagli e cominciando dal principio. E se ha qualche dubbio vada a chiedere delucidazioni a Beppe Grillo e ai 5 stelle, di cui tutta la nazione apprezza le enormi competenze e conoscenze.
    Non dimentichi di contattare per ulteriori informazioni l’autore della “prolusione-lectio magistralis” tenuta al Senato (dove farebbero meglio a occuparsi d’altro) e dove sono stati citati nientemeno i nomi di Gramsci, Montanelli e Pino Aprile, che farebbero impallidire qualunque storico. Infatti nessuno dei tre lo è. Il primo era un politico, il secondo un giornalista, il terzo il direttore di un giornale di gossip.

    Il 13 febbraio va ricordato solo come esempio della testardaggine, alloccaggine e ambizione di un piccolo re che, sperando fino all’ultimo nell’intervento dell’europa, mise a soqquadro il suo ex-regno assieme ai pochi che gli rimanevano, apportandovi devastazioni incommensurabili, servendosi del brigantaggio e dei mercenari stranieri (fino a quando Rothschild non chiuse i cordoni della borsa, ovviamente), e causando danni a non finire cui il Regno d’Italia oppose risarcimenti alle vittime, vitalizi, premi e ricostruzioni. Festeggi lei i briganti, assieme ai 5 stelle ridenti, a Forza Italia e fratelli d’Italia che appoggiano il “progetto”, e se ne prenda la responsabilità di fronte a Dio e agli uomini.
    Anzi faccia di più: metta il ritratto di Fuoco, di Schiavone, di
    Ninco Nanco e compagnia -che terrorizzarono interi paesi e villaggi, compresi Pontelandolfo e Casalduni- sul suo comodino, e dorma bene.
    Saluti.

    Maria Cipriano

  3. Aldo dormirà certamente bene. Così come dormiranno bene molti uomini liberi sapendo di essere dalla parte della ragione avendo imboccato la difficile via del sano revisionismo, essenza dello storico onesto.
    Al contrario di chi, come Maria Cipriano, crede alle favole belle, alle storielle del tenero De Amicis o ai miti bugiardi di usurpatori imbroglioni.

    Socrate

  4. Socrate, ma lei non era in letargo? L’inverno non è ancora finito…

    Maria Cipriano

  5. Maria Cipriano per Lei l’inverno continua. Lei vive avvolta nelle fredde nebbie brumose e fosche del nord, come quelle che le impediscono di liberare la mente e di vedere la verità. Qui da me, invece, è già primavera!

    Socrate

  6. Bravo. Vada a raccogliere le margherite.

    Maria Cipriano

  7. Maria Cipriano mi scuserà se, da frequentatore saltuario del sito, le chiedo una informazione. Vengono continuamente evocati fondi archivistici nei quali si troverebbero documenti essenziali per svelare “verità” occultate sul periodo risorgimentale. Ma non ho mai trovato da parte di questi “storici” una indicazione precisa di questi fondi, anche di uno solo: lei è personalmente o indirettamente stata più fortunata di me ? So che ne parla spesso De Crescenzo, che deve ancora rivelarci in quale fondo archivistico ha trovato la notizia della chiusura decennale di tutte le scuole nell’Italia meridionale dopo il 1860.
    Cordialità

    Augusto

  8. Augusto, lei ricorda quando nei testi scolastici ufficiali veniva raccontata l’impresa di un migliaio di mercenari che senza quasi sparare un colpo in pochi mesi conquistarono un regno sconfiggendo un esercito sessanta volte più numeroso e ben armato? Si è mai chiesto da quali archivi gli “storici” avevano attinto l’informazione? Ha mai indagato sulla veridicità delle fonti? Ma, soprattutto, lei ci ha mai creduto veramente? Se dovesse avere qualche dubbio chieda anche questo alla Cipriano, sa com’è, Lei c’era…

