Un “cervello archeologico” per il centro di Roma

20 febbraio

Intervista al prof. Paolo Carafa, Università della Calabria, Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti, Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana.

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Il progetto “Sistema Informativo Archeologico della città di Roma” si presenta come un efficace strumento di tutela dei beni culturali, banca dati di raccolta e catalogazione di tutti i dati archeologici relativi alla città di Roma (periodo tra metà IX secolo a.C. e metà VI secolo d.C.).  Ci può illustrare quali altri ambiziosi obiettivi vi proponete di realizzare e a quali destinatari è rivolto?
Il Sistema Informativo Archeologico della città di Roma del suo territorio si presenta come rete conoscitiva nella quale i monumenti diventano nodi di conoscenza, frazioni di paesaggi, contesti costituiti da oggetti e architetture; il progetto aveva assunto temporaneamente, in occasione di una stagione della ricerca, il nome di “Imago Urbis”: successivamente si è preferito invece dare una denominazione che si avvicinasse di più al prodotto effettivamente realizzato, ovvero uno strumento di conoscenza sistematica e sistematizzata, che comporta come conseguenza quella di sviluppare migliori strumenti per la conoscenza e la salvaguardia del patrimonio culturale. Il “Sistema Informativo Archeologico della città di Roma” può essere paragonato ad una “mente artificiale” che sappia pensare all’interezza del patrimonio storico (materiale ed immateriale) di una città o di un territorio come saprebbe fare una mente umana, capace di associare apparenti casualità in un coerente racconto. In esso sono stati raccolti tutti i dati relativi all’area compresa nel circuito delle Mura Aureliane e ad alcuni settori del suo territorio incluso negli attuali confini del comune di Roma e può essere consultato presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università La Sapienza. Questo costituisce il punto di forza del sistema: le potenzialità dell’informatica e l’impostazione scientifica del progetto che, in questo caso, erano naturalmente convergenti. Non si tratta di creare, cento anni dopo, una Forma Urbis come l’aveva concepita e realizzata R. Lanciani, ma di realizzare qualcosa di infinitamente più sofisticato, in grado di rilevare il tempo che trascorre e gli intrecci contestuali. Per quanto riguarda i destinatari, essi sono tutti soggetti, pubblici o privati, che hanno interesse ad intervenire o sul territorio tramite lavori pubblici o privati oppure tramite il coinvolgimento nei processi di valorizzazione e conoscenza della cultura in senso lato: si pensi alla creazione di percorsi turistici specializzati, alla formazione culturale, raccontando la storia che non è ancora stata scritta di un luogo come Roma. Questo progetto nasce dopo un’esperienza di ricerca ventennale, facente riferimento al Prof. Carandini, sviluppata nel corso delle attività scientifiche della Cattedra di Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana, della facoltà di Scienze Umanistiche, Università di Roma La Sapienza.

Dal punto di vista prettamente tecnico, di che tecnologia vi servite per la realizzazione del Web-GIS? In che cosa si differenzia dagli altri progetti che prevedono sistemi di georeferenziazione territoriale? Allo stato attuale in che fase di avanzamento è il progetto?
Oltre alla mera georeferenziazione territoriale di tutta l’informazione esistente e della successiva sistematizzazione in una narrazione logica, il sistema è in grado di strutturare i dati, sia secondo diversi livelli logici, sia secondo diversi livelli topologici e istologici: ovvero, il sistema può mettere in connessione dati archeologici rinvenuti durante gli scavi o le ricognizioni topografiche, i singoli oggetti, le informazioni scritte, iconografie antiche e moderne, dati provenienti da tecnologie scientifiche, come possono essere indagini geofisiche, remote sensing…tutto ciò che racchiude una informazione ricollocabile nello spazio ed attribuibile ad un’epoca. La tecnologia ci ha permesso di costruire questa “mente artificiale”, elaborata grazie al software Intergraph Geomedia, che ha sponsorizzato l’iniziativa fin dalle prime fasi della progettazione e che collabora attivamente al progetto da 3 anni. Il sistema è uno strumento computerizzato che permette di analizzare e ricostruire il paesaggio antico attraverso la sovrapposizione e il confronto di ogni tipo di documento archeologico (oggetti, strutture, fonti letterarie, fonti iconografiche antiche e moderne), dotato di attributi e posizionato sulla base di coordinate assolute analogamente a quanto avviene per elementi di tipo prettamente geografico. Allo stato attuale posso dire che il sistema informativo archeologico di Roma è completato; al tempo stesso, i quasi diecimila monumenti antichi di Roma, che al momento conosciamo e possiamo ricostruire e narrare, non sono che una parte minima di quelli che sopravvivono nell’archivio materiale che giace sotto i nostri piedi e che è conoscibile. Per quanto riguarda tutte le informazioni “inedite”, conservate negli archivi di soprintendenze o altri archivi storici, per Roma abbiamo registrato tutti i dati dell’archivio storico della Soprintendenza Archeologica di Roma fino agli inizi degli anni sessanta e sarà compito dell’anno in corso (2008-2009) arrivare fino alla metà degli anni settanta all’interno dello stesso archivio. In seguito, quello che man mano la comunità scientifica apprenderà, sarà inserito nel sistema il progetto è un sistema aperto, che combina gli elementi rinvenuti in un continuo divenire, nell’ottica di trasformare i frammenti del passato in una struttura contestuale ed unitaria da cui sviluppare un racconto.

