1943: l’Italia si scusa per rappresaglia in Grecia

15 febbraio

L’ambasciatore d’Italia ad Atene, Gianpaolo Scarante, ha assistito a Domenikon (Grecia centrale) alla commemorazione dell’eccidio commesso dalle truppe italiane di occupazione il 16 febbraio del 1943. “Sono venuto con dolore e commozione per esprimere il mio profondo cordoglio a tutte le vittime di Domenikon”, ha affermato l’ambasciatore in un discorso davanti ad autorità civili e militari e a un certo numero di parenti delle vittime dell’eccidio. E’ la prima volta che un ambasciatore d’Italia prende parte alla commemorazione della strage di Domenikon, dove la feroce rappresaglia fascista per l’uccisione di nove soldati italiani portò all’uccisione 150 civili maschi, dai 15 agli 80 anni. La presenza dell’ambasciatore è un fatto importante, ha detto all’ANSA in sindaco di Domenikon, Athanassios Missios. “E’ importante – ha aggiunto – perché è stata una occasione per l’Italia di chiedere scusa per un fatto terribile. Ma al tempo stesso anche un’opportunità per vedere come gli italiani di oggi non sono come i fascisti di ieri”. L’ambasciatore Scarante ha deposto una corona di fiori davanti al sacrario delle vittime, insieme alle autorità. (ANSA)

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6 commenti


  1. Ma l’Ambasciatore italiano dove ha studiato la storia ?
    La rappresaglia fu compiuta dal nostro Esercito non dai soliti ‘fascisti’ citando i quali cerca di scaricare su di loro le responsabilità che furono del tutto uguali a quelle che TUTTI gli eserciti belligeranti ebbero durante la guerra.
    Vi mando un mio articolo che spero pubblichiate:

    Tanto tuonò che piovve
    Finalmente i DENIGRATORI delle nostre FFAA sono riusciti –grazie al settimanale L’ESPRESSO – a portare a conoscenza della pubblica opinione ciò che a loro stava a cuore: additare le nostre FORZE ARMATE operanti nella II^ guerra mondiale come una banda di assassini usufruendo per di più dei buoni servigi televisivi di ‘History Channel’ che il 14 marzo prossimo manderà in onda il filmato “La sporca guerra di Mussolini” che come dalle anticipazioni della coautrice di esso, la ‘storica’ Lidia Santarelli, apparse nell’ESPRESSO del 28/2/2008 avrà il nobilissimo intento di dimostrare che i soldati italiani furono perfettamente identici –quanto a infamie e crudeltà- a quelli tedeschi o meglio ancora alle SS.

    Altro che ‘Italiani brava gente’ ! Proprio “per nulla” è la patriottica conclusione della Santarelli la cui soddisfazione di poter finalmente dire che i suoi compatrioti in grigioverde furono degli infami sprizza da ogni parola dell’articolo che riportiamo integralmente:

    “Grecia 1943: quei fascisti stile SS
    di Enrico Arosio

    Domenikon come Marzabotto. Oltre 150 uomini fucilati per rappresaglia. Ora un documentario alza il velo sulle stragi del nostro esercito. Occultate

