1943: l’Italia si scusa per rappresaglia in Grecia

15 febbraio

L’ambasciatore d’Italia ad Atene, Gianpaolo Scarante, ha assistito a Domenikon (Grecia centrale) alla commemorazione dell’eccidio commesso dalle truppe italiane di occupazione il 16 febbraio del 1943. “Sono venuto con dolore e commozione per esprimere il mio profondo cordoglio a tutte le vittime di Domenikon”, ha affermato l’ambasciatore in un discorso davanti ad autorità civili e militari e a un certo numero di parenti delle vittime dell’eccidio. E’ la prima volta che un ambasciatore d’Italia prende parte alla commemorazione della strage di Domenikon, dove la feroce rappresaglia fascista per l’uccisione di nove soldati italiani portò all’uccisione 150 civili maschi, dai 15 agli 80 anni. La presenza dell’ambasciatore è un fatto importante, ha detto all’ANSA in sindaco di Domenikon, Athanassios Missios. “E’ importante – ha aggiunto – perché è stata una occasione per l’Italia di chiedere scusa per un fatto terribile. Ma al tempo stesso anche un’opportunità per vedere come gli italiani di oggi non sono come i fascisti di ieri”. L’ambasciatore Scarante ha deposto una corona di fiori davanti al sacrario delle vittime, insieme alle autorità. (ANSA)

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28 commenti


  1. Ma l’Ambasciatore italiano dove ha studiato la storia ?
    La rappresaglia fu compiuta dal nostro Esercito non dai soliti ‘fascisti’ citando i quali cerca di scaricare su di loro le responsabilità che furono del tutto uguali a quelle che TUTTI gli eserciti belligeranti ebbero durante la guerra.
    Vi mando un mio articolo che spero pubblichiate:

    Tanto tuonò che piovve
    Finalmente i DENIGRATORI delle nostre FFAA sono riusciti –grazie al settimanale L’ESPRESSO – a portare a conoscenza della pubblica opinione ciò che a loro stava a cuore: additare le nostre FORZE ARMATE operanti nella II^ guerra mondiale come una banda di assassini usufruendo per di più dei buoni servigi televisivi di ‘History Channel’ che il 14 marzo prossimo manderà in onda il filmato “La sporca guerra di Mussolini” che come dalle anticipazioni della coautrice di esso, la ‘storica’ Lidia Santarelli, apparse nell’ESPRESSO del 28/2/2008 avrà il nobilissimo intento di dimostrare che i soldati italiani furono perfettamente identici –quanto a infamie e crudeltà- a quelli tedeschi o meglio ancora alle SS.

    Altro che ‘Italiani brava gente’ ! Proprio “per nulla” è la patriottica conclusione della Santarelli la cui soddisfazione di poter finalmente dire che i suoi compatrioti in grigioverde furono degli infami sprizza da ogni parola dell’articolo che riportiamo integralmente:

    “Grecia 1943: quei fascisti stile SS
    di Enrico Arosio

    Domenikon come Marzabotto. Oltre 150 uomini fucilati per rappresaglia. Ora un documentario alza il velo sulle stragi del nostro esercito. Occultate

    I partigiani avevano fatto fuoco dalla collinetta, quando il convoglio aveva rallentato in curva, a un chilometro dal villaggio di Domenikon. Erano morti nove soldati italiani. Dunque i greci andavano puniti: non i partigiani, i civili. Domenikon andava distrutta. Per dare a tutti “una salutare lezione”, come scrisse poi il generale Cesare Benelli, che comandava la divisione Pinerolo. “Qui al villaggio, prima, i soldati italiani venivano per un’ora o due, flirtavano con le donne, poi se ne andavano. A Elassona avevano fidanzate ufficiali. Erano dei dongiovanni”, racconta un contadino davanti alla cinepresa. Prima, sì. Non il 16 febbraio 1943. Quel giorno gli italiani brava gente si trasformarono in bestie.
    L’eccidio di Domenikon, la piccola Marzabotto di Tessaglia, è un crimine italiano dimenticato. In stile nazista, solo un po’ meno scientifico. Fu il primo massacro di civili in Grecia durante l’occupazione, e stabilì un modello. Il primo pomeriggio gli uomini della Pinerolo circondarono il villaggio, rastrellarono la popolazione e fecero un primo raduno sulla piazza centrale. Poi dal cielo arrivarono i caccia col fascio littorio. Scesero bassi, rombando, scaricando le loro bombe incendiarie. Case, fienili, stalle bruciarono tra le urla delle donne, i muggiti lugubri delle vacche. Gli italiani gliel’avevano detto, raccontano i vecchi paesani: “Vi bruceremo tutti”. Il maestro, che capiva la nostra lingua, avvertì: “Mamma. Ci ammazzano tutti”.
    Molti non avevano mai visto un aereo. Al tramonto, raccontano i figli degli uccisi, le famiglie di Domenikon furono portate sulla curva dei partigiani. Dopo esser stati separati dalle donne, tra pianti e calci, tutti i maschi sopra i 14 anni, fu ordinato, sarebbero stati trasferiti a Larisa per interrogatori. Menzogna. All’ una di notte del 17 gli italiani li fucilarono nel giro di un’ora, e i contadini dovettero ammassarli in fosse comuni. “Anche mio padre e i suoi tre fratelli”, ricorda un vecchio rintracciato da Stathis Psomiadis, insegnante e figlio di una vittima che si è dedicato alla ricostruzione dell’eccidio, indicando la collina di lentischi e mirti. La notte e l’indomani i soldati della Pinerolo assassinarono per strada e per i campi pastori e paesani che si erano nascosti: fecero 150 morti.
    È tutto ricostruito nel documentario ‘La guerra sporca di Mussolini’, diretto da Giovanni Donfrancesco e prodotto dalla GA&A Productions di Roma e dalla televisione greca Ert, che andrà in onda il 14 marzo su History Channel (canale 405 di Sky). La Rai si è disinteressata al progetto. Il film, che riapre una pagina odiosa dell’Italia fascista, si basa su ricerche recenti della storica Lidia Santarelli. La docente al Centre for European and Mediterranean Studies della New York University, parlando con ‘L’espresso’ di Domenikon e dei massacri italiani in Tessaglia, Epiro, Macedonia, li definisce “un buco nero nella storiografia”. Che cosa sa il grande pubblico della campagna di Grecia di Mussolini? Ricorda il presidente Ciampi, le commosse rievocazioni della tragedia di Cefalonia, il generale Gandin e la divisione Acqui, le emozioni cinematografiche di ‘Mediterraneo’ e del ‘Capitano Corelli’, con gli italiani abbronzati, generosi, portati a fraternizzare. Una proposta di legge (Galante e altri) presentata alla Camera il 24 novembre 2006 per istituire una Giornata della memoria delle vittime del fascismo accenna all’eccidio di Domenikon; ma è un’eccezione.Italiani brava gente? Per nulla.”Domenikon”, dichiara la Santarelli nel film, “fu il primo di una serie di episodi repressivi nella primavera-estate 1943. Il generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, emanò una circolare sulla lotta ai ribelli il cui principio cardine era la responsabilità collettiva. Per annientare il movimento partigiano andavano annientate le comunità locali”.L’ordine si tradusse in rastrellamenti, fucilazioni, incendi, requisizione e distruzione di riserve alimentari. A Domenikon seguirono eccidi in Tessaglia e nella Grecia interna: 30 giorni dopo 60 civili fucilati a Tsaritsani. Poi a Domokos, Farsala, Oxinià.

