Scandaloso Pirandello: “Mussolini non trova paragoni nella storia”

20 settembre

“Mussolini non trova paragoni nella storia, mai esistito un condottiero che abbia saputo dare al suo popolo una così viva impronta della sua personalità”. Parola di Luigi Pirandello. Uno, sempre uno, mica centomila. L’adesione convinta al fascismo del celebre drammaturgo siciliano arriva direttamente dalla prima pagina del quotidiano del ventennio L’Impero. A pubblicare il contenuto di una lunga intervista all’autore del Fu Mattia Pascal è stato il professore Piero Mieli sulle pagine dell’edizione cartacea de La Sicilia. L’intervento prestigioso di Pirandello venne pubblicato su L’Impero il 12 marzo 1927 con tanto di foglio autografo dell’autore teatrale stampato nel bel mezzo della prima pagina.

di Davide Turrini dal Il fatto quotidiano 19 settembre 2017

“Quanti sono morti che si credono ancora vivi! E quanti vivi sono oggi sopraffatti dal pensiero dei morti! Come volentieri, amici miei, mi metterei a fare il becchino per sbarazzare l’Italia da tutti i cadaveri che l’appestano! L’Impero giornale di giovani vivi, mi dovrebbe dare una mano”, scrive Pirandello con la sua elegante calligrafia firmandosi in calce. “Un fanatico militante che non esita a tirar fuori l’innata grinta squadrista contro le morte ideologie democratiche e liberali fino a desiderare di farsi addirittura becchino dei tanti normalizzatori che infestano la nazione”, commenta il professore Mieli su La Sicilia.

L’intervista vera e propria è pubblicata a pagina tre de L’Impero a firma Umberto Gentili ed è intitolata “A colloquio con Pirandello”. Il commediografo siciliano venne intervistato dietro le quinte del Teatro Argentina a Roma durante le prove di “Diana e la Tuda”. E pur essendo Pirandello concentrato sui preparativi dell’opera, l’intervista diventa un dettagliato e chiaro encomio al fascismo e al Duce. “Io sono un uomo in piedi che morirà in piedi. Quanti si credono ancora vivi e non lo sono, e bisognerebbe spazzarli, bisognerebbe sgombrare”, esordisce Pirandello. “Le camarille, le piccole congiure personali, non arrivano a spianare nessuna strada, ingombrano, inceppano, è necessario liberarsene, assolutamente, fascisticamente”.

Poi ancora rispunta il tragico concetto di ‘epurazione’: “Se si vuol fare qualche cosa, bisogna incominciare ad epurare ed è un mezzo, questo, di cui si sente la necessità in tutti i campi dell’attività umana”. Ma è quando l’intervistatore domanda cosa ha fatto il fascismo per l’arte che Pirandello risponde da fan accanito di Mussolini: “Moltissimo: c’è ora un fervore di opere che non ha precedenti. Del resto tutto in Italia si è rinnovato; cinque anni di vita fascista hanno ringiovanito e trasformato ogni energia. Mussolini non trova paragoni nella storia; non è mai esistito un condottiero che abbia saputo dare al suo popolo una così viva impronta della sua personalità”. Non che la vicinanza tra Pirandello e il fascismo sia stata mai un mistero, soprattutto nei terribili anni tra il ’24 e il ’25 quando aderì al Manifesto degli Intellettuali fascisti con ancora vivi gli echi del delitto Matteotti e la svolta totalitaria del Duce, ma secondo diversi storici, tra cui il biografo Gaspare Giudice, la simpatia del drammaturgo si sarebbe affievolita già dal 1926. L’Impero fu un quotidiano del Ventennio fondato da Mario Carli ed Emilio Settimelli, entrambi futuristi, vicini a Gabriele D’Annunzio e all’impresa fiumana. Tra il 1913 e il 1921 Settimelli assieme a Tommaso Marinetti ideò il concetto di ‘teatro futurista’.

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5 commenti


  1. Una volta c’erano Luigi Pirandello, Giovanni Gentile, Guglielmo Marconi, Ettore Majorana, Grazia Deledda, Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Massimo Campigli, Marcello Piacentini, e l’arte (colla “A” maisucola) fascista. Oggi abbiamo Laura Boldrini, Fabio Fazio, Roberto Benigni, Massimiliano Fuksas ed Emanuele Fiano. Che tristezza!

    Alessandro De Felice

  2. Se è per questo, una volta c’era anche La Scienza Italiana che grazie a quel capolavoro di straordinaria astuzia e di fenomenale lungimiranza che furono le Leggi Razziali fasciste fu ridotta, per dirla con Edoardo Amaldi, “al collasso”: Bruno Benedetto Rossi, Franco Rasetti, Enrico Fermi, Emilio Gino Segrè e Bruno Pontecorvo se ne scapparono in Nord America e non furono certamente gli unici a dover lasciare l’Italia. Ad esempio non ci dice proprio niente il nome di Andrea Giacomo Viterbi, che all’epoca era solo un bambino?
    La Cultura sì sì sì! Cos’è, certa scienza non fa parte della cultura italiana perché per qualcuno dovrebbero essere ancora in vigore le Leggi Razziali?
    Chi era quel tale che a proposito delle Leggi Razziali diceva “roba da Medioevo” e scriveva “maledetti siano l’Asse Roma-Berlino e la pestilenziale atmosfera mussoliniana”? Ah, sì, un certo Arturo Toscanini… giusto un personaggetto di poco conto, totalmente ininfluente sulla cultura italiana. Perché certa gente anziché inventare di sana pianta astruse teorie sull’apocalittico contenuto del carteggio Churchill-Mussolini non si mette a studiare seriamente quale formidabile strumento di propaganda antifascista fu Toscanini nelle mani degli americani?

