Pugnalata alle spalle? Anche francesi pronti ad attaccarci

29 giugno

Nel 1940 la Francia aveva preparato piani per infliggere a sua volta all’Italia un colpo preventivo e gli Alleati vessarono in vari modi l’Italia durante il periodo della non belligeranza, proprio nel momento in cui ci sarebbe stato invece bisogno di rafforzare la posizione di coloro che erano contrari all’entrata in guerra al fianco di Hitler. Sono alcuni dei dati clamorosi che emergono dalla testimonianza dell’allora ambasciatore a Roma André François-Poncet in un testo che dopo la sua prima pubblicazione in francese nel 1961 compare ora per la prima volta in italiano: A Palazzo Farnese “Memorie di un ambasciatore a Roma 1938-1940” (Le Lettere, pp. 144, euro 16).

Di Maurizio Stefanini, da www.libero-news.it 

François-Poncet aveva già rappresentato la Francia a Berlino tra 1931 e 1938, nel periodo dell’ascesa di Hitler. Una volta constatato che non riusciva a fermare la marcia del nazismo verso la guerra, aveva chiesto di farsi mandare in Italia, per cercare almeno di mantenere un rapporto con Mussolini. Impresa anch’essa sfortunata, dal momento che proprio a lui toccò infine di ricevere la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940. In quell’occasione, proprio lui ebbe modo di usare con Ciano la famosa frase poi passata nell’immaginario della polemica anti-italiana. «Avete aspettato di vederci in ginocchio, per accoltellarci alle spalle».

il silenzio di hitler
Eppure, come questo libro rivela, François-Poncet aveva in realtà un grande amore per l’Italia: così come d’altronde era anche un sincero ammiratore della cultura tedesca. Lui stesso racconta di quando al funerale della sorella di Ciano si ritrova fianco a fianco con l’ambasciatore tedesco von Mackensen, nel momento in cui i loro Paesi sono già in guerra. «Caro Poncet, perché se n’è andato da Berlino? Non avrebbe dovuto farlo. Il Führer dice che se lei fosse rimasto, sarebbe riuscito a impedire la guerra!». «Non gli dia ascolto, risposi con lo stesso tono sommesso. Se ho lasciato Berlino, è proprio perché sapevo che il Führer non mi avrebbe dato più retta». Anche di Ciano testimonia che cercò sinceramente di evitare l’irreparabile: «Neanche lui sfuggiva al realismo e al cinismo di cui si gloriavano tanto fascisti e nazisti. Ma nell’intimo era buono e sensibile».

provocazioni
Se Hitler e Mussolini avevano già deciso per il peggio, però, François-Poncet riconosce come pure a Parigi sembrarono fare il possibile per precipitare la situazione. Ad esempio, con scombiccherati esperimenti di diplomazia segreta che fecero fallire il tentativo più serio per venire incontro alle richieste italiane in campo coloniale. Allude pure a certi piani di attacco preventivo all’Italia che erano stati i comandi francesi a preparare, e di cui parla più diffusamente la lunga introduzione di Maurizio Serra: già direttore dell’Istituto Diplomatico del Ministero degli Esteri, docente di relazioni internazionali alla Luiss e Premio Acqui Storia 2008 per un suo libro sui Fratelli separati. Drieu-Aragon-Malraux: il fascista, il comunista, l’avventuriero.

François-Poncet si lamenta per il modo sconsiderato in cui circostanze che sarebbe stato meglio tenere segrete furono rese pubbliche dal governo di Parigi in un Libro Bianco a carattere propagandistico. E poi riconosce senza remore che «i rapporti franco-britannici col governo fascista non sono però privi di ombre. Gli inglesi esercitano uno stretto controllo sulla navigazione nel Mediterraneo, al quale non sfuggono le imbarcazioni italiane. Mettano l’embargo sulle importazioni di carbone da parte dell’Italia». D’altra parte, dopo il 10 giugno mentre le autorità italiane «coprirono di attenzioni» i francesi rimpatriati, quelle francesi «invece di favorire la confluenza dei funzionari diplomatici e consolari italiani da rimpatriare, la ritardavano e la ostacolavano in tutti i modi».

Insomma, conclude l’uomo della “pugnalata alle spalle”: «Ricordiamo l’ultima guerra solo per giurare a noi stessi che un avvenimento del genere non si ripeterà mai più, e non dimentichiamo, noi francesi, che neanche il nostro atteggiamento verso l’Italia è sempre stato irreprensibile».

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