15 fatti sul sesso che a scuola non insegnano…

19 luglio

Prostitution was legal in the capital, and guidebooks were published and updated every year to help men find the sex worker who was right for them. The guides contained prices, ages, appearance, techniques, reviews, and the sort of activities the women were willing to do (in lurid detail). It was a bit like a mucky version of TripAdvisor.Queste cose a scuola di sicuro i professori non ve le hanno raccontate. Nel 18° secolo l’imperatrice di Russia Caterina la Grande aveva assunto dei ‘solleticatori di piedi. Si eccitava così, come Anna Leopoldovna, che pagava eunuchi e ragazze per farsi fare il solletico mentre raccontavano storie oscene. Una volta eccitate, erano pronte per mariti o amanti.

Hilary Mitchell per “BuzzFeed” del 27 maggio 2018 (trad. Dagospia)

Il primo anello per il pene risale al 1200 ed era fatto di ciglia di capra, che aggiungevano una piacevole stimolazione. Erano molti usati in Cina. I primi dildo invece erano fatti di pietra e risalgono a 28.000 anni fa.

Negli anni ’20 alcune coraggiose donne, rifiutavano i rigidi modelli vittoriani e frequentavano ‘petting parties’, dove non si faceva sesso esplicito, ma ci si toccava e baciava. Siccome l’isteria era un problema serio all’epoca, ci pensavano i dottori a masturbare le pazienti.

Il re Edoardo VII era un assiduo frequentatore del bordello parigino ‘Le Chabanais’. Lì trascorreva così tanto tempo che gli avevano costruito una speciale sedia dell’amore, un vero e proprio trono che poteva sostenere il suo considerevole peso mentre si acoppiava con le cortigiane.

Nel 18° secolo la prostituzione era legale a Londra, perciò si vendevano elenchi con età, prezzo, e prestazioni delle signorine. Una specie di TripAdvisor del sesso. Già nel 1700 esistevano ‘i sex club’, il più noto era lo scozzese “Beggar’s Benison”, dove i membri leggevano libri censurati e si accoppiavano con donne compiacenti. Il rito di iniziazione prevedeva la masturbazione in una vasca comune e bere da un bicchiere a forma di pene.

Nel 300 a Roma si contavano 45 bordelli e 32.000 lavoratori del sesso (anche uomini). Il fallo scolpito sul ciottolo segnava la direzione per la casa di piacere più vicina. Per abbattere qualsiasi barriera linguistica, si usavano ‘token’ su cui erano incisi vari servizi e posizioni. Le monete avevano valore a seconda della attività sessuale scelta.

Le donne romane al sapone preferivano l’olio e si toglievano di dosso sporcizia e sudore con uno strigile. Molte aristocratiche si invaghivano dei gladiatori e compravano il loro grasso per usarlo come lubrificante.

Nella Francia medievale, al posto di Pornhub, c’erano poemi piccanti chiamati ‘fabliaux’, narrati dagli aedi. Le donne non potevano chiedere il divorzio, a meno che il marito non fosse impotente. Il test veniva fatto direttamente in tribunale: l’uomo doveva eiaculare davanti alla giuria o fare sesso con la moglie davanti a tutti.

Le donne dell’epoca dovevano mantenersi pure fino al matrimonio, ma molte fingevano di perdere la verginità la prima notte di nozze. Come? Il giorno prima inserivano una sanguisuga sulle labbra vaginali, il sangue usciva e si formava una crosta. Durante il rapporto sessuale la crosta si rompeva ed usciva il sangue, prova di verginità.

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