Pearl Harbor: il grande inganno di Franklin Delano Roosevelt

2 settembre

Sull’11 settembre 2001 molti hanno suggerito spiegazioni complottiste. Pochi invece hanno parlato del grande inganno della Casa Bianca dietro l’attacco giapponese di Pearl Harbor, laddove i documenti dimostrano ampiamente come davvero – in quel caso – la presidenza americana volle, cercò ed ottenne un attacco proditorio da parte dei giapponesi per avere un casus belli in grado di trascinare l’intera nazione americana in un’avventura bellica.

 

di Stefano Schiavi

L’11 settembre 2001 è una delle tante date storiche per gli Stati Uniti e per il mondo intero. Un giorno che difficilmente potrà essere dimenticato e che verrà celebrato nei libri di scuola come l’inizio del grande scontro tra l’Occidente e l’integralismo islamico. Un giorno che grida vendetta e che ha inorridito il mondo. Proprio come l’alba del 7 dicembre 1941. Un giorno come tanti per le isole Hawaii dove il clamore della guerra non giunge nemmeno attraverso la radio. Gli Stati Uniti del New Deal sono tranquilli, il presidente Franklin Delano Roosevelt ha assicurato che non entrerà in guerra al fianco dei cugini britannici che laggiù, in Europa, rischiano seriamente di capitolare dinanzi la forza distruttrice delle truppe di Adolf Hitler. Il non intervento era stato uno dei cavalli di battaglia per la terza rielezione del presidente che era riuscito a dare un nuovo corso a quell’America uscita con le ossa rotte dalla catastrofe economico-finanziaria che era stata la grande depressione del 1929.

Eppure quel giorno di routine come tanti, sarebbe entrato nella storia degli Stati Uniti e del resto del mondo. Un giorno che avrebbe cambiato le sorti della Seconda guerra mondiale. Ma che cosa hanno in comune l’attacco a Pearl Harbor con quello alle Torri Gemelle? Molto. Più di quanto si possa immaginare. Soprattutto per quel che riguarda l’intelligence e la ragion di Stato. Anche se per quanto concerne l’11 settembre 2001 la verità è ancora lontana e difficilmente riusciremo a saperla in breve tempo. Resta il fatto che tutti e due i tragici accadimenti sono stati la scintilla che ha scatenato l’intervento militare statunitense. Insomma, almeno per quanto riguarda Pearl Harbor, una “scusa” necessaria, voluta e cercata nonostante l’alto tributo di sangue che ne sarebbe derivato. Un attacco proditorio ed impensabile fino a quel giorno, tranne che per Franklin Delano Roosevelt, il capitano di fregata Arthur McCollum ed i vertici dell’intelligence statunitense.

Ma cosa c’entrano questi uomini con l’attacco scatenato dalle Flotte Combinate dell’Imperatore Hirohito? C’entrano per il semplice motivo che furono loro gli artefici di quello che passò alla storia come “l’attacco di Pearl Harbor”. La solita propaganda antiamericana propinata agli ignari lettori proprio mentre nel mondo infuriano guerra e distruzione?

Nulla di tutto questo. La storia, si sa, ha i suoi tempi di “decantazione” e dopo molti anni rivela all’opinione pubblica quanto di più nascosto, ed indicibile, era riposto nel fondo degli scrigni della memoria ma, soprattutto, nel fondo degli archivi dei servizi segreti.

Ogni nazione che si rispetti ha i suoi scheletri nell’armadio e Washington non fa eccezione. Il “grande inganno di Pearl Harbor” è forse uno dei più importanti. Inganno, che a ben guardare, sarebbe più esatto classificare come, rimanendo in tema con l’attualità dei nostri giorni, “la madre di tutti gli inganni”. Uno “splendido” lavoro dell’allora nascente intelligence statunitense.

 

Il Freedom Of Information Act

La verità di quel terribile 7 dicembre 1941, che tante similitudini sembra appunto avere con l’11 settembre 2001, era nascosta nelle pieghe delle migliaia di documenti classificati “Top Secret” che affollano gli archivi della Cia, del Fbi, del Pentagono, del Dipartimento di Stato, del servizio di intelligence della Us Navy, del più recente Nsa e della miriade di servizi segreti che costellano il panorama politico-militare statunitense.

Se la verità su quell’improvviso (?) attacco giapponese alla flotta del Pacifico degli Stati Uniti è venuta a galla, lo si deve alla tenacia e a ben 14 anni di ricerche effettuate da Robert Stinnet, un giornalista americano, che ha rivelato al mondo come, nonostante le apparenze, non fu poi tutta colpa di Tokyo se Washington entrò in guerra. Nel libro “Day of deceit. The truth about Fdr and Pearl Harbor”, Stinnet mette a nudo il cinismo di quello che tutti gli americani, di ogni estrazione sociale, fede politica, razza e religione, consideravano (dopo Washington, Franklin e Lincoln) uno dei padri della patria. Fu infatti Roosevelt, senza ombra di dubbio, a condurre una vera e propria politica della provocazione per indurre l’Imperatore giapponese a firmare l’ordine d’attacco.