    Socrate

  9. Ma insomma signor Socrate, Lei è il solito impertinte: come glielo devo spiegare, per scrivere un libro occorre fare ricerche approfondite, spulciare gli archivi, interrogare i testimoni, seguire i racconti e le tradizioni popolari, chiedere alle massaie… quando poi si tratta di coadiuvare l’Artusi nella preparazione di quel pilastro della letteratura storico-scietifico-gastronomica che è “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, occorre occuoarsi di persona della ricerca delle ricette girando forsennatamente per tutta l’Italia pre- e post-garibaldina, dal 1845 al 1872 almeno.. e osservare dal vivo cosa prediligeva Nino Bixio e cosa invece preferiva Oreste Baratieri: cuscus di pesce alla marsalese o alla trapanese? Tagliatella al ragù? Fetuccine alla boscaiola? Linguine allo scoglio? Canederli tirolesi?

    Admiral Canoga

  10. Admiral Canoga, mi scusi ma il suo intervento non mi è chiaro. Lei ritiene che per scrivere un libro non si debbano fare ricerche d’archivio, consultare la bibliografia e fare insomma tutte quelle operazioni che gli storici di solito fanno ? Grazie per la risposta.

    Augusto

  11. L’ironia è una facoltà a numero chiuso.

    Socrate

  12. Caro Socrate ciò che dice è verissimo e su questo sito l’ironia è anche cosa poco apprezzata… Secondo Lei quel gran burlone del Suo conterraneo Aristofane leggendo certi commenti (a partire da quelli del sottoscritto, naturalmente) quanto materiale potrebbe trovare su cui scrivere nuove commedie? E soprattutto Apicio (o i vari personaggi che utilizzarono questo soprannome)con il suo celeberrimo ricettario aveva visioni e aspirazioni sufficientemente imperiali? Con un occhio benevolo alle future/successive generazioni di buongustai e buongustaie, sia ben chiaro!

    Signor Augusto ci mancherebbe, lo storico deve fare ricerche d’archivio, visitare i luoghi, musei, resti, reperti, camminare sui campi di battaglia, consultare e selezionare tutta la bibliografia disponibile, anche quella “di parte avversa” o quella che racconta “cose che non piacciono” e alla fine, senza animosità e pregiudizi e senza dare troppo sfogo alla propria ideologia, alla propria inventiva e alle proprie simpatie, trarre le conclusioni. Il sottoscritto non è uno storico, ma un semplice appassionato e un bibliofilo. Leggo e colleziono soprattutto libri e riviste di storia militare oltre a manuali tecnici di mezzi bellici. Il fatto che legga naturalmente non implica che capisca fino in fondo quello che leggo… tuttavia mi sia consentito osservare da tecnico che nelle quasi totalità dei casi chi si professa storico non ha un retroterra culturale di tipo tecnico-scientifico e questo ha effetti deleteri quando questi signori si dedicano allo studio di battaglie, conflitti e sistemi d’arma: gli strafalcioni che si leggono a proposito di aerei, navi da guerra, artiglierie e mezzi militari in genere sono innumerevoli e talvolta raccapriccianti. Per carità siamo tutti fallibili, ma vede Signor Augusto c’è gente che scrive e pontifica pur non essendo assolutamente in grado di riconoscere la deriva di un aeroplano o la prua di una nave o il cingolo di un carro armato dalle natiche di uno dei preziosissimi muli della Dai-nijyugo gun: il sottoscritto invece, modestamente, di muli se ne intende! Insomma l’equazione “storico x + laurea in storia + iscrizione all’albo dei giornalisti = storico militare” ha pochissime soluzioni reali.
    E’ vero, la storia militare è un genere di nicchia per poche vecchie mummie come il sottoscritto: il genere fanta-storico-complottistico-antiplutocratico di questi tempi (e da settant’anni a questa parte) è molto più in voga. Più si sparano grosse e più si ha seguito.
    Ma non badi a me Signor Augusto, sono solo un banalissimo burlone irriverente… mi lasci perdere e mi permetta di continuare a parlare di cucina con Socrate!

