150° dell’Unità d’Italia: Il comitato rivede la bozza Bondi

7 ottobre

Sono i Garanti dell’Italia unita, al loro compito cercano di rimanere fedeli. Così il nuovo documento proposto da un gruppo di studiosi raccolti intorno al presidente Carlo Azeglio Ciampi ha proprio il sapore di una correzione rispetto alle linee-guida presentate un mese fa dal ministro Bondi. Cominceranno il 17 marzo del 2011 le celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Simonetta Fiori da www.repubblica.it

La data di avvio è stata proposta dal Comitato dei Garanti, che ieri ha reso pubblico il suo documento con i “suggerimenti” per il ministro Bondi. La rilevanza politica di questo nuovo atto consiste nel contrapporre alla “disunità” enfatizzata nelle linee guida del ministero, influenzato dai mal di pancia di Bossi (i localismi, la valorizzazione dei dialetti, le ombre del processo risorgimentale), una lettura che invece insiste sul carattere unitario della costruzione nazionale. E questo carattere unitario scaturisce da una tradizione storica che dal Risorgimento arriva alla Carta Costituzionale passando attraverso la stagione fondante della Resistenza.

Quella che è emersa nei giorni scorsi dal Comitato dei Garanti – presieduto da Carlo Azeglio Ciampi e composto tra gli altri da Gustavo Zagrebelsky, Walter Barberis, Roberto Pertici, Simona Colarizi, Elena Aga Rossi, Ernesto Galli della Loggia – è una lettura della storia nazionale molto distante dagli umori della Lega o dalle interpretazioni neoguelfe cui pure è sensibile il presidente del Consiglio. Ora spetta al ministro Bondi tradurre in mostre, manifestazioni nelle scuole, musei virtuali e fiction televisive questa lettura dell’identità nazionale. Ci saranno i soldi? E, soprattutto, ci sarà la volontà politica di valorizzare un’interpretazione della storia italiana così estranea alla visione dei governanti?


Vediamolo in dettaglio questo bilanciamento. Intanto nel cappello del documento si specifica che queste celebrazioni devono trasmettere essenzialmente un “significato unitario”, ossia il “patrimonio di identità e di coesione nazionale che gli italiani hanno maturato nella loro storia”. Questo non significa trascurare “le difficoltà del percorso di formazione nazionale” o “problemi ancora irrisolti come il divario tra Nord e Sud” né significa appiattire “gli elementi di pluralità e diversità” molto esaltati dal ministro Bondi, ma tutti questi aspetti devono essere trattati entro una cornice solidamente unitaria, cementata da un’identità nazionale “che ha le sue radici nella formazione della lingua italiana”, scrive Ciampi, “e che negli ultimi due secoli s’è sviluppata in una continuità di ideali e valori dal Risorgimento alla Resistenza alla Costituzione Repubblicana”.

Un capitolo centrale del documento investe le “istituzioni”, questione ignorata nelle precedenti celebrazioni dell’Unità d’Italia. “L’unità di un popolo”, vi si legge, “si misura sulla tenuta delle sue istituzioni, sulla capacità di fare di tante terre, distinte e anche lontane, un territorio integrato”. Parlare dell’unità d’Italia equivale dunque a parlare delle sue istituzioni unitarie, della loro attuale tenuta. Centocinquant’anni di trasformazioni profonde: “dalla monarchia alla repubblica; dall’oligarchia liberale alla democrazia aperta a tutte le classi; dallo Stato centralizzato alle autonomie territoriali, al federalismo; dalla emarginazione delle donne dalla vita pubblica e sociale alla loro partecipazione; dai diritti di libertà ai diritti sociali, la salute, il lavoro, l’istruzione; dallo Stato-guardiano allo Stato del benessere; dalla separazione società-Stato alla “nazionalizzazione delle masse”, allo Stato pluralista; dallo Stato confessionale alla laicità dello Stato”. Il “documento riassuntivo” di questo percorso è la Costituzione, che dovrebbe assurgere a simbolo delle celebrazioni unitarie. Da queste considerazioni discende un’altra integrazione suggerita a Bondi dai Garanti: le manifestazioni non dovrebbero essere circoscritte al solo Risorgimento. La ricorrenza del 2011 investe la “vicenda italiana in tutta la sua unitarietà e interezza”: non solo dunque la lotta per l’indipendenza, ma anche il successivo consolidarsi dell’identità italiana lungo un secolo e mezzo, con speciale attenzione “al tratto del percorso unitario compreso negli ultimi sessant’anni”.

