Alla riscoperta (genovese) di Carlo Alberto, il “Re nuovo” che sognava una nuova Italia

20 giugno

Un re del Piemonte che sognava di essere Re d’Italia e non ci riuscì. Un re a cavallo di due mondi, un mondo che guardava all’ancien régime e un mondo nuovo che guardava al liberalismo.

di  dal il Giornale, ultime notizie del 13/06/2018

Un monarca che ha comunque consegnato, al Piemonte prima e all’Italia poi, uno Statuto moderno che ci ha governato sin oltre la fine della Seconda guerra mondiale. Stiamo ovviamente parlando di Carlo Alberto (1798-1849), re del Piemonte.

Molti lati della personalità e della vita del monarca emergono dalla mostra genovese (che durerà sino al 31 luglio) organizzata nel Palazzo Reale della città: Il Re nuovo. Carlo Alberto nel Palazzo reale di Genova. Sono raccolte nelle sale del Palazzo, più specificamente negli appartamenti dei principi ereditari, opere d’arte, memorie e cimeli provenienti da collezioni private e pubbliche, ritratti su tela, cammei e miniature, avori e porcellane, alternati a busti in marmo e bronzo dorato, stampe e disegni, documenti e libri, arredi e oggetti preziosi legati al monarca. L’obiettivo è fissare l’iconografia del sovrano, sia quella ufficiale, sia quella più intima, fermando i punti salienti della biografia del re, e dei suoi famigliari, sullo sfondo della storia della nazione nascente e della complessa situazione della Prima guerra di indipendenza.

Ne esce un ritratto, del principe prima e del monarca poi, complesso e articolato, ben compendiato anche nei saggi che compongono il catalogo che accompagna la mostra. Tra questi spicca quello di Francesco Perfetti: Carlo Alberto da Principe di Carignano a Re di Sardegna. Racconta bene le peculiarità di questo monarca quasi per caso (era davvero improbabile che la successione passasse a lui). Proprio la sua infanzia, non già orientata verso il trono, gli diede la possibilità di venire in contatto con ambienti liberali che gli fornirono una visione della regalità diversa da quella che avrebbe sviluppato crescendo a corte. Ecco perché già nel 1820-1821 era visto come punto di riferimento da molti intellettuali, da Vincenzo Monti sino al repubblicano Luigi Angeloni. Carlo Alberto voleva porsi come mediatore tra la corte sabauda e gli ambienti rivoluzionari. Ma finì per trovarsi tra l’incudine e il martello. Non fu tentennante, semplicemente si trovò a gestire una situazione esplosiva. Dimostrò poi, una volta salito al trono, di essere l’uomo delle «riforme possibili». Concesse lo Statuto, in un certo senso, solo quando concederlo era diventato una conditio sine qua non per i suoi scopi. Ma lo concesse, e poi vi tenne fede. Egualmente non si tirò mai indietro nella sua guerra sfortunata contro l’Austria. Quindi non si possono negare i suoi meriti storici.

Visto da vicino, poi, Carlo Alberto appare un po’ diverso dal personaggio amletico che ci ha tramandato la storiografia patria. Anche dopo essere salito al trono fu mondano e brillante e persino dotato di «una grazia seducente». Solo nel finale della sua vita, che lui avrebbe preferito concludere su un campo di battaglia e non in esilio, prese corpo quel personaggio tragico che ispirò Carducci: «oggi ti canto, o re de’ miei verd’anni,/ re per tant’anni/ bestemmiato e pianto,/ che via passasti con la spada in pugno/ ed il cilicio// al cristian petto, italo Amleto».

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43 commenti


  1. Altro squallido figuro, degno componente di una dinastia volgare, violenta e ipocrita.
    “Re tentenna” schizzofrenico e panoico è l’esempio migliore di come non essere un Re.

    Socrate

  2. Ma almeno lui non si è rimangiato la costituzione concessa al popolo…

    emanuele

  3. Salvo poi tagliare teste e fucilare chi la costituzione l’aveva voluta!…. Ma per piacere, uomo inutile, meschino e ridicolo.