    I partigiani avevano fatto fuoco dalla collinetta, quando il convoglio aveva rallentato in curva, a un chilometro dal villaggio di Domenikon. Erano morti nove soldati italiani. Dunque i greci andavano puniti: non i partigiani, i civili. Domenikon andava distrutta. Per dare a tutti “una salutare lezione”, come scrisse poi il generale Cesare Benelli, che comandava la divisione Pinerolo. “Qui al villaggio, prima, i soldati italiani venivano per un’ora o due, flirtavano con le donne, poi se ne andavano. A Elassona avevano fidanzate ufficiali. Erano dei dongiovanni”, racconta un contadino davanti alla cinepresa. Prima, sì. Non il 16 febbraio 1943. Quel giorno gli italiani brava gente si trasformarono in bestie.
    L’eccidio di Domenikon, la piccola Marzabotto di Tessaglia, è un crimine italiano dimenticato. In stile nazista, solo un po’ meno scientifico. Fu il primo massacro di civili in Grecia durante l’occupazione, e stabilì un modello. Il primo pomeriggio gli uomini della Pinerolo circondarono il villaggio, rastrellarono la popolazione e fecero un primo raduno sulla piazza centrale. Poi dal cielo arrivarono i caccia col fascio littorio. Scesero bassi, rombando, scaricando le loro bombe incendiarie. Case, fienili, stalle bruciarono tra le urla delle donne, i muggiti lugubri delle vacche. Gli italiani gliel’avevano detto, raccontano i vecchi paesani: “Vi bruceremo tutti”. Il maestro, che capiva la nostra lingua, avvertì: “Mamma. Ci ammazzano tutti”.
    Molti non avevano mai visto un aereo. Al tramonto, raccontano i figli degli uccisi, le famiglie di Domenikon furono portate sulla curva dei partigiani. Dopo esser stati separati dalle donne, tra pianti e calci, tutti i maschi sopra i 14 anni, fu ordinato, sarebbero stati trasferiti a Larisa per interrogatori. Menzogna. All’ una di notte del 17 gli italiani li fucilarono nel giro di un’ora, e i contadini dovettero ammassarli in fosse comuni. “Anche mio padre e i suoi tre fratelli”, ricorda un vecchio rintracciato da Stathis Psomiadis, insegnante e figlio di una vittima che si è dedicato alla ricostruzione dell’eccidio, indicando la collina di lentischi e mirti. La notte e l’indomani i soldati della Pinerolo assassinarono per strada e per i campi pastori e paesani che si erano nascosti: fecero 150 morti.
    È tutto ricostruito nel documentario ‘La guerra sporca di Mussolini’, diretto da Giovanni Donfrancesco e prodotto dalla GA&A Productions di Roma e dalla televisione greca Ert, che andrà in onda il 14 marzo su History Channel (canale 405 di Sky). La Rai si è disinteressata al progetto. Il film, che riapre una pagina odiosa dell’Italia fascista, si basa su ricerche recenti della storica Lidia Santarelli. La docente al Centre for European and Mediterranean Studies della New York University, parlando con ‘L’espresso’ di Domenikon e dei massacri italiani in Tessaglia, Epiro, Macedonia, li definisce “un buco nero nella storiografia”. Che cosa sa il grande pubblico della campagna di Grecia di Mussolini? Ricorda il presidente Ciampi, le commosse rievocazioni della tragedia di Cefalonia, il generale Gandin e la divisione Acqui, le emozioni cinematografiche di ‘Mediterraneo’ e del ‘Capitano Corelli’, con gli italiani abbronzati, generosi, portati a fraternizzare. Una proposta di legge (Galante e altri) presentata alla Camera il 24 novembre 2006 per istituire una Giornata della memoria delle vittime del fascismo accenna all’eccidio di Domenikon; ma è un’eccezione.Italiani brava gente? Per nulla.”Domenikon”, dichiara la Santarelli nel film, “fu il primo di una serie di episodi repressivi nella primavera-estate 1943. Il generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, emanò una circolare sulla lotta ai ribelli il cui principio cardine era la responsabilità collettiva. Per annientare il movimento partigiano andavano annientate le comunità locali”.L’ordine si tradusse in rastrellamenti, fucilazioni, incendi, requisizione e distruzione di riserve alimentari. A Domenikon seguirono eccidi in Tessaglia e nella Grecia interna: 30 giorni dopo 60 civili fucilati a Tsaritsani. Poi a Domokos, Farsala, Oxinià.

    (28 febbraio 2008)

    Dalla lettura di detto articolo si ricava l’ impressione che esso sia un’altra ‘scoperta’ dell’acqua calda -come tutte quelle dei ‘pensatori’ comunisti- sol che si consideri la circostanza che in TUTTE le guerre TUTTI i belligeranti –civili o militari che siano- commettono azioni, abusi ed altri atti riprovevoli che poi a guerra finita si rinfacciano vicendevolmente cercando di attenuare o addirittura di nascondere le proprie colpe esagerando, di converso, quelle degli altri.

    E’ un vecchio copione che puntualmente si ripete e che tutti conoscono ma che la ‘sinistra’ quando le fa comodo finge di ignorare e da esso –come tutti sanno- ha tratto origine il detto secondo cui “la storia la scrivono i vincitori” a scapito –ma questo è sottinteso- dei vinti.