Il presidente statunitense era costantemente al corrente di quanto stava accadendo e pur sapendo che la guerra era ormai alle porte si guardò bene dall’informare i comandi delle truppe di stanza alle isole Hawaii.

Follia, incredulità, calcoli sbagliati? Nulla di tutto questo. Roosevelt voleva che tutto accadesse senza curarsi di danni e vittime. Effetti collaterali, come li chiameremmo oggi, necessari ad uno scopo irrinunciabile: l’entrata in guerra al fianco della Gran Bretagna e dell’Unione Sovietica. Insomma, la Casa Bianca lasciò deliberatamente che Tokyo attuasse indisturbata un atto di guerra nei suoi confronti per consentire al democratico ed anti-interventista (ma solo a fini elettorali) Roosevelt di entrare in guerra.

 

Il memorandum che incrimina la Casa Bianca

Nel marasma dei documenti analizzati ve ne è uno di particolare importanza: il Memorandum McCollum. Arthur H. McCollum, nato e vissuto in Giappone, da genitori americani, di cui conosceva usi costumi ma soprattutto la lingua e la mentalità, era un capitano di fregata della Marina statunitense e come tale aveva prestato servizio, seppur per un breve periodo, presso l’ambasciata Usa di Tokyo. McCollum, però era soprattutto un agente del Nio, il Naval Intelligence Office di Washington l’unico abilitato a fornire informazioni di intelligence e documenti di analisi strategica alla Casa Bianca. Fu proprio McCollum a fornire al presidente Roosevelt il Memorandum che lo convinse sulla necessità di sacrificare tante vite americane pur di avere l’opportunità di entrare in guerra contro la Germania e l’Italia degli odiati dittatori Hitler e Mussolini. Il 7 ottobre 1941, due mesi prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, l’agente del Nio entrò nella Sala Ovale della Casa Bianca consegnando al presidente statunitense quel documento che cambierà la storia. Sui pochi fogli redatti dall’ufficiale si ipotizzava uno scenario a dir poco apocalittico: l’Europa occupata dalle truppe nazi-fasciste e, con la sconfitta militare britannica, un quasi immediato “effetto domino” in America dove i territori posti sotto il controllo di Londra in America centrale, meridionale e nei Carabi ma anche il Canada sarebbero caduti nelle mani di Berlino così come la flotta del Mediterraneo e dell’Atlantico. Era ovvio che da un simile catastrofico scenario ad uno che prevedesse l’attacco diretto agli Usa il passo era breve. Era dunque evidente, e necessario, entrare in guerra al fianco di Londra se non altro per tenere lontana la guerra dal proprio territorio. C’era però un problema non da poco, per la Casa Bianca, da dover risolvere: come avrebbero preso una tale scelta gli elettori americani? Non certo bene a giudicare dai dati di un sondaggio effettuato nel settembre del 1940 (ad un anno dall’inizio della guerra in Europa) secondo il quale quasi il 90% degli americani era ben deciso a rimanere fuori dal conflitto. In più c’era una sorta di “patto” con la nazione da dover rispettare. Roosevelt aveva infatti assicurato gli elettori (“I assure you again, and again, and again…”), e le famiglie americane, che mai nessun “nessun ragazzo americano sarà sacrificato su campi di battaglia stranieri”.

Come era possibile ovviare a questo problema di non poco conto? A fornire la risposta fu sempre il “Memorandum McCollum” (un documento simile a quello nel quale la Cia, 60 anni dopo, assicurava che l’Iraq di Saddam Hussein fosse in possesso di armi di distruzione di massa). Si doveva provocare il Giappone e costringerlo ad attaccare gli Stati Uniti e, per effetto del “Patto Tripartito” firmato tra Germania, Italia e Giappone il 27 settembre del 1940 a Berlino, Washington sarebbe automaticamente scesa in guerra al fianco del cugino britannico contro il “RoBerTo” (una sorta di “stati canaglia” dell’epoca). In fondo Londra era rimasta l’unico baluardo alla straripante potenza delle forze dell’Asse che ora, con l’alleato giapponese, potevano espandere le loro mire anche nel Pacifico. Washington non poteva dunque rimanere a guardare.

McCollum, dimostratosi un accorto stratega oltre ad un ottimo agente di intelligence propose al Presidente otto linee di azione per provocare l’inevitabile risposta di Tokyo:

1 )      accordarsi con Londra per l’utilizzo della base navale di Singapore.

2 )      Accordarsi con l’Olanda, il cui governo era in esilio in Gran Bretagna, per l’utilizzo delle basi nelle Indie olandesi (Sumatra, Borneo, Giava etc…).

3 )      Incrementare gli aiuti al governo nazionalista cinese in guerra con il Giappone.

4 )      Inviare incrociatori pesanti a ridosso delle acque territoriali giapponesi.

5 )      Inviare sommergibili sempre nelle stesse acque di cui sopra.