    Socrate

  4. Avrà avuto le sue buone ragioni.

    emanuele

  5. La sua laconica risposta è l’estrema difesa di chi sa di essere nel torto ma non lo vuole ammettere, esattamente come tutti gli apologeti dei falsi eroi che 150 anni fa aggredirono, stuprarono e derubarono vigliaccamente un Regno, facendo passare il tutto come gesto eroico!

    Socrate

  6. Purtroppo anche questa estate la calura soffocante sta causando grossi problemi a Socrate. Possibile non vi sia dalle sue parti qualche bella iniziativa rinfrescante che possa distoglierlo dalla rovente ossessione contro i Savoia e Garibaldi? E dire che nei fine settimana i Comuni di tutta Italia organizzano feste, concerti, manifestazioni…e perfino, tra chiese e conventi, non mancano persone disposte all’ascolto paziente e misericordioso delle più vacue esternazioni.

    Maria Cipriano

  7. La bellissima risposta di Emanuele: “Avrà avuto le sue buone ragioni” e l’esortazione della woman of the stars Maria Cipriano di rivolgere le mie “vacue esternazioni” a persone misericordiose, disposte all’ascolto, sono espressioni paradigmatiche di un mondo arroccato cocciutamente su posizioni oramai superate. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!

    Socrate

  8. Una risposta ironica ma quantomai seria: la dobbiamo piantare di giudicare
    1) col senno del poi;
    2) con la morale attuale
    le ragioni e le azioni dei personaggi del passato. La loro azione va sempre e comunque contestualizzata.
    Quindi sì, aveva le sue buone ragioni.

    emanuele

  9. Perfetto, sono totalmente d’accordo. Rimane il fatto che quelle “ragioni” erano buone solo per “re tentenna” ma pessime per il resto del mondo anche nel 1848!

    Socrate

  10. Non direi. Alla fine l’obbiettivo del “Re Tentenna”, l’unità d’Italia, è stata realizzato. Quindi…

    emanuele

  11. Sovrano vile e uomo inetto non pensava affatto all’unità d’Italia. Giusto per contestualizzare, quella annessione frutto di una proditoria aggressione fu per i savoia una mera conseguenza geografica o come direbbero i colti un tipico caso di eterogenesi dei fini…

    Socrate

  12. No? Ci sono documenti in tal senso?

    emanuele

  13. Se ti riferisci ai documenti affondati insieme al povero Nievo, alle lettere del Settembrini o del Gladstone agli atti del “plebiscito” per l’annessione e via dicendo, direi che sarebbe il caso di smetterla di mentire spudoratamente!

    Socrate

  14. Ma quali documenti? Socrate non ne ha letto neanche mezzo. Solo nelle ultime cinque righe ha sparato 6 stupidaggini.

    Maria Cipriano

  15. Hai, hai touché, quando the woman of the stars Maria Cipriano incomincia ad offendere è segno che sa di essere dalla parte del torto!

    Socrate

  16. Socrate, più guardo le stelle, più lei mi appare microscopico, al contrario dei nostri eroi e protagonisti del Risorgimento che brillano come astri nella Storia d’Italia.

    Maria Cipriano

  17. Mi risulta tuttavia che quelle che citi sarebbero carte relative alla seconda parte del Risorgimento, non a Carlo Alberto…

    emanuele

  18. Intanto quegli eroi saranno tali solo per lei, cara la mia woman of the stars Maria Cipriano, per me sono mercenari, mitomani, megalomani e speculatori senza scrupoli. Se poi mi vede tanto piccolo è solo perchè mi paragona ad una stella. Provi a confrontarmi con un suo pari e vedrà!

    Caro Emanuele sa bene che non è necessario un riferimento cronologico in quel tipo di similitudine. Non faccia lo gnorri…

    Socrate

  19. ma che vuol dire? Io dovrei condannare un sovrano come Carlo Alberto per documenti spariti… dieci anni dopo la sua abdicazione?
    Poi, uno è libero di farsi PRIVATAMENTE la propria opinione su chicchessia. Però se pubblicamente viene a dirmi “Garibaldi era un mercenario” è pregato di presentarmi le PROVE in base alle quali un uomo che ha riunificato l’Italia e che è considerato un eroe in Sudamerica dovrebbe invece essere derubricato a volgare venduto al migliore offerente (cosa che peraltro non sposta il problema, visto che a sto punto il RICCHISSIMISSIMO Regno delle Due Sicilie poteva anche offrire di più, se il problema erano solo i dindi…)