    Come antidoto a questa secolare reiterazione di comportamenti pur sempre condannabili anche se difficili da estirpare c’è solo da sperare –anche se ci sembra una pia illusione- che finiscano per sempre le guerre con i loro strascichi di odi e di polemiche.

    A questa doverosa precisazione si accompagna però lo sgomento causato dal dover constatare il compiacimento quasi sadico mostrato dai comunisti di casa nostra –chiamiamoli col loro nome- nel riferirsi a queste tristi storie non esitando, come fa la Santarelli, a trasformare i nostri soldati in assassini “stile SS”, ponendo in tal modo una pietra tombale sulla già poco credibile favola degli “Italiani brava gente” mediante una semplice equiparazione di stragi tedesche e italiane così riassumibile: “MARZABOTTO uguale DOMENIKON”.

    A questo punto sarebbe interessante conoscere il parere degli esaltatori, in chiave resistenziale, della vicenda di Cefalonia autori della trasformazione dei soldati della div. Acqui in partigiani ‘ante litteram’, ansiosi per di più di combattere contro l’ex alleato tedesco (con cui avevano collaborato fino all’8 settembre ’43 nel compiere nefandezze) i quali, a quanto incontestabilmente risulta, non si trovavano nell’isola per dedicarsi ad opere pie ma erano una forza di occupazione come tale certamente invisa e odiata dai cefalioti al pari dei tedeschi.

    Da ciò è più che lecito dedurre che anche la div. Acqui –almeno fino all’8 settembre ’43- essendo parte integrante delle FFAA armate italiane in “stile SS” seguisse anch’essa le infami direttive di ‘pretta marca fascista o meglio nazista” che riceveva ma evidentemente l’impatto demolitore che, dall’ equiparazione dei nostri soldati ai tedeschi assassini, ricevono le tesi resistenziali della ‘sinistra’ sui fatti di Cefalonia, deve essere sfuggito alla ‘storica’ Santarelli presa dalla foga di denunziare i crimini dell’ Esercito ( e non solo di Mussolini) che dei comunisti –quasi che non fossero italiani- è sempre stato un chiodo fisso ieri come oggi—vedendoli sempre in prima linea nei tentativi di criminalizzazione delle FFAA compiuti nelle vesti di nobili paladini della verità storica: ciò sarebbe anche apprezzabile se non presentasse però un lato oscuro ma facilmente intuibile da chi non intenda farsi menare per il naso da costoro.

    Il tutto può riassumersi nella seguente domandina ‘ facile facile’ da porre a questi integerrimi ‘gendarmi’ della verità alberganti a profusione negli Istituti della Resistenza (ovviamente comunista), nell’ANPI e in Enti e Associazioni similari: “Perché tanta compiaciuta ‘pubblicità’ agli eccessi –purtroppo veri- compiuti dalle nostre FFAA in guerra e il silenzio più assoluto su quelli dei nostri nemici di allora, i Sovietici e gli Alleati, ivi compresi- per restare alla materia dell’articolo- i ‘pacifici’ Greci ?”.

    Se è innegabile –e lo si sapeva- che ANCHE le nostre FFAA compirono atti violenti o rappresaglie crudeli come quella descritta nell’articolo, l’obiettività storica imporrebbe di ricordare gli analoghi atti compiuti da appartenenti agli altri paesi belligeranti come ad esempio la strage di circa 20.000 ufficiali polacchi compiuta dai Russi nella foresta di Katyn o gli eccidi di soldati italo-tedeschi compiuti dagli Americani per ordine del gen Patton in Sicilia.

    Quanto ai Greci mostrati sempre alla stregua di povere vittime, ci piace riportare dal mensile Storia Dossier n. 148 di Aprile 2000, edito a Firenze, uno stralcio da quanto scrisse il capitano Amos Pampaloni scampato alla morte a Cefalonia e andato sul Continente a combattere con i partigiani dell’ELAS (Esercito di Liberazione Greco) dai quali venne trattato con rispetto perché comunista come loro.