In questo quadro di riferimento – che valorizza anche la crescita di benessere legato al lavoro, il ruolo delle Forze Armate, la storia di genere – si potranno pure affrontare i singoli episodi, personaggi e luoghi geografici indicati dalla precedente bozza di Bondi (viaggi nella storia locale italiana, ritratti di statisti e artisti eminenti, luoghi delle memoria, targhe e monumenti riscoperti e puliti), elementi che tuttavia, sprovvisti della cornice unitaria, non sono più funzionali allo spirito delle celebrazioni. Conseguente a questa impostazione è anche la riflessione sui dialetti. “La valorizzazione delle lingue particolari”, si legge nel documento, “è un fatto positivo se serve alla pluralità nell’unità; non ha invece alcuna relazione con le celebrazioni dell’Unità d’Italia, è anzi controproducente, se si riduce alla pura e semplice coltivazione di culture locali chiuse in sé, a vocazione folcloristica”. Bondi aveva proposto il “censimento dei dizionari dialettali”. Una “priorità dubbia”, liquida il Comitato. Al momento Bossi è servito. La palla ora passa al ministero.

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Inserito su www.storiainrete.com il 7 ottobre 2009

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7 commenti


  1. Si tratterà delle solite pompose retoriche nazionaliste strombazzate. L’unificazione è rimasto un progetto, mai concretizzato.
    L’Italia è nata male e cresciuta peggio. Francesco II NON DOVEVA ANDAR VIA

    giovanni

  2. Mi avete rotto voi i borboni,i clerico liberali servi degl ammericani e i leghisti austriacanti .studiate bene la storia e non dite panzane.Che vergogna anche il “grande”Giordano bruno guerri si piega alla ragioni meschine di questa destra antinazionale, antifascista, antitaliana.Basta con la retorica antirisorgimentale degli statarelli ottoenteschi di analfabeti e morti di fame W Garibaldi

    Ernesto

  3. X Ernesto,
    scusami tanto.Se c’è qualcuno che rompe e scrive cose storicamente assurde sei tu.La storia non è e non deve essere politica e nè di parte. l’unità d’Italia fu fatta malissimo e in modo criminale.I Borboni (che ti piaccia o no,Garibaldi o no)furono non solo Reali illuminati,ma anche onesti e saggi.Parlono le loro opere che ci hanno lasciato,che valgono piu’ di qualsiasi propaganda contro di loro.Parlano i fatti caro Ernesto. E a proposito di “analfabeti”,ti vorrei informare che il padre della lingua tedesca Johann Wolfgang von Goethe,soggiorno’ per parecchi anni in Italia (Regno delle due Sicilie)e parlando delle popolazioni meridionali italiane disse:”Questi “cafoni”saranno pure ignoranti (analfabeti)ma sono felici…”. Già questa frase dovrebbe farti riflettere su quante balle cosmiche ci hanno (e tutt’ora lo fanno)raccontato sulla storia del risorgimento italiano etc.Meditare gente ,meditate…