6 )      Mantenere la flotta americana, all’epoca nel Pacifico, a Pearl Harbor.

7 )      Fare pressioni sull’Olanda affinché negasse le materie prime delle Indie Olandesi al Giappone, compreso il petrolio necessario per la guerra in Cina.

8 )      Imporre un embargo totale al Giappone, d’intesa con Londra, per strangolare l’economia del Sol Levante.

Roosevelt decise di applicare alla lettera l’elenco di “pressioni-provocazioni” intraprendendo una serie di azioni che porteranno poi all’attacco di Pearl Harbor ed al conseguente ingresso nel conflitto mondiale.

 

Nel settembre 1940 Roosevelt fa approvare dal Congresso il “Draft Act” che gli conferisce la facoltà di aiutare la Gran Bretagna e di convertire le industrie nazionali alla produzione bellica.Nell’ottobre 1940 la Casa Bianca decide di trattenere alla Hawaii le navi di stanza nel Pacifico per un’esercitazione sguarnendo tutte le altre basi della costa continentale. Alla fine del 1940 scatta un embargo petrolifero congiunto al quale aderisce l’Olanda. Vengono avviate trattative che risulteranno poi volutamente inutili. Nel 1941, la Us Navy invia più volte incrociatori nelle acque territoriali giapponesi. Vibranti proteste di Tokyo. Nel febbraio 1941, viene ristrutturata la flotta americana. Fino ad allora unica, viene divisa in Flotta Atlantica e Flotta del Pacifico, questa agli ordini dell’ammiraglio Husband Kimmel. L’11 marzo 1941, il Congresso approva il Lend-Lease Act che attribuisce al presidente Usa la facoltà di aiutare tutti i paesi in guerra contro Italia, Germania e Giappone, con prestiti volti all’acquisto del materiale bellico che le industrie americane stavano producendo.

 

Verso la guerra

L’embargo petrolifero messo in atto dagli olandesi e dagli statunitensi cominciava a mettere alle corde il Giappone che cadde nel piano organizzato da Roosevelt. Le riserve scarseggiavano, e i negoziati stagnavano, a tal punto che il neo governo giapponese decise l’invasione delle Indie olandesi fonte di approvvigionamento. Prima dell’occupazione, però, bisognava “immobilizzare” la flotta statunitense. Era il settembre 1941 quando l’alto Ammiragliato giapponese, nella persona dell’ammiraglio Isoroku Yamamoto, cominciò a pianificare l’attacco che prevedeva due direttrici principali: la prima avrebbe colpito Pearl Harbor con una serie di bombardamenti aerei (come poi avvenne). La seconda, poche ore dopo le Hawaii, prevedeva lo sbarco anfibio di un’armata d’occupazione nelle Filippine (all’epoca colonia statunitense). Il 2 novembre dello stesso anno l’Imperatore Hirohito dà il proprio assenso. Tutto andava secondo i piani della Casa Bianca. Mancava solo un particolare: il fattore sorpresa. Nessuna forza statunitense avrebbe dovuto interferire con l’azione giapponese. Già il 3 novembre il piano nipponico divenne operativo. Cominciò un incessante scambio di messaggi cifrati tra ambasciate, consolati, comandi navali e di truppe. Venne anche individuata la baia di Hitokappu (nell’arcipelago delle Curili) come località di concentramento per la flotta che avrebbe attaccato Pearl Harbor.

 

Le intercettazioni

Tutti i messaggi vennero intercettati dallo “Splendid arrangement”, decriptati e consegnati a Roosevelt e a “pochissimi intimi”. Durante le intercettazioni si venne a scoprire anche il punto geografico di raduno della flotta giapponese.

L’unico a non sapere dei movimenti e delle intenzioni nipponiche era proprio l’ammiraglio Kimmel che da poco aveva assunto il comando della flotta americana del Pacifico trattenuta a Pearl Harbor come esca. Anche se era cosciente che la concentrazione rappresentava un pericolo. Ne era talmente convinto che decise di organizzare un’esercitazione navale di 4 giorni, dal 21 al 24 novembre, “Exercise 191” dove si prevedeva un attacco nipponico alla flotta di stanza alle Hawaii. Ma quindici ore prima dell’inizio Washington ordinò a Kimmel di fare dietrofront e rientrare in porto con la flotta proprio per non “provocare i giapponesi”! L’esercitazione, insomma, non si doveva fare.

Il 26 novembre la flotta imperiale giapponese, al comando del vice ammiraglio Chuichi Nagumo, salpa le ancore verso il suo obiettivo.

Trentuno navi, tra cui 6 portaerei con 423 aerei, solcavano il mare verso la guerra. L’arrivo sull’obiettivo doveva avvenire poco dopo l’orario d’inizio ufficiale delle ostilità, non ancora fissata. L’obiettivo dell’attacco venne “intercettato” da Washington il giorno prima della partenza della flotta giapponese, cioè il 24 novembre (il 23 data delle Hawaii): mancava solo la data finale dell’attacco che Tokyo non aveva comunicato nemmeno ai vertici militari. A Kimmel venne comunicato soltanto una vaga notizia riguardante una flotta giapponese salpata da Hitokappu con probabile destinazione le Filippine o la Malacca.