    (28 febbraio 2008)

    Dalla lettura di detto articolo si ricava l’ impressione che esso sia un’altra ‘scoperta’ dell’acqua calda -come tutte quelle dei ‘pensatori’ comunisti- sol che si consideri la circostanza che in TUTTE le guerre TUTTI i belligeranti –civili o militari che siano- commettono azioni, abusi ed altri atti riprovevoli che poi a guerra finita si rinfacciano vicendevolmente cercando di attenuare o addirittura di nascondere le proprie colpe esagerando, di converso, quelle degli altri.

    E’ un vecchio copione che puntualmente si ripete e che tutti conoscono ma che la ‘sinistra’ quando le fa comodo finge di ignorare e da esso –come tutti sanno- ha tratto origine il detto secondo cui “la storia la scrivono i vincitori” a scapito –ma questo è sottinteso- dei vinti.

    Come antidoto a questa secolare reiterazione di comportamenti pur sempre condannabili anche se difficili da estirpare c’è solo da sperare –anche se ci sembra una pia illusione- che finiscano per sempre le guerre con i loro strascichi di odi e di polemiche.

    A questa doverosa precisazione si accompagna però lo sgomento causato dal dover constatare il compiacimento quasi sadico mostrato dai comunisti di casa nostra –chiamiamoli col loro nome- nel riferirsi a queste tristi storie non esitando, come fa la Santarelli, a trasformare i nostri soldati in assassini “stile SS”, ponendo in tal modo una pietra tombale sulla già poco credibile favola degli “Italiani brava gente” mediante una semplice equiparazione di stragi tedesche e italiane così riassumibile: “MARZABOTTO uguale DOMENIKON”.

    A questo punto sarebbe interessante conoscere il parere degli esaltatori, in chiave resistenziale, della vicenda di Cefalonia autori della trasformazione dei soldati della div. Acqui in partigiani ‘ante litteram’, ansiosi per di più di combattere contro l’ex alleato tedesco (con cui avevano collaborato fino all’8 settembre ’43 nel compiere nefandezze) i quali, a quanto incontestabilmente risulta, non si trovavano nell’isola per dedicarsi ad opere pie ma erano una forza di occupazione come tale certamente invisa e odiata dai cefalioti al pari dei tedeschi.

    Da ciò è più che lecito dedurre che anche la div. Acqui –almeno fino all’8 settembre ’43- essendo parte integrante delle FFAA armate italiane in “stile SS” seguisse anch’essa le infami direttive di ‘pretta marca fascista o meglio nazista” che riceveva ma evidentemente l’impatto demolitore che, dall’ equiparazione dei nostri soldati ai tedeschi assassini, ricevono le tesi resistenziali della ‘sinistra’ sui fatti di Cefalonia, deve essere sfuggito alla ‘storica’ Santarelli presa dalla foga di denunziare i crimini dell’ Esercito ( e non solo di Mussolini) che dei comunisti –quasi che non fossero italiani- è sempre stato un chiodo fisso ieri come oggi—vedendoli sempre in prima linea nei tentativi di criminalizzazione delle FFAA compiuti nelle vesti di nobili paladini della verità storica: ciò sarebbe anche apprezzabile se non presentasse però un lato oscuro ma facilmente intuibile da chi non intenda farsi menare per il naso da costoro.

    Il tutto può riassumersi nella seguente domandina ‘ facile facile’ da porre a questi integerrimi ‘gendarmi’ della verità alberganti a profusione negli Istituti della Resistenza (ovviamente comunista), nell’ANPI e in Enti e Associazioni similari: “Perché tanta compiaciuta ‘pubblicità’ agli eccessi –purtroppo veri- compiuti dalle nostre FFAA in guerra e il silenzio più assoluto su quelli dei nostri nemici di allora, i Sovietici e gli Alleati, ivi compresi- per restare alla materia dell’articolo- i ‘pacifici’ Greci ?”.

    Se è innegabile –e lo si sapeva- che ANCHE le nostre FFAA compirono atti violenti o rappresaglie crudeli come quella descritta nell’articolo, l’obiettività storica imporrebbe di ricordare gli analoghi atti compiuti da appartenenti agli altri paesi belligeranti come ad esempio la strage di circa 20.000 ufficiali polacchi compiuta dai Russi nella foresta di Katyn o gli eccidi di soldati italo-tedeschi compiuti dagli Americani per ordine del gen Patton in Sicilia.

    Quanto ai Greci mostrati sempre alla stregua di povere vittime, ci piace riportare dal mensile Storia Dossier n. 148 di Aprile 2000, edito a Firenze, uno stralcio da quanto scrisse il capitano Amos Pampaloni scampato alla morte a Cefalonia e andato sul Continente a combattere con i partigiani dell’ELAS (Esercito di Liberazione Greco) dai quali venne trattato con rispetto perché comunista come loro.

    Si tratta quindi di una ‘fonte’ non sospetta che, ciononostante, scrisse:

    “Nella guerra partigiana non si fanno prigionieri, questo non soltanto in Grecia ma in qualsiasi regione, perché i partigiani non hanno campi di concentramento. Rimasi però turbato da quanto avvenne durante un’azione. Su una strada proveniente dall’Albania, incassata fra i monti dell’Epiro passavano colonne di autocarri tedeschi. Minata la strada fu predisposto un attacco in forze con un paio di centinaia di uomini. Arrivò una colonna di una diecina di autocarri su cui si trovavano una trentina di soldati. Saltò sulla mina un primo autocarro, gli altri dovettero fermarsi e cominciò il fuoco di fucileria dall’alto. I tedeschi gridavano: “Kommunisten ! Kommunisten !” (per loro i partigiani erano tutti comunisti) e uscirono dagli autocarri con le mani alzate.

    Furono immobilizzati, poi a uno a uno i partigiani tagliarono loro la gola: uno spettacolo raccapricciante. Fra i tedeschi erano due ufficiali che sul momento non vennero uccisi perché i partigiani si riservarono di interrogarli e li portammo con noi fino ad un vicino centro abitato. Mi detti da fare perché aòmeno quei due venissero risparmiati, ma fu inutile. Dopo l’interrogatorio li soppressero. Era pericoloso per le bande partigiane rilasciare prigionieri”.

    Su tale allucinante descrizione lasciamo il commento al lettore limitandoci da parte nostra a suggerire all’ineffabile History Channel che gli episodi da noi segnalati -“Strage Sovietica di Katyn” – “Eccidi USA in Sicilia” – “Sgozzamento dei prigionieri da parte dei partigiani Greci”- vengano riportati in filmati analoghi a quello che andrà in onda il prossimo 14 marzo dando loro titoli appropriati e di facile ideazione in quanto aventi anch’essi come comune denominatore “LA SPORCA GUERRA”: stavolta però dei Sovietici, degli Usa e dei Greci.

    E’ una proposta che alle persone in buona fede risulterebbe certamente gradita: ai comunisti no.

    Avv. Massimo Filippini

    Ten. Col. A. M. (c. a.)

    Massimo Filippini

  2. … “A questa doverosa precisazione si accompagna però lo sgomento causato dal dover constatare il compiacimento quasi sadico mostrato dai comunisti di casa nostra –chiamiamoli col loro nome- nel riferirsi a queste tristi storie non esitando, come fa la Santarelli, a trasformare i nostri soldati in assassini “stile SS”, ponendo in tal modo una pietra tombale sulla già poco credibile favola degli “Italiani brava gente” mediante una semplice equiparazione di stragi tedesche e italiane così riassumibile: “MARZABOTTO uguale DOMENIKON”. ”
    Mi associo, precisando anche che chi avesse la pazienza e la possibilità di fare una ricerca (su internet, niente di troppo faticoso) scoprirebbe (oltre alla risaputa storia che le rappresaglie erano consentite dalle leggi di guerra, e soprattutto poste in atto da TUTTI gli eserciti) che a Domenikon i morti “per rappresaglia” furono poco più di 100, mentre gli altri caduti greci erano partigiani che furono uccisi nello scontro a fuoco da loro stessi iniziato.
    Considerazioni che non diminuiscono certo l’orrore per l’episodio, distinzioni di lana caprina, forse … ma a mio parere indicative di un grave pregiudizio in essere.