    Ubaldo

  4. Caro ubaldo le balle immense le scrivi tu e tutti quelli che la pensano come te,I Borbonidi Napoli,tranne Carlo IIi,erano tutt’altro che saggi ed illuminati,erano ignoranti,bigotti e corrotti,se hanno fatto qualcosa l’hanno creata solo a Napoli e dintorni,lasciando il resto dell’Italia meridionale in condizioni pietose.Basta leggere qualche pubblicazione decente e seria che non siano le solite fregnacce dei pagliacci revisionisti che rimpiangono L’ancient Regime e che vorrebbero tornare a nobiltà,clero e contadini miserabili.Questa panzana immonda dei Borboni saggi, leggi meglio Goethe e qualsiasi altro straniero e non, uno dei pochi scesi in qule Regno delle Meraviglie ,non un lecchino di casa Borbone o della Chiesa e ragiona sullo stato pietoso in cui eravamo, documentato dalle prime inchieste serie sulle condizioni della popolazione ,fatte solo dopo l’Unità,io sono calabrese,nnon sono piemontese, e so bene che queste squallide riabiltazioni dei sovrani più ignoranti d’europa,tutti lo riconoscono,solo qualche lacchè pontificio,qualche ignorante leghista,qualche provincialotto ignorante che non ha varcato il confine delle Due sicile, servono,come al solito, a dare alibi, ai mediocri e ladri politicanti meridionali che possono dare da bere comode favolette per i loro sudditi. Quant’eravamo Felici con il 90 per cento di analfabetismo, felici con i latifondo, senza un minimo di economia che non fossero quelle quattro industriotte fesse vicino a Napule., felici con migliaia di briganti bastardi che infestarono il territorio pèe secoli ben prima dei “cattivi” piemontesi,felici con i nostri signorotti che n0on avevano un minimo di spirito di iniziativa, felici senza unsa borghesia e una classe media degnadi questo nome, sulu baruni e previti,felici quei poveri afflitti di contadini che coltivavano solo il loro miseabile pezzo di terra senza conoscere altro del rewsto del mondo,felici senza uno straccio di strada e di ferovia, tranne la Napoli.Portici pochi ridicoli chilometri giusto in omaggio allla vanità di quell’ignorante assassino di Ferdinando II , il re Bomba,ma pacifico anche se bombardò la Sicilia,pecchìparrava u napulitanu in omaggio alla retorica pacifinta sinistrorsa cui si è abbeverata la retorica immonda del anarchismo e della peggiore reazione italiana.Le strade,le ferrovie,le opere pubbliche,la civiltà in poche parole arrivano con l’Unità cui hanno contribuito anche tantissimi meridionali,basti pensare ai garibaldini in Sicilia.Bisogna essere obiettivi,il Sud soprattutto fuori da Napoli, tranne pochi fortunati,era in uno stato comatoso ,a livello africano,senza ma cuntamu fisserii,questa è la cruda verità.Leggi qualche storico meridionale decente, un Croce, un Galasso, un Romeo, o anche qualche inglese antisabaudo come Mac Smith,nessuno mai arriverà a sostenere l’immane panzana secondo cui il Sud stava meglio prima del’Unità.Queste castronerie le può liberare solo qualche pennivendolo frustrato, qualche anarcoide da osteria o,pagato da Madre Chiesa o qualche leghistucolo di quart’ordine o qualche ottuso che si crede meridionalista ed ha fatto invece sempre il male delle nostre terre.Gente come Granzotto,come Oneto,comeLorenzo del Boca, da circa tre lustri presidente del consiglio dell’ordine dei giornalisti,nonostante la retrica antirisorgimentale e filosabauda di cui vanneggiate da cinquant’anni… di cui sarebbe vittima.Ma dove, ma quandu?Queste minchiate sul regno dei primati(forse delle scimmie)borbonico sono l’ennesimo tentativo per sminuire le responsabilità dell’infame classe politica meridionale,mafiosa corrotta e incapace ,che per trovare alibi alle proprie porcherie ingaggia pennivendoli e servi che hanno però il sederino al caLDO NEL CATTIVO STATO ITALIANO Dove Occupano POsti Importantissimi.Non ero simpatizzante dei Savoia, ma il pensiero unico antisabaudo che predomina dal dopoguerra in poi è veramente infame e fazioso.A parte il vile comportamento di Vittorio Emanuele III durante il secondo conflitto mondiale che però non dovrebbe scandalizzare chi si esalta per una dinastia di conigli,sempre scappati come vigliacchi,sempre salvati,tranne l’ultima volta perchè ormai avevano rotto le scatole a tutta Europa, dagli inglesi o dagli austriaci,molto meglio i Savoia dei borboni di Napoli(che era una capitale che viveva di parassitismo sfruttando le colonie meridionali Sicilia in primis ma quell’ignorante di Lombardo non lo sa,senza le attività commerciali che in passato vi furono ad esempio a Genoa e a Venezia, basta leggere Giustino Fortunato,il grande meridionalista lucano e non quegli straccioni,ma con culo caldo della retorica neoborbonica e neobarbonica che fanno confereze per minus habentes e sottosviluppati)o dello Stato Pontificio.Di entrambi questi Stati e delle condizioni dei loro popoli il Metternich ,che Ubaldo saprà non era un risorgimentale “giacobino”, come si dice oggi nel linguaggio comune dell’ottusa ma corrente vulgata antirisorgimentale, diceva peste e corna.Mi raccomando continuate così,i problemi del Sud arrivano con l’Unità di Italia, prima eravamo i migliori del mondo tutti cca vevnivano per imparare….Bravi,bravi,bis, Loiero,Bassolino,Lombardo, i tanti ladroni del passato democristiani ,socialisti ed altro,osannati dal popolo bue, ringraziano commossi e riconoscenti.

