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140.000 euro per dissotterrare le ossa di Monna Lisa…

A caccia delle ossa di Monna Lisa, la modella di Leonardo da Vinci. Con questo altissimo e nobile obiettivo, in tempi di grossa crisi, la provincia di Firenze ha deciso di spendere 110mila euro di soldi pubblici, in un’indagine archeologica, per pagare le ricerche e gli scavi nell’ex convento di Sant’Orsola e per ritrovare femore, mandibola o dente canino di Lisa Gherardini del Giocondo, la nobildonna che posò per La Gioconda.
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di Luca Nannipieri dal “Giornale” del 27 giugno 2012 
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Erano già stati sganciati 30mila euro dalla Provincia, guidata dalla giunta di sinistra che ha assessore alla Cultura, Carla Fracci, ma la musa di Leonardo non si è fatta trovare. Ora è stato approvato questo secondo finanziamento. Il curatore dell’operazione è Silvano Vinceti, presidente del comitato per la valorizzazione dei beni culturali. Il fatto è che i soldi finora spesi non hanno prodotto nulla. Tanto clamore, zero risultati. Con questo ulteriore finanziamento la Provincia sottoporrà le mandibole o le tibie a esami istologici, al carbonio 14, fino alla prova del Dna comparato con quello delle salme dei figli di Monna Lisa riesumati dalla chiesa della Santissima Annunziata.

Un’operazione, questa, portata avanti anche in collaborazione con Palazzo Vecchio. Quando il sindaco, Matteo Renzi, disse di voler trovare La battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci dietro l’affresco del Vasari, si conquistò le prime pagine dei giornali. Disse anche che i 250mila euro che servivano ce li avrebbe messi la National Geographic. Ora che le indagini stanno portando zero risultati e si sono impantanate nella burocrazia del ministero, il sindaco e il direttore delle ricerche hanno chiesto aiuti allo Stato facendo leva su un particolare: «Abbiamo trovato dietro al Vasari una traccia di nero che assomiglia al nero della Gioconda».

Chissà che lo stesso appunto non venga fatto anche dai ricercatori che stanno perlustrando gli ossari: abbiamo trovato un femore che assomiglia al femore della Gioconda.
La realtà è che a Firenze l’idea culturalmente più seguita è aggrapparsi ai miti del passato e vivere passivamente di questi. Cercare Leonardo dentro Palazzo Vecchio, cercare la modella di Leonardo nei cimiteri, studiare la capigliatura del David di Michelangelo, fare una pubblicità mai vista a Dante interpretato da Benigni.
La celebrazione del glorioso passato rinascimentale e medioevale, riadattato in mille salse, è la sola strategia culturale che la sinistra sa mettere in campo (non è un caso che le due proposte più futuriste che il sindaco rottamatore ha lanciato in questi anni, e finite in un bicchier d’acqua, siano state rifare la facciata della chiesa di San Lorenzo come voleva Michelangelo e rimettere i mattoni di cotto in piazza della Signoria come era nel Quattrocento).
Nessun orgoglioso investimento su progetti culturali audaci, nessuna sfida per il XXI secolo, nessuna innovazione «turbante», nessuna ricerca di identità contemporanea. Troppo rischio, troppo timore di non portar a casa nulla.
Almeno andando dietro alle ceneri della Gioconda o all’affresco di Leonardo, il risultato sarà pure zero, ma la visibilità mediatica sarà sempre molta. A spese nostre, ma pazienza.

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