 

Le strane manovre di Washington

Nel Pacifico c’erano tre grandi portaerei americane, due a Pearl Harbor, la Lexington e la Enterprise e una a San Diego, la Saratoga. Il 28 novembre Washington dà l’ordine di partenza alla Enterprise, e ad 11 navi da scorta tra incrociatori e cacciatorpediniere. Il loro compito era quello di portare 12 aerei ai marine di stanza nell’isola di Wake (molto distante dalle Hawaii). Il 5 dicembre riceve un altro ordine da Washington la Lexington. Anche per lei aerei da consegnare ai marine. Stavolta sono 18 con destinazione le Midway. Con lei partono alte 8 navi di scorta. Con queste apparentemente inutili missioni Washington aveva messo in salvo tutte le portaerei e altre 21 modernissime navi da guerra. A Pearl Harbor rimangono 90 unità, tutte relativamente vecchie comprese 8 corazzate con oltre trent’anni di “carriera”.

Facciamo un passo indietro e torniamo alla fine di novembre. Il 27 il capo di Stato Maggiore dell’esercito, generale Marshall, invia un messaggio al tenente generale Short nel quale si annuncia un non meglio precisato attacco giapponese, ma che il governo “desiderava” che fosse Tokyo a fare il “primo passo”. Dunque, mettere in stato d’allerta le truppe ma non la popolazione. Il giorno seguente lo stesso identico messaggio giunge all’ammiraglio Kimmel.

Allarmare le truppe senza dare nell’occhio a presunte spie giapponesi ma, soprattutto, alla popolazione era veramente arduo. Così i due comandi militari decisero per un basso profilo.

 

Gli ultimi atti

Intanto la flotta giapponese era incappata in una tempesta che aveva letteralmente disperso la formazione tanto da rendere impossibile lo scambio di messaggi luminosi tra nave e nave. Il 30 novembre il vice ammiraglio Nagumo si vede costretto a interrompere il silenzio radio per ricompattare la flotta d’attacco. I messaggi radio vennero puntualmente intercettati, decriptati e inviati a Roosevelt. Tutto questo, però, venne tenuto segreto a Kimmel e a Short. Il 2 dicembre l’ammiraglio Yamamoto trasmette via radio una frase: “Niitaka-yama nobore 12 08” (scalare il monte Niitaka l’8 dicembre). Era l’ordine d’attacco fissato per l’8 dicembre (il 7, data di Tokyo). Nemmeno questo messaggio venne consegnato a Kimmel e Short. E non furono informati nemmeno dei 4 cablogrammi trasmessi in codice “purple” tra Tokyo e l’ambasciatore a Washington, intercettati dall’intelligence Usa. I primi due contenevano una comunicazione a Washington suddivisa in 13 parti nella quale si poneva fine ad ogni tipo di negoziato. Il terzo ed il quarto, trasmessi la mattina del 7 dicembre, contenevano la quattordicesima parte nella quale si comunicava la rottura delle relazioni diplomatiche e l’ordine di consegnare la dichiarazione i guerra un ora prima dell’attacco, cioè alle 13,00 ora di Washington. Queste ultime due parti furono poste in visione a Roosevelt alle ore 10,00, 4 ore prima l’attacco. Sulla base di tali informazioni il comando generale statunitense compilò un messaggio d’allerta per le Hawaii. Messaggi che “inspiegabilmente” giunsero a destinazione ad attacco avvenuto. Il 16 dicembre l’ammiraglio Kimmel ed il tenente generale Short, inconsapevoli vittime delle manovre di Roosevelt, vengono rimossi dall’incarico e degradati per negligenza nel comando. In fondo la ragion di Stato conta più della buonafede delle persone.

Stefano Schiavi

 

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37 commenti


  1. L’articolo molto ampio sul lavoro di intelligens americano sta a dimotrare quello che ho sempre sostenuto, la responsabilità di Roosevelt nel volere scatenare la seconda guerra mondiale. Responsabilità che si estendono oltre ad Hitler e Mussolini anche a Churchill, alla Francia demoplutocratica e a Stalin. Insomma tirando le somme tutto il mondo verticistico assecondato dai “servizi” volle la seconda guerra mondiale.