    Ernesto

  5. scusate se intervengo in questa diatriba fra studiosi noi leghisti e non contentissimi di essere rimasti sotto l’austria che ci ha regalato oltre le solite purghe di regime anche un laborioso periodo di sviluppo economico mai piu’ conosciuto ,caro ernesto la storia se la legga lei .La cara e tanto strombazzata unita’ d’italia fu fatta di concerto come al solito all’italiana fra il conte di cavour e l’imperatore di francia napoleone III con sommosse preconfezionate con al grido di via gli austriaci e gli accordi segreti di plombiers.Provocando incidenti nelle provincie dell’impero di francesco giuseppe che comunque prima o poi avrebbe ceduto il nostro veneto all’italia senza bisogno di una guerra sanguinosa costata morti da ambo le parti grazie anche al re d’italia a cavour a garibaldi altro che padri della patria .Difatti dopo una tale carneficina i due imperatori ebbero il buon gusto di firmare una pace separata nonostante cavour avesse inviato con il solito sistema all’italiana la bella contessa di castiglione a convincere con ben altri mezzi l’imperatore francese ad appoggiare le sorti italiane .Un commento da un leghista per niente clericale e per niente asservito all’america ma con la sua testa pensante al riparo per fortuna da influenze esterne .Cristiano70

    cristiano

  6. aggiungo prima di usare un linguaggio cosi’ provinciale con offese all’una e all’altra parte politica consiglio un corso accelerato di educazione onde evitare di irritare piu’ d’un lettore.La trivialita’ del linguaggio sono un eredita’ dello schiavismo e dell’ignoranza .Non l’ho crata sul momento questa frase ma l’ha pronunciata un certo Leone trozkj che di rivoluzioni se ne intendeva un po’ piu’ di voi ossequi

    cristiano

  7. Il signor Cristiano oltre a semplificare ignobilmente lo storia italiana(secondo il costume oggi in voga, diffuso ad arte da giornalisti di bassa lega),ignora forse consapevolmente moti,lotte e combattenti per l’unità di Italia per decenni e dimentica gente che è morta anche dalle sue parti per un Ideale (a differenza di leghisti e neoborbonici che non avrebbero mai gli attributi per fare la rivoluzione, preferiscono le auto blu e le prebende parlamentari dello Stato italiano).Inoltre come è caratteristica di chi al massimo ne ha sentito parlare al bar da quel genio di Bossi(un ignorante analfabeta rincoglionito ministro in ossequio alla cultura del merito che ci caratterizza oggi come nel passato recente) ignora il consenso popolare di Garibaldi innegabile( W L’ignoranza che trionfa).Di quello che dice Leone Trozski me ne Frego(certo è sempre preferibile a Pio Ix, a Ferdinando I o II di Borbone o a Calderoli e Borghezio) Te lo dice un fascista,non un neoantifascista borbonico-papalino berlusconiano che scrive magari su area,il giornale,libero o altri fogliacci oggi in voga, distinguiamo. Non esiste niente di più provinciale e miserando dei leghisti, dei nostalgici dello stato Pontificio o dei neborbonici o dell’Italietta di oggi,nata grazie ai bombardamenti degli americani sulle popolazioni civili di cui i clericali,anti-italiani borbonico-leghisti,pontificio-sanfedisti, nonchè berlusconidio pseudoprogressisti, tacciono vergognosamente ,come tacciono sull’appoggio della mafia alla costruzione di questa pseudodemocrazia da operetta che con il Berlusca e i suoi sgherri ha raggiunto il livello più basso della sua storia.L’unità italiana è tutta altro che strombazzata, predomina la retorica antitaliana e il meschino campanilismo retrogrado e miope che per secoli ha fatto dell’Italia intera,la cenerentola d’ Europa.Non mi piace questo conformismo disfattista che rimpiange gli statarelli guidati da dinastie straniere,messi sui troni dalle grandi potenze dell’epoca.I sovrani legittimi ah ah ah,che boiate.E chi li legittimava?Il popolo(erano in gran parte analfabeti anche nel mitico Lombardo Veneto preunitario)Chiedo venia per il linguaggio greve e scurrile,oggi è vietato parlar bene del Risorgimento e di Garibaldi o di Cavour.Una specie di storico-giornalista ,il Petacco, ci ha appena narrato la bufala che Cavour era una specie di leghista….A che livelli siamo arrivati,grazie alla scuola italiana dell’antinozionismo vigente dal 68 in poi, a fabbricare legioni di ignoranti, di gente disinfomata e faziosa che invece di darsi all’ippica o al gioco delle bocce, ha pure la pretesa di insegnare la storia di Italia agli altri.domando scusa alla gente educata.Vi lascio ai vostri diletti Borboni,così saggi e pacifici, al Papa re così pio quando fceva condannare al patibolo gli oppositori politici, al culto del bravo Cecco Beppe o del mite maresciallo Radetsky(riconoscoche gli asburgo erano un pò meglio dello Stato pontificio o dei borboni).

    Ernesto

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