Tra genio e follia: la guerra non convenzionale di Orde Wingate

8 giugno

Il generale Orde Wingate è una delle figura più eccentriche della storia militare inglese, il che lo rende particolarmente interessante, dal momento che, in quanto ad eccentricità, i britannici non sono secondi a nessuno. Nato nel febbraio 1903, in India, da una famiglia di militari, trascorse la maggior parte della sua infanzia e giovinezza in Inghilterra, dove i genitori si sforzarono di coltivarne lo spirito indipendente.

Piero Visani da  Destra.itdel 29 maggio 2017

Nel 1921, egli venne accettato all’Accademia militare di Woolwich, dove venivano formati i futuri ufficiali della Royal Artillery. Qui si distinse soprattutto per lo spirito di sfida con cui lottava contro i fenomeni di “nonnismo” e i riti di iniziazione tipici di una scuola militare.
Esperto cavallerizzo, venne promosso tenente alla fine di agosto del 1925 e si distinse soprattutto per la sua scarsa propensione a pagare i numerosi debiti che contraeva un po’ ovunque, essendo assai amante della bella vita, e per il fatto che, ritenendosi un campione di equitazione, era costantemente in polemica sia con gli istruttori sia con gli ufficiali di cavalleria, che lo ritenevano insopportabile.

Apparentato con Sir Reginald Wingate, che era stato governatore generale del Sudan dal 1899 al 1916 e alto commissario in Egitto dal 1917 al 1919, il giovane Orde godé di qualche protezione di carriera dall’illustre parente e ne approfittò per organizzare una spedizione nel deserto libico, dove sperimentò le sue idee sulla capacità di resistenza degli uomini (a cominciare da se stesso, cui non praticava sconti) in ambiti geografici e climatici estremi.
Nel settembre 1936, ottenne un incarico nel Mandato britannico della Palestina, come ufficiale addetto all’intelligence, e qui manifestò subito la sua totale consonanza con il progetto della creazione di uno Stato sionista in Palestina e strinse solidi legami di amicizia con molti leader sionisti, aiutandoli ad organizzare speciali squadre di assalto, metà britanniche e metà ebraiche, con cui attaccare gli arabi, spesso con tecniche assai brutali.
Questo diretto coinvolgimento di un ufficiale britannico in un conflitto locale non piacque ai suoi superiori, che lo rimandarono in Inghilterra, dove divenne un eroe della comunità ebraica locale. Moshe Dayan, in particolare, ricordò sempre con riconoscenza il fatto di essere stato addestrato al combattimento clandestino da Wingate e di aver appreso da lui tutto quello che sapeva sul conflitto non convenzionale.
Dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale, Wingate venne inviato in Etiopia, dove gli venne assegnato il comando della “Gideon Force“, incaricata di operare sulle linee di rifornimento italiane, per disturbarne le comunicazioni. La sua attività fu un successo e tuttavia, al termine della campagna, egli venne rimpatriato, anche perché aveva ripreso a dare prova di essere un soggetto altamente intemperante e piantagrane.

Ritornato in Inghilterra, venne colto da una profonda depressione, che lo spinse addirittura a tentare il suicidio, da cui venne salvato per miracolo grazie al pronto intervento di un collega; poi, grazie alle protezioni di cui godeva a livello familiare, a fine febbraio del 1942 venne inviato in Birmania, dove venne nominato colonnello e incaricato di organizzare unità guerrigliere incaricate di combattere oltre le linee giapponesi. Questa idea piacque al comandante in capo delle forze britanniche in India, il generale Wavell, il quale gli assegnò il comando di una brigata (la 77ma Brigata di fanteria indiana), con l’incarico di farne una forza di penetrazione in profondità oltre le linee nemiche, cui venne conferito il nome di Chindits, dalla corruzione del nome di un mitico leone birmano, il chinthe.
Nell’addestramento del nuovo reparto, Wingate ebbe subito modo di distinguersi per le sue personali eccentricità: spesso era solito accogliere i visitatori, all’interno della sua tenda, completamente nudo, senza nemmeno una parola per giustificare tale inusuale abitudine; non era solito lavarsi, ma strofinarsi con una spazzola, in quanto la riteneva un’abitudine più igienica del ricorso all’acqua; masticava continuamente aglio e cipolla, in quanto riteneva non solo che facessero bene alla salute, ma che creassero una sorta di barriera contro gli insetti che infestavano la giungla al confine tra India e Birmania (ma pare che ciò creasse anche una barriera con i suoi colleghi ufficiali…).
Il 12 febbraio 1943, prese il via l’offensiva dei Chindits nella profondità delle linee giapponesi. Ad onta di alcuni successi iniziali e di una penetrazione molto profonda in territorio nemico, alla fine i Chindits si trovarono isolati e furono costretti a tornare alle loro linee, cosa che fecero dividendosi in piccoli e piccolissimi gruppi, e seguendo gli itinerari più diversi. L’intera operazione costò al reparto la perdita di ben un terzo degli effettivi.

Il primo ministro britannico Winston Churchill, sempre molto favorevole alle operazioni militari non convenzionali, volle conoscere direttamente da Wingate le ragioni tanto dell’insuccesso della sua prima missione quanto della perdurante fede che quest’ultimo continuava a manifestare nelle penetrazioni a grande profondità in territorio nemico, per cui lo convocò a Londra per farsi spiegare meglio le sue idee. Quando ciò accadde, Churchill si rese nitidamente conto che Wingate era troppo pazzo e caratterialmente instabile per poter meritare un elevato livello di fiducia, mentre il suo medico personale lo descrisse come “una personalità gravemente borderline“. Tuttavia, il primo ministro britannico versava al momento in una condizione d’animo tale che lo induceva ad utilizzare chiunque, e in qualsiasi modo, pur di fare sì che il Regno Unito potesse sconfiggere i suoi nemici, per cui non esitò a dare corda anche alle idee di Wingate.

Durante il viaggio di ritorno in India, Wingate compì forse il “capolavoro” di una vita contrassegnata dalle eccentricità più marcate e, mentre era ospite di un albergo del Cairo, colto da un improvviso soprassalto di sete, bevve tutta l’acqua depositata al fondo di una fioriera…, contraendo immediatamente il tifo. I medici militari furono strabiliati da un comportamento del genere in un ufficiale superiore, e non c’è dubbio che, da quel momento, la carriera di Wingate ne fu condizionata negativamente, in quanto egli non fu più in grado, per ragioni di salute, di guidare direttamente sul campo i suoi Chindits. Le successive offensive in profondità dei reparti rimasti comunque al suo comando (in quanto a lui fu affidata una funzione di coordinamento superiore delle loro attività), tuttavia, furono coronate da successo e a questi successi è legata la fama imperitura dei Chindits e dello stesso Wingate, il quale, ad onta delle sue soverchianti eccentricità, si è certamente ritagliato un ruolo di primo piano tra le figure più brillanti e innovative della storia militare britannica. Egli morì il 24 marzo 1944, vittima di un incidente aereo in India.
Ancora oggi, la valutazione della sua persona e del suo effettivo ruolo a livello militare sono oggetto di vivaci controversie. E’ probabile che molte sue discutibili peculiarità caratteriali abbiano finito per mettere in ombra il fatto che le sue capacità di corretta valutazione e interpretazione delle potenzialità insite nelle operazioni militari a carattere non convenzionale furono innegabilmente eccellenti. Genio e sregolatezza – si sa – procedono spesso di pari passo, e non a caso di Wingate si è spesso detto: “A mad of genius…“.

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