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23 maggio '67, il colpo di sole che quasi scatenò la guerra atomica

I bombardieri erano già sulle piste, pronti al decollo carichi di bombe atomiche e all’idrogeno. Le basi in Alaska, Groenlandia e Scozia erano fuori servizio, i radar oscurati e resi inutilizzabili, un chiaro segno di un attacco missilistico imminente da parte dell’Unione Sovietica. Non c’era un minuto da perdere: quel giorno sarebbe stato indicato su tutti i libri di storia come quello dell’inizio della Terza guerra mondiale. Uno scenario da incubo, il fantasma del Dottor Stranamore che si stava per materializzare. Poi a qualcuno venne in mente di chiedere: non è che per caso c’è stato un brillamento solare?
di Paolo Virtuani dal Corriere della Sera del 11 agosto 2016

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Tempesta solare
Quel giorno dal Sole partì una tempesta di particelle cariche, un brillamento che fu osservabile persino a occhio nudo. Già il 18 maggio erano state notate sulle superficie della nostra stella delle grandi macchie con un intenso campo magnetico che annunciavano una possibile emissione di plasma dalla corona solare. Che puntualmente avvenne cinque giorni dopo.
Episodio sconosciuto
L’episodio – finora sconosciuto – è stato reso noto per la prima volta il 10 agosto da Delores Knipp, fisico spaziale dell’Università del Colorado durante la presentazione del suo studio ne apparirà sulla rivista specializzata Space Weather all’ High Altitude Observatory presso il National Center for Atmospheric Research a Boulder, alla quale hanno presenziato ufficiali in pensione dell’Aviazione strategica americana ai tempi di maggior tensione della Guerra fredda.
Osservazioni solari
«Se non fosse stato che gli Stati Uniti avevano investito sulla conoscenza del Sole e delle sue tempeste magnetiche fin dai primi anni della corsa allo spazio, forse oggi noi non saremmo qui a parlare di questo rischio scampato», ha detto la dottoressa Knipp. Le Forze armate Usa, infatti, iniziarono già alla fine degli anni Cinquanta a monitorare il Sole proprio a causa del flusso di particelle cariche che invia verso la Terra e che può provocare seri danni alle strumentazioni elettriche.
Minaccia rientrata
«È in atto una tempesta magnetica?», qualcuno chiese prima di dare il via ai bombardieri atomici. «Mi ricordo di aver risposto eccitato: sì, mezzo Sole è come esploso», ricorda il colonnello Arnold L. Snyder, nel 1967 al Centro di previsioni solari del comando del Norad (North American Aerospace Defense Command). La minaccia rientrò, gli equipaggi furono richiamati e gli aerei tornarono negli hangar. Secondo le ricerche di Knipp, il rapporto dei previsori solari arrivò fino ai livelli più alti del Pentagono, forse anche sul tavolo del presidente Johnson alla Casa Bianca. Se il mondo quel giorno non finì in un olocausto nucleare, lo si deve agli scienziati.Se il mondo quel giorno non finì in un olocausto nucleare, lo si deve agli scienziati.
 
PER APPROFONDIRE, VEDI QUESTO ARTICOLO DELL’ISTITUTO NAZIONALE DI FISICA NUCLEARE

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