Veneziani: “Anche Mieli si accorge che della Resistenza non resiste più nulla”

8 aprile

A picconate, o a piccoli colpi di scalpello, il mito della Resistenza si va via via sgretolando, fino a ridursi a un cumulo di macerie. Ad abbatterlo non ci pensa più solo la revisione salvifica relativa al sangue dei vinti, ossia alle brutalità commesse dai partigiani a guerra finita, a mo’ di vendette private o di epurazione sistematica dell’ ex nemico: storia diventata patrimonio collettivo grazie all’opera di Giampaolo Pansa. Adesso scricchiola pure l’ edificio della Resistenza come grande movimento di popolo, come insurrezione spontanea, immediata e partecipata, oltreché risolutiva, su cui a lungo si è basata la vulgata storica.

Gianluca Veneziani per Libero Quotidiano del 7 aprile 2018

Se anche questo mito aurorale della Resistenza mostra le sue falle, il merito è dello storico francese Olivier Wieviorka che ha appena dato alle stampe il documentatissimo saggio Storia della Resistenza nell’ Europa occidentale 1940-1945 (Einaudi, pp.464, euro 35), analisi sull’effettivo contributo dei partigiani durante il conflitto e il loro reale peso politico e militare nei Paesi occupati. Ma il merito è anche dello storico Paolo Mieli che ieri, recensendo il libro di Wieviorka sul Corriere della Sera, è riuscito poderosamente a infrangere, su un grande giornale, quel conformismo che fa della Resistenza insieme un Totem da venerare e un Tabù, del quale non è possibile parlare (male).

AGIOGRAFIE SMONTATE
Leggendo Wieviorka, Mieli non esita a smontare quelle che lo storico francese definisce «agiografie», derubricando cioè l’azione dei partigiani europei, e anche italiani, a un contributo residuale ai fini della Liberazione. A lungo infatti, fa notare Wieviorka, è stato «sopravvalutato il ruolo svolto dalla dimensione nazionale della lotta comune» ed è stato «ritenuto che le resistenze locali potessero svilupparsi adeguatamente senza aiuti esterni».

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Quasi fossero movimenti volontari, auto-finanziati e operativi grazie a una libera scelta insurrezionale In realtà, le cose andarono diversamente, sia perché la nascita di quei fronti di lotta fu sollecitata dal Soe (Special Operations Executive), organismo creato dagli inglesi al fine di fomentare la Resistenza; sia perché l’apporto dei partigiani fu pressoché irrilevante tanto che «con o senza Resistenza, l’Europa sarebbe stata liberata dalle forze angloamericane».

Ma l’aspetto forse più interessante del saggio è che non ci fu, sin dagli albori in Europa, e tanto meno in Italia, l’insorgere di dissidenti pronti a darsi alla macchia né una risoluta «opposizione all’apparente inesorabilità della disfatta» nei Paesi occupati. Piuttosto, i governi di quegli Stati cercarono compromessi con il Reich e gli stessi popoli a tutto pensarono tranne che a mettersi subito in armi contro l’ invasore. Smentita evidente della leggenda secondo cui sarebbe esistita una Resistenza implicita e silenziosa, nata nel momento dell’ occupazione e poi sfociata nella Resistenza armata.

APATIA POLITICA DEGLI ITALIANI
Questo fu vero soprattutto in Italia, dove il movimento resistenziale tardò a manifestarsi sia per quella che Mieli definisce «apatia politica degli italiani» sia per una comprensibile mancanza di ardore che portava i nostri prigionieri di guerra a non voler rischiare la pelle per rovesciare il regime, sia per il consenso di cui – almeno fino al 1943 – il fascismo godette nel nostro Paese, al punto che molti soldati o cittadini consideravano un “tradimento” opporsi al governo vigente.

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E infatti da noi gli angloamericani faticarono ad alimentare uno spirito ribellista e a mettere su gruppi di lotta armata. Wieviorka racconta di tentativi grotteschi, come quando si cercarono ribelli italiani in Nord Africa e in Svizzera, ma si trovarono soltanto «cospiratori da salotto»; o quando, non riuscendo a identificare una figura spendibile come leader dei futuri partigiani, la si trovò in un certo Annibale Bergonzoli, un generale che tuttavia presto si dimostrò «un ciarlatano di temperamento esaltato». Insomma, non la persona ideale nelle cui mani mettere le sorti d’ Italia.

È interessante notare come questa rilettura della Resistenza continui a essere portata avanti da studiosi esterni alla cultura di destra. Wieviorka, nipote di ebrei uccisi ad Auschwitz, collabora con un inserto del giornale di sinistra Libération; lo stesso Mieli, cresciuto negli ambienti della sinistra extraparlamentare, è stato allievo del grande Renzo De Felice, storico comunista, e nondimeno principale artefice della revisione sul fascismo. Come già nel caso di Pansa, la demitizzazione della Resistenza non può che partire da sinistra. Dove le menti più illuminate, ormai da tempo, si sono accorte che della Resistenza non resiste più niente.

