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“Riesumate Raffaello”. Fitto è il mistero della morte dell’artista

La direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, ha dichiarato che l’Accademia dei Virtuosi del Pantheon presieduta da Pio Baldi (ex dirigente del ministero al quale si deve la scelta di costruire il Maxxi), d’accordo con il cardinale Ravasi, in occasione del cinquecentenario intende lanciare il progetto “Enigma Raffaello” e aprirne la tomba per riesumare il cadavere. Abbiamo chiesto cosa ne pensa a Pierluigi Panza, del quale in primavera la Mondadori pubblicherà un libro intitolato “Un amore di Raffaello” sulla vita sentimentale segreta dell’artista e della Fornarina nella lasciva Roma del Cinquecento.

DAGOREPORT da del 29 dicembre 2019

“Non sarebbe la prima volta. Il pittore Carlo Maratta, che restaurò gli affreschi di Raffaello in Vaticano, nel 1674 fece aprire a sue spese la tomba ed estrasse il cranio per essere utilizzato come modello per il busto eseguito dal Naldini conservato all’Accademia di san Luca. Poi murò anche l’epitaffio della non-moglie di Raffaello. E non fu nemmeno la sola volta”.

Cioè

“Gli stessi Virtuosi del Pantheon riaprirono la tomba nel settembre del 1833. Fu trovato uno scheletro e anche il teschio. Ci sono pure le misure: era alto un metro e 64, basso di statura. La tomba fu poi riaperta nel 1930; sempre che quello lì fosse poi Raffaello davvero”.

Perché?

“Pirro Ligorio dice che, 16 anni dopo la sua morte, nel sepolcro con Raffaello fu messo pure Baldassarre Peruzzi. Altre cronache dicono che Annibale Carracci fu sepolto dove era Raffaello, quindi c’è molta confusione non solo sotto il sole, anche nell’Al di là … Inoltre mentre la cassa di abete era, ovviamente, perduta i Virtuosi del 1833 dissero che lo scheletro fosse con le braccia composte sul petto, che è un po’ impossibile date le inondazioni del Tevere e con tutti i denti bianchi, ma Raffaello pare soffrisse di prognatismo, dunque anche questo è un po’ strano. Comunque, un atto notarile disse che quello fosse il corpo di Raffaello, sebbene fossero state trovate anche altre ossa. Per non dire..”

Non dire che?

“C’è la tesi di un vecchio Commissario alle Antichità di Roma secondo la quale Raffaello era sepolto in Santa Maria presso Minerva. Inoltre, il calco del cranio conservato a San Luca è diverso dalle immagini di quello scoperto nel 1833. Infine, a inizio Novecento venne scoperto un pertugio a lato della cosiddetta Tomba di Raffaello che custodiva un altro scheletro acefalo. Dopo il ritrovamento del Maratta, il cranio di Raffaello fu anche confuso con quello di un povero cistercense, Desiderio Adjutorio , al quale fu restituito il suo nel 1893”.

Ma quante copie di crani di Raffaello ci sono?

“Oh diverse! Un calco del presunto cranio di Raffaello fu fatto fare dal Maratta come modello per il Naldini. Uno lo aveva commissionato Goethe, che lo esibiva sulla scrivania e arrivò nella collezione del frenologo Gall e oggi è a Torino. Poi c’è quello, in teoria, sepolto. Ma se si confronta quest’ultimo con altri crani coevi, tipo quello di Giovanni dalla Bande Nere, è un po’ sospetto. Nel museo di Ingres a Montauban esistono pure dei frammenti di ossa di Raffaello prese dal pittore francese mentre era a Roma”.

Ci sono misteri anche sulla morte?

“Eterne teorie complottistiche, nessuna comprovabile al 100%, né quella nata con il Vasari della morte per eccessi amorosi tantomeno quelle dell’avvelenamento. Si parlò di avvelenamento anche per la morte di due grandi protettori di Raffaello, il cardinal Bibbiena e Papa Leone X; ma nulla è provato. Al massimo gli scienziati troverebbero del piombo e definirebbero l’ipotesi compatibile. Compatibile è la formula pilatesca usata oggi dagli scienziati per non compromettersi mai. Compatibile non vuol dir niente. Comunque, nell’immediatezza della morte, tutte le fonti studiate dal compianto John Shearman, non parlano di veleno, ma di febbre acuta”.

Eppure, pochi giorni dopo la morte di Raffaello muore anche il suo protettore, Agostino Chigi, nel pieno delle sue forze?

“Nel pieno delle sue forze? A quanto ne so, Chigi aveva già fatto testamento da alcuni mesi, anche se è vero che cinque sei mesi prima della sua morte stava bene, visto che aveva concepito un figlio. Di certo si suicidò la vedova di Chigi un anno dopo; ma questo era quasi una consuetudine”.

Morte amorosa, dunque?

“Anche Simon Fornari, nel 1549, riconduce la morte all’eccessivo libertinaggio. Nell’Ottocento il Passavant, sulla base di considerazioni sommarie, parla di affaticamento. Veramente Raffello con la sua sterminata bottega era richiesto da tutti e serviva tutti: difficile che qualcuno volesse ucciderlo. Non credo Sebastiano Del Piombo. Forse lo si pensa perché Baldassarre Peruzzi pare sia morto avvelenato”.

Piaceva a tutti o apparteneva a sette segrete?

“Il suo fu uno dei funerali più seguiti dell’epoca; in Vaticano lo si riteneva un nuovo Cristo. E’ noto l’episodio che alla morte di Raffaello, il Venerdì Santo, si crepò il soffitto delle Logge vaticane e per tutti fu un chiaro parallelismo con la volta del Tempio di Gerusalemme che si aprì alla morte di Cristo. La storia delle sette segrete deriva dall’interpretazione che si dà al suo ultimo quadro, la Trasfigurazione, legandolo alla Visione di Ezechiele. Ma i soggetti gli erano suggeriti dal superiore degli agostiniani, Egidio da Viterbo, non credo che Raffaello e la sua bottega comprendessero a fondo i significati. Comunque, queste cose sono ben studiate da Stefania Pasti”.

Tutto finto?

“No, ma tutto un romanzo. Ho dei dubbi anche sulla totale romanità del sarcofago donato da Gregorio XVI dove attualmente si troverebbe; sembra ritoccato nel Settecento. Su Raffaello si può romanzare poiché le fonti sono davvero poche. Pochi tasselli di un grande mosaico di bellezza da inventare