“Savoia VS Borbone”: in edicola il nuovo speciale di “Storia in Rete”

23 giugno

Pagine da speciale 07 - nord e sudDa circa trent’anni la narrazione dell’epopea risorgimentale viene contestata da più fronti. “Storia in Rete”, che non ha mai nascosto la propria visione filo-risorgimentale, ha deciso di aprire al dibattito con chi critica i modi e i risultati con cui si è giunti a coronare l’unità del Paese nel 1859-1861. Il risultato è questo numero speciale.

Con documenti inediti, analisi approfondite, dati statistici si rilegge l’intero scorrere del biennio cruciale dell’unità d’Italia. La Spedizione dei Mille, il crollo del Regno delle Due Sicilie, la guerra civile del Brigantaggio, il dibattito sulle cause dell’arretratezza del Mezzogiorno, la questione dell’internamento degli ex soldati borbonici nelle fortezze piemontesi vengono così messi sotto la lente d’ingrandimento e discussi da posizioni diverse. Lo speciale di “Storia in Rete” non aspira a dare una sintesi fra le opposte interpretazioni dei fatti, dei dati e dei documenti, ma a dare ai lettori un quadro quanto più possibile esaustivo di queste interpretazioni. Alla fine della lettura sarà il lettore che tirerà le proprie conclusioni. Fermo restando che nel campo della Storia, ben poche sono le tesi che non si possono rimettere in discussione in qualunque momento…

GUARDA L’ANTEPRIMA DELLO SPECIALE DI STORIA IN RETE (PDF, 13 Mb)

TI SEI PERSO QUALCHE COSA? GLI SPECIALI DI STORIA IN RETE SONO DISPONIBILI SU LIBRERIADISTORIA!!

Invia ad un amico Invia ad un amico     Stampa questo post Stampa questo post

22 commenti


  1. Complimenti, un bel giornale dove si confrontano idee e posizioni storiche diverse. Atteggiamento che in Italia non si vede facilmente!

    Aldo

  2. Strano che assidui frequentatori di questi lidi come Maria Cipriano, emanule o Augusto non abbiano ancora gridato al complotto revisionista neo borbonico anti risorgimentalpatriottico!

    Socrate

  3. Socrate, ma non c’è qualche bella gita pasquale “all inclusive” (tutto incluso) che la possa distrarre dalla sua maniacaggine retrograda-feudal-oscurantista- per i Borboni e affini (Stato Pontificio, ducato di Parma Piacenza e Gastalla, ducato di Modena e Reggio, etc.etc.etc.)?
    Accodatosi al coro pietoso di piangiulenti nostalgici e alle loro messe commemorative di non si sa che, lei potrà meglio sfogare la spira compulsiva che la tormenta. Oso un consiglio: a Modena da qualche anno, non sapendo che altro fare, si fa una santa messa in suffragio del defunto duca incorniciato sopra un trespolo (quello che per timore dei patrioti aveva proibito finanche l’uso dei fiammiferi): lì si ritrovano un pugno di oranti che potrebbero stare in tre taxi, a cantare l’inno asburgico al compianto imperatore degli impiccati. Ci vada anche lei, visto che i Borbone erano appiccicati a Vienna e al papa. E preghi anche per noi, materialisti, massoni, giacobini, garibaldini, rivoluzionari, carbonari e sabaudi impenitenti che perseveriamo nel peccato mortale del Risorgimento e dell’Unità d’Italia.

    Maria Cipriano

  4. Innanzi tutto ben ritrovata, era un po’ che non si affacciava da queste parti, forse colpa delle stelle? Mi spiace dirlo ma ancora una volta lei si sbaglia, nessuna mania o nostalgia mi affligge. Grazie comunque del consiglio ma pur avendo il massimo rispetto per chi frequenta le “messe commemorative” non ho mai partecipato a simili eventi e mai lo farò. Meglio un allegro convivio enogastronomico magari con annesso dopo pasto culturale! Si sa in vino veritas. Piuttosto, visto che siamo in argomento, le consiglierei una buona scorta di Maalox in previsione di tutto quello che nei prossimi anni dovrà ancora “digerire”.

    Socrate

  5. Caro Aristotele (pardon Socrate), è lei, mi creda, che deve curarsi l’iperacidità gastrica che le procura il Risorgimento con Garibaldi alla testa. Ai suoi reflussi neoborbonici, per quanto mascherati dietro la filosofia greca, il maalox serve a poco. Si lasci dunque consigliare: a Modena organizzano una simpatica terapia di gruppo in onore del compianto duca i cui benefici effetti sono assicurati nell’arco di 365 giorni. Ripetendola ogni anno, si può tirare avanti per chissà quanto. Si ricordi quel che diceva Cicerone “similes cum similibus congregantur” (i simili devono stare coi simili), non perda tempo con una garibaldina come me che le aggrava i sintomi. Io sono una minaccia non solo per il tratto gastro-esofageo ma anche per il duodeno.