    Bortolo Rossini

  3. Il fatto che ‘anche altri’ abbiano commesso questi crimini non inficia la veritá di questo. Semmai qui il problema é il contrario: ‘anche noi’, e non tutti lo sanno, o almeno non quanto si conoscono invece gli eccidi vari, di Stalin ecc. “Brava gente” é un bel mito. Anche i tedeschi si lamentarono. Qui si tratta di uccidere, torturare, stuprare civili.. Come giá fatto in altre zone occupate, anche usando il gas per ordine esplicito del Grande Patacca che ne aveva sottoscritto internazionalmente il bando. Rossi, neri o blu questa è vigliaccheria senza giustificazione, e ne sono stati capaci anche gli italiani. Punto. Non stile SS, stile nostro. domenikon = marzabotto? Sì, risposta esatta, stesso principio, stessa etica. E pochi lo sanno ed è bene che lo sappiano. Nelle nostre FFAA c’era tanta feccia da poter concimare un continente intero, esattamente come negli altri eserciti, questo é il punto: fuori dall’ideologia di riferimento, quindi ne italiani ‘brava gente’ né ‘civilizzatori’ (!) e con l’aggravante di una dirigenza militare (quella sì tutta solo fascista) di quart’ordine, ottusa, antiquata e spietata.
    ‘Andate a vedere anche di là.. o gli altri dall’altra, ecc” oltre ad essere un approccio infantile ad un fatto indagabile, è quasi un ammissione di complicità nel momento che tende inevitabilmente ad diminuirne la gravità.
    Per il resto, riguardo all’articolo ‘I fascisti di ieri’ é espressione usata dal sindaco greco di Domenikon durante la commemorazione e non dall’ambasciatore italiano. Forse qualcuno ha la coda di paglia.

    Luca Lombardi

  4. Tante parole per tanta frustrazione parrebbe. Il fatto che ‘anche altri’ abbiano commesso questi crimini non inficia la veritá di questo. Semmai qui il problema é il contrario: ‘anche noi’, e non tutti lo sanno, o almeno non quanto si conoscono invece gli eccidi vari, di Stalin ecc. “Brava gente” é un bel mito. Anche i tedeschi si lamentarono. Qui si tratta di uccidere, torturare, stuprare civili.. Come giá fatto in altre zone occupate, anche usando il gas per ordine esplicito di Mussolini, Grande Patacca che ne aveva sottoscritto internazionalmente il bando. Rossi, neri o blu questa è vigliaccheria senza giustificazione, e ne sono stati capaci anche gli italiani. Punto. Non stile SS, stile nostro. domenikon = marzabotto? Sì, risposta esatta, stesso principio, stessa etica. E pochi lo sanno ed è bene che lo sappiano. Nelle nostre FFAA c’era della feccia, esattamente come negli altri eserciti, questo é il punto: fuori dall’ideologia di riferimento in quel momento storico, quindi né italiani ‘brava gente’ né ‘civilizzatori’ (!) e con l’aggravante di una dirigenza militare (quella sì tutta solo fascista) di quart’ordine, ottusa, antiquata e spietata che dava ordini a soldati di ogni estrazione.
    ‘Andate a vedere anche di là.. o gli altri dall’altra, ecc” oltre ad essere un approccio infantile ad un fatto indagabile, è quasi un ammissione di complicità nel momento che tende inevitabilmente ad diminuirne la gravità.

    Per il resto, riguardo all’articolo qui sopra ‘I fascisti di ieri’ é espressione usata dal sindaco greco di Domenikon durante la commemorazione e non dall’ambasciatore italiano. Troppi rifermenti Avvocato ai famigerati “comunisti” per non esserne ossessionati e per usare l’espressione ‘in buona fede’.

    Luca Lombardi

  5. Per combinazione mi sono imbattuto in questa pagina e osservo che è giusto dire che “il fatto che ‘anche altri’ abbiano commesso questi crimini non inficia la veritá di questo”.
    Ma nel contempo sarebbe anche il caso di esprimere una condanna collettiva e smettere di parlarne altrimenti non se ne esce più fuori.
    Nell’attuale bega israelo – palestinese come dobbiamo comportarci ad esempio ? Deprecando l’uso delle armi o giustificarlo ovvero parlare SOLO di una delle parti in causa ?
    Magari di quella palestinese come per i precedenti fatti bellici si pala solo dei tedeschi per non sembrare ossesionati dagli agnellini ‘comunisti’ che ricordo assai bene come benefattori dell’umanità come ad esempio nel lavacro purificatore di Katyn che quegli ingrati dei polacchi non hanno ben capito che fu fatto per il loro..bene: NIENTE ESERCITO = NIENTE GUERRE !
    MFilippini.

    Massimo Filippini

  6. Gli Italiani non sono diversi dagli altri. Non c’è solo Domenikon,ci sono anche i campi di Arbe e di Gonars, la strage di Debra Libanos, il lancio di iprite in Etiopia tanto amabilmente descritto da Vittorio Mussolini in un suo libro, in cui diceva che era meglio della caccia. Leggete ” Italiani brava gente” di Del Boca c’è molto altro. Questo non nega le porcherie fatte da tedeschi, inglesi, francesi, americani, russi ,cinesi, spagnoli, portoghesi e altri. Ma anche noi abbiamo fatto la nostra parte…

    Maurizio

  7. Fecero benissimo. Una rappresaglia eseguita dai Lancieri di Milano contro la criminale uccisione di 9 soldati italiani da parte degli antartes comunisti e il ferimento di 26. Pienamente legittima. Solo un idiota o un mascalzone in malafede può condannarla. Non a caso il governo greco che pure segnalò 750 criminali di guerra italiani non considerò Dominikon crimine di guerra ma legittima rappresaglia. L’articolo è ridicolo a partire dal titolo sensazionalistico, “Grecia 1943: quei fascisti stile SS. Domenikon come Marzabotto. Oltre 150 uomini fucilati per rappresaglia. Ora un documentario alza il velo sulle stragi del nostro esercito. Occultate”, L’Espresso 28/02/2008, di D. Arosio, si coglie perfettamente la malafede, a partire dal titolo, tendente a far credere che la rappresaglia, paragonata nientemeno che a Marzabotto (ma a Domenikon i lancieri di Milano non uccisero donne, vecchi e bambini, particolate tralasciato dall’Arosio) sia stata opera delle Camicie Nere (quei fascisti…) e non della Cavalleria, poco o nulla legata al Regime ma semmai di provata fedeltà al Sovrano come si vide all’armistizio. Il resto è un coacervo di invenzioni grottesche (anche i 150 fucilati del titolo in realtà furono 10 di meno, e nella cifra vanno inclusi i 43 partigiani caduti in combattimento, o fucilati dopo la cattura, mentre le vittime della rappresaglia furono 97: piccola cosa ma indicativa della serietà dell’autore dell’articolo).