    Signor Socrate! A che punto siamo con il ricettario? Abbiamo inserito i “cappellacci ripieni di libro e moschetto”, la “costoletta dell’aeropittore dell’Amba Alagi” (sia ben chiaro, si segue solo e solamente la ricetta tradizionale di Tato), il risotto del Plutocomplottista Massonico con finferli e salsiccia di mora romagnola annaffiata con Dux-Sangiovese e la piadina del Trasvolatore ripiena di squaquerone Chi Vola Vale, rucola Chi Non Vola Non Vale, giuggiole di Predappio, peperoni arrostiti Chi Vale e Non Vola è Un Vile e immancabile aggiunta di eia eia alalà?

    Admiral Canoga

  3. Solita e patetica demonizzazione stile “Novella 2000” che cancella e deforma 23 anni di storia negli ultimi 2 anni (Mussolini vinse 4 guerre prima di perdere l’ultima: prima guerra mondiale, guerra di Etiopia, guerra di Spagna e guerra di Albania) e trasferisce sensibilità odierne ad 80 anni fa, senza considerare l’alleanza cui fu spinta l’Italia fascista da Londra e Parigi e senza considerare che sino al 25 luglio 1943 devono la vita a Mussolini 60mila ebrei (francesi, bulgari, macedoni, greci e croati). Che dire delle navi di ebrei cui si rifiutò l’approdo negli USA e Gran Bretagna durante il II conflitto mondiale? Quanto a Viterbi fu senza dubbio una grossa perdita. Mi risulta che egli, ebreo, abbia collaborato con Wernher von Braun (il Prussiano che conquistò lo spazio interplanetario nonché ex-SS) e partecipato a molti programmi della NASA.

    Alessandro De Felice

  4. Per una volta sono d’accordo con Canoga. Dall’università di Palermo furono espulsi Camillo Artom, ordinario di Fisiologia umana, Maurizio Ascoli, ordinario di Clinica medica, Alberto Dina, ordinario di Elettronica, Mario Fubini, straordinario di Letteratura italiana ed Emilio Segrè, ordinario di Fisica sperimentale.E ricordo che in Sicilia gli ebrei censiti erano appena 202 su una popolazione di quattro milioni e mezzo di abitanti.

    Augusto

  5. Palpitazioni di amebe e di infusori, quando il Pensiero suscita tragedie e drammi giganteschi, tramuta esseri, sconvolge civiltà, mobilita immense masse umane. Oggi, in tutti i campi, tutte le forme dell’immaginazione sono in movimento. Tranne nei campi dove si svolge la nostra vita “storica”, sbarrata, dolorosa, con la precarietà delle cose superate. Noi viviamo su idee, su morali, sociologie, filosofie ed infine su una psicologia, che appartengono al XX secolo, anzi al dopo-1989 quando è iniziato l’attacco al revisionismo storico e la continua chiamata in causa delle leggi razziali (ignorate dal 1938 al 1989, se si esclude la parentesi dell’uscita del saggio su “Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo” del 1961 di R.d.F., mio zio). La nostra letteratura, i nostri dibattiti filosofici, i nostri conflitti ideologici, il nostro atteggiamento di fronte alla realtà, tutto questo dorme dietro porte che sono appena saltate. La vecchia guardia dell’antifascismo militante ingaggia un duello d’”onore”. Ed in nome della Sua Verità, in nome della Sua Realtà, rifiuta tutto in blocco. Appare una nuova scienza, meno dogmatica dell’antica. Si aprono porte su una realtà “diversa”. Come in ogni grande romanzo, non ci sono alla fine né buoni né malvagi e tutti i personaggi hanno ragione se lo sguardo del romanziere si è situato in una dimensione complementare, in cui i destini s’incontrano, si confondono, portati tutti insieme ad un livello superiore. Ed è in modo del tutto naturale che i fisici hanno chiamato queste nuove grandezze numeri quantici di “stranezza”. Stranezza storiografica revisionista. Questo saluto all’Angelo del Bizzarro ha qualche cosa di grandemente scientifico. Come molte altre espressioni della fisica moderna quali “Luce Interdetta” ed “Altrove Assoluto”, il “numero quantico di stranezza” ha prolungamenti di là dalla fisica, legami con le profondità dello spirito umano. Così al vertice della Conoscenza revisionista storiografica dell’antimateria spariscono i nostri metodi abituali di pensiero e le filosofie letterarie, nate da una visione superata delle cose. La visione israelocentrica del mondo.

    Alessandro De Felice

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