“Regime senza meriti”. Sul fascismo Mattarella ignora la storia

26 gennaio

Gentile e illustre presidente Sergio Mattarella,

abbia comprensione per un povero storico convinto liberale e democratico costretto dagli eventi a intervenire in quella che potrebbe sembrare una difesa del fascismo.

di Giordano Bruno Guerri da il Giornale, ultime notizie del 26 gennaio 2018

«E allora perché non ti sei dichiarato liberale, democratico e antifascista?», ribatterà qualcuno in vena di polemiche. Perché è inutile e superfluo, rispondo: un liberale e democratico non può essere che antifascista, altrimenti non è né liberale né democratico. Anzi, a ben guardare, anche l’aggettivo «democratico» è superfluo: come ce lo immaginiamo un liberale non democratico?

Per un uomo delle istituzioni è diverso, tanto più se è anche presidente della Repubblica. Come tale lei è tenuto a ricordare che «La Repubblica italiana, nata dalla Resistenza, si è definita e sviluppata in totale contrapposizione al fascismo. La nostra Costituzione ne rappresenta, per i valori che proclama e per gli ordinamenti che disegna, l’antitesi più netta». Così ha infatti detto lei, ieri, non mancando di ricordare gli orrori delle leggi razziali e delle guerre in cui il regime fascista portò il Paese.

Se non che poi lei ha voluto rispondere al sindaco di Amatrice, diventato noto per la disgrazia del terremoto e adesso lanciato in politica. Il sindaco Sergio Pirrozzi aveva detto con la semplicità del discorso da bar – che Mussolini «ha fatto grandi cose nelle politiche sociali». Lei ha risposto che «sorprende sentir dire, ancora oggi da qualche parte, che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione».

È inaccettabile – caro presidente Mattarella, lei ha ragione – se si intende sostenere che il fascismo fu un grande bene, e peccato per quei due errori. Ma è sbagliato anche sostenere che il fascismo non ebbe alcuni meriti, in mezzo alle odiose volontà di dominio e di conquista, esaltazione della violenza, retorica bellicistica, sopraffazione e autoritarismo, supremazia razziale. E qui tocca al povero storico l’elenco solito dei discorsi da bar, ma dimostrati da centinaia di studi: la scolarizzazione massiccia, la frenesia di opere pubbliche, la bonifica delle paludi, la lotta alla tubercolosi, l’avvio della previdenza sociale, un rinnovato orgoglio di sentirsi italiani, l’avere portato il popolo a partecipare alla vita sociale, sia pure a proprio vantaggio e con metodi inaccettabili.

Certo, sono attività che qualsiasi governo dovrebbe svolgere, ma è un fatto che i precedenti governi liberali le avevano praticate molto meno, e questo consente ai nostalgici di rivangare come meriti speciali ciò che dovrebbe essere la norma.

In conclusione, caro presidente, non neghiamo quelle verità se vogliamo davvero dimostrare e cito ancora le sue parole che la Repubblica italiana, «forte e radicata nella democrazia, non ha timore nel fare i conti con la storia d’Italia».

Con i più cordiali saluti e i migliori auguri di buon lavoro.

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2 commenti


  1. Se la maturità di un popolo si misura con la capacità di fare autocritica sulla sua storia, sicuramente certi errori da parte del suo massimo rappresentante non sarebbero avvenuti. L’Assemblea Costituente si era dato il compito di realizzare una nuova carta costituzionale. Tutti i partecipanti volevano una Patria nuova che risorgeva dalla ceneri della guerra. Ma tanto sono stati illuminati nel pensiero intellettuale che hanno escluso, nei poteri dello stato (esecutivo, legislativo e giudiziario; il potere economico. Ora chi controlla l’economia, controlla quella “storia” che nega i successi raggiunti in campo sociale e industriale in quel periodo.

    Luigi

  2. Mattarella, come la Boldrini, come Gene Gnocchi e come i tanti Vauro Senesi della non-conoscenza storica del ‘900. La disinformazione-demonizzazione sul novecento politico italiano orchestrata dai media mainstream dal 1992 ad oggi con particolare virulenza, non deve preoccupare od intimorire la libera storiografia di studiosi ed investigatori solitari non irreggimentati a livello istituzionale nell’attuale congiuntura culturale: “Prima ti ignorano, in seguito ti deridono, poi ti combattono, infine vinci”. Mahatma Gandhi (che elogiò Mussolini nel dicembre 1931).

    Alessandro De Felice

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