    Si tratta quindi di una ‘fonte’ non sospetta che, ciononostante, scrisse:

    “Nella guerra partigiana non si fanno prigionieri, questo non soltanto in Grecia ma in qualsiasi regione, perché i partigiani non hanno campi di concentramento. Rimasi però turbato da quanto avvenne durante un’azione. Su una strada proveniente dall’Albania, incassata fra i monti dell’Epiro passavano colonne di autocarri tedeschi. Minata la strada fu predisposto un attacco in forze con un paio di centinaia di uomini. Arrivò una colonna di una diecina di autocarri su cui si trovavano una trentina di soldati. Saltò sulla mina un primo autocarro, gli altri dovettero fermarsi e cominciò il fuoco di fucileria dall’alto. I tedeschi gridavano: “Kommunisten ! Kommunisten !” (per loro i partigiani erano tutti comunisti) e uscirono dagli autocarri con le mani alzate.

    Furono immobilizzati, poi a uno a uno i partigiani tagliarono loro la gola: uno spettacolo raccapricciante. Fra i tedeschi erano due ufficiali che sul momento non vennero uccisi perché i partigiani si riservarono di interrogarli e li portammo con noi fino ad un vicino centro abitato. Mi detti da fare perché aòmeno quei due venissero risparmiati, ma fu inutile. Dopo l’interrogatorio li soppressero. Era pericoloso per le bande partigiane rilasciare prigionieri”.

    Su tale allucinante descrizione lasciamo il commento al lettore limitandoci da parte nostra a suggerire all’ineffabile History Channel che gli episodi da noi segnalati -“Strage Sovietica di Katyn” – “Eccidi USA in Sicilia” – “Sgozzamento dei prigionieri da parte dei partigiani Greci”- vengano riportati in filmati analoghi a quello che andrà in onda il prossimo 14 marzo dando loro titoli appropriati e di facile ideazione in quanto aventi anch’essi come comune denominatore “LA SPORCA GUERRA”: stavolta però dei Sovietici, degli Usa e dei Greci.

    E’ una proposta che alle persone in buona fede risulterebbe certamente gradita: ai comunisti no.

    Avv. Massimo Filippini

    Ten. Col. A. M. (c. a.)

    Massimo Filippini

  2. … “A questa doverosa precisazione si accompagna però lo sgomento causato dal dover constatare il compiacimento quasi sadico mostrato dai comunisti di casa nostra –chiamiamoli col loro nome- nel riferirsi a queste tristi storie non esitando, come fa la Santarelli, a trasformare i nostri soldati in assassini “stile SS”, ponendo in tal modo una pietra tombale sulla già poco credibile favola degli “Italiani brava gente” mediante una semplice equiparazione di stragi tedesche e italiane così riassumibile: “MARZABOTTO uguale DOMENIKON”. ”
    Mi associo, precisando anche che chi avesse la pazienza e la possibilità di fare una ricerca (su internet, niente di troppo faticoso) scoprirebbe (oltre alla risaputa storia che le rappresaglie erano consentite dalle leggi di guerra, e soprattutto poste in atto da TUTTI gli eserciti) che a Domenikon i morti “per rappresaglia” furono poco più di 100, mentre gli altri caduti greci erano partigiani che furono uccisi nello scontro a fuoco da loro stessi iniziato.
    Considerazioni che non diminuiscono certo l’orrore per l’episodio, distinzioni di lana caprina, forse … ma a mio parere indicative di un grave pregiudizio in essere.

    Bortolo Rossini

  3. Il fatto che ‘anche altri’ abbiano commesso questi crimini non inficia la veritá di questo. Semmai qui il problema é il contrario: ‘anche noi’, e non tutti lo sanno, o almeno non quanto si conoscono invece gli eccidi vari, di Stalin ecc. “Brava gente” é un bel mito. Anche i tedeschi si lamentarono. Qui si tratta di uccidere, torturare, stuprare civili.. Come giá fatto in altre zone occupate, anche usando il gas per ordine esplicito del Grande Patacca che ne aveva sottoscritto internazionalmente il bando. Rossi, neri o blu questa è vigliaccheria senza giustificazione, e ne sono stati capaci anche gli italiani. Punto. Non stile SS, stile nostro. domenikon = marzabotto? Sì, risposta esatta, stesso principio, stessa etica. E pochi lo sanno ed è bene che lo sappiano. Nelle nostre FFAA c’era tanta feccia da poter concimare un continente intero, esattamente come negli altri eserciti, questo é il punto: fuori dall’ideologia di riferimento, quindi ne italiani ‘brava gente’ né ‘civilizzatori’ (!) e con l’aggravante di una dirigenza militare (quella sì tutta solo fascista) di quart’ordine, ottusa, antiquata e spietata.
    ‘Andate a vedere anche di là.. o gli altri dall’altra, ecc” oltre ad essere un approccio infantile ad un fatto indagabile, è quasi un ammissione di complicità nel momento che tende inevitabilmente ad diminuirne la gravità.
    Per il resto, riguardo all’articolo ‘I fascisti di ieri’ é espressione usata dal sindaco greco di Domenikon durante la commemorazione e non dall’ambasciatore italiano. Forse qualcuno ha la coda di paglia.