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5 commenti


  1. Non è esattamente così Veneziani. Evidentemente lei scrive ad uso e consumo del suo giornaletto LIBERO. Oltretutto la foto che pubblica sul sito non è quella del testo in esame, ma quella di uno del 2013. Non si può manipolare in modo così fazioso e parziale il bel saggio di WIEVIORKA secondo il quale la Resistenza europea ebbe certamente un sostegno reale da parte degli Alleati in termini di mezzi materiali (collegamenti radio ed armi), tuttavia non va comunque sopravvalutato perchè senza l’aiuto della Resistenza queste liberazioni “sarebbero state più lunghe, più costose e dolorose”. Ed ancora: “La Resistenza aveva partecipato non senza fulgore alla vittoria militare; contribuì in egual misura a stabilizzare la situazione politica, evitando che l’Europa dell’Ovest precipitasse nel caos” (pag. 342). Ed infine: “[…] servizi segreti alleati sarebbero stati ciechi senza il concorso prestato dalle Resistenze nazionali. Per abbattere l’Italia fascista e la Germania nazista era necessaria l’unione che fu sicuramente una lotta, ma altrettanto sicuramente una forza” (pag. 386).

    guys

  2. Sarebbe cmq anche il caso di riportare la recensione di MIELI – del tutto travisata da Veneziani – le cui conclusioni ben sintetizzano la tesi di WIEVIORKA già da me sottolineata: “[…] i partigiani favorirono l’avanzata delle truppe alleate e permisero di limitare il costo umano di un conflitto spaventoso. […] E questo non fu un dettaglio da poco”.

    Davvero sconcertante la faziosità di questo Veneziani e la volontà di distorcere i fatti e piegarli alle tesi del giornaletto per cui lavora.
    D’accordo demitizzare la Resistenza, ma arrivare a dire che tale mito si è ridotto “a un cumulo di macerie”… è non solo scandaloso ma anti-storico.

    http://www.corriere.it/cultura/18_aprile_02/8-settembre-alleati-resistenza-saggio-storico-584804fe-3687-11e8-a836-1a6391d71628.shtml

    guys

  3. Articolo veramente imbarazzante e dalle conclusioni discutibili. La cosa peggiore, cosa che è già stata fatta notare, è come riporti tesi altrui in maniera del tutto errata e parziale.
    Questo non è fare storia, questo è distorcere la storia.

    Andrea

  4. Qualcuno sa spiegarmi cosa significa questa frase :”sia per una comprensibile mancanza di ardore che portava i nostri prigionieri di guerra a non voler rischiare la pelle per rovesciare il regime” ? Veneziani voleva forse organizzare brigate partigiane nei campi di internamento in Germania ?

    Augusto

  5. Tra i partigiani vi furono anche criminali, come ve ne furono fra i nazi-fascisti anche se con proporzioni davvero differenti. E non specifico chi furono di più. In tempi di GUERRA CIVILE non è più possibile ragionare in termini di buoni e cattivi secondo il metodo di oggi. Gli stessi rapporti tra partigiani ed Alleati furono caratterizzati non solo da collaborazione, ma anche da contrasti e diffidenze da ambo le parti. Ciò non toglie tuttavia che questo costituì una FORZA che alla lunga portò alla sconfitta nazi-fascista. Ma va ricordato che questa guerra civile fu provocata dall’inettitudine dei Savoia e dei capi di stato maggiore e poi dalla infausta creazione della Repubblica di Salò.
    Il grande successo dei libri di PANSA testimoniano la grande ignoranza che esiste tra la gente comune. E’ vero che ci furono questi partigiani criminali che approfittando della confusione generata dalla guerra civile commisero assassinii e vendette, ma di quanti crimini furono responsabili i nazi-fascisti non solo in guerra ma anche PRIMA della guerra in tempo di pace ?
    E non solo in Italia ma anche nei territori occupati in Africa e nei Balcani ed in un quadro generale analogo a quello nazista, comportando uso di gas, stragi, rappresaglie e deportazioni nei confronti di civili. Come pure il razzismo italiano che poggiava sulle stesse basi biologiche di quello nazista. Ma mentre la Germania ha ammesso da tempo le sue responsabilità, l’Italia ha invece mantenuto l’impostazione del dopoguerra, tendente a considerare l’anti-fascismo come un valore originario degli Italiani, che hanno non tanto sostenuto quanto subìto il regime.
    E questo va detto. La Resistenza è stata MITIZZATA all’eccesso, ma non per questo va DEMOLITA. Va semplicemente ridimensionata, tenendo conto della diffcile situazione di guerra civile, della presenza di criminali infiltrati, della diffidenza degli Alleati, delle difficoltà organizzative.
    Purtroppo persiste ancora oggi in parte dell’opinione pubblica più ingenua influenzata dalla DESTRA (fin dal dopoguerra) il mito del Duce e quello del “bravo italiano”, cioè l’idea che il fascismo sia stato relativamente “buono” (ma corrotto da Hitler), e che tale dittatura fu bonaria, priva di ideologia e meritevole in molti campi come in quello della legislazione sociale, lavori pubblici, bonifiche, industrializzazione.
    Si parla appunto di “defascistizzazione retroattiva” (=tendenza a negare gli aspetti più peculiari del fascismo = repressione-crimini-razzismo). Ma di tale “defascizzazione” nel dopoguerra fu responsabile anche la SINISTRA ANTIFASCISTA che essenzialmente aveva l’obiettivo di ridurre il fascismo ad un MUSSOLINISMO senza reale adesione popolare, sottolineando più i meriti della Resistenza.
    Queste 2 posizioni sono state riviste e corrette dalla storiografia degli ultimi 20 anni per affermare la piena RESPONSABILITA’ del fascismo, il suo razzismo originario, criminale, con un’ideologia totalitaria pur se a livello di esperimento, dotata delle caratteristiche proprie descritte dalla ARENDT (terrore+dittatura criminale). E se il FASCISMO fece MENO vittime del NAZISMO significa poco perchè il carattere totalitario si desume dalla possibilità che quel regime ha di fare vittime (indipendentemente da quante ne farà realmente). E se consenso ci fu, ciò non è che sminuisca le colpe del fascismo e del suo sventurato creatore.

    guys

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