    Pierluigi Romeo di Colloredo

  8. Giusto per chiarezza, riprendo dal sito del Ministero della Difesa una breve nota sul concetto di “rappresaglia”. La norma che si cita a proposito di rappresaglia è l’art. 8 della legge di guerra (Allegato A al r.d. 8.7.1938 n. 1415), secondo cui «l’osservanza di obblighi derivanti dal diritto internazionale può essere sospesa a titolo di rappresaglia, anche in deroga a questa o ad altra legge, nei confronti del belligerante nemico, che non adempie, in tutto o in parte, a detti obblighi. La rappresaglia ha il fine di indurre il belligerante nemico a osservare gli obblighi derivanti dal diritto internazionale, e può effettuarsi sia con atti analoghi a quelli da esso compiuti, sia con atti di natura diversa. Non può essere sospesa, a norma del primo comma, l’osservanza di disposizioni emanate per l’adempimento di convenzioni internazionali, che escludono espressamente la rappresaglia».

    Augusto

  9. Una domanda ai signori qui sopra…se un esercito straniero invade l’Italia, cosa fate? Ve ne state a guardare?…in questo caso sareste dei vigliacchi traditori…o prendete le armi e cercate di cacciare a calci nel sedere l’occupante dal suolo della vostra patria?…perche’ e’ questo che hanno fatto eroicamente i greci in Grecia ed i partigiani italiani in Italia

    Natanaele

  10. Ci sono partigiani e partigiani. Quelli per esempio che hanno cercato le rappresaglie come strategia per spronare il popolo alla rivolta e quelli che hanno combattuto cercando di non coinvolgere il popolo, sapendo che gli eserciti occupanti hanno in diritto di effettuare rappresaglie…

    emanuele

  11. Emanuele, guardi che la fucilazione di ostaggi estranei ad avvenimento bellici non può essere considerata “rappresaglia” secondo il diritto internazionale; e, ultima considerazione, non esiste atto compiuto contro un esercito occupante che non esponga i civili al rischi di “vendette”.
    Cordiali saluti

    Augusto

  12. Una domanda a Natanaele: gli anglo-americani non erano invasori?

    Maria Cipriano

  13. Innanzitutto una precisazione per quanto riguarda la Resistenza greca:l’Elas era l’esercito di liberazione greco e faceva capo all’Eam , il fronte di liberazione nazionale a cui aderirono circa 2 milioni di greci.
    Quindi i soldati italiani morti in Grecia dal 28 ottobre 1940 sino all’8 settembre 1943 non furono uccisi da gruppi di comunisti, furono uccisi dal popolo greco che legittimamente combatteva per la sua liberazione.
    Dire che i civili greci furono giustamente massacrati dai soldati italiani non e’ un’ offesa solo ai comunisti greci ma e’ un’offesa a tutto il popolo greco.
    Ed e’ un’offesa all’onore dell’Italia.
    Essere sbattuti a quasi 100 km dal confine greco dall’esercito greco , poi entrare in Grecia grazie all’intervento tedesco e prendersela con i civili greci vi sembra onorevole?
    Ed il vero colpevole della morte di decine di migliaia di soldati italiani non e’ certo il popolo greco ma chi ha mandato i soldati italiani al macello senza alcuna preparazione e soprattutto senza alcun motivo.
    Gli italiani non hanno bisogno di andare ad invadere altri paesi per dimostrare il loro valore.
    Il loro valore gli italiani lo hanno dimostrato e lo dimostrano con il loro ingegno,le loro capacita’, la loro laboriosita’.
    L’Italia e’ ammirata in tutto il mondo per le capacita’ che gli italiani dimostrano.
    I crimini commessi da un gruppo di italiani nei paesi occupati durante il fascismo sono un elemento del tutto estraneo alla storia italiana ed al valore del popolo italiano.
    Ed e’ un nostro dovere come italiani di condannare queste azioni e garantire che non si ripetano mai piu’.

    Natanaele

  14. Natanaele, scusi ma lei dove vive, nel mondo di frutta candita?
    Senza dire che la resistenza greca dal 1946 al 1949 scatenò una guerra civile fomentata dai russi che causò 80.000 morti,la sparizione di 25.000 bambini e causò l’esodo di 700.000 greci (il 10% della popolazione), con corredo di atrocità indicibili da ambo le parti. Per cosa crede non abbiano processato i nostri? Avevano altro a cui pensare.

    Maria Cipriano

  15. Natanaele, qui l’unico che è estraneo alla onestà intellettuale ed alla conoscenza della Storia della II guerra mondiale è Lei, piccolo qua-qua-ra-qua del viscido falso buonismo antifascista, che cerca, maldestramente, di manipolare fatti e misfatti del partigianesimo comunista al solo scopo di scaricare sul fascismo italiano le sue lugubri frustrazioni da piccolo ometto del benpensantismo “politicamente corretto”.

    Alessandro De Felice

  16. Luca Lombardi, Augusto, Natanaele, Maurizio e compari di merende affini, non c’è altro caso nella storia, di uomo politico (Mussolini) rimasto ancora in auge a 70 anni dalla sua morte. È come se nel 1890 si fosse parlato ancora di Napoleone proibendo i suoi fasci e divise. Sappiamo che non fu così. Eppure Napoleone aveva messo a ferro e fuoco l’intera Europa, aveva procurato la morte di milioni di uomini, ma i suoi nemici erano persone di cultura di alto rango, non piccoli deputati monociglio in cerca di notorietà attaccandosi alle altrui idee, non possedendone di proprie. Continuate pure a sputare addosso al fascismo, a piagnucolare sulla guerra di Etiopia, sulla campagna di Grecia ed a belare in coro, chiedendo scusa per le “colpe” di 70 anni fa. Voi siete la vergogna di questa nazione!

    Alessandro De Felice

  17. Io mi dissocio dalla veemenza di Di Felice, però ribadisco che nella Storia la morale non c’è quasi mai, e l’Italia fascista non fa eccezione. Ciò non toglie che presenziare a una commemorazione a Domenikon costituisca un atto di cortesia, di sensibilità e di buon vicinato, anche se mi risulta che non abbia interessato gran che i Greci, presi da altre gravi cose. Si può discutere all’infinito sugli errori di Mussolini, se ne sbraita da decenni, purtroppo non con la lucidità degli storici, ma con la passione ideologica dei partigiani, il che ha impedito e impedisce di valutare le cose nella loro giusta luce. Gli eventi sono ancora troppo vicini e riscaldano gli animi, bisogna che passi dell’altro tempo.

    Maria Cipriano

  18. Gentile signora Cipriano, noto con piacere che discutere con garbo è un “vizio” che le è rimasto. Quanto alle volgarità di De Felice non mi pare valga la pena di prenderle in considerazione. Auguri per le prossime feste.

    Augusto

  19. Gentile Signor Augusto mi meraviglio di Lei che non rende i dovuti omaggi agli illuminatissimi, garbati ed ispirati interventi del Nostro celeberrimo Bi-Dottor Ufologo…. dovrebbe aver maggior rispetto di cotanto personaggio,un individuo che per questioni genetiche vive con l’opprimente fardello di dover obbligatoriamente donare qualcosa di importante e rivoluzionario al Palcoscenico Mondiale e Intergalattico della Ricerca Storica e che, nonostante il mastodontico impegno profuso, le innate doti di chiaroveggenza, ornitomanzia e aruspicina , ancora non ha potuto produrre nulla che valga più di qualche misera parte per milione della monumentale opera del Suo illustrissimo cugino. Assai probabilmente la causa di tutto ciò è da ricercarsi nel solito, terribile e demoniaco complotto pluto-massonico-giudaico che sempre osteggia e perseguita le voci fuori dal coro.

    Purtroppo in guerra chi è più forte commette sempre atrocità a danno delle popolazioni civili e se ha anche la fortuna di vincere il conflitto….nel dopoguerra si attribuisce la facoltà di scrivere unilateralmente la storia a proprio piacimento.

