RAIDue liquida Cavour. E la stampa se ne accorge in ritardo

18 gennaio

La newsletter di «Storia in Rete», abbiamo scoperto, serve a qualcosa. A poco più di 24 ore dalla nostra denuncia di un incredibile svarione della Tv di Stato – come vedremo poi, giustificato in modo imbarazzante dai responsabili del programma incriminato – «Il Giornale» e «Il Riformista» (seguiti con altre 24 ore di ritardo da «Corriere della Sera») hanno in qualche modo ripreso e rilanciato la nostra denuncia. Ecco cosa scrivevamo giovedì 14 gennaio scorso:

«Adesso ci si è messa anche la tv di Stato, versione Raidue, tendenza “Ballandi” (l’uomo che gestisce in appalto la stragrande maggioranza delle prime serate Rai): mercoledì 20 gennaio parte, per quattro settimane la trasmissione «Il più Grande» (degli italiani), condotto da Francesco Facchinetti. Citiamo dal comunicato stampa rintracciabile sul sito della trasmissione (www.ilpiugrande.rai.it) : « “Il Più Grande” prende spunto da un format di successo della BBC esportato già in moltissimi paesi: dalla Francia alla Spagna, dalla Germania, al Cile, agli Stati Uniti… etc. L’Eurisko, importante istituto di ricerca,  ha realizzato un’approfondita indagine stilando la classifica dei 50 italiani “più grandi” di tutti i tempi. Per “più grande” si intende il più amato, il più importante, il più ammirato, insomma colui o colei che più degli altri incarna l’ideale di “Grande Italiano”». Ora, che in omaggio al “politicamente corretto”, l’Eurisko abbia fatto finta che tra i primi 50 italiani più importanti non ci sia un certo Benito Mussolini (nonostante molti indici – calendari, gadget, libri, dati di ascolto di documentari e trasmissioni, ma anche discorsi da bar e alcuni ristoranti che alla cassa mostrano foto e busti…) era prevedibile. Ma che tra le assenze ci sia quella, nel 2010 ben più grave e significativa, del Conte Camillo Benso di Cavour lascia davvero senza parole. E’ infatti di queste settimane – e sul sito di «Storia in Rete» ce n’è traccia – la polemica per lo scandaloso ritardo con cui stanno partendo le celebrazioni per il bicentenario della nascita dell’uomo che “ha fatto” l’Italia. Un ritardo che fa da prologo all’altra occasione mancata che già si sta rivelando la celebrazione, nel 2011, dell’Unità d’Italia. Quindi tra i più grandi della storia nazionale, a cinque giorni dall’inizio della trasmissione (che durerà quattro settimane), manca l’uomo più importante degli ultimi 150 anni. In compenso, l’Eurisko è riuscita ad inserire tra i 50 italiani più importanti di tutti i tempi, accanto a Dante e Manzoni, Garibaldi e Mazzini, Galileo, Michelangelo, Leonardo da Vinci, Marconi e Fermi anche vip come Fiorello, Laura Pausini, Mike Buongiorno, Nino Manfredi. Del resto, Cavour è in buona compagnia: tra gli esclusi ci sono, tra gli altri, Raffaello, Lorenzo Il Magnifico, Giovanni Giolitti, Vittorio Emanuele II, Tiziano, Machiavelli. E, per venire al Novecento anche De Gasperi, Benedetto Croce e, se pur discutibili per molti versi, alcuni “giganti” della storia repubblicana come Andreotti, Craxi e Montanelli.

PS: nel nostro piccolo ricordiamo che sul sito di “Storia in Rete” (www.storiainrete.com) già dalla primavera 2006 – letto bene, 2006 – si può votare per i “Super italiani”. E’ un voto assolutamente libero, senza filtri e tra una scelta di personaggi più storicamente puntuale. Se non altro perché tutti gli esclusi citati noi li abbiamo inseriti già a suo tempo. Votate, votate, votate…».

Solo «Il Riformista» – con un pungente corsivo in prima pagina firmato da Fabrizio D’Esposito – ha riconosciuto esplicitamente che eravamo stati noi a segnalare – nel delirio di una classifica che solo i muri possono credere davvero frutto di un accurato sondaggio – la clamorosa mancanza del Conte di Cavour dal novero degli italiani meritevoli di essere riconosciuti come “i più grandi”. E’ evidente che un programma di una Tv di Stato che affida buona parte delle possibilità di identificare la storia millenaria di un Paese a degli attori (Totò, Sordi, Mastroianni, Gassman, Manfredi, Benigni), a dei cantanti (Pavarotti, Laura Pausini – ad oggi (incredibile dictu!!) la più titolata alla vittoria – Lucio Battisti, Mina) o alla coppia Mike Buongiorno-Fiorello, è un Paese che non ha nessuna intenzione di andare lontano. In una puntuale articolo, Alessandro Caprettini sul «Giornale» di sabato 16 gennaio ha ripreso le mancanze già rilevate da «Storia in Rete», ampliando poi di suo l’elenco degli assenti: «Sono fuori dai 50 «eletti» tanto Camillo Benso conte di Cavour che Vittorio Emanuele II; non c’è Lorenzo il Magnifico, mancano pure Tasso, Giolitti, Raffaello, Machiavelli, gli Agnelli (Gianni se non il nonno fondatore di casa Fiat), Enrico Mattei e il