    Admiral Canoga

  13. Signor Admiral Canoga, lieto di constatare che sul lavoro dello storico abbiamo le stesse convinzioni. Potrà sembrarle paradossale, ma in questo sito non è un fatto così scontato. Per il resto, non mi pare di aver fatto nel mio intervento precedente riferimento a questioni gastronomiche o tecnico-scientifico-militari, sulle quali non ho discusso e non discuto affatto le sue competenze. Come vede, non sono io a doverla “lasciar perdere”. Tante belle cose.

    Augusto

  14. Signor Augusto nel mio intervento non mi riferivo certo a Lei: mi stavo semplicemente consultando culinariamente con il signor Socrate, per valutare la fattibilità di uno studio studio serio e rigorosissimo sulla cucina asburgica-ligure-serenissima-borbonica-papalino-rossiniana in contrapposizione alla cucina garibaldina e franco-piemontese. Naturalmente nulla possiamo al cospetto di coloro che possono vantare amicizie e frequantazioni gastronomiche importanti come quelle con Oreste Baratieri, con il Duca di Gaeta, con il filo-mussoliniano Fiorenzo Bava Beccaris e con Alfonso La Marmora (medaglia d’oro al valor militare per gli indiscussi meriti acquisiti a Genova): io e il signor Socrate ci accontentiamo di seguire il Maestro Gioacchino Rossini nella preparazione del tacchino ripieno annaffiato con una bottiglia di buon Verdicchio, magari ironizzando su Riccardo Wagner.
    Saluti.

    Admiral Canoga

  15. Signor Augusto, non seguo in dettaglio i neoborbonici e affini (spesso litiganti tra di loro), perchè ci vorrebbe un gruppo di ascolto apposito, dotato di pazienza cristiana e tempo da spendere, e io, lo confesso, ne ho poco di tutti e due.
    Posto che gli archivi sono la produzione naturale di documenti da parte di un determinato soggetto (un Comune, un Ministero, una ditta, etc…), chi si dichiara archivista professionista dovrebbe citare a ogni piè sospinto le fonti archivistiche che va declamando in giro, e che comunque innescano tutta una problematica interattiva -sia quantitativa che qualitativa- sulla quale non posso soffermarmi, fra lo studioso, il problema storico a cui si vuole dare risposta e la fonte medesima. I denigratori del Risorgimento, però, ben lungi da tutto ciò, ci hanno abituato semplicemente alle sparate dell’artiglieria da campagna, a bannare dai loro siti i commenti scomodi, e alla claque di amici e conoscenti che li accoglie nei vari convegni.
    Posso comunque citarle l’esempio della mia famiglia paterna, che con il Regno d’Italia, nel giro di pochi decenni dal 1861, compì un balzo nell’emancipazione, dalla segregazione feudale contadina della Sicilia. Capisco cosa può aver provato uno che veniva da quel mondo a sedersi sui banchi del liceo e poi dell’università. La deferenza verso il Re Vittorio, che a me sembrava un’enfasi retorica, ho capito solo col tempo che cos’era veramente. Quando Garibaldi abolì il baciamano e il titolo di eccellenza da cui era inflazionata l’isola, compì un gesto epocale che segnò la fine di un mondo arcaico-spagnolesco, che, pur con grande fatica perchè profondamente radicato nella mentalità prima ancora che nelle leggi, cominciò fatalmente a disgregarsi grazie al Risorgimento e all’Unità d’Italia.
    A una persona precisa come lei che tante conoscenze ha dimostrato di avere in materia, non sarà difficile reperire i dati della crescita esponenziale dell’alfabetizzazione (e non solo di quella) nell’Italia meridionale all’indomani della riunificazione nazionale, ai cui artefici ed eroi mai saremo abbastanza grati.
    Ricambio i più cordiali saluti

    Maria Cipriano

  16. Signora Cipriano, grazie per la risposta. Di questi nuovi documenti che dovrebbero provare non si sa bene che cosa, in effetti, non si riesce a trovare traccia.
    Sullo sviluppo dell’istruzione primaria dal 1861 al 1876 a Palermo, che è in genere ilo mio campo specifico di ricerca, ho da poco completato un libro che spero di fare uscire entro quest’anno. Se questo studio interessasse a qualcuno, posso uno di questi giorni sintetizzarne i risultati. Cordialità.