    Luca Lombardi

  4. Tante parole per tanta frustrazione parrebbe. Il fatto che ‘anche altri’ abbiano commesso questi crimini non inficia la veritá di questo. Semmai qui il problema é il contrario: ‘anche noi’, e non tutti lo sanno, o almeno non quanto si conoscono invece gli eccidi vari, di Stalin ecc. “Brava gente” é un bel mito. Anche i tedeschi si lamentarono. Qui si tratta di uccidere, torturare, stuprare civili.. Come giá fatto in altre zone occupate, anche usando il gas per ordine esplicito di Mussolini, Grande Patacca che ne aveva sottoscritto internazionalmente il bando. Rossi, neri o blu questa è vigliaccheria senza giustificazione, e ne sono stati capaci anche gli italiani. Punto. Non stile SS, stile nostro. domenikon = marzabotto? Sì, risposta esatta, stesso principio, stessa etica. E pochi lo sanno ed è bene che lo sappiano. Nelle nostre FFAA c’era della feccia, esattamente come negli altri eserciti, questo é il punto: fuori dall’ideologia di riferimento in quel momento storico, quindi né italiani ‘brava gente’ né ‘civilizzatori’ (!) e con l’aggravante di una dirigenza militare (quella sì tutta solo fascista) di quart’ordine, ottusa, antiquata e spietata che dava ordini a soldati di ogni estrazione.
    ‘Andate a vedere anche di là.. o gli altri dall’altra, ecc” oltre ad essere un approccio infantile ad un fatto indagabile, è quasi un ammissione di complicità nel momento che tende inevitabilmente ad diminuirne la gravità.

    Per il resto, riguardo all’articolo qui sopra ‘I fascisti di ieri’ é espressione usata dal sindaco greco di Domenikon durante la commemorazione e non dall’ambasciatore italiano. Troppi rifermenti Avvocato ai famigerati “comunisti” per non esserne ossessionati e per usare l’espressione ‘in buona fede’.

    Luca Lombardi

  5. Per combinazione mi sono imbattuto in questa pagina e osservo che è giusto dire che “il fatto che ‘anche altri’ abbiano commesso questi crimini non inficia la veritá di questo”.
    Ma nel contempo sarebbe anche il caso di esprimere una condanna collettiva e smettere di parlarne altrimenti non se ne esce più fuori.
    Nell’attuale bega israelo – palestinese come dobbiamo comportarci ad esempio ? Deprecando l’uso delle armi o giustificarlo ovvero parlare SOLO di una delle parti in causa ?
    Magari di quella palestinese come per i precedenti fatti bellici si pala solo dei tedeschi per non sembrare ossesionati dagli agnellini ‘comunisti’ che ricordo assai bene come benefattori dell’umanità come ad esempio nel lavacro purificatore di Katyn che quegli ingrati dei polacchi non hanno ben capito che fu fatto per il loro..bene: NIENTE ESERCITO = NIENTE GUERRE !
    MFilippini.

    Massimo Filippini

  6. Gli Italiani non sono diversi dagli altri. Non c’è solo Domenikon,ci sono anche i campi di Arbe e di Gonars, la strage di Debra Libanos, il lancio di iprite in Etiopia tanto amabilmente descritto da Vittorio Mussolini in un suo libro, in cui diceva che era meglio della caccia. Leggete ” Italiani brava gente” di Del Boca c’è molto altro. Questo non nega le porcherie fatte da tedeschi, inglesi, francesi, americani, russi ,cinesi, spagnoli, portoghesi e altri. Ma anche noi abbiamo fatto la nostra parte…

    Maurizio

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