Ronald Reagan: “Gheddafi, quel pagliaccio libico…”

12 giugno

Il 21 aprile 1986, pochi giorni dopo l’attacco americano contro la Libia, Ronald Reagan perse la pazienza con “quel pagliaccio di Gheddafi”. “Quando la farà finita di piagnucolare che le nostre bombe hanno ucciso una ragazzina?”, annotò il presidente degli Stati Uniti sul diario personale. “Che dovremmo dire del neonato volato giù da un aereo Twa a 5000 metri di quota? O della bambina di 11 anni abbattuta a sangue freddo all’aeroporto di Roma?”.

di Marco Bardazzi, da http:\\www.ansa.it 

Le pagine di diario di Reagan pubblicate di recente e la continua declassificazione dei documenti con cui ordinò l’attacco a Muammar Gheddafi, sollevano veli sui retroscena dell’operazione ‘El Dorado Canyon’, come il Pentagono battezzò il raid della notte tra il 14 e 15 aprile 1986 in Libia. Gli attacchi cioé che Gheddafi, nel suo intervento a Palazzo Giustiniani, ha ricordato per paragonare l’America a bin Laden. Le basi per il blitz furono poste da Reagan l’8 gennaio 1986 con una ‘National security decision directive’ (Nsdd), una direttiva top secret ora in parte declassificata. “Le prove del sostegno di Gheddafi al terrorismo, inclusi gli attacchi del 27 dicembre a Roma e Vienna, sono inconfutabili”, scriveva Reagan, riferendosi alle stragi negli aeroporti del mese precedente. “Sono giunto alla conclusione – aggiungeva – che il sostegno del governo libico al terrorismo internazionale è una minaccia straordinaria alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti”.

Per questo, Reagan ordinava sanzioni immediate. Ma le conseguenze principali per Gheddafi erano contenute in un allegato segreto, nel quale il presidente metteva in azione un gruppo navale nel Mediterraneo e ordinava al Pentagono di preparare piani d’attacco. I dettagli sono ancora in buona parte classificati. Gli ordini esecutivi di Reagan resi pubblici svelano vari aspetti, ma il governo americano non ha ancora tolto il segreto agli Nsdd numero 217, 218 e 224 che raccontano come fu gestito l’attacco. Ma i diari di Reagan offrono molti retroscena. La sera del 7 gennaio, prima di firmare l’ordine esecutivo, il presidente affidò alcune riflessioni alle pagine private sul “pagliaccio libico”. “Se Gheddafi decide di non compiere un altro atto di terrorismo, tutto Ok, vuol dire che la nostra minaccia implicita è bastata”, scriveva Reagan. “Se invece la scambia per una nostra debolezza e lo rifà, abbiamo in mente i bersagli e risponderemo con un colpo micidiale”. A marzo la situazione peggiorò, prima di precipitare con l’attentato del 5 aprile in una discoteca di Berlino Ovest nel quale morirono militari americani. “C’é la prova che il cattivo è Gheddafi – scriveva Reagan – nonostante quello che quell’ipocrita va dicendo in Tv”. Varie riunioni alla Casa Bianca prepararono l’attacco e Reagan nei diari lasciava trasparire tensioni nella trattativa con gli europei, soprattutto Margaret Thatcher.

Gli alleati alla fine negarono l’uso dello spazio aereo agli F-111, costringendo il Pentagono a organizzare una complessa serie di rifornimenti in volo. Ma dopo l’attacco, con l’opinione pubblica Usa solidamente dietro a Reagan, da più parti in Europa arrivò sostegno. “La Thatcher è solidamente dietro di noi – annotava Reagan il 17 aprile – mentre sono sorpreso che il premier Chirac in Francia sia violentemente contro di noi. Mitterand, Craxi e Kohl stanno cedendo: Kohl e Craxi hanno indicato che se accade di nuovo, potremo sorvolare i loro Paesi”.

Inserito su www.storiainrete.it l’11 giugno 2009

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5 commenti


  1. Il piu` grande presidente del 900 e uno dei piu` grandi insieme a Jefferson Washington e Lincoln della storia americana.
    Venne dopo Carter, un perdente che umilio` l`America e ne mise a repentaglio la sicurezza permettendo la rivoluzione di Khomeini e l`espansionismo sovietico, ora c`e `un nuovo Carter, speriamo per il bene del mondo civile e democratico ci sia nel 2012 un nuovo Reagan.
    Sui fatti, e` evidente la perenne tendenza degli europei a piegarsi supini nei confronti degli arabi ed ad accettare qualsiasi cosa.
    Lo spirito europeo non e` quello di Churchill e` quello di Chamberlain

    Neoconservatore

  2. REAGAN E’ STATO CERTAMENTE IL PIU’ GRANDE PRESIDENTE U.S.A.
    DI SEMPRE ED IL PIU’ AMATO.
    “L’ATTORE” O “IL COW BOY”, COME ADDITATO DA PIU’ PARTI IN MANIERA IRRIVERENTE (ITALIA IN PRIMIS) HA INSEGNATO A TUTTI
    COME SI FA POLITICA ESTERA, POLITICA ECONOMICA “LA REAGANOMICS” CHE PORTO’ A 17 MILIONI DI NUOVI POSTI DI LAVORO NEI PRIMI 4 ANNI DI MANDATO PRESIDENZIALE. E’ MERITO SUO SE L’URSS IMPLOSE INESORABILMENTE NON RIUSCENDO A COMPETERE CON GLI USA NEL RIARMO.
    E’ MERITO SUO SE FU ABBATTUO IL MURO DI BERLINO.
    GRAZIE AMICO RONNIE, “IL GRANDE COMUNICATORE”DI ESSERE ESISTITO.

    MAURIZIO BRAIDA

  3. Dicono che ci siano due posti dove il comunismo funziona: in cielo dove, non ne hanno bisogno, e all’inferno, dove c’è l’hanno già.

    Miei cari americani, sono lieto di annunciarvi che oggi ho firmato una legge che ha messo al bando per sempre la Russia. Inizieremo a bombardarli fra cinque minuti.

    Comunista è qualcuno che legge Marx e Lenin. Anticomunista è qualcuno che li capisce.
    QUESTO ERA RONALD REAGAN
    Braida Maurizio

    MAURIZIO BRAIDA

  4. Sostengo di non poter utilizzare la parola depressione. Beh, ve ne darò la definizione. C’è recessione quando il vostro vicino perde il lavoro, depressione quando voi perdete il vostro lavoro. La ripresa ci sarà quando a perdere il suo lavoro sarà Jimmy Carter!”.

    braida maurizio

    MAURIZIO BRAIDA

  5. Chi era il vero pagliaccio,Ronald Reagan o i suoi detrattori dentro e fuori gli States,specialmente quei radical chic che negli anni’70 con la loro politica antinucleare
    hanno posto le basi dell’attuale crisi energetica e finanziaria globale?
    P.S. per Neoconservatore: Chamberlain a Monaco sacrificò la Cecoslovacchia ad Hitler,questo è innegabile,ma lo fece solo per prendere tempo dato che nè l’Inghilterra e la Francia erano pronte alla guerra.
    Un anno dopo tutto era diverso,ma solo lui portò fino alla fine dei suoi giorni ed oltre il fardello della vegogna e questo rende onore a lui se non come statista ma come uomo.

    Carlo B.

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