“Hitler vivo perché i resti russi non sarebbero i suoi? Una scemenza!”

18 ottobre

Le dichiarazioni rilasciate da alcuni studiosi americani secondo cui il teschio attribuito ad Hitler e conservato in Russia sarebbe da attribuirsi ad una donna, non attecchiscono nella comunità scientifica. Lo storico e romanziere britannico Antony Beevor, in un lungo articolo pubblicato sul “New York Times”, bolla il documentario dell’esperto Nick Bellantoni come «oltraggioso» e ripercorre, documenti alla mano, i giorni convulsi che hanno preceduto la scoperta del cadavere del Führer. Secondo lo storico, infatti, ci sarebbero numerosi elementi che depongono a favore dell’autenticità dell’identificazione. In primo luogo il cadavere fu trovato dai sovietici dello Smerg (l’agenzia di controspionaggio). Stalin in persona, spiega Beevor, era ossessionato dal ritrovamento del corpo e non ebbe pace finché l’identificazione non fu certa al di là di ogni ragionevole dubbio. Poi fu lo stesso dittatore comunista, spiega lo storico, a far nascere e alimentare il “mito” di Hitler ancora vivo e nascosto in Baviera. Si è trattato, quindi, di una manovra architettata ad hoc per far nascere i sospetti di una connivenza tra l’occidente e il leader nazista. Ma Stalin aveva prove inconfutabili dell’autenticità del corpo grazie alla dentatura del Führer, recuperata dai servizi sovietici e identificata dall’assistente del dentista di Hitler. Il corpo del dittatore, invece, per sua stessa volontà, era stato bruciato e sepolto poche ore dopo il suicidio. Quindi il teschio e la mascella erano, nel 1945, le uniche tracce possibili per l’identificazione. Stalin, però, impose il silenzio a tutti i membri dello Smerg che avevano avuto a che fare con il ritrovamento. Teschio e mandibola furono separati: il cranio è finito nell’Archivio di Stato dell’Urss mentre la dentatura, è finita alla Lubyanka, sede della polizia segreta. In ogni caso, taglia corto lo storico, «i russi potrebbero far finire subito queste ridicole speculazioni. Basta dare il via libera a un team di esperti per effettuare i test del Dna». Ma per i complottisti un aiuto inaspettato è giunto pochi giorni fa dall’Argentina, il cui governo ha opposto il segreto di stato ad una richiesta apparentemente innocua avanzata da alcuni ricercatori. Conoscere con esattezza il numero e il nome dei sommergibili tedeschi che si sono rifugiati in Argentina alla fine della Seconda guerra mondiale e cosa – e chi – trasportavano. Come è noto molto teorie sono state avanzate sulla possibilità che proprio con sottomarini importanti esponenti del Terzo Reich possono esser sfuggito al crollo del nazismo nella primavera 1945. Tra i nomi che si sono fatti quelli di Martin Bormann ma anche di Adolf Hitler…

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2 commenti


  1. L’ipotesi che Hitler si sia suicidato è largamente plausibile con il carattere del soggetto, nonché con l’imbbibimento intellettuale della cultura nordica pagana, di cui tutto il nazismo era imbevuto, il quale parla del Wlahalla e delle saghe con cui si bruciano tutti gli effetti del re morto o suicida, talvolta ivi compresi i familiari. Sembrano romanzate, invece, le ipotesi che il dittatore sia sopravvissuto ed essersi rifugiato in Argentina; del resto se ciò fosse successo, l’istinto prevalente aggressivo e tedesco del dittatore sarebbe emerso nuovamente, magari per fare della terra peronista il IV Reich, oppure anche come personaggio in ombra, che dirigeva il presidente argentino. La politica di Juan Domingo Peron -invece- se la si analizza bene è molto più simile al fascismo che non al nazismo, più vicina alla socializzazione, tramite il giustizialismo. Di tedesco non si vede nulla.

    Federico

  2. vedi http://www.hitlers-escape.com libri con copy del 1999!

    sara

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