    emanuele

  20. Quando lei mi chiede “Ci sono documenti in tal senso?”, per essere più chiaro, avrei dovuto rispondere che gli atti esistenti non diranno quasi mai la verità, altri saranno spariti o nella migliore delle ipotesi verranno interpretati secondo convenienza, come appunto avvenne con quelli a cui facevo riferimento.
    Sui protagonisti del risorgimento io posso esprimere liberamente quello che penso privatamente e pubblicamente. Credo non sia ancora un reato! Rimane una mia opinione e non pretendo venga condivisa da tutti, ma rispettata quello si.
    Le “PROVE” su don Peppino sono scritte nei documenti che pochi hanno letto e che pochissimi hanno potuto o voluto divulgare.
    Il mito dell’eroe alto e biondo (era invece basso e rosso) incomincia con Dumas, con i vari circoli massonici e con gli amici inglesi. Mera propaganda e tutto a pagamento!

    Socrate

  21. Socrate, a lei Storia in rete serve per passare il tempo lanciando provocazioni a caso. Visto che per quanto riguarda le centinaia di lettere di Luigi Settembrini non sa da che parte voltarsi, racconti almeno qualche amenità sui suoi amati sovrani borbonici, per esempio di Francesco II che prima di avere rapporti con la moglie dovette chiedere il permesso al suo confessore e stava sempre in devoto raccoglimento davanti al ritratto di mammà. Oppure a suo padre Ferdinando II che si ammalò gravemente dopo un assurdo viaggio nel suo “reame” senza strade, in mezzo al fango, con le carrozze impantanate, la pioggia che scrosciava…la sua stanza di ammalato, più che di dottori, era piena di amuleti e di santini. Erano proprio dei sovrani modello, non c’è che dire. Chi poi li ha visti in battaglia, alzi la mano! Ah! Ah!

    Maria Cipriano

  22. La libertà di esprimersi è totale, tant’è che qui su Storia in Rete facciamo esprimere tutti (nei limiti delle leggi, che non decidiamo noi, purtroppo).
    Però uno è libero di dire quel che vuole portando documentazione, altrimenti si deve poi buscare i vaffanculi di chi sta dall’altra parte. Sui documenti si fa la storia, non sulle chiacchiere. Dire che esistono “documenti” che provano che Carlo Alberto era una merda di sovrano e poi aggiungere “ma sono stati distrutti” è una bella scusa. Perché anche i documenti distrutti lasciano le loro tracce (vedi il carteggio Mussolini-Churchill). Qui invece che tracce abbiamo?
    E su Garibaldi? CHE PROVA SAREBBE CHE ERA ROSSO DI CAPELLI!?!? Quanto all’altezza, dai registri risulta 1 metro e 70, che per l’epoca era una taglia medio-alta visto che l’altezza media degli italiani ancora nel 1915 era di 165 cm!
    Ma dai, su, vi attaccate alle boiate tipo la leggenda delle orecchie tagliate (leggenda, appunto, su cui hanno calcato le mani i giornalacci gesuiti anti-nazionali) o sulle fregnacce tipo “eravamo la terza potenza mondialeeeee!!” poi però il regno borbonico è stato spazzato via da mille “mercenari” (patrioti, per quanto ci riguarda) e nonostante alle sue spalle ci fossero potenze europee non di secondo piano, come l’Austria.
    Insomma, rimettete i piedi per terra. Il Risorgimento è andato com’è andato, non come vi piacerebbe fosse andato…

    emanuele

  23. Maria Cipriano è vero, mi sto concedendo qualche giorno di riposo, non è vero invece che lancio provocazioni.
    Tra le amenità relative ai Borboni non le sarà sfuggito che la biblioteca della Reggia di Caserta, tra le più ricche d’Europa, raccoglieva alla fine del ‘700 circa 14.000 volumi, molti di più di quanti ne circolavano nel Piemonte e che quando i solerti funzionari piemontesi, incaricati di depredare il Palazzo Reale, si imbatterono nel bidet della regina, non sapendo cosa fosse, nell’elenco scrissero: curioso strumento musicale!