    Eppure eppure eppure…. il marziale e bellicoso ragliare sabaudo-fascista-mussoliniano ancora riecheggia per le valli dell’Epiro e della Macedonia (quella propriamente detta, non quella “slava”): senza il risolutivo intervento tedesco (Marita) si sarebbero senza dubbio persi altri 18-24 mesi a combattere i greci in territorio albanese!
    L’occupazione italiana in Grecia fu tutt’altro che indolore per il popolo greco: quello degli italiani “brava gente” è solo un mito. Per i greci gli italiani furono forse meno peggio di turchi, tedeschi, russi, yugoslavi, albanesi, bulgari, americani e inglesi…. ma sempre invasori erano/fummo!

    In Grecia l’unica operazione militare italiana coronata da incontestabile successo prima dell’intervento tedesco fu il siluramento del vecchio incrociatore Elli della Marina Greca. L’Elli ( Έλλη )era un vecchio incrociatore di costruzione americana. Fu acquistato dalla Grecia nel 1914 dopo che il committente originario, ovvero la Marina Imperiale Cinese cessò di esistere a causa dello scoppio della Rivoluzione Cinese del 1911. Il 15 agosto 1940 l’Elli si trovava all’ancora presso l’isola di Tinos e fu silurato a tradimento dal sommergibile Delfino della Regia Marina Italiana. All’epoca la Grecia era ancora neutrale! L’Italia aprì le ostilità contro la Grecia il 28 ottore 1940. La Grecia nel dopoguerra partecipò alla spartizione della flotta italiana (fu-Regia Marina): l’aver pugnalato alla schiena la Marina Greca attaccando e affondando il vecchio Elli e danneggiando il molo del porto di Tinos ci costò l’ex-Regia Nave Eugenio di Savoia, uno dei due incrociatori leggeri classe Duca D’Aosta (Condottieri – IV serie).

    Ah già…. le geniali “guerre parallele”, capolavoro della geopolitica e dell’arte militare mussoliniana. Sì certo, e poi come tutti ben sappiamo (è ben documentato, incontrovertibilmente scritto a caratteri cubitali nel famoso carteggio “Caro Winston – Dear Benito”), l’Italia aggredì la Grecia d’accordo con la Gran Bretagna e il popolo greco per fare un dispetto alla Germania… che così ritardò Barbarossa.

    Me lo ha personalmente riferito anche un agente segreto greco-sabaudo-iraniano il cui trisnonno era un agente bis-segreto italo-tedesco-irlandese che fuggì al Polo Sud a bordo di un sommergibile della Kriegsmarine ed arrivò a Teheran a bordo di un UFO germanico ai tempi di Khomeyni….

    Ma naturalmente queste sono solo bazzecole…..noi tutti, tranne Uno, non siamo nulla ergo prostriamoci davanti agli insulti di quest’Uno e, come assai modestamennte scrissi già a suo tempo, “attendiamo trepidanti che sia dato alle stampe il rivoluzionario testo dell’impareggiabile Ufologo, testo che con tutti i suoi contenuti esplosivi, genererà quella terribile onda di tsunami capace di spazzar finalmente via tutta la becera storiografia ufficiale, tutti gli studiosi asserviti al nauseabondo disegno israelitico-plutomassonico e tutti i relativi acritici e belanti lettori e seguaci. L’alba della Nuova Storia si avvicina… sono consapevole di non essere degno di assistere a cotanto straordinario evento.”

    Profondissime riverenze e Buone Feste a Tutti, compreso quell’Uno che sicuramente festeggerà il Sole Invitto con i Suoi fidati pretoriani.

    Admiral Canoga

  20. Caro Admiral Canoga, alias Mozzo, se non conosce i miei modesti studi sulla Socialdemocrazia italiana risalenti al 1998 (recensito a Cambridge), quelli sul delitto Notarbartolo (1999), adottati in varie università italiane e presenti in tutte le biblioteche delle università statunitensi ed italiane è solo un problema suo. Idem per il mio ultimo lavoro sull’archivio di Casa Savoia scomparso riguardante il ‘900. Quanto al testo sulla spedizione nazista in Antartide, su cui Sua signoria tanto ironizza, prima di sbeffeggiare sarebbe il caso che lo leggesse. Lei confonde l’industria culturale e le amicizie universitarie che mi onoro di non avere, con la cultura. Sarà per questo perché, a differenza degli “storici” succhiasoldi accademici, non ho mai avuto una lira (od un euro) da enti, istituzioni o comitati di ricerca vari, ma me li sono pubblicati a mie spese. Quanto al fantomatico “Augusto”, non discuto con le pecore, perché mi porrei al loro stesso livello, e mi batterebbero per acidità, cretinaggine ed ignoranza (ogni riferimento al mozzo Canoga è puramente voluto) acute. Oggi non c’è più, purtroppo, la lingua italiana. Esiste solo il “belo”.

    Alessandro De Felice

  21. Ho letto il dibattito. Prima di parlare, per sentito dire, della campagna di Grecia come ho letto in questa sede e prima che l’ambasciatore italiano ad Atene Gianpaolo Scarante (su istruzioni di chi è facile presumere) si andasse e si andrà in futuro a prostrare da qualsivoglia parte, forse i partecipanti a questa luminosa conversazione in gregge (cui si sottraggono solo Filippini, Romeo di Colloredo ed Alessandro De Felice), sarebbe stato opportuno che si fossero andati a leggere quanto lo stesso Alessandro De Felice pubblicò in versione digitale cd.rom nel 2007, ossia “IL GIOCO DELLE OMBRE”, corrispondenti a circa 3mila pagine di volume cartaceo che, credo, pubblicherà in versione cartacea entro 2 anni. Ex quo intellegitur…, anche il punto da cui siamo partiti: il verbale della riunione del 15-10-1940 a Palazzo Venezia decisiva per l’intrapresa della campagna di Grecia finito – tramite il Generale Carboni – in mani statunitensi. Alessandro De Felice ha acquisito il dossier Carboni negli (e dagli) archivi USA di College Park nel 1999. Il Generale Carboni si portò appresso buona parte dell’archivio militare segreto e delle carte del SIM e lo cedette a Washington (e Londra) e qui, prima di scrivere e belare, bisognerebbe chiedere alle “autorità” italiane perché non chiedano indietro agli Alleati gli archivi predati durante la occupazione-invasione dal luglio 1943. La vicenda relativa a Carboni è troppo importante per essere esaurita brevemente. E questa non è la sede. Una sola cosa tengano presenti gli illuminati fustigatori odierni post-bellici: l’attacco italiano alla Grecia provoca l’intervento inglese. Cui prodest?…

