“Ho affondato la Bismarck” racconta veterano inglese

25 giugno

Dopo aver saputo che il Museo dell’Aviazione Navale britannico ha appurato il suo ruolo nella caccia alla Bismarck, l’ex pilota ottantanovenne John Moffat ha deciso di scrivere un libro di memorie. E’ stato infatti accertato che fu Moffat, all’epoca sottotenente ventunenne, a lanciare il siluro che alle 20:53 del 26 maggio 1941 bloccò i timoni della corazzata tedesca, decidendone il destino. Moffat era pilota di aerosilurante Swordfish, imbarcato sulla portaerei britannica Ark Royal, ma finora non si era potuto sapere quale dei piloti della squadriglia avesse inferto il colpo mortale, poiché – nella manovra di lancio – gli aerosiluranti virano bruscamente dopo aver sganciato il siluro, dando le spalle al bersaglio ed allontanandosi in tutta fretta. Quindi Moffat non aveva potuto constatare se il suo colpo fosse andato a segno o no. L’intera flotta di Londra era mobilitata in quei giorni per distruggere la Bismarck, orgoglio della marina germanica, che nella sua crociera temeraria in Atlantico aveva affondato in soli cinque minuti l’incrociatore da battaglia inglese Hood. Il siluro di Moffat danneggiò gli apparati della Bismarck costringendola a manovrare con le sole eliche: a velocità drasticamente ridotta la nave fu raggiunta dalla flotta britannica, che potè scatenare contro di essa una tempesta di fuoco micidiale. Come un tiro al bersaglio, visto che la Bismarck non poteva virare per evitare i colpi nemici, due corazzate britanniche concentrarono il fuoco contro la nave, riducendola ad un rottame che tuttavia continuava testardamente a tenere il mare. Dopo un’ora e tre quarti di bombardamento incessante, la Bismarck colò a picco, secondo alcuni autoaffondata dall’equipaggio per non lasciare agli inglesi l’onore del colpo di grazia. Moffat ha continuato a volare fino a nove mesi fa, riconoscendo al suo aerosilurante doti incomparabili: “non c’è alcun aereo al mondo in grado di fare ciò che fece lo Swordfish quel giorno”.

inserito su www.storiainrete.com il 25 giugno 2009

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