    Socrate

  24. Emanuele difendere “re tentenna” è inutile in quanto sono i fatti che lo condannano e non vale la pena spendere ancora tempo con l’insulso personaggio.
    Quanto a don Peppino è chiaro che l’altezza e il colore dei capelli era una quisquilia. Molto grave è invece da parte sua far finta di non conoscere il carteggio tra La Farina e il Benso, là dove si capisce il vero ruolo di Garibaldi: una recita d’avanspettacolo…
    Sicuramente saprà che al Congresso di Parigi, nel 1856, il perfido Camillo sbandiera la famosa “questione morale” del Regno del sud, inducendo le potenze europee a credere che il popolo meridionale “gemeva sotto il mal governo” di feroci sovrani inetti! Tutto falso, ovviamente, ma utile a giustificare l’aggressione violenta e illegale ad un Regno pacifico e sereno da parte di un manipolo di miserabili straccioni prezzolati.
    D’Azeglio con grande ironia scrisse: “Quando si vede un regno di sei milioni di abitanti e un’armata di 100 mila uomini, vinto con la perdita di 8 morti e 18 storpiati… chi vuol capire … capisca…”
    Così come è arcinoto il ruolo dell’ignobile conte Carlo Pellion di Persano nella compra-vendita dei comandanti borbonici.
    Emanuele, una bella ripassata su certi accadimenti forse le sarebbe utile.

    Socrate

  25. I fatti “condannano” Carlo Alberto? E’ l’uomo che ha concesso – e non ritirato – lo Statuto, unico Stato pre-unitario a farlo. Ha adottato la bandiera italiana per il Regno di Sardegna, lanciando un segnale chiarissimo. Ha avuto il coraggio di schierarsi contro l’Austria sperando nell’aiuto degli altri Stati italiani che invece – fra papa e re Borbone – hanno prima inviato e poi ritirato perché burattini nelle mani degli Asburgo.
    Garibaldi non era amato da Cavour – cordialmente ricambiava – ma intanto è risalito per tutto il regno dei Borbone spazzando via gli eserciti che Napoli gli mandava contro con un pugno di volontari. Mettici una pezza. Poi avoja a dire “corruzione”… se qualcuno si fa corrompere è parte di un sistema marcio, e marcio era il regno dei Borbone. I comandanti borbonici che si sono venduti qualcuno li avrà promossi nei loro gradi… facesse mea culpa.
    Ma non è nemmeno tutta “corruzione”. Molti furono quelli che passarono dalla parte dell’Italia perché era la parte giusta. Perché le divisioni regionali e i regnetti ridicoli che si bullavano di 6 km di ferrovia erano il passato e la nazione italiana aspirava a qualcosa di meglio che essere governato da burattini nelle mani dei governi stranieri per gli interessi dei governi stranieri.
    E non è un caso che se oggi stiamo combinati così è perché abbiamo avuto per decenni al potere gente che degli ideali del Risorgimento ha fatto carne di porco…

    emanuele

  26. Emanuele che tristezza, pensavo di interloquire con una persona preparata, magari con punti di vista differenti, ma constato che lei è assolutamente inadeguato a parlare di storia. La saluto con una rivelazione, lei non ci crederà e mi darà del bugiardo revisionista, ma non fa niente, glielo voglio dire lo stesso: La Befana non esiste!

    Socrate

  27. sostanzialmente il “persona preparata” è un sinonimo di “persona che la pensa come me”. Eh, no, allora non ci siamo…

    emanuele

  28. “magari con punti di vista differenti,”
    O non legge o lo fa apposta.
    Quasi rimpiango the woman of the stars Maria Cipriano!

    Socrate

  29. beh, sostanzialmente io non ti do ragione su certe fregnacce tipo la storiella di Garibaldi nano o il fatto che la “compravendita” avrebbe anche altre radici oltre la mera offerta di denaro e posizioni nel nuovo corso e allora non sarei preparato…
    I punti di vista non sono tutti uguali. Una fregnaccia è una fregnaccia e un punto di vista basato su fonti è un punto di vista basato su fonti. La prima non si discute, si spernacchia. Sulla seconda si può fare dibattito.

    emanuele

  30. Socrate, ma 14.000 volumi per la biblioteca di una Reggia come Caserta non sono un gran che: solo io ne ho più di mille….e poi i Borbone, se in fatto di regge e sfarzi non risparmiavano, in cose come la lettura erano assai carenti, tant’è che la regina austriaca Carolina che volle la biblioteca per essere a pari delle altre Corti, era più che altro intenta alla lettura di quelli che Benedetto Croce definì “libercoli senza valore.”
    E il suo bidet era l’unico di tutto il Regno delle due Sicilie.
    Difficile peraltro che in Piemonte, che era a stretto contatto con la Francia, non lo conoscessero: “strano oggetto a forma di chitarra” lo definì l’incaricato dell’inventario. Certe cose non si potevano certo nominare e nemmeno alludervi.