Fondamentale per la realizzazione del cervello archeologico di Roma è stata la significativa attività di ricerca portata avanti dalla Cattedra di Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana dell’Università La Sapienza di Roma. Quali altri stakeholders hanno contribuito alla buona riuscita del progetto? In che termini vi servite dell’apporto dei privati in fase di progettazione?
La fase di progettazione vera e propria è stata sviluppata esclusivamente all’interno del gruppo di ricerca universitario; essa si avvale anche della collaborazione di soggetti privati, contattati successivamente in fase di realizzazione progettuale e materiale. Le società partner dell’iniziativa sono state varie e di competenze diverse: Intergraph, che sostiene il progetto da diversi anni con supporto software e tecnico; Smartcare srl, che si occupa di servizi e informatizzazione via web sviluppando quindi la parte tecnica per il Web GIS e mantenendo il server principale online, connessa all’università di Malta- link campus, partner del progetto per il solo primo anno di attivazione. Per quanto riguarda la parte che concerne il layout del progetto, ci si è serviti della valida collaborazione di uno studio di architetti (Studio di Architettura Arch. Andrea Mondara- Roma). Partecipano attualmente anche altre società private specializzate in diversi settori, trasversali a quelli appena citati: Altair4 Multimedia (Roma) che pubblica edizioni virtuali e interattive altamente qualificate dal punto di vista scientifico di siti archeologici e di opere storiche; Studio Ink Link (Firenze), un gruppo di illustratori partner essenziali del progetto, soprattutto se si pensa che lo stesso si colloca nell’ambito della contestualizzazione e del racconto: viene da sé quindi che ci occorrono immagini che siano in gradi di rivelare questo mondo sparito e di forte impatto mediatico/comunicativo.

Parliamo di logica di gestione e finanziamento del progetto: di quali contributi, pubblici o privati, vi servite per la realizzazione del progetto? In che termini esiste la collaborazione con la Soprintendenza Speciale per i Beni archeologici di Roma?
Per quanto concerne le risorse a disposizione per il finanziamento del progetto, si sono utilizzati quei fondi pubblici cui l’università può normalmente attingere in qualità di ente pubblico, normalmente assegnati a progetti di rilevante interesse nazionale. Negli ultimi anni sono arrivati anche altri contributi da Arcus spa, che ha finanziato il progetto con due rate di finanziamento nel 2005 e nel 2006 a seguito di una normale procedura di domanda stabilita dalla stessa società. Di particolare interesse risulta il neo costituito spin-off accademico dell’Università La Sapienza di Roma che si chiama Archi_Web srl: esso costituisce il frutto imprenditoriale di questa ricerca poiché nasce per offrire servizi basati sul prodotto realizzato.
Da queste attività è derivato poi un brevetto, con l’obiettivo dello sfruttamento commerciale e industriale tramite cui erogare servizi attraverso l’applicazione di questo sistema.
La Soprintendenza Speciale per i Beni archeologici di Roma riveste una funzione importantissima, in quanto ci ha concesso di accedere alle conoscenze conservate in archivio; con loro c’è un accordo che prevede una collaborazione per creare un sistema informativo archeologico di Roma e del suo territorio, in cui confluiranno tutti i dati, sia quelli già inseriti nel sistema creato da noi e sia quelli conservati negli archivi della soprintendenza, di carattere archeologico e amministrativo. In questi termini, possiamo dire che abbiamo raggiunto non solo l’obiettivo della sistematizzazione dei dati ai fini scientifici da cui abbiamo tratto diversi interventi, ma anche un utilizzo del sistema come strumento di lavoro ordinario, adattato agli scopi amministrativi.