    Maria Cipriano

  6. Acidità? Ma cosa vuole che mi faccia un Benso o un don Peppino qualunque, ci vuole ben altro! 160 anni di falsità, soprusi, ruberie e umiliazioni mi hanno reso immune. Non sono neoborbonico (anche se lo fossi non ci sarebbe nulla di male) al contrario mi vergognerei di essere accomunato ai garibaldini!

    Socrate

  7. Bravo. Si tenga stretta la vergogna, di cui non importa un fico secco a nessuno, tantomeno a me.

    Maria Cipriano

  8. Certo, lo capisco, quando la verità fa male è meglio ignorarla che affrontarla!

    Socrate

  9. Mi pare che chi sta male è lei.

    Maria Cipriano

  10. Dico ad Aldo che il confronto tra storici di scuole diverse è prassi costante nella cultura italiana e internazionale. Divulgarne i contenuti in una cerchia più ampia di quella consueta è operazione altamente meritoria: l’importante è ricordarsi che la storia è una cosa seria e non dare spazio a pseudostorici che falsificano il passato, divulgano panzane e alimentano un sentimento rancoroso verso fatti e personaggi storici giustificato solo dalla ignoranza che lo origina. Pensi alla schiera neoborbonica e alla sfilza delle fandonie che ripete ossessivamente: le Due Sicilie terza potenza economica mondiale che vende locomotive ad altri Stati, gli stabilimenti industriali del Napoletano chiusi nel 1860, lo sterminio di centinaia di migliaia di persone dopo il 1861 nelle regioni meridionali e così via.

    Augusto

  11. Sui testi scolastici da 150 anni si legge che i Borboni erano sovrani stranieri che bisognava scacciare per unire l’Italia; che Garibaldi era “l’eroe dei due mondi”; che fuori dal regno di Sardegna si levava “il grido di dolore”; che mille mercenari conquistarono un Regno; che i contadini del sud avrebbero avuto le terre sottratte alla chiesa e ai baroni; che un libero plebiscito unì l’Italia; che Vittorio Emanuele II era un re galantuomo; che Bixio rubò due piroscafi a Quarto; che l’Ercole di Nievo affondò per una tempesta; che a Teano ci furono le consegne… ecc.
    Ora mi dica lei con quale coraggio e con quale faccia tosta si permette di chiedere di “non dare spazio a pseudostorici che falsificano il passato” in quanto a suo parere questi cattivi storici “divulgano panzane e alimentano un sentimento rancoroso verso fatti e personaggi storici giustificato solo dalla ignoranza che lo origina.”. Non chiedo molto: un pizzico di pudore!

    Socrate

  12. Capisco che elaborare il lutto per una bocciatura alle elementari sia difficile, ma non si può darne la colpa per tutta la vita al proprio sussidiario.

    Augusto

  13. Esattamente la risposta che mi aspettavo. Pur di non ammettere l’evidenza, certe persone sono capaci di dire le più audaci idiozie.

    Socrate

  14. Le audaci idiozie sono quelle che racconta lei sperando che qualche gonzo di passaggio abbocchi alle sirene neoborboniche cui finge di non appartenere celandosi dietro l’usurpato nome di Socrate. Forse le truppe mercenarie furono i reggimenti svizzeri e bavaresi assoldati dai suoi Bbbborboni, o le truppe austriache che chiamarono in soccorso per schiacciare le insurrezioni, ovviamente pagandole profumatamente con l’oro che tenevano sottochiave: quando avevano finito di sperperarlo per le spese pazze e i lussi di corte, naturalmente. La questione agraria non era risolta in nessuna parte d’europa ma parzialmente solo in Francia dove c’era stata una sanguinosissima rivoluzione: e gli ideali risorgimentali, di matrice mazziniana, basati sulla cooperazione sociale, ne erano ben lontani. Il Risorgimento è nato nel mezzogiorno con la Carboneria, e il vapore Ercole su cui s’imbarcò Ippolito Nievo ai primi di marzo del 1861 era una vecchia carretta, lo sapevano tutti, infatti avrebbe dovuto imbarcarsi su di un altro più moderno ma che partiva più tardi. In quanto ai rendiconti dell’impresa dei mille, dal giugno 1860 al febbraio 1861, si trovano all’Archivio di Stato di Torino: prenda un biroccio perchè il treno è un mezzo troppo moderno per lei e vada a leggerseli.

