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1958: “e ora tiriamo una bomba A sulla Luna” disse l’US Air Force

Dalla corsa allo spazio lanciata negli anni Cinquanta fino alle guerre stellari annunciate da Ronald Reagan agli inizi degli anni Ottanta, il periodo della guerra fredda ha stimolato fortemente l’immaginazione degli amanti della fantascienza. Eppure neppure il più ardito tra questi avrebbe potuto ipotizzare che tra i progetti sviluppati dalle due superpotenze ci fosse anche quello di bombardare la Luna unicamente per dimostrare la propria potenza.

di Francesco Tortora dal Corriere della Sera del 29 novembre 2012 

MISSIONE – La missione sarebbe stata elaborata dalla United States Air Force, l’Aeronautica militare americana, nel 1958, all’indomani del lancio dello Sputnik, per intimidire l’Unione Sovietica e galvanizzare la propria opinione pubblica. Del progetto chiamato «A 119» si è sentito parlare per la prima volta solo nel 2000 quando il fisico Leonard Reiffel, ex collaboratore di Enrico Fermi e vice direttore della Nasa al tempo del programma Apollo, in un’intervista all’Observer, raccontò alcuni particolari molto significativi del piano. Nei giorni scorsi i quotidiani internazionali sono ritornati sulla storia soffermandosi sull’ex documento top secret di 190 pagine, Study of Lunar Research Flights, Volume I, ora disponibile online. Il progetto, che partiva dai calcoli del giovanissimo astronomo Carl Sagan, prevedeva di lanciare un missile nucleare sul satellite lunare in modo da provocare una tremenda esplosione visibile dalla Terra per dimostrare ai sovietici la potenza distruttiva delle armi americane: «Le esplosioni nucleari sul territorio lunare sono parte di questo rapporto», recita il documento, «assieme a informazioni scientifiche che potrebbero essere ottenute da queste esplosioni».

IL PIANO ABORTITO – Alla fine però il piano non fu mai portato a termine perché, secondo gli studiosi, le conseguenze sarebbero state disastrose se la missione non fosse riuscita. Inoltre gli scienziati temevano che la contaminazione della Luna con materiale radioattivo potesse provocare danni ingenti alla Terra. Il fisico Reiffel, nell’intervista all’Observer, dichiarò di non sapere i reali motivi per cui il progetto fu improvvisamente abbandonato, ma suggerì che quella fosse la decisione giusta: «Per fortuna cambiarono idea», dichiarò lo studioso al domenicale britannico. «Inorridisco al pensiero che un tale progetto fu preso in considerazione solo per influenzare l’opinione pubblica». Lo scrittore americano Richard Rhodes, vincitore del National Book Award nel 1987 con l’opera L’invenzione della bomba atomica, dichiara all’Huffington Post di non aver mai sentito parlato del progetto «A 119», ma si mostra scettico sulla riuscita della missione: «È davvero difficile immaginare che i razzi dell’epoca potessero superare l’orbita terrestre e colpire la Luna». Da parte sua l’Aeronautica militare americana non ha voluto partecipare al dibattito e sin dal 2000 ha preferito trincerarsi dietro il più classico dei no comment.
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Inserito su www.storiainrete.com il 30 novembre 2012

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