    Maria Cipriano

  31. Quando uno deve leggere che “nella sola reggia di Caserta c’erano più libri che in tutto il Piemonte” e poi nella sola Regia Biblioteca Universitaria di Torino ce n’erano quasi 200 mila che cosa deve pensare di TUTTO il corollario di bestialità su cui si basa l’attacco volgare e antinazionale contro il Risorgimento? Garibaldi con le orecchie tagliate, i milioni e milioni di morti a Fenestrelle e nella guerra ai briganti, che ovviamente erano tutti legittimisti per o’ rre e per la Patria Napolitana, le scemità sui “primati delle Due Sicilie” e la “produzione industriale” (quale? due locomotive\anno? qualche tonnellata di ghisa di scarsa qualità portata da Mongiana A DORSO DI MULO fino a valle?) affossata dai cattivi piemontesi… Anche basta, no? Ripeto, tutti sono legittimati a dare le loro opinioni, quelle non basate sui fatti e sui dati verranno spernacchiate.

    emanuele

  32. Per anni la retorica risorgimentale ha sfornato menzogne e falsità scientemente elaborate a tavolino. I libri, i giornali e tutti gli organi pubblici di divulgazione hanno raccontato bugie stravolgendo la realtà dei fatti, enfatizzando “gesta eroiche” totalmente inventate, nascondendo la verità. Un esempio?
    A proposito di falsità, perché il Piemonte decide di invadere il sud?
    Intanto va subito chiarito che il processo di unificazione non fu un movimento popolare, ma soltanto elitario, “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani” (Massimo D’Azeglio), altro che furor di popolo e patriottismo.
    L’unità d’Italia fu dettata esclusivamente da motivazioni di tipo economico. Il Regno di Sardegna era allora sull’orlo del fallimento. Nel Mezzogiorno invece l’economia era sotto controllo, un lungo periodo di pace aveva favorito la stabilità economica. Nel 1860 il Regno delle Due Sicilie possedeva una quantità di oro pari al doppio dell’oro di tutti gli altri stati della penisola italiana messi insieme, 60 volte superiore a quello dei Savoia.
    Motivazioni geopolitiche (canale di Suez, zolfo siciliano, massoneria) che indussero potenze straniere a sponsorizzare l’invasione.
    Altra falsità, chi fu l’artefice?
    Non certo don Peppino o i quattro straccioni al suo seguito. I responsabili furono due: La Farina e Benso. Il braccio e la mente.
    Il duo organizzò in gran segreto la messa in scena: Un gruppo di disperati partendo da Quarto col finto furto dei vaporetti, (in realtà pagati profumatamente ai proprietari!) doveva conquistare la terza potenza europea, da Palermo a Napoli, con fischietti, bombette e trik e trak. Il tutto ovviamente facendo credere che il Re “galantuomo” non ne sapesse niente. Infatti, per rendere più credibile la commedia, Vittorio Emanuele II proprio in quei giorni manda messaggi rassicuranti al giovane Re di Napoli (suo cugino di primo grado!)
    Sempre secondo i sacri testi Don Peppino intanto arriva come il messia a liberare il popolo oppresso dalla tirannia borbonica osannato dalle folle plaudenti rischiando la pelle per portare ricchezza e libertà.
    Il bel mercenario invece, arriva scortato dalla flotta inglese, fa finta di combattere contro armate corrotte, si nomina dittatore, svuota le casse dei comuni e delle chiese, libera i criminali detenuti nelle galere, li mette nei posti di comando: Polizia, Municipi, Prefetture e caccia i funzionari onesti, gli unici che sapessero legge e scrivere!
    Il biondino che Benso aveva messo a capo della banda di bravacci però si monta la testa e arrivato a Napoli caccia La Farina, che non potendo scoprire ancora il complotto, nicchia e torna a Torino, non prima però di aver raccontato con raccapriccio lo schifo che i “liberatori” stavano combinando. E già, perché tutti questi accadimenti non sono frutto della fantasia di qualche revisionista neo borbonico, no, sono descritti dettagliatamente in una fitta corrispondenza epistolare che proprio La Farina invia regolarmente a Benso!