    Maria Cipriano

  15. Signori, vi richiamo all’ordine entrambi… Evitiamo attacchi personali, continuate pure a discutere di storia
    (primo avvertimento, al secondo blocchiamo la discussione).

    emanuele

  16. I reggimenti svizzeri e bavaresi per svolgere il loro onesto lavoro nella legalità, erano regolarmente pagati così come tutti gli eserciti dell’epoca. Al contrario dei suoi cari garibbbaldini che certamente non erano i baldanzosi giovanotti mossi dall’amor patrio che andavano incontro alla gloria, ma semplicemente fuorilegge e per la gran parte, persone desiderose solo di avventura e cospicui guadagni. Il tutto senza dimenticare che l’intera vicenda fu in realtà una tragica messa in scena orchestrata da Benso, Farini & c. ed enfatizzata ad arte dallo spin doctor Dumas. La “questione agraria” non centra nulla, si tratta semplicemente delle roboanti promesse, ovviamente disattese, che don Peppino il 2 giugno 1860 con l’editto di Palermo fece alla popolazione meridionale: Distribuire la terra ai contadini. La carboneria ebbe un ruolo marginale (pensi al povero Mazzini) gli artefici furono altri, concentrati più fuori dell’Italia che nel mezzogiorno! Nievo fu imbarcato sulla “vecchia carretta” a ragion veduta e i documenti conservati nell’Archivio di Stato di Torino sono altro. Quanto al “gonzo di passaggio” si sbaglia, io credo che scrivere e confrontarsi su qualsiasi argomento sia sempre utile, nella peggiore delle ipotesi il saggio si accresce, il dotto si corregge, l’ignaro s’informa.

    Socrate

  17. O dotto e saggio Zarathustra, lei non sa neanche dov’è l’Archivio di Stato di Torino e forse neanche dov’è Torino.
    Le sue solenni cantonate scopiazzate dai siti filoborbonici e filobriganteschi ne fanno testo.
    Dall’angolo della sua spocchia si permette di dire che i Mille erano fuorilegge quando tra essi c’erano perfino dei mutilati della 2a guerra d’indipendenza e di altri moti patriottici, e chiama Garibaldi spregiativamente “don peppino” con cialtronesca tronfiaggine che ancor più mette in mostra le distanze galattiche che da lui la separano. I fuorilegge erano piuttosto gli scherani di cui si serviva il pusillanime e arcibigotto reuccio franceschiello, incapace di scendere in guerra, impaurito da Garibaldi come quasi tutti nella sua Corte, e così stimato che la matrigna austriaca non gli lasciò nemmeno un soldo di eredità e fece bene. E del resto ai borbonici i garibaldini le avevano già suonate di santa ragione anni prima in un’altra occasione che lei certamente, dall’alto della sua erudizione, conoscerà: quando nella fretta di scappare abbandonarono perfino i feriti.
    In quanto ai mercenari svizzeri e bavaresi, facevano così bene il loro “onesto lavoro” che avevano libertà di saccheggio, di stupro e di massacro, come del resto i capi della polizia. A nessuno tranne che a lei risulta che costoro non fossero mercenari di tutt’altro che nobile fama.
    Ma passiamo alla questione agraria di cui probabilmente non conosceva neanche il nome, questione che in Italia fu risolta solo negli anni cinquanta del secolo scorso. Nè Garibaldi ebbe la presunzione di risolverla (e come poteva?) per quanto lo desiderasse: e infatti, dopo aver abolito tutti i dazi alimentari, emanò un decreto che prevedeva la distribuzione delle terre del demanio comunale (e in mancanza di queste di quello statale) ai “cittadini più poveri” che avessero combattuto per la Patria, la qual cosa era stata fatta anche ai tempi di Murat ma con scarsi risultati per i motivi che chiunque che non sia un improvvisato della materia può immaginare. Detta distribuzione fu infatti realizzata solo in parte: in Basilicata, per esempio, che è una piccola regione, furono distribuiti 27.000 lotti fra il 1861 e il 1871 (anche i miei avi in Sicilia ricevettero una quota): ma poi facilmente venivano rivenduti per non indebitarsi, perchè la terra non si mantiene da sola, bisogna investirci. I miei avi ci misero dei cavalli, ma la malavita che da gran tempo piagava il mezzogiorno era pronta a saltare addosso anche a questi poveretti, come la triste storia del brigantaggio che gravi danni arrecò all’economia meridionale dimostra.
    In quanto alla Carboneria -intorno a cui sarà arduo per lei arraffare qualcosa in giro per il web-, essa fu fondamentale: senza la Carboneria non ci sarebbe stato il Risorgimento, come ho cercato di spiegare nel mio articolo “Buon Risorgimento”. E Mazzini fu l’ultimo anello di essa, colui che la trasformò e modernizzò in Giovine Italia: un passaggio determinante.

