Sergio Romano: Gheddafi e i ricordi “a senso unico”

29 giugno

Nei discorsi con cui hanno accol­to il colonnello Gheddafi, i suoi ospiti italiani, dal capo del­lo Stato al presidente del Consiglio e al presidente del Senato, hanno parlato di amicizia, collaborazio­ne, sviluppo congiunto. Do­po avere ascoltato le sue fi­lippiche contro l’Italia colo­niale avrebbero potuto ri­cordargli che il coloniali­smo fu molte cose, non tut­te e non sempre necessaria­mente spregevoli. Ma han­no preferito mettere l’ac­cento sul futuro e sugli in­teressi comuni dei due Pae­si in un mondo profonda­mente cambiato. Hanno fatto bene. Il realismo e l’in­teresse nazionale giustifica­no qualche strappo alla ve­rità storica. Peccato che a Gheddafi il passato interes­si molto più del futuro. Ne ha dato una nuova dimo­strazione ieri, quando ha confezionato un pasticcia­to elenco di responsabilità occidentali, da Cesare a Bu­sh, e ha detto che il terrori­smo può essere in alcune circostanze una legittima difesa contro la dominazio­ne straniera.

Sergio Romano su “Il Corriere della Sera” 
PER SAPERNE DI PIU’ LEGGI IL “DOSSIER GHEDDAFI” DI STORIA IN RETE CLICCANDO QUI

Quali circostanze? Vi fu un lungo periodo durante il quale Gheddafi si definì «punto d’appoggio della ri­voluzione mondiale» e non smentì, tra l’altro, di avere sostenuto finanziaria­mente l’Ira (Irish Republi­can Army) contro un Pae­se, la Gran Bretagna, «che ha umiliato gli arabi per se­coli ». Quando lo storico del colonialismo Angelo Del Boca cercò di compor­re una lista delle «lotte di liberazione» in cui il colon­nello libico è intervenuto con il suo denaro, ne ven­ne fuori una carta geografi­ca che comprende Maurita­nia, Rhodesia, Namibia, Isole Canarie, Oman, Ango­la, Sud Africa, Thailandia, Filippine, Colombia, Salva­dor, Kurdistan, Nuova Cale­donia, Vanuati, Nuove Ebri­di. Non basta. I leader di al­cuni Paesi arabi lo hanno accusato di avere tramato contro i loro regimi e le lo­ro persone; i leader di alcu­ni Paesi africani (il Ciad per esempio) di avere at­tentato alla loro indipen­denza. A chi scrive non so­no piaciute né l’incursione di Reagan contro Tripoli nell’aprile 1986, né la guer­ra di George W. Bush con­tro l’Iraq nel marzo del 2003. Ma nel processo cele­brato da Gheddafi contro gli Stati Uniti e l’Occidente, il pubblico ministero è l’uo­mo che ordinò l’assassinio di alcuni dissidenti libici al­l’estero, invase il Ciad ed è oggettivamente responsa­bile dell’attentato contro un aereo della Panameri­can nel cielo scozzese di Lockerbie (270 vittime). La giustificazione del terrori­smo, in bocca a Gheddafi, risveglia ricordi di un pas­sato che il colonnello do­vrebbe cercare di coprire con un velo di pudore.

Nelle parole pronuncia­te ieri dal leader libico vi è infine anche imprudenza politica. Bush commise molti errori strategici e tat­tici, ma combatté il fanati­smo islamico, vale a dire il movimento che ha mag­giormente insidiato negli scorsi anni la vita del colon­nello e la stabilità del suo regime. Vi fu un lungo peri­odo durante il quale Ghed­dafi fu stretto in una morsa fra l’ostilità americana e le minacce della Fratellanza musulmana. Se è ancora al potere e può visitare libera­mente uno Stato europeo, lo deve in buona parte al patto con gli Stati Uniti e con l’Europa degli scorsi anni, quando rinunciò alle armi nucleari ma ottenne in cambio la revoca del­l’embargo e la ripresa dei rapporti diplomatici con Washington. Quando parla del passato Gheddafi non può ricordare soltanto quello che serve al suo compiaciuto autoritratto di liberatore dell’Africa. Conviene anche a lui, non soltanto a noi, parlare so­prattutto del futuro.

Sergio Romano
12 giugno 2009

inserito su www.storiainrete.com il 29 giugno 2009

PER SAPERNE DI PIU’ LEGGI IL “DOSSIER GHEDDAFI” DI STORIA IN RETE CLICCANDO QUI

Invia ad un amico Invia ad un amico     Stampa questo post Stampa questo post

Lascia un commento

*

* Attenzione: i commenti sono moderati. Storia In Rete si riserva la possibilità di non pubblicare commenti offensivi, lesivi dell'altrui reputazione, o comunque contro le leggi in vigore. In ogni caso, i commenti pubblicato non riflettono necessariamente la linea editoriale di Storia In Rete, che si impegna a stimolare e diffondere un dialogo il più possibile rispettoso di tutte le posizioni.