    Vincenzo Di Maria

  2. Come è notorio è ormai ufficiale che gli americani fecero di tutto per provocare i giapponesi e farsi attaccare per poi avere il pretesto(gli americani)di entrare in guerra.ben quasi 61 anni dopo(dal 7 dicembre 1941 all’11 settembre 2001)hanno usato quasi la stessa tattica per dichiarare guerra all’Irak,all’Afganistan (e stanno preparando anche l’attacco all’Iran ormai…Ma se la Russia e la Cina,,,,).Insomma:la storia si ripete (purtroppo)…..
    Ubaldo -Como-

    Ubaldo

  3. Articolo e commenti demenziali e scandalosi.
    Invito vivamente alla lettura di quanto segue:

    http://www.loccidentale.it/articolo/sbugiardato+dario+fo+(per+l%E2%80%99ennesima+volta).0059341

    ABN

  4. Caro Nardi,

    il suo articolo – che segnala – parla solo di 11 settembre in toni polemici e mi sembra un tantinello tendenziosi visto che spaccia per oro colato testi e siti che hanno inciampato qua e là a proposito di 11 settembre. Esattamente come tanti “complottisti”. Ad ogni modo l’articolo che lei ingenerosamente definisce “demenziale” e “scandaloso” parla di un libro che si basa su documenti abbastanza chiari e, oltretutto, di fonte militare statunitense. Lo stesso libro è stato scritto da uno studioso USA (Robert B. Stinnett, “Il Giorno dell’Inganno”, Il Saggiatore 2001).
    La invito quindi a fare commenti più consoni agli articoli che pubblichiamo e a tener per sè giudizi offensivi verso questo sito e quanti, liberamente, intervengono (tra di loro non c’è Dario Fo al momento…) Sull’11 settembre poi si potrebbe parlare all’infinito. Sembra di capire che a lei la versione ufficiale vada bene e possa essere considerata convincente. Contento lei…

    Fabio Andriola

    Fabio Andriola

  5. In effetti il problema vero – a mio avviso – è che l’11 settembre 2001 stia passando alla storia come il paradigma del complotto, mentre il 7 dicembre 1941 – dove (come ampiamente dimostrato da autori tutt’altro che complottisti o noti “esperti d’aeronautica” d’accatto come Dario Fo e Giulietto Chiesa) veramente il complotto vi fu continua a restare l’immagine oleografica voluta dalla propaganda di guerra d’allora.

    Il tono dell’articolo e le ipotesi di Schiavi sono certamente filo-complottiste anche per l’11 settembre. Tuttavia siccome, grazie al Cielo, la Storia procede come tutte le altre scienze per falsificazioni successive delle vecchie teorie, nulla di scritto è fisso: in Storia NON ESISTONO “GIUDIZI DEFINITIVI”.

    Perciò – magari – evitando insulti poco signorili al sito e ai suoi contenuti, sarebbe stato più costruttivo proporre scientificamente qualcosa di più di un link (spam?) introdotto da un supponente cappello di insulti.

    Emanuele Mastrangelo

    emanuele

  6. veramente sull’argomento ho scritto un romanzo basato su fatti storici di ben più di trecento pagine. Un thriller che l’agenzia letteraria NABU (cura gli interessi di diversi premi Nobel), giudicandolo di ottima fattura letteraria nonchè basato su una approfondita ricerca degli eventi attinenti il periodo storico, si è impegnata a proporre agli Editori. Malgrado ciò, ad oggi nessun editore dei tanti contattati dall’Agenzia ha ritenuto economicamente vantaggioso investire tempo e denaro su un argomento che, stante lo scarso interesse degli italiani per un tal tipo di lettura, avrebbe avuto un inesistente ritorno economico.
    Tanto vi dovevo e mi dovevo
    Mario Romeo

    romeo mario

  7. mi piacerebbe sapere se ad oggi ci sono o meno prove inconfutabili a sostegno della tesi “revisionista”(complotto) che imputa al vertce di comando americano il disastro di pearl halbor. Mi sembra di capire che molti,piuttosto che osservare le notizie in modo oggettivo e imparziale, cerchino quelle che valorizzano di più le proprie tesi.questo porta a mischiare le notizie certe con tante altre che nn lo sono. “Dubitare di tutto o credere a tutto sono due soluzioni ugualmente comode che ci dispensano, l’una come l’altra, dal riflettere.”

    francesco

  8. Le tesi proposte sono interessanti anche se,mi sembra, ancora non supportate da documentazione storica inconfutabile.D’altronde instillare il dubbio, secondo me, è molto importante per arrivare alla verità. Certo che per quelle persone che credono che: “Cristo in croce è morto di freddo” sarà scioccante nel futuro venire a sapere qualcosa del genere soprariportato. Vorrei vivere abbastanza per esserci. Auguri e auspici di scoprire altre cose in merito.

    carmelo

  9. Tesi interessante anche se, a mio parere, mancante di riscontri documentali più certi. Potrà non piacere a chi crede che:”Cristo in croce è morto di freddo” ma instillare il dubbio è fondamentale per arrivare a nuove certerzze. Vorrei vivere abbastanza per arrivare ad una conoscenza dei fatti che rimuova falsi miti. Sarebbe un bene per tutti e non solo per l’America. Auguri di buon lavoro.

    carmelo

  10. io penso che anche grazie al film “pearl harbor” si possa capire come sono andate le cose.
    Grazie per la vostra capacità di capire e leggere questo commento ma se non siete daccordo scrivete un commento.
    Grazie ancora arrivederci.