    Maria Cipriano

  18. I Mille erano certamente mercenari fuorilegge. Non rappresentavano nessuno stato sovrano o organizzazione legalmente riconosciuta (almeno ufficialmente) se non se stessi. Tutta la loro epopea fu in palese violazione delle più elementari norme del diritto internazionale. La presenza tra le loro fila di preti, donne, bambini o ex combattenti non ne cambia la natura piratesca.
    Il Nizzardo è stato un grande fenomeno mediatico supportato da un apparato propagandistico efficacissimo che, a leggere quanto scrive, ancora oggi fa proseliti. La quantità impressionante di articoli di giornali, riviste, libri, canti e immagini che trasformarono un anonimo condannato alla forca in “santo laico” di livello internazionale, ne sono la prova evidente.
    In applicazione della legge Pica la “libertà di saccheggio, di stupro e di massacro” fu praticata per molti anni e in maniera più feroce anche dai liberatores sabaudi.
    Forse non sono stato chiaro, la questione agraria non centra un bel nulla, nel precedente intervento mi riferivo semplicemente alle promesse disattese di don Peppino e passate sotto silenzio. Stratagemma utile solo a ottenere facile consenso popolare.
    Stendiamo un velo pietoso sulla “malavita” che nulla centra con il fenomeno del Brigantaggio. Fenomeno che, tra l’altro, fu praticamente assente in Sicilia. Quanto alla carboneria credo si tratti di un refuso. Quando afferma “senza la Carboneria non ci sarebbe stato il Risorgimento” sicuramente intende dire senza la Massoneria (…). L’ora tarda può essere una giustificazione!
    Onde evitare che emenuele blocchi la discussione non ci metta troppa passione nel denigrarmi. Grazie.

    Socrate

  19. Davanti al muro dell’evidenza si tacciono chiacchiere e supponenza!

    Socrate

  20. Gli ultimi interventi della signora Maria Cipriano, della quale ammiro la pazienza infinita, mi inducono a proporre una questione di metodo. Vorrei suggerire che la discussione con esponenti del mondo neoborbonico utilizzando i risultati della ricerca scientifica sia non impossibile ma inutile. Il fine che essi perseguono – come è stato candidamente ammesso da uno degli agitatori più noti, tal Fiore Marro – è la “ricostruzione identitaria” del popolo meridionale e in nome di questo nobile obiettivo “qualche strafalcione” – il regno borbonico terza potenza industriale del mondo, la vendita delle locomotive al Regno di Sardegna, l’analfabetismo nel sud causato dalla chiusura delle scuole per dieci anni dopo il 1860, Landi corrotto personalmente da Garibaldi con una falsa fede di credito, e via sciocchezzando – si può tranquillamente lasciar passare. Dunque dimostrare documenti e dati alla mano che questo armamentario propagandistico, peraltro ricopiato pedissequamente dalla pubblicistica legittimista post-unitaria, è fatto di panzane non serve a nulla, esattamente come non serve presentare studi astronomici ai terrapiattisti. Quando si vive all’interno di una allucinazione, il contatto con la realtà non può che essere rifiutato.

    Augusto

  21. Adesso le stupidaggini le dice anche in rima?

    Maria Cipriano

  22. Cara Maria Cipriano apprezzo molto la sua vena ironica, evidente segno d’intelligenza, un po’ meno la sua ostinazione!

    Augusto, che dire, per l’ennesima volta le ribadisco che non sono un neoborbonico non sono meridionalista nostalgico o romantico e non sono attratto da nessuna ideologia politica estremista. Se proprio mi vuole etichettare mi consideri un revisionista curioso. Detto questo, a parte le simpatiche battute della “woman of the stars” Maria Cipriano, non ho ancora letto un rigo serio di contestazione alle mie precedenti risposte.

    Socrate

Lascia un commento

*

* Attenzione: i commenti sono moderati. Storia In Rete si riserva la possibilità di non pubblicare commenti offensivi, lesivi dell'altrui reputazione, o comunque contro le leggi in vigore. In ogni caso, i commenti pubblicato non riflettono necessariamente la linea editoriale di Storia In Rete, che si impegna a stimolare e diffondere un dialogo il più possibile rispettoso di tutte le posizioni.