Storia in Rete n. 150, aprile 2018

7 aprile

La vera fake news? E’ che la fake news sarebbero un fenomeno recente. Dall’epoca del Cavallo di Troia l’umanità inganna, calunnia, mente per raggiungere i propri scopi politici: denigrare i nemici, trovare scuse per invadere altri paesi, portare avanti campagne di marketing. I signori della manipolazione esistono da sempre, solo che oggi hanno deciso che vogliono il monopolio della menzogna…

Storia in Rete di aprile racconta la storia delle fake news dalle guerre omeriche alle provette di bicarbonato spacciate per antrace da Colin Powell e poi – in un intervista con Giuseppe Parlato – analizza quello che sembra essere uno dei passatempi preferiti in rete: il “debunking” delle “bufale” sul Fascismo: Mussolini ha inventato le pensioni? Quando c’era Lui gli italiani mangiavano 5 volte al giorno? Durante il Ventennio i sindacati erano stati brutalmente repressi? I volenterosi “debunker” si bullano di “smascherare” soltanto miti superficiali ed evidentemente inconsistenti. Lasciando però intoccato un vero sottobosco di balle, pregiudizi e ignoranza che solo la ricerca scientifica, documenti alla mano, riesce a penetrare.

Il numero di aprile prosegue quindi con un’analisi di Paolo Simoncelli sulla legge in Polonia sulla memoria storica, una pericolosa deriva che minaccia ancora una volta di mettere ai voti quello che un ricercatore può o non può affermare. E ancora, un nuovo libro racconta gli aspetti della “guerra occulta”: gli scontri fra servizi segreti a colpi di … maghi, ESPer, sensitivi.

L’uscita di una raccolta di racconti – “Fantafascismi” – è quindi l’occasione per discutere di ucronia e storia controfattuale. La storia infatti si può fare anche coi “se”, e quello di immaginare scenari alternativi non è solo un mestiere da scrittore di fantascienza – come Philip K. Dick – ma vi si sono cimentati personaggi del calibro di Tito Livio, Churchill o – recentemente – Niall Ferguson. In coda a una lunga esplorazione dei mondi alternativi dell’ucronia, “Storia in Rete” anticipa uno dei racconti della raccolta “Fantafascismi”, “Una notte tranquilla. E se gli alleati fossero stati fermati sulla Linea Gotica?”, di Sergio Valzania.

“Storia in Rete” di aprile poi offre ai suoi lettori in esclusiva un documento eccezionale: una lettera scritta da Benito Mussolini a padre Pio di Pietrelcina nel 1924. Riemersa dagli archivi aiuta a gettare una nuova luce sull’evoluzione interiore del futuro dittatore. E da un Santo che è stato militare durante la Grande Guerra a un altro: Giovanni XXIII, cappellano militare, e il suo sincero patriottismo. Un personaggio i cui diari bellici sono lo spunto per raccontare l’epopea di tanti cappellani militari che durante la Prima guerra mondiale servirono la Patria in uniforme.

Infine, un anniversario significativo in questi giorni di consultazioni e fermento politico: quello delle elezioni del 1948, giro di boa dell’Italia democratica, che scelse di restare nel campo occidentale sfuggendo al rischio di finire sotto un regime comunista (o peggio, in una seconda guerra civile), consegnando il paese alla Democrazia Cristiana. E ancora, gli artisti criminali: da Caravaggio a Charles Manson, quel filo rosso (sangue) che lega spesso pennelli e coltelli.

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2 commenti


  1. Ma come è possibile che il buon Luciano Garibaldi vada a scrivere a pag. 97, che la testimonianza di Dorina Mazzola collima con il fumettone di Bruno Lonati ?
    Ma stiamo scherzando, forse vedendo un vecchio “La grande storia” di Rai tre, che curato dalla moglie di Tompkins manipolò fraudolentemente una intervista a Dorina Mazzola che Paolo Pisanò gli aveva passato, volle far credere a questa collimazione di fatti. Ma non sa Garibaldi che Pisanò protestò presso Rai Trade e nella ultima puntata, Rai Tre fu costretta a mettere un cartello di smentita a questa manipolazione?
    Ma poi basterebbe conoscere bene la testimonianza Mazzola e la storiella del Lonati per vedere come sono totalmente diverse.
    Nessuno nega che nella morte di Mussolini ci siano stati gli inglesi, anzi, anche se la loro presenza al momento della morte non è provata, ma il fumettone di Lonati non c‘entra nulla e già una volta dissi a Garibaldi che insistere a sostenere, sia pure con le molle, quella fandonia, finiva per danneggiare sulla “pista inglese”.
    Personalmente mi pregio di aver vivisezionato e confutato definitivamente quella ridicola spy story del Lonati, che tanto gola fa agli editori, con il saggio visibile on line qui, che mi ha dato riconoscimenti da vari accademici e speravo che non se ne parlasse mai più: http://www.italiasociale.net/storia17/storia-17-02-07.pdf

    MAURIZIO BAROZZI

  2. Complimenti e un plauso al direttore di Storia in Rete e signora che hanno curato il reportage “Segreti” sulla morte di Mussolini. Considerando l’importanza che hanno questi documentari sulla opinione pubblica, questa opera al momento resta unica.
    Consentitemi di trovare qualche pelo nell’uovo, ma sciocchezze.
    Sarebbe stato opportuno mostrare la clamorosa inversione di percorso, ovvero strade in salita diventate in discesa e viceversa, raccontate per anni da Audisio, e anche Lampredi, che disssero si recarono e uscirono poi da casa dei De Maria indice che quel percorso non lo hanno proprio fatto.
    Inoltre il particolare bizzarro, ma indicativo che attestava la Petacci caduta a morte sull’erba umida, quando davanti a quel cancello non c’era neppure un filo di erba. E attenzione: non fu un riferimento alla leggera, perché era anche riportato come sottotitolo in prima pagina, dall’Unità del novembre 1945, e guarda caso, la Petacci cadde proprio sull’erba umida, ma in un prato da altra parte.
    Si parla inoltre dello stivale “sdrucito” di Mussolini come lo definì Audisio, ma quello stivale non era affatto sdrucito, ma era saltata la cerniera lampo di chiura quindi cosa ancor più grave perché, non potendosi chiudere sul piede e sul gambale, non ci si poteva proprio camminare, se non al massimo saltellando, forse, ma nessuno notò questo particolare, né i De Maria, né quei 5 o 6 testimoni che videro la coppia, presunti Mussolini – Petacci, mentre venivano portati alla macchina sulla piazzetta del lavatoio.
    Per il resto tutto perfetto, anzi se sapete quando e dove si può rivedere quelle puntate di Segreti, molti me lo chiedono.

    MAURIZIO BAROZZI

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