A livello italiano ed europeo si stanno diffondendo altri esempi analoghi di sistemi informativi geografici (GIS) per una valorizzazione territoriale ai fini turistici e culturali. Quali punti di riferimento avete individuato a cui ispirarvi in fase di progettazione e che impatto prevedete di realizzare nel contesto specifico del territorio romano?
A livello nazionale o internazionale non vi sono progetti strutturati nelle stesse modalità, sebbene si trovino esperimenti che si avvicinano per alcuni aspetti al nostro: il comune di Roma, per esempio, ha tentato per primo di sistematizzare un aggiornamento delle conoscenze, dagli inizi dello scorso secolo in poi, creando la “Carta dell’Agro Romano”, il primo censimento sistematico dei beni del suburbio intorno alla capitale. Già dagli anni Novanta il comune di Modena attivò un servizio informatico sui tomi della città per la conoscenza e la valutazione dell’archeologia. A livello europeo, invece, Amsterdam, Parigi e altre città possono fregiarsi di musei dedicati all’esposizione di questo “racconto”: la città di Londra, per esempio, ha un sistema archeologico di monitoraggio di tutto ciò che viene rinvenuto nel sottosuolo. Nessuno di questi sistemi è però eguagliabile al nostro: la strutturazione dei dati è diversa e l’informazione indagata è più onnicomprensiva, non limitandosi solo a censire l’elemento archeologico puro che produca informazione sul contesto antico. E’ da rilevare, però, che la conoscenza del passato delle città fuori dall’Italia è un dato più acquisito: quasi tutte le città europee hanno un museo della città, realtà che nel nostro paese ancora non è ben radicata, così come non c’è nemmeno, fino ad oggi, un contenitore all’interno del quale sviluppare questi racconti (un museo della città). Ora possiamo dire che grazie a questo progetto, un “contenitore” per Roma c’è: allo stato attuale è uno strumento che può in futuro concretizzarsi in un museo, prendendo come modello i grandi musei urbani d’Europa.

Quali sono i prossimi obiettivi e che impressioni ha raccolto finora tra promotori e tecnici?
Ragionando nell’ottica del breve periodo, l’obiettivo primario è il mantenimento in vita del sistema e l’aggiornamento costante dello stesso; nell’arco di due anni ci auguriamo di chiudere la fase interpretativa del progetto, ovvero dal dato archeologico passare alla ricostruzione della realtà antica: in tal senso sarebbe opportuno trovare una sede in cui localizzare questo “racconto”, fermo restando che il sistema necessita di un mantenimento continuo.
Nel medio e lungo termine, l’obiettivo che si persegue è l’offerta del sistema a tutte le amministrazioni o clienti privati che ne abbiano bisogno o interesse.
Il progetto ha riscontrato un apprezzamento generale, frutto di commenti molto positivi sia dal punto di vista tecnico che da quello del merito. E’ emerso come sia impressionante vedere l’intera città di Roma rappresentata in un unico schermo, suddiviso per fasce storiche. Tengo a precisare come il progetto non sia ancora disponibile online, poiché è ancora tutto in fase di progettazione e valutazione, in termini di accesso ai dati, di quantità di informazione accessibile e resa quindi disponibile: si tratta di una questione delicata, per le difficoltà di dover risalire alla paternità di ogni singola informazione registrata. Il progetto ha quindi superato la fase di sperimentazione tecnica con successo ed è già funzionante in remoto, pronto perché questa massa di informazioni sia resa disponibile online.

Federica Dian

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