    Socrate

  33. Tutto bellissimo.
    Dunque il potente Regno delle Due Sicilie, terza potenza mondiale, patria di primati che ineguagliabili come il primo treno in Italia e le acciaierie di Mongiana che Krupp levati proprio, crolla perché uno Stato in bancarotta ha comunque ancora abbastanza soldi ancora da comprarsi tutto il suo esercito e organizzare un teatrino con finte battaglie in camicia rossa.
    A posto siamo!

    emanuele

  34. Si, bravo forse adesso hai capito, spero…

    Socrate

  35. Beh, allora facevano i saldi in Borbonia Felix! Fuori tutto, con due lire ci compriamo esercito, marina e aeronautica duosiciliana! Uno Stato saldissimo che però svende la sua principale voce di spesa sul bilancio – le forze armate – per quattro soldi? Diciamo che non ne esce proprio benissimo l’immagine del regno borbonico, và. Forse era meglio l’altra versione…

    emanuele

  36. I comandanti borbonici furono corrotti all’insaputa della corona e dei vertici militari duo siciliani. I soldi necessari furono solo anticipati e poi ripresi con interesse stratosferico depredando le casse del Regno delle due Sicilie. Chi non ne esce benissimo è invece il savoiardo (bugiardo e corruttore) e tutti quelli che ancora oggi credono alle favolette risorgimentali.

    Socrate

  37. La storiella a rovescio di Socrate: ogni riga due stupidaggini. E del carteggio La Farina-Cavour non ha letto una riga, ovvio.
    Non ha letto un documento, questa la verità, ma solo le vociferazioni di chi sappiamo.
    Si riposi, Socrate, dia retta a me, invece di consumarsi con le ossessive ripetizioni del nulla. Le sue stupidaggini sono così grossolane che sfidano le leggi della gravità.

    Maria Cipriano

  38. Ma la cosa non sposterebbe il problema anche se fosse vera. Comunque i comandanti borbonici sono stati messi là da sovrani borbonici, che quindi avevano un regno talmente solido da non avere un – dico uno – ufficiale fedele alla corona!
    E poi, sulla storia dei soldi delle casse del Regno… uff… soldi tenuti sotto al mattone. Al nord i soldi venivano investiti, quindi CIRCOLAVANO (60 km di ferrovie per il Regno dei Primati costruiti in 20 anni contro 800 km del Piemonte in metà degli anni più un traforo alpino) ecco perché le “casse erano vuote”…

    emanuele

  39. Gagliarda woman of the stars Maria Cipriano non si preoccupi della mia salute, sto bene. Piuttosto rifletta sulle “grossolane” “stupidaggini” che da più di 150 anni sono state fatte passare per verità.

    Emanuele il problema è: la narrazione risorgimentale è aderente alla realtà o ci hanno mentito?
    Lei afferma che va bene lo stesso anche se ci hanno mentito!
    Ma lei capisce quello che scrive?
    E’ vero la viabilità interna del Regno del sud era carente, anche per la morfologia del territorio, di contro si dette impulso al trasporto via mare, creando una flotta potentissima. Fu realizzato in sostanza l’autostrada del mare.

    Socrate

  40. La storia per definizione è una scienza revisionista.
    Questo non vuol dire che TUTTA la narrazione del passato sia TUTTA falsa e ci sia ovunque un mostruoso complotto che finora ci ha impedito di vedere la verità… Di sicuro così non è per il Risorgimento, visto che la maggior parte delle cosiddette “scoperte” che fanno oggi i neoborbonici sono da lunga pezza conosciute oppure – vedi la questione dei “genocidi” – totalmente inventate.
    Sulla viabilità del Sud, vexata quaestio. Sono meridionale e conosco bene le mie terre. E di sicuro non è più difficile fare una strada in Puglia che nelle Langhe o nelle Alpi Marittime. Ferdinando II per andare nelle Puglie non ha preso “l’autostrada del mare”, ma la carrozza, e mal gliene incolse. E comunque queste “autostrade del mare” se c’erano, come nel caso del famoso “primo vaporetto italiano” (durato da Natale a Santo Stefano) erano come il “primo treno”: destinati solo a una ristrettissima cerchia di benestanti.
    La modernizzazione ha portato anche grandi disastri, che nessuno nega, ma di sicuro nel regno borbonico erano allergici a essa in tutte le sue forme.