    Italo Foschi

  22. Signor Augusto, la ringrazio degli auguri di buone feste che ricambio di cuore.

    Maria Cipriano

  23. Gentile redazione di “Storia in rete” , in merito alla vicenda della nostra campagna di Grecia, vorrei far notare ( fatti alla mano) che gli unici interventi sensati li hanno scritto: Pierluigi Romeo Di Collaredo, ( a cui va il merito di aver scritto libri importanti sulla campagna di Etiopia del 1935-36 e della campagna di Russia), Alessandro De Felice ( che nel suo “Il gioco delle Ombre”,come ha ricordato nel suo ottimo intervento il sig.Italo Foschi,ha fatto molta chiarezza sulla verità storica della nostra campagna di Grecia,autore tra l’altro di studi eccellenti che meriterebbero una grande attenzione da parte di tutti ), il dott.Massimo Filippini,Luca Lombardi e per ultimo,il già sopracitato Italo Foschi. Per il resto,vedo solo macerie di rinnegati ,di frustrati perenni che non sanno niente di niente se non la solita minestra riscaldata ad uso e consumo degli antifascisti mestieranti / o di moda ( che un certo Indro Montanelli,in una sua lettera a me indirizzata del 12 febbraio 1992 li defini la cosa peggiore che il fascismo ci ha lasciato…o peggio ancora delle “scimmie inglesi” ).Questi signori,tipico esempio del rinnegato italiota ormai snaturato e ,ahimé di moda, ( vedasi il film “Un americano a Roma” di Alberto Sordi,tanto per capirci…) sarebbero capaci di qualsiasi cosa pur ,pur di farsi vedere a passo coi tempi bui che stiamo vivendo. Mi sembrano tale e quali a quei membri del fu PCUS sovietico,di staliniana memoria,che si facevano condannare ( seppur innocenti) ,pur di non dispiacere al partito. Uguale. Qui si accusa gli italiani di essere stati violenti in Grecia e che dedicavano ( secondo questi “signori”) unicamente il loro tempo a massacrare il popolo greco. Questa idiozia non fa onore a chi ( chiunque esso sia) la sostiene. Compreso l’ambasciatore italiano in Grecia ( per non parlare del governo italiota) che si è prestato a tale viltà. Certamente ci sono stati alcuni episodi in cui alcuni reparti di italiani sono stati duri. Ma da qui a gonfiare certe cose e far passare gli italiani come stragisti e cose simili ce ne corre. E se ce ne corre…!!! Ma veniamo al dunque. Perché l’Italia decise di attaccare la Grecia? Come erono i rapporti tra l’Italia Fascista e la Grecia di quel periodo? I rapporti tra l’Italia e la Grecia fino al 1935 erono molto piu’ che buoni.Ma poi,dal 1935 in avanti,le autorità greche,sospinte dagli inglesi,cominciarono a dimostrarsi nettamente ostili verso l’Italia. Questo non lo dico io,ma uno storico greco,tale Dimitris Michaloupoulos ,che circa cinque anni fa,nel caos determinato dalla drammatica situazione economica greca e quindi del locale governo,riusci ad entrare in possesso,di documenti segreti,del governo greco del 1935 ( e oltre),in cui è dimostrato che i greci non erono affatto degli agnellini innocenti… file:///C:/Users/Admin/Downloads/La-Guerra-oscura-origine-e-fine-della-campagna-bellica-della-Grecia.pdf Inoltre,vi invito a leggere : http://www.europaorientale.net/sez2greciaguerra.htm e poi… http://www.ilgiornale.it/news/cultura/si-chiama-domenikon-rasella-grecia-934205.htmlConsiglio altresi di leggere attentamente su questo link: http://thule-italia.com/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/marzo_aprile2009.pdf da pag. 6 a pag.15 un’interessantissimo e veritiero articolo, sempre dello torico greco Dimitris Michaloupoulos.come pure il numero 60 di Storia in rete http://libreriadistoria.it/prodotto/storia-in-rete-n-60-ottobre-2010-copy/
    . Sembra che a questi signori,che blaterano solo per partito preso e non perché si siano veramente informati,siano cosi dispiaciuti che dopo la guerra,non ci siano stati degli italiani processati e impiccati come i gerarchi tedeschi a Norimberga e i capi giapponesi a Tokyo nel 1948. Potrei consigliare loro di andare in Grecia,di rimediare costituendosi alle autorità locali e farsi finire come meglio credono ( visto che ci tengono tanto a lavare l’onta…).Tanto c’è sempre qualche cretino che gli à vie,piazze e monumenti….Quando si dice la sindrome di Stoccolma…..Povera Italia! Povero popolo italiano,con certi tipi che ci sono in circolazione,a cui permetti ogni nefandezza nei tuoi confronti, non puoi evitare,continuando di questo passo,la brutta fine che stai facendo… A proposito dell’affondamento dell’incrociatore-carretta-rottame navigante greco Elli,consiglierei a chi volesse approfondire di leggere qui: http://regiamarinaitaliana.forumgratis.org/index.php?&showtopic=864 Il signor Canoga,dice che fu attaccato a tradimento. Anche gli inglesi facevano altrettanto e pure di peggio. A tal proposito inviterei il sig.Canoga di leggersi il rapporto Pietromarchi e soprattutto ( vista l’aria del saccente che si da) di contare fino a mille prima di scrivere certe amenità. Da uno come lui ci si dovrebbe aspettare di molto,ma molto meglio ( dato il grado che ricopre). Invece… Cosa avrebbe dovuto fare l’allora Supermarina ( visto che i greci non erono affatto degli stinchi di santo e tantomeno innocenti) sig.Canoga? Doveva telefonare al Capo di Stato maggiore della Marina Greca e comunicargli l’orario dell’arrivo del nostro sommergibile Delfino?
    Tipo :” Buon giorno…sono il capo di Stato Maggiore della Regia Marina Italiana,posso mandarle il mio sommergibile Delfino a silurare il vostro incrociatore Elli? A che ora? Alle ore 17:30 ? Le va bene? Va bene.Dopo andremo tutti insieme a berci un bell’aperitivo. Sa com’è..Siccome che siamo certi di perdere la guerra ( Maugeri docet,art.16) vorremmo dare qualche spunto a quegli antifascisti italioti, che nel dopoguerra saranno tanti,di scrivere qualche sciocchezza ( per non dir di molto peggio). Ne avranno tanto bisogno per sollevarsi la coscienza…Tanto per gradire, siamo italioti…”

