Fu un’epidemia di salmonella a sterminare il popolo degli Aztechi?

5 febbraio

quetzalcoatl-936621_960_720La storia dei primi contatti tra i popoli europei e le civiltà native dell’America precolombiana è stata contrassegnata dalle tragiche conseguenze che tali incontri ebbero su popolazioni abitanti da secoli quello che, per i navigatori provenienti da oltre Atlantico, era il “Nuovo Mondo”. L’incontro con gli europei, infatti, segnò l’inizio della fine per popoli come gli Aztechi e gli Inca, che conobbero prima lo sgretolamento dei loro imperi secolari dovuto all’azione dei conquistadores spagnoli e, in seguito, una drammatica contrazione demografica dovuta, in primo luogo, ai contatti con i virus e i batteri patogeni portati dagli europei.

di Andrea Muratore da Gli occhi della guerradel 28 gennaio 2018

A partire da inizio XX secolo si è acceso un ampio dibattito su quale fosse stato il principale agente patogeno che avrebbe falcidiato le popolazioni dell’America precolombiana, contribuendo alla caduta nell’oblio di culture raffinate e antiche e alla distruzione di un patrimonio unico al mondo. Studiosi come l’italiano Massimo Livi Bacci, autore del validissimo saggio “Conquista”, hanno indagato in questo campo dettagliatamente e ora nuove importanti analisi comparate sembrerebbero aver identificato il principale responsabile del tracollo demografico della principale civiltà mesoamericana incontrata dagli spagnoli, quella degli Aztechi: il batterio Salmonella enterica.

Cocolitzli: così gli Aztechi chiamavano l’epidemia di salmonella

Cocolitzli, nell’antica lingua Nahuatl, significa “pestilenza”: è con questo termine che le cronache azteche della prima metà del Cinquecento si riferirono al flagello che colpì il popolo centroamericano nel 1545, uccidendo 15 milioni di persone, l’80% di un popolo stanziato sui territori degli attuali Messico e Guatemala.

I principali sintomi segnalati dai cronisti dell’epoca parlano di persone colpite da febbri alte, copiosi sanguinamenti dalla bocca e dal naso e forti mal di testa che inevitabilmente soccombevano alla malattia dopo tre o quattro giorni.

“L’epidemia – scrive Il Post – fu una delle tre che sterminarono gli aztechi, tutte portate dai colonizzatori europei: la prima, di vaiolo, avvenne vent’anni prima, e uccise dai 5 agli 8 milioni di persone; la terza invece avvenne trent’anni dopo, tra il 1575 e il 1578, e uccise metà della popolazione rimanente. L’epidemia azteca del 1545 è considerata tra le più mortali della storia dell’umanità, tra quelle durate soltanto per pochi anni: è paragonabile soltanto alla peste di Giustiniano del VI secolo, alla peste nera del XIV secolo e all’influenza spagnola del primo Novecento”.

Ad associare la Salmonella enterica con la più devastante delle pandemie che sconvolsero il Mesoamerica è stato un recente e interessante studio compiuto da un gruppo plurinazionale pubblicato su Nature, che potrebbe aver dato una risposta definitiva al dibattito sulla fine degli Aztechi.

La salmonella identificata in un antico cimitero azteco

Lo studio pubblicato su Nature è stato portato avanti dai ricercatori dell’Università di Tubinga, con la collaborazione del Max Planck Institute for the Science of Human History, dell’Università di Harvard e dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia (un ente governativo messicano), sotto la guida della ricercatrice Åshild Vågene: gli studiosi hanno analizzato campioni da 29 scheletri in un cimitero di Teposcolula-Yucunda, nello stato dell’Oaxaca, appartenenti a soggetti che, per evidenze certificate dagli studi archeologici, risultavano essere decedute nel corso dell’epidemia iniziata nel 1545.

I risultati dello studio sono stati inequivocabili: attraverso l’applicazione del MALT, un nuovo strumento di analisi genomica che consente di trovare antiche tracce di DNA, i ricercatori hanno individuato il batterio Salmonella enterica nei denti dei soggetti analizzati, riscontrando dunque una diretta correlazione tra la presenza dell’agente patogeno e la morte delle persone seppellite a Oaxaca.

Studiare le cause della fine degli Aztechi aiuta a diradare la nebbia che avvolge le civiltà precolombiane, depositarie di culture straordinarie ma tutt’oggi poco conosciute dagli studiosi: scoprire le cause che hanno portato al declino di questi popoli dopo la conquista spagnola potrebbe contribuire non solo a approfondire la nostra conoscenza in materia ma anche a saldare un vero e proprio “debito morale” che l’Europa ha nei confronti di popoli di cui, di fatto, sancì l’inesorabile fine.

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