Montezuma non fu lapidato dai suoi ma ucciso dagli spagnoli

11 aprile

I vincitori scrivono la storia e di soli­to, oltre al potere, cercano di to­gliere allo sconfitto anche la dignità. Nel 1520 gli avventurieri venuti dalla Spagna in cerca di nuove terre segui­rono questo copione con Montezu­ma, l’imperatore azteco che li aveva accolti come inviati del cielo e fu ri­pagato con schiavitù, morte e disono­re.

di Guido Santevecchi su

Secondo le cronache del tempo, Montezuma aprì le porte del suo do­minio — che si estendeva dalle coste del Pacifico al Golfo del Messico — agli uomini guidati da Hernán Cor­tés e quando il suo popolo capì che i conquistadores erano arrivati solo per depredarli delle loro ricchezze e si ribellò, Montezuma cercò ancora di trovare un compromesso, ma finì lapidato dalla folla che assalì il palaz­zo di Tenochtitlan (l’attuale Città del Messico). Questa la storia ufficiale. Ma ora il British Museum ha lan­ciato un’operazione per riabilitare l’imperatore. La revisione sostiene che Montezuma, divenuto ostaggio degli stranieri che aveva accolto co­me ospiti di riguardo, fu tenuto pri­gioniero e al momento opportuno as­sassinato con oro fuso colato in gola; poi Cortés ordinò ai suoi scrivani di fabbricare ad arte la versione della la­pidazione per legittimare l’interven­to «pacificatore» della potenza spa­gnola. L’impero azteco cadde, travolgen­do anche la reputazione di Montezu­ma, tanto che nel Messico moderno non c’è alcun monumento che lo ri­cordi.

Il British Museum, che dedi­cherà al sovrano una mostra, ha tro­vato materiale a sostegno della sua teoria negli archivi dell’università di Glasgow e di Cuernavaca. Si tratta in particolare di testi illu­strati del XVII secolo che mostrano Montezuma con una corda al collo e in catene: la prova che l’imperatore non era un traditore asservito agli in­vasori ma un prigioniero. Neil MacGregor, il direttore del Bri­tish Museum, spiega che l’obiettivo di questa rivisitazione è di corregge­re la prospettiva «eurocentrica» del­la storia. Un segno di questa strate­gia culturale è nel titolo stesso della mostra che aprirà alla fine dell’estate a Londra: Moctezuma, Aztec ruler, non Montezuma, un cambio di gra­fia per adeguarla alla pronuncia azte­ca. Oggetti, gioielli, una maschera tur­chese pagata come tributo all’impe­ro dai popoli della regione racconta­no la parabola di un sovrano che for­se amava più la religione che la forza delle armi: Moctezuma aveva osser­vato una serie di portenti come co­mete visibili in pieno giorno che lo avevano illuso sull’imminente ritor­no in terra del dio Quetsalcoatl. Ma Hernán Cortés non era un dio, solo un conquistatore e forse un inquina­tore della storia.

Inserito su www.storiainrete.com l’11 aprile 2009

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