    Augusto

  17. Lo faccia, la prego. Sarò lietissima poi di leggere il suo libro e inserirlo nella mia biblioteca.

    Maria Cipriano

  18. Gentile Signora Cipriano, sarò brevissimo. Nell’anno scolastico 1859/60 a Palermo erano aperte nove scuole, tutte maschili, di modello lancasteriano con poco più di 1800 “iscritti”: sei nei diversi quartieri della città, due serali per gli operai, una in una piccola borgata che però aveva il merito di essere vicina al sito reale di Boccadifalco. Nell’anno scolastico 1861/62, gli iscritti furono 2076 ripartiti in 28 classi normali, l’anno successivo le classi divennero 81 con 4777 iscritti e dopo un anno ancora si superarono i settemila iscritti, maschi e femmine.
    Non la annoio oltre, ma credo che queste poche cifre siano sufficienti a mostrare la differenza tra pre e post 1860.
    Cordiali saluti.

    Augusto

  19. Pensare agli archivi come luoghi di “produzione naturale di documenti da parte di un determinato soggetto” è sbagliato.
    Gli archivi non producono niente, sono luoghi di raccolta, inventariazione e conservazione di documenti originali utili alla consultazione per finalità di studio e di ricerca. Naturalmente mi riferisco in particolare agli archivi storici e in parte a quelli di deposito.
    C’è differenza anche tra archivista e storico. Il primo, nel rispetto del vincolo archivistico, riordina e gestisce i documenti conservati, il secondo indaga il materiale documentario nel tentativo di ricostruire fatti ed eventi del passato. Questo giusto per chiarire un po’ le idee alla signora Cipriano.
    Chi ha frequentazione di questi luoghi della cultura sa bene che i fondi archivistici, specie quelli di particolari periodi storici, sono a volte incompleti e lacunosi e i mezzi di corredo spesso risultano fuorvianti e imprecisi. Molte serie archivistiche sono state distrutte o gravemente danneggiate deliberatamente.
    Ricostruire con “certezza” interi periodi storici basandosi solo sullo studio degli archivi è impossibile. Anche lo storico più onesto e preparato potrà dare una sua parziale interpretazione dei fatti, non sarà mai la vera e assoluta realtà dei fatti.
    Pensate al mito della Caverna di Platone, o se preferite a Magritte e al suo dipinto “questa non è una pipa”. Una cosa è la realtà, un’altra cosa è la sua rappresentazione.
    Per troppo tempo si sono raccontate menzogne e falsità si sono travisati i fatti arrivando a ribaltare completamente la verità. Intere generazioni hanno creduto in buona fede alla narrazione capziosa di un vincitore falso e rapace. Adesso che qualcuno ri-cerca tra le pieghe del tempo di ri-costruire gli accadimenti, si grida allo scandalo e alla lesa maestà.
    Quanto a Garibaldi, così come promesso solennemente, avrebbe dovuto dare le terre ai contadini invece di mandare Bixio a fucilarli, avrebbe potuto difendere il Sud dalla ferocia predatoria del Piemonte evitando miglia di morti ed emigrazioni, avrebbe dovuto difendere il popolo in parlamento e non ritirarsi a Caprera a fare l’imprenditore agricolo. Altro che baciamano…

    Socrate

  20. Socrate, il ritiro a Caprera farebbe bene a lei. Anzi a Sant’Elena ancora meglio.

    Maria Cipriano

  21. Perché no. Potrebbe rivelarsi una bella vacanza, magari in sua compagnia! Così avrebbe modo di riflettere sulle stupidaggini raccontate nei libri a lei tanto cari, farsi un bagno d’umiltà, liberarsi dei pregiudizi e confrontarsi con la realtà.

    Socrate

  22. Oh, lei troverà sicuramente compagnia. Con la potenza soporifera dei suoi discorsi sul Risorgimento (e sul resto) potrà fare da sonnifero senza causare grossi effetti collaterali. Durante i lunghi viaggi c’è sempre qualcuno che non riesce a dormire.

    Maria Cipriano

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