    ale raspo da fossano

  11. Forse “Tora! Tora! Tora!” però era meglio… ;)

    emanuele

  12. L’ho sempre detto e ne sono sempre convinto che gli americani sono guerra fondai !

    Max

  13. oltre 60 anni di propaganda e di studio della storia dei vincitori nelle scuole di ogni ordine e grado hanno inculcato nelle menti di ciascuno di noi il dogma della bontà degli Alleati e della perfidia dell’Asse. Questo dogma non riesce ad essere scalfito neppure dalle rivelazioni sul complotto che fece entrare in guerra gli USA e trasformò la guerra europea in guerra mondiale. Neppure 2000 anni di cristianesimo sono riusciti a infondere nella menti umane delle convinzioni tanto radicate. Oggi è più facile mettere in dubbio qualsiasi dogma cristiano che il dogma manicheo della guerra tra bene e male che ci viene inculcato dal 45 ad oggi. E’ qualcosa di molto simile a ciò che stiamo vivendo dall’11 settembre 2001. un propaganda asfissiante ha fatto di quel tragico evento il “casus belli” per tutte le guerre successive e lo farà anche per le future almeno fino alla metà di questo secolo. credo che lo schema di provocazione del casus belli, con il relativo sacrificio delle vite dei propri concittadini, mediante inganni di ogni sorta, sia qualcosa di ormai così ben sperimento che non desta più meraviglia in nessuno. Sono sicuro che se, dopo aver mitizzato la seconda guerra mondiale come madre di tutte le battaglie del Bene contro il Male, si acclarasse il complotto di Roosvelt, l’opinione pubblica americana di oggi sarebbe comunque disposta a perdonarlo tanto è convinta della giustezza dell’intervento gli USA nella guerra mondiale. Il perfido grande inganno può destare sconcerto e disgusto, ma bisogna ammettere che chi lo ha ordito ha vinto la partita, perchè ha vinto la guerra e dopo la guerra è riuscito a vincere la pace e a crearsi addirittura una aureola di santità mediante una storigrafia univoca e una propaganda quotidiana che ha coinvolto anche e inanzitutto il cinema tanto da creare un mito che travisa completamente la realtà storica. Ci vorranno decenni o secoli per abbattere queso mito, ma è bene che si inizi a porsi delle domande e ricercare una verità del pasato che può farci intendere meglio anche il presente

    Ranio

  14. il film tora tora tora di molti anni fa descrive esattamente quello riportato nel post. Vi consiglio vivamente di rivederlo. Nel film le scene di guerra sono un corollario finale. Tutto gira intorno al prima. E si racconta la vicenda vista dai giapponesi e dagli americani. Senza sapere nulla del complotto si intuisce chiaramente che le cose sono andate come dice il post. E il film (ripeto) è di molti anni fa prima ancora degli fatti rivelati dai documenti. Inoltre è stato girato dagli americani . E cos’ come il complotto dell’11 settembre in America ci sono molti “antiamericani” ossia persone che non si fanno infinocchiare dalle versioni ufficiali dei vari governi e che vogliono sapere la verità anche amara. c’è anche uan organizzazione americanissima che conta migliaia di membri che si batte per la verità sull’11 setembre. Si chiama “9/11 Truth”
    E questo non è antimericanismo è un valore molto più alto. Molti grandi uomini americani sono stati contro Bush per gli attacchi ad Afghanistan e Iraq.(ricordo solo Sean Penn Michael Moore, George Vidal Robert Redford ecc). Sono questi antiamericani?

    pippo vinci

  15. … strano , nei libri di stroria giapponesi c´é un´altra storia … , o volete credere solo agli americani e agli antiamericani ?

    Davide

  16. Che dicono i libri giapponesi?

    emanuele

  17. Mi sembra incredibile.
    Il libro di Stinnet su Pearl Harbour, e quello di Suvorov sulla preparazione alla guerra dell’Urss, sono entrambi basati su documentazione ufficiale.
    Come minimo dovremmo renderci conto che la verità non è quella scritta nei libri ufficiali.
    Almeno si fosse creato un dibattito…
    Gli USA già partecipavano alla guerra; il trattato di “affitti & prestiti” cosa era, se non un intervento in guerra a fianco dell’ Impero britannico?
    Un Paese è neutrale quando non interviene, militarmente né in altri modi.
    Se presto, vendo ed affitto armi ad unosolo dei belligeranti, ma non all’altro, sono già schierato!
    L’Italia, da “non belligerante”, addirittura vendeva aerei e carri alla Francia, in guerra con la Germania.
    Per far entrare il Paese in Guerra, Roosevelt “doveva” essere la vittima.
    Aveva ottenuto la rielezione solo assicurando un lungo periodo di pace.