    Ubaldo Croce

  24. Per Bacco! Mi prostro davanti ai pacati e dotti interventi del Gran Sacerdote Minestroniano, Sommo Guardiano del Sacro Pitale del Divin Ufologo nonché Protettore dei Sublimi Aromi.
    In effetti mi stavo domandando quando il celeberrimo Acchiappafantasmi dei Servizi Segreti Intergalattici ci avrebbe degnato delle Sue criptologiche attenzioni essoteriche ma ipersegretissime e quando avrebbe condiviso con il povero popolo bue e ovino di cui naturalmente faccio parte (sebbene, si badi bene il sottoscritto sia in realtà un macaco giapponese, ammiraglio delle flotte di primati delle sorgenti termali del Sol Levante e dei relativi parassiti – per dindirindina, cerchiamo di essere tassonomici in nome della Ricerca Storica) le Sue mirabolanti deduzioni decrittate e bisdigerite. Acciderbolina quante citazioni! Costui ha fatto gli straordinari, dobbiamo senz’altro ringraziarLo per l’indubbia riuscita del minestrone: quanta cura nella scelta degli ingredienti, quali azzeccati abbinamenti di gusti e sapori!
    Noto con piacere l’accresciuta competenza del Nostro Marziale Acchiappafantasmi in campo navale…. Pardon, noto con disappunto il perdurare della più totale ignoranza in fatto di storia navale e il continuo citare a casaccio senza aver mai letto e studiato un fico secco sugli argomenti via via ricordati da altri utenti del presente sito web e senza nemmeno essersi curato di riflettere attentamente sulle citazioni da Lui stesso proposte. Signor Acchiappafantasmi non mi permetto di dire che con il Suo intervento ha assai rumorosamente ragliato per via del profondo rispetto che ho per i quadrupedi: un torto del genere i poveri asinelli di tutto il mondo proprio non se lo meritano!
    Cosa mai combina Signor Acchiappafantasmi? In un precedente abominevole e caotico intervento su ULTRA millantò di aver portato in tribunale il Professor Alberto Santoni, criticando Santoni e tutti gli storici navali che a Suo tempo Le citai e scrivendo una mostruosa quantità di sciocchezze, e poi a proposito dell’Elli… scrive cotante corbellerie e va a tirar fuori il FORUM REGIA MARINA ITALIANA……?
    Non solo… nella convinzione di essere tremendamente dotto, saputello e astuto va a scegliere una discussione di quel forum in cui il Signor Francesco De Domenico, uno dei massimi “navalisti” italiani ovvero uno dei massimi studiosi di storia navale in Italia, tra le altre cose amministratore del sito web AIDMEN – Associazione Italiana Documentazione Marittima E Navale, propone la documentazione d’archivio sulla vicenda dell’Elli miracolosamente rinvenuta presso l’Ufficio Storico della Marina Militare dal Suo (del De Domenico) carissimo amico Dottor Francesco Mattesini, ovvero colui che oggi è il maggior storico navale italiano della Guerra in Mediterraneo nella II Guerra Mondiale, nonché amico fraterno del Professor Alberto Santoni e, insieme al Santoni, appassionato studioso di ULTRA….?
    Forse Lei lo ignora ma quel ritrovamento pose definitivamente la parola fine a decenni di pubblica omertà sulla vicenda da parte delle Istituzioni italiane. Insomma tutti sapevano ma non si poteva dirlo in pubblico. Ergo ha forse voltato gabbana e ha finalmente deciso di leggere davvero il Santoni e il Mattesini? Devo forse preoccuparmi per la Sua salute? Io in fondo Le voglio bene, Le auguro sinceramente Lunga vita e prosperità e La ritengo indispensabile: senza l’eccelsa qualità delle scempiaggini che scrive non potrei sbellicarmi così tanto dalle risate….. Ah è vero Lui l’Ufologo Supremo, sempre perennemente accigliato (eccessiva costipazione?), dirà che il “riso abbonda sulla bocca degli stolti”….
    Però però però…..il De Domenico nella suddetta discussione sul FORUM REGIA MARINA ITALIANA a proposito dell’Elli scrive: “I documenti si commentano da soli: tuttavia l’impressione che se ne ricava è che sin dall’agosto 1940 (oltre due mesi prima dell’attacco che avrebbe dovuto “spezzare le reni alla Grecia”) il regime preparava delle provocazioni militari contro la Grecia, seguendo il modello così ben applicato nel 1938-39 da Hitler nei confronti dei Sudeti e poi dei polacchi, e secondo il modello già adottato dai sommergibili italiani (e solo da loro) durante la guerra civile spagnola, con attacchi in immersione contro le navi mercantili di vari paesi che portavano armi e rifornimenti alla Spagna repubblicana, attacchi da attribuire poi a “sommergibili sconosciuti” o magari della marina nazionalista ..” e “Com’è noto, il vecchio incrociatore leggero greco ELLI (2.600 t del 1914) si trovava a Tinos per i tradizionali festeggiamenti in occasione della festa per la Dormizione della Beata Vergine (Maria Theotokos: la chiesa di Panagia Evangelistria nell’isola di Tinos contiene una sua icona miracolosa, oggetto di pellegrinaggio annuale) (15 agosto: da noi la festa dell’Assunta), quando venne colpito da uno dei tre siluri lanciati dal DELFINO. Nove componenti l’equipaggio sono rimasti uccisi e 24 feriti.
    Appare evidente che il comandante del DELFINO, ricevuto l’ordine di agire contro il traffico mercantile, pensò bene di attaccare invece la piccola nave da guerra, che certo non portava rifornimenti inglesi (una nave appartenente ad un paese non belligerante e all’ancora in una rada pacifica e non difesa). Salvo poi inventarsi di aver anche silurato un mercantile (siluramento del tutto immaginario: i siluri finirono contro il molo), tanto per far credere di aver così adempiuto alla missione ricevuta. Tra l’altro, in porto c’erano all’ancora due anziane navi passeggeri, ELSI (1.375 grt/1891) ed ESPEROS (1.461 grt/1917) – a Tinos si erano raccolti per l’occasione circa 10.000 pellegrini – non già navi da carico al servizio degli inglesi [è istruttivo confrontare questi tonnellaggi con le cifre sesquipedali buttate lì dal valoroso cap. corv. Aicardi].
    Il rapporto di missione è un capolavoro di furberia mal riposta, come altri casi purtroppo noti. In un regime che viveva sulla propaganda, cioè sulle bugie di guerra, tutto era lecito. E’ un po’ meno lecito oggi passare sotto silenzio il tutto. La Grecia lo fece all’epoca, parlando di un sommergibile non identificato, quando tutti sapevano bene chi era stato e perché, per evitare di provocare la guerra con l’Italia (che era proprio quello che gli italiani avrebbero voluto). Ma oggi …
    Aggiungo che il DELFINO e il suo prode comandante non colsero alcun altro “successo” contro bersagli navali o marittimi nell’arco della guerra. Nella notte sul 18 luglio 1940 aveva detto di aver lanciato siluri contro un cacciatorpediniere sempre in Egeo (tra Creta e il Peloponneso) e di aver poi avvistato una chiazza oleosa: non si ha alcuna notizia di attacchi confermati. Dopo di che, stop (ha abbattuto un idro Sunderland nel luglio-agosto 1941 fuori Marsa Matruh recuperandone 4 membri dell’equipaggio). E’ affondato il 23 marzo 1943 (con un diverso comandante) per speronamento da parte della pilotina che lo conduceva in uscita da Taranto sulla rotta di sicurezza.
    Per questo, quando leggo su qualche sito italico di lamenti per la consegna alla Grecia nel 1951 dell’EUGENIO DI SAVOIA (che prese il nome di ELLI), a titolo di compensazione per i danni di guerra, credo che sia bene ricordarne le ragioni ..”
    Insomma Signor Acchiappafantasmi sarebbe ora che cominciasse davvero ad applicarsi e a studiare prima di discernere e discettare di talassocrazia e navalismo: non può continuare a non saper distinguere il profilo dell’Elli dall’isola della Soryu, dalla vela del Soryu o dalle natiche di un mulo della XXV Armata!

    Admiral Canoga

  25. Caro Canoga,
    saro’ lapidario. Mi aspettavo il solito sermone inconcludente e mistificante,tipico dei frustrati che si illudono di possedere la verità in tasca.Ha scritto una marea enorme di idiozie prolisse che neanche se lo immagina.Roba che solo i nullafacenti,che non sapendo come passare la giornata, possono partorire amenità simili.In poche parole a lei piacciono le favole e si vede.Non solo. E’ cosi pieno di sè ( e chi sa leggere,usare il cervello e sa di certe cose lo capisce benissimo) che non si è degnato neanche minimamente ( e lo si evince facilmente leggendola) di andarsi a leggere i contenuti dei links che io ho segnalato.Se l’avesse fatto si sarebbe risparmiato le amenità che ha scritto e anche altre figuracce sciocche ( per non dir di peggio). Non solo. Il suo fare ipocrita ( io la cito senza pietà col suo nome e cognome) senza citarmi la qualifica da sè ( a proposito del suo cognome c,dopo le scrivo un consiglio..).Su questo non ci possono essere dubbi.In sostanza,lei si pavoneggia a conoscere cose di cui non sa nè come sono nate e tanto meno come poi sono veramente andate veramente. Lei è solo uno dei tanti trombettieri sfiatati che non dicono nulla,e non ne capiscono assolutamente altrettanto. A questo punto,data la sua povertà di contenuti e di come si presenta,lei dovrebbe assolutamente omettere il suo cognome o nick name (?) di “Admiral”,neanche di Mozzo ( che è comunque sempre una figura da rispettare per governare una nave),ma di aspirante mozzo.Non è`possibile qualificarla oltremisura. E,purtroppo per lei,si VEDE.E le ripeto ancora:”Persino la carica dei seicento,paragonata alle sue vuote e propagandistiche elucubrazioni pseudo-storiche ,appaiano come una ragionata manovra militare,ragionata e sensata”. Non ci piove.Il suo fare snob e buffonesco casca malissimo con me. Se pensa ch’io sia il tipo che dice a nuora affinchè suocera intenda, ha fatto malissimo i suoi calcoli.Non sprechi il suo tempo e si dedichi,piuttosto,a letture serie e ben ponderate.Nel caso dovesse applicarsi come si deve,le farebbe non solo bene alla salute ma anche al suo spirito troppo malconcio.

