Team italiano scopre il più antico tempio di Cipro

6 aprile

Un edificio compreso in un perimetro triangolare, probabilmente il più antico tempio eretto a Cipro, risalente a 4 mila anni fa. E’ la nuova scoperta effettuata dal team di archeologi coordinato da Maria Rosaria Belgiorno dell’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Consiglio nazionale delle ricerche. La missione archeologica è cofinanziata dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, dall’associazione culturale “Tuscia Cultura”, dal Centro per l’Archeologia Sperimentale “Antiquitates” di Blera e dalla Municipalità di Pyrgos.

Da 

La scoperta, avvenuta a Pyrgos-Mavroraki, va ad aggiungersi alle tante altre che hanno contribuito a ridisegnare il profilo della civiltà cipriota dell’inizio dell’età del Bronzo.

Le indagini che hanno portato alla luce l’insediamento di Mavroraki sono iniziate nel 1995 mentre nel 1998 ha avuto inizio lo scavo sistematico, da cui è emersa un’’industria’ ante litteram, incentrata sulla produzione di olio d’oliva, vino, rame, tessuti preziosi, (che comprendevano la seta selvatica cosiddetta tortricida, ricavata, in alternativa a quella cinese più costosa, dal bozzolo del lepidottero Tortrix viridens, endemico dell’Egeo insulare), e i profumi di cui sono stati individuati i componenti e ricostruite le fragranze di base.

Queste tecniche industriali, ricostruite attraverso l’archeologia sperimentale, sono oggetto della mostra: “Cipro: un sito di 4000 anni fa e l’archeologia sperimentale”, che sarà inaugurata a Viterbo, domani, alle ore 16.30, presso il Museo Nazionale Etrusco, nella Rocca Albornoz, e sarà visitabile fino al 31 maggio. Nella stessa occasione sarà presentato anche un volume dedicato al sito di Pyrgos e ai più recenti ritrovamenti tra questi, il tempio il cui scavo è appena terminato.

“La destinazione dell’edificio”, spiega Belgiorno, “sembra cultuale, data la presenza di un altare fiancheggiato su due lati, da un canale costruito in blocchi di basalto e intonacato di calce per la fuoriuscita del sangue e dell’acqua lustrale. Quest’ultima veniva attinta in un pozzetto squadrato situato sul lato nord dell’altare medesimo”. Anche i reperti in pietra, ceramici ed organici sembrano confermare la destinazione cultuale, quali i corni in calcarenite di diverse dimensioni, le ossa degli animali sacrificati, per lo più crani di bovini, capre e cervi, le decine di conchiglie lavorate a mo’di amuleti e le due giare che forse erano destinate a contenere offerte d’olio.

La singolare impostazione triangolare dell’edificio (il temenos) sembra riferibile all’ultimo episodio di ricostruzione del tempio indicato dalla presenza di ceramica dall’inizio del Bronzo Antico (2500-2350 a.C.) al Bronzo Medio II (1800 a.C.). “Appaiono di grande interesse, soprattutto per la datazione estremamente alta del complesso, i confronti con aree simili, benché non triangolari”, prosegue Belgiorno, “descritte in diversi passi della Bibbia, in particolare per quanto riguarda la tipologia dell’altare con apposito canale per la raccolta e lo smaltimento dei liquidi sacrificali. La posizione del complesso templare rispetto all’area industriale ci appare opportunamente scelta, se la confrontiamo con quella degli edifici di culto ciprioti della fine del II millennio”.

L’edificio di culto facente parte dell’insediamento di Mavroraki si trova di fronte alla zona in cui si svolgevano le attività metallurgiche, “peculiarità che”, conclude la ricercatrice, “oltre a confermare la destinazione d’uso di questa costruzione, anticipa di svariati secoli la tradizione religiosa cipriota che legava i luoghi di culto alla produzione del rame e invocava la protezione divina sulle attività metallurgiche. Fatto che è ampiamente documentato dai famosi santuari dell’isola della fine del II millennio a.C., quali Myrtou Pigadhes, Kytion, Athienou ed Enkomi”.

I risultati preliminari delle ricerche sono pubblicati sul sito web www.pyrgos-mavroraki.eu.

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Un commento


  1. vi seguo con affetto

    luigi

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