    Dall’altra parte: credete che Hitler ed i Nazisti abbiano creato dal nulla, prednendo il potere nel 1933, i mezzi ed i soldati con cui hanno fatto la guerra?
    Assolutamente no.
    Hitler trovò già formati ed addestrati i soldati e gli ufficiali; gli industriali avevano iniziato lo sviluppo di nuove armi , subito dopo aver distrutto (clausole del trattato di pace) quelle vecchie…
    I veri fautori della guerra, di tutte le guerre, sono coloro che ne traggono profitto!
    Sicuramente non i braccianti poveri come mio nonno…
    In sintesi: Hitler era cattivo;
    Stalin, (che pure aveva decine di migliaia di carri (!) ed aveva ammassato milioni di uomini al confine ) “si fidava” e venne attaccato a tradimento;
    Roosevelt, poveraccio, “dovette” entrare in guerra, dato che i Giapponesi lo attaccarono.
    Fu solo un caso, se le stessse portaerei che “si salvarono” dall’attacco Giapponese ne distrussero la flotta alle Midway, solo 6 mesi dopo!!!!
    Bah!

    Tizio.8020

  18. c’è sempre il modo di rigirare una frittata…basta invertire cause ed effetti…
    fu il blocco degli americani a causare la volontà di espandersi dei giapponesi? o fu la volontà di espandersi dei giapponesi a causare il blocco?
    x chi vuol scrivere articoli complottisti basta facilmente scegliere di invertire cm piu conviene la causa e l’effetto…
    quindi l’invasione della cina negli anni precedenti fu causata dagli usa xke cosi almeno poi sarebbe successo che plausibilmente…………………………
    fandonie!!
    tra poco leggeremo che anche l’olocausto è stato in realtà il primo esodo x le vacanze estive nella storia, che i russi hanno invaso la germania per primi e che la polonia è stata istigata dagli americani guerra fondai a farsi invadere perchè almeno sarebbero entrate in guerra francia e inghilterra e bla bla

    riccardo

  19. complotto a pearl harbor… bello, come si fa a credere che un presidente abbia favorito ad un altra nazione un attacco che avrebbe potuto distruggere tutta la flotta americana e avrebbe determinato la sconfitta, se fosse stato un complotto non credete che gli americani avrebbero spostato un’altra ingente parte di flotta per evitare di “sudarsi” cosi il conflitto del pacifico?

    alessio93

  20. complottisti andate a lavorare che è meglio sareste piu utili alla comunità!

    alessio93

  21. Ma in quanti qui dentro e fuori, credono veramente che l’attacco dell’11 settembre sia stato davvero un attacco organizzato da bin laden?
    no, giusto per capire…

    R9

  22. Il complottismo sarà sempre di moda, perquanto riguarda gli usa, l’hanno favorito gli antiamericani, che sono più organizzati e più attivi in tutto il mondo.
    Forse non avete mai sentito parlare dle mancjuhuò , lo stato fantoccio giapponese in cina e corea, creato dopo la “pacifica ” invasione del giappone nel continente? e l’invasione delel filippine ^ dove non c’era petrolio, ma c’era nel Borneo e nelle colonie olandesi? a cosa serviva il petrolio ai giappoonesi a far andare i riscaldamenti o per l’industria bellica, mi sa che i complottisti hanno perduto tutta la loro verve. ciao a tutti.

    Mario rossi

  23. Cazzate.

    Mirobaldo

  24. L’articolo è forzato come tutti gli articoli supportanti tesi complottiste.
    Si trascurano alcuni dettagli storici che sono molto più eloquenti delle supposizioni riportate, ovvero che al 7 dicembre 1941 la battaglia d’Inghilterra era ormai staa vinta dalla Gran Bretagna, con i piani per l’invasione dell’isola (operazione Seelowe) ormai rimandati (e quindi la capitolazione dell’Inghilterra non era più imminente), e che la controffensiva sovietica era già avviata, con il respingimento delle forze tedesche da Mosca (e quindi non rimaneva solo l’Inghilterra a sbarrare il passo alla Germania in Europa, come scritto).

    Le premesse trascurano volutamente questi aspetti, quindi il resto dell’articolo che si regge sulle stesse è poco più che immondizia…

    Andrea

  25. Il signore che scrive omette colpevolmente alcuni particolari:
    1) Il Giappone aveva dato il via dal 1937 a una feroce guerra d’espansione proseguendo la spinta già iniziata nel 1931
    2) L’embargo petrolifero americano ai “poveri giapponesi” venne deciso dopo che questi, oltre alla feroce guerra in Cina, avevano occupato anche l’Indocina.
    L’articolo mira solo a introdurre fumosi particolari per travisare la realta’ storica. Perdo tempo a inserire questo commento solo per evitare che qualcuno possa travisare fondamentali verità. Andatevi piuttosto a leggere un buon libro di storia

    A.Smerieri

  26. Non capisco cosa ci sia di complottistico su questa tesi che riguarda l’attacco di Pearl Harbor. Non è affatto equiparabile alle tesi complottistiche sul’11 Settembre dove il tutto sarebbe stato causato dagli stessi americani e non dai terroristi. Qui si dice semplicemente che gli USA hanno cercato di dare ai giapponesi le condizioni ideali per essere aggrediti. Vi sembra così assurdo? Io penso che sulla volontà degli USA di entrare nel conflitto mondiale non ci siano dubbi e non serve neanche starne a discutere. L’intenzione c’era, mancava solo l’occasione per convincere l’opinione pubblica e passare alla storia come i giustizieri del bene. Non mi sembra strano in tempi di guerra e non mi scandalizza affatto. Trovo del tutto ingiustificati i commenti indignati dato che non mi sembra ci sia in questo articolo alcuna volontà revisionista.