    Ubaldo Croce

  26. Per Giove Ottimo Massimo e Capitolino!
    Sono rimasto folgorato dalla Sua lapidarietà, o Illustrissimo Messere Bertoldino Acchiappafantasmi, acclarato mistificatore seriale e solerte fabbricante di vaniloqui.
    Chi ha qui citato il Forum REGIA MARINA ITALIANA? I marziani? I comunisti? Gli italioti anti-italiani? La potente setta giudaico-massonica-divora-bambini? Perché deve sempre comportarsi come il solito fascistucolo di infimo rango che puntualmente non ha manco il coraggio di prendersi le responsabilità per le contraddittorie stupidaggini che scrive? Le costa tanto ammettere che aveva solo una vaga, lontanissima idea di cosa fosse l’Elli e che non aveva la benché minima idea di chi sia il Signor De Domenico? L’Elli era un vecchio incrociatore che come ho scritto risaliva alla Rivoluzione Cinese e che venne acquistato dalla Marina Ellenica qualche mese prima dello scoppio della I GM. Anche le altre unità maggiori della Marina Ellenica, come l’incrociatore corazzato Giorgios Averof (un “tipo Pisa” con armamento modificato) e la corazzata Kilkis (la gemella Lemnos era stata disarmata nel 1932 e al momento dell’attacco italiano alla Grecia veniva impiegata come nave-caserma) nel 1940 erano navi certamente antiquate e avevano ormai uno scarso valore bellico.
    Per caso si ricorda a che anno risalivano le 4 corazzate italiane Conte di Cavour, Giulio Cesare, Andrea Doria e Caio Duilio, ovvero quelle 4 unità rimodernate a carissimo prezzo tra il 1933 e il 1940? E dell’incrociatore corazzato San Giorgio cosa ci raccontiamo? Visto che ci tiene tanto a parlare a casaccio di carrette e di rottami naviganti e vista la Sua smodata e monomaniacale passione per complotti veri, presunti, potenziali, inventati, vari ed eventuali, a proposito degli “aspetti navali” della Guerra di Grecia ricorda casualmente cosa fosse la “Divisione Ruggine “ della Regia Marina e ricorda perché “non entrò nella storia” della Guerra di Grecia?
    Consapevole che la mia abissale ignoranza non sarà mai pari alla Sua Somma Intelligenza e alla Sua Eccellentissima Illuminazione e rendendomi conto di aver sottratto anche troppo preziosissimo tempo al Sior Cummenda, cuore pulsante dell’Italia che produce, mi permetto solamente di osservare che, pur avendo il sottoscritto tante gravi e indicibili responsabilità, se Lei si perde nelle proprie mutande sicuramente la colpa non è mia!
    Da bravo Cacasenno continui pure a recitare le Sue caporillate su Maugeri e nella sua ipercorazzata e atavica ottusità persegua nel dimenticare Umberto Pugliese o Augusto Capon!

    Admiral Canoga

  27. Ho letto l’ultimo interessante numero di “Storia in Rete” da poco in edicola. Ed ho letto questo articolo (sulle scuse gratuite italiane ad Atene per i fatti della II guerra mondiale), peraltro, con relativi commenti, altrettanto stimolanti storico-culturalmente parlando. Se i partecipanti rimanessero ai fatti, come hanno fatto Filippini, De Felice, Italo Foschi, Romeo di Colloredo e Croce, si andrebbe sull’analisi specifica. Francamente risulta ridondante e piuttosto autoreferenziale il tono ed il linguaggio alquanto caricato del signor Admiral Canoga. Che potrebbe apportare qualche dato utile se smettesse di provocare e rimbeccare in modo volgare chi non la pensa come lui (o lei), visto che non sappiamo se sia uomo o donna, dato lo pseudonimo con cui si firma. Mi complimento con il direttore Andriola e con Emanuele Mastrangelo per la conduzione della rivista. Salutissimi.

    Cristiano Lamberti

  28. Caro Canoga,
    io non so se lei fa finta ,ci fa o ci è…Il suo caso è assolutamente strano…Molto strano.Lei si aggrappa sugli specchi,le piace sviare dal succo del discorso e cercare di apparire credibile (?) ai probabili gonzi che leggendola penderebbero dalle sua labbra ( o tastiera).Lei cita,seppur senza neanche sapere chi veramente fosse) il validissimo ingegnere navale Umberto Pugliese.E a proposito delle sue strampalate affermazioni sulla fu Regia Marina,gli ammiragli inglesi avevano ben altre considerazioni sulla fu Regia Marina,molto differenti dalla sua. Proprio tutto l’incontrario di cio’ che lei si sforza “eroicamente” di far credere. Lei ignora ( o vuol ignorare) che i russi fecero un patto con il Governo dell’Italia fascista,nel 1933-34, per costruire la loro potenza navale. Prima della metà degli anni 30 del secolo scorso nei cantieri navali di Odessa e Murmansk furono impostate,dagli ingegneri navali italiani, ben quattro corazzate del tipo della classe Littorio ( e altro naviglio).Non solo. Gli ingegneri navali italiani impostarono anche un supercaccia ( sempre per la marina sovietica)”Taskent” che poteva navigare a 45 nodi l’ora. La cosa procuro’ anche un incidente diplomatico col Giappone,che temeva la crescita della potenza navale dell’Urss. Lo storico Franco Bandini lo ha piu’ che confermato: https://antonioportobello.wordpress.com/category/2-guerra-mondiale-franco-bandini-luomo-nero-e-la-flotta-rossa-fascismo-e-urss/ …E potrei continuare. Infine,se proprio vuol capire ( ma non vale solo per lei) si legga :”1935-1943,la fabbrica della sconfitta” dello storico e già giornalista RAI-Radio2,corrispondente estero ed esperto di navi ed aerei,dott.Piero Baroni.Come vede ,sempre fra me e lei,non sono io che leggo a “casaccio”…Purtroppo è lei che pecca di superficialità.Emette “sentenze” senza neanche accorgersi con chi interloquisce, di cosa parla e come ne parla.Lei è soltanto capace di strombare ,in modo sfiatato,amenità e luoghi comuni che NULLA hanno a che fare con la realtà storica dei fatti,mistificando il suo preferito “polpettone”a proprio uso e consumo. E’ la sua “verità”storica che vorrebbe far prevalere e non la storia. Lei si forgia del titolo di “Admiral” quando ( visto il modo superbo di come scrive e il resto -che glie lo risparmio- ) al massimo,cosi continuando, potrebbe solo aspirare ad ambire a fare l’aiutante mozzo.Sarebbe opportuno,come fanno tutte le persone serie,di qualificarsi con le sue vere generalità e la smettesse,una volta per tutte,di farsi passare per cio’ che non è e ne puo’ essere ( dato i fatti).Se si deve discutere di storia lo faccia seriamente senza sbavare,cercando ( invano per quanto mi riguarda) di sminuire chi glie le canta come si deve.Se ne faccia una ragione e vada a piangere altrove.Li sicuramente troverà i maniaci,che le piacciono tanti, con cui si potrà sfogare. E forse le farà pure piacere.E neanche me ne meraviglierei,dato lei.

    Ubaldo Croce

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