Storia In Rete n° 40, febbraio 2009

9 febbraio

Storia in Rete di febbraio parla di due grandi sfide alle stelle: quella di Galileo, che quattrocento anni fa puntò il cannocchiale al cielo (mentre, intanto, ancora faceva oroscopi) e quella del Futurismo, che cento anni fa esplodeva in tutta la sua fragorosa vitalità, nella celebrazione della modernità, del progresso e della macchina… ma anche con più d’una strizzata d’occhio a magia, esoterismo e spiritismo. (“L’uomo delle Stelle”, di Andrea Albini e “Futuristi Esoteristi” di Paolo Sidoni). Lo speciale dedicato a Marinetti&Co. continua con il lato poco conosciuto del femminismo nel Futurismo (“Futurismo al femminile” di Valeria Palumbo). Un corsivo di Aldo A. Mola (“Si può imporre per legge la damnatio memoriae?”) accende i riflettori sulla pericolosa china presa dalla memoria storica imposta (o cancellata) dalla politica. Continua quindi l’inchiesta di Storia in Rete sulla colonizzazione culturale che l’Italia sta subendo sul fronte del documentario storico (“ANNOZERO”, di Fabio Andriola) e la storia della conquista italiana del cosmo (“L’Italia dello Spazio” a cura di Francesco Rea), seconda punta del lungo viaggio firmato Storia in Rete e Agenzia Spaziale Italiana. E quindi, una nuova puntata della storia dei servizi segreti militari italiani, alle prese con il primo triennio della Seconda guerra mondiale, con una sorpresa: fummo fra i migliori nel conflitto (“Alla prova della guerra” di Andrea Vento). Termina con questo numero la lunga indagine sui retroscena della strage nazista de La Storta (“Il cerchio si chiude” di Gian Paolo Pelizzaro): eccezionali documenti inediti rivelano come dietro “l’inglese sconosciuto” si celò una delle pedine chiave del gioco militare per far uscire l’Italia dalla guerra all’insaputa della Germania. E ancora, i verbali del Consiglio dei Ministri voluti da Cavour in persona, che – pubblicati ora integralmente – gettano una luce nuova sugli anni mirabili del Risorgimento, 1859, 1860 e 1861 (“Nella stanza dei bottoni” di Aldo G. Ricci). Un balzo indietro alla Rivoluzione Francese, quando pure il calendario doveva essere rivoluzionato (“Il poeta che volle cambiare i mesi”, di Armando Russo) e ancora più oltre al medioevo, con il caso – oscuro… ma non troppo – del Conte Rosso: assassinato o vittima di malasanità? (“Chi ha ucciso il Conte Rosso” di Massimo Centini). Infine un’anticipazione di uno studio del britannico Andrew McCall sul piccante argomento della prostituzione nell’età di Mezzo (“Che bordello, il Medioevo!”). Tutto questo e molto altro, su Storia in Rete di febbraio!

Guarda la copertina di Storia in Rete n° 40

Leggi il sommario di Storia in Rete n° 40

Galileo, l’uomo delle stelle. Il primo grande scienziato moderno, non disdegnava però gli oroscopi

Futurismo: celebrazione del progresso e della macchina? non solo: anche magia ed esoterismo

Futurismo in rosa: quando “il disprezzo della donna” restò lettera morta…

La storia a norma di legge? un nuovo rischio per chi vuole studiare il passato

Annozero: l’Italia nel nulla della produzione culturale e della privatizzazione selvaggia

I primi passi verso il cielo: l’Italia del dopoguerra sfidava lo spazio in pallone. E con successo

Sorpresa: fummo fra i migliori! i servizi segreti militari italiani primeggiarono durante la Seconda guerra mondiale

I tedeschi gabbati scoprono la trama del SIM dietro “l’inglese sconosciuto”. Ma è tardi…

I verbali di Cavour: così il Padre della Patria volle lasciar testimonianza del suo lavoro di primo ministro

Il calendario rivoluzionario: un taglio netto col passato che finì sotto la ghigliottina

Chi ha ucciso il Conte Rosso? Intrighi di corte o più banale malasanità medievale?

Il bordello medioevale: la prostituzione, un mestiere duro, ma sempre a galla. Anche nei “secoli bui”

VUOI ACQUISTARE IL NUMERO 40 DI STORIA IN RETE IN PDF? CLICCA QUI!


TI SEI PERSO QUALCHE COSA? VEDI NELL’ARCHIVIO DEI NUMERI ARRETRATI

Invia ad un amico Invia ad un amico     Stampa questo post Stampa questo post

Lascia un commento

*

* Attenzione: i commenti sono moderati. Storia In Rete si riserva la possibilità di non pubblicare commenti offensivi, lesivi dell'altrui reputazione, o comunque contro le leggi in vigore. In ogni caso, i commenti pubblicato non riflettono necessariamente la linea editoriale di Storia In Rete, che si impegna a stimolare e diffondere un dialogo il più possibile rispettoso di tutte le posizioni.