    Stefano Di Romualdo

  27. I romani conquistarono il mondo conosciuto di allora cercando sempre un casus belli, in quanto credevano che gli dei (e anche il popolo romano) si sarebbero adirati se avessero aggredito deliberatamente un’altra popolazione; ma è possibile che in centinaia di anni di conquiste avessero sempre ragione loro?
    È storia ufficiale che Churchill chiese ed ottenne con insistenza dagli USA aiuti militari e che implorasse Roosevelt per un intervento diretto che lui non poteva dare ina quanto l’opinione pubblica americana era contraria.
    A dicembre 1941, quando le forze dell’Asse di fatto subirono un arresto in Russia, la guerra non era affatto finita, la battaglia di Stalingrado ad esempio è di circa 6 mesi dopo e l’Inghilterra continuò ad essere minacciata e Londra bombardata fino alla fine della guerra che, senza l’intervento militare americano, avrebbe avuto sicuramente un ben altro epilogo.
    Per me la ricostruzione qui riportata è plausibile anche perché al candore e all’alta considerazione della vita umana dei leader politici, includendo anche tutti i presidenti USA da Lincoln a Obama sinceramente non ho mai creduto …

    Fernando

  28. Piccola precisazione: il libro di Stinnet si fonda, in buona parte, sulle tesi sostenute negli USA dal contrammiraglio Robert Alfred Theobald. Le stesse cioè già smentite da storici NON AMERICANI e generalmente ritenuti affidabili quali Basil Liddel-Hart e Raymond Cartier.
    Le tesi del libro sono comunque state abbondantemente analizzate (e smonatate!) qui http://www.artbarninc.org/REY/Stinnett.pdf

    Stonewall

  29. Stonewall, sei quello di WP? :D

    emanuele

  30. @ emanuele

    WP? Sarebbe?

    Stonewall

  31. wikipedia

    emanuele

  32. Interessante vedere che quando si parla di “complotti americani” le persone sostengono che la teoria sia interessante ma “non supportata da documentazione storica inconfutabile”, mentre quando si parla di olocausto e del piano di Hitler di sterminio del popolo ebraico ( le cui uniche prove sono le testimonianze e i campi DI CONCENTRAMENTO non di sterminio, campi che avevano anche inglesi russi e americani, camere “a gas” mai esistite senza tracce di zyklon b, testimoni che hanno sostenuto di aver visto fare saponette e chiodi con il sangue, quindi non vedo come possano valere come “prova”, nessun ordine scritto niente di niente) ci credete subito,vi basta vedere “la vita è bella” per diventare un dogma,mentre per questo e per l’11 settembre volete la “documentazione storica inconfutabile”.. dovrebbero inventare un premio Nobel per la coerenza.

    Michele

  33. E’ ormai palese che l’ America avesse effettuato simili trattative segrete per vincere ed arrivare dov’ è adesso così facilmente, la strada giusta e sana è sempre la più tortuosa, ma grazie ad essa si giunge al bene. E’ proprio vero, la storia si ripete e si ripeterà all’ infinito perchè è così che vogliono gli uomini, è così che deve andare per un volere non benigno certamente

    Emanuela

  34. Che gli Stati uniti non aspettassero altro che un pretesto per intervenire in guerra è dimostrato dal fatto che Roosvelt artatamente rifiutò di ricevere la dichiarazione di guerra da parte dell’ambasciatore nipponico, fino a quando non ebbe la conferma dell’attacco. A loro serviva apparire vittime di un attacco proditorio, cui peraltro erano soliti ricorrere i giapponesi. Piuttosto credo che Roosvelt ed i suoi consiglieri abbiano sottovalutato l’entità dei danni che gli aerosiluranti nippon avrebbero potuto arrecare alle navi ormeggiate. Ad insaputa degli USa, per tener conto dei bassi fondali della laguna, i nippon avevano infatti messo a punto un siluro munito di una sorte di alettone mobile che impediva allo stesso di affondare e di proseguire nella propria direttoria, restando poco sotto la superficie dell’acqua. Al riguardo vi è stato un servizio di Sky History molto dettagliato.

    Tonino

  35. E senza trascurare il fatto che gli USA consideravano il Pacifico mare nostrum.

    Tonino

  36. Complotto o non complotto, in merito all’attacco “a sorpresa” dei giapponesi a Pearl Harbor e visto il comportamento dell’America verso il Giappone nei mesi precedenti, l’unica “sorpresa” è che non abbiano attaccato prima!

    Federico

  37. […] […]

    Anonimo

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