Svolta nel caso Orlandi: 26 anni dopo c’è un indagato

19 novembre

Dopo oltre ventisei anni c’è il primo indagato nella vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi. E’ stato identificato l’uomo che il 28 giugno del 1983, sei giorni dopo il rapimento della 15enne figlia di un funzionario del Vaticano, telefonò alla famiglia qualificandosi come ‘Mario’.

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da La Repubblica

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A riconoscere il telefonista è stata Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico De Pedis, il “Renatino” della Banda della Magliana che avrebbe gestito il sequestro della ragazza. La Minardi, convocata in procura come riscontro a novità investigative emerse pochi giorni fa, è stata ascoltata ieri in Procura a Roma dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Simona Maisto.

La donna agli inquirenti ha anche confermato, stavolta con più precisione rispetto alle prime deposizioni di un anno e mezzo fa, che Emanuela Orlandi è morta. Nel giugno scorso mise a verbale alcune dichiarazioni. Ora la supertestimone ha ripetuto ai magistrati che la Orlandi fu uccisa qualche mese dopo il sequestro e che il cadavere, messo in un sacco, fu gettato assieme a un altro in una betoniera.

La Minardi non vide il corpo della Orlandi, seppe che si trattava della ragazza 15enne da De Pedis che accompagnò appositamente in un cantiere a Torvajanica. Con Renatino c’era un altro uomo che – è stato specificato in Procura – non è il telefonista Mario.

Il corpo della studentessa non è mai stato ritrovato, ma gli inquirenti ritengono che quanto raccontato da Sabrina Minardi, specialmente alla luce della deposizione di ieri, corrisponda al vero. La Minardi ha parlato ricostruendo un quadro “credibile e circostanziato”, si spiega a piazzale Clodio. “Non si inventa nulla”, sottolineano i magistrati.

“Rispetto ai precedenti verbali in cui la teste era apparsa a tratti vaga e confusa – spiegano a piazzale Clodio – la Minardi ieri ha coordinato il tutto in un racconto che fila. Sta molto meglio. Ha raccontato tutto in un modo più articolato”.

Il trasporto del cadavere della Orlandi avvenne – sempre secondo quanto riferito dalla Minardi – ad alcuni mesi di distanza dalla scomparsa di Emanuela, e sicuramente nel corso del 1983. Correggendo quanto già dichiarato in precedenza, la donna ha spiegato anche la sovrapposizione temporale che aveva in qualche modo messo in dubbio la sua credibilità. La donna ha specificato che non era di Domenico Nicitra il cadavere gettato nella betoniera assieme a quello della Orlandi. “Di Nicitra l’ho saputo anni dopo da altre persone in circostanze simili”, ha ammesso ieri la teste.

Domenico Nicitra, il bambino di 11 anni, figlio di Salvatore, imputato al processo per i delitti commessi dalla banda della Magliana, scomparve in effetti dieci anni dopo il rapimento di Emanuela, e cioè il 21 giugno 1993 assieme allo zio Francesco, fratello del padre. E De Pedis in quell’epoca era già morto: venne ammazzato il 2 febbraio del ’90.

Quanto a “Mario”, la donna lo ha riconosciuto dal nastro registrato della telefonata giunta a casa Orlandi sei giorni dopo la scomparsa di Emanuela ovvero il 22 giugno 1983. Il telefonista, in realtà, è un pregiudicato affiliato alla banda della Magliana e in particolare agli ordini di Enrico De Pedis.


Ora l’uomo potrebbe fornire informazioni per chiarire il giallo della scomparsa della figlia di un funzionario del Vaticano. La Procura procede per il reato di omicidio pluriaggravato e sequestro di persona a scopo di estorsione. E’ presumibile che venga raggiunto da un provvedimento cautelare per chiarire la sua posizione nell’ambito della vicenda.

Nella telefonata giunta a casa Orlandi il 28 giugno del 1983 e raccolta dallo zio della ragazza “Mario”, con un forte accento romano, spiegava di avere 35 anni, e che gestiva un bar tra il Vaticano e la scuola di musica frequentata da Emanuela. L’uomo raccontava di avere incontrato, poco dopo la scomparsa della Orlandi, due ragazze. Una, diceva il telefonista, “si chiama Barbarella e si sarebbe allontanata volontariamente da casa e di guadagnarsi da vivere vendendo cosmetici e bigiotteria”.

Era un suo amico, aggiungeva, a procurare alle ragazze i prodotti da vendere. Quando gli venne chiesta l’altezza della ragazza, Mario ebbe un’esitazione, come se non lo sapesse, mentre in sottofondo, una seconda voce che, in romanesco, diceva: “No, de più”.

Mario, aggiungeva nella telefonata, di avere riconosciuto in Barbarella il volto di Emanuela visto nelle foto che tappezzano Roma. Durante la conversazione si sentivano rumori di fondo, tipica ambientazione di un ristorante. “Mario” negli anni scorsi era titolare di un locale nel centro di Roma.

Gli inquirenti hanno mostrato grande soddisfazione per gli sviluppi dell’indagine. Stando a quanto emerso in Procura, era la prima volta che la Minardi sentiva questa telefonata, più volte mandata in onda dal programma Chi l’ha visto? che sul caso Orlandi ha dedicato tante puntate. Sabrina Minardi ora si trova in una località protetta e gli è stata assegnata una tutela dopo le rivelazioni fornite nel giugno scorso.

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Inserito su www.storiainrete.com il 19 novembre 2009

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