    emanuele

  41. Emanuele visto che le “cosiddette “scoperte” che fanno oggi i neoborbonici sono da lunga pezza conosciute” come tu giustamente sostieni, com’è che nelle scuole, sui libri nelle piazze di tutta Italia si continuano a celebrare falsi eroi, falsi miti e falsi patrioti?
    I “grandi disastri” arrecati al sud dall’invasione piemontese vengono ancora negati, se lo dici alla woman of the stars Maria Cipriano, ti dà del pazzo!
    Comunque, visto che sei meridionale, dovresti sapere che Ferdinando quando si mise in viaggio era già sofferente in quanto affetto da una grave infezione all’inguine che, naturalmente, peggiorò con lo stress del viaggio e della cerimonia nunziale del figlio a Bari. Non dare retta alla Cipriano, non fu ammazzato dalla mancanza di strade!

    Socrate

  42. Perché non sono “falsi”.
    Perché Cialdini e La Marmora non erano macellai, ma generali del loro tempo.
    Perché Garibaldi non era un bandito schiavista ma un patriota eroe.
    Perché Cavour fu una mente geniale.
    Ecco perché abbiamo giustamente dedicato agli artefici dell’unità d’Italia strade, piazze e monumenti.
    Poi, che l’unità non sia stata il migliore dei mondi possibile, è vero. Ma non che quello che ha sostituito fosse meglio, anzi… Ed è vero che con l’unità arrivarono grandi guasti a sud, come l’esproprio delle terre comuni da parte del notabilato (comunque meridionale). Ma anche questo era un processo storico che presto o tardi sarebbe cascato fra capo e collo alle popolazioni del sud, perché era l’intero secolo che procedeva lungo quella deprecabile strada. E comunque con l’unità arrivò anche la modernità: strade, ferrovie, ospedali, scuole, teatri, infrastrutture, acquedotti, bonifiche… La crescita delle ferrovie a sud fu in proporzione molte volte superiore a quella del nord, tanto per dire.
    E tutto ciò è largamente conosciuto da decenni. Da Nitti e da Gramsci, ma anche da prima. E non sposta di una virgola i meriti dei patrioti che fecero l’Italia.

    emanuele

  43. Quanta confusione! Cerco di mettere ordine.
    Quello che si contesta ai sostenitori del mito risorgimentale è che la narrazione degli accadimenti più importanti è stata fatta mentendo spudoratamente. Si è stravolta la verità dei fatti. Un paio di esempi: I famosi incontri tra La Farina e Benso, per organizzare l’invasione del Sud, avvenivano di notte e in gran segreto. Il famoso furto del “Piemonte” e del “Lombardo” non è mai avvenuto. Rubattino si incontrò a Modena in gran segreto con il Re V.E.II e Benso il 4 maggio 1860 alla presenza del notaio Baldioli per acquistarli a caro prezzo. A tutt’oggi non c’è un solo testo scolastico che ne fa cenno.
    Cialdini e La Marmora erano macellai, come tutti i generali del loro tempo. Chiamarli eroi mi sembra quanto meno esagerato.
    Garibaldi era un bandito schiavista e un mercenario, fatto passare per patriota ed eroe.
    Cavour fu una mente geniale ma mai e poi mai un fervente patriota!
    Con l’unità non arrivò la modernità, arrivò la miseria, l’emigrazione, le tasse, la coscrizione obbligatoria, la soppressione degli ordini religiosi, la chiusura delle scuole, e tante tante ingiustizie. Quando parli di strade, infrastrutture o ferrovie, ricordati sempre che a Matera hanno vissuto nelle caverne fino al 1970 e che ancora oggi non esiste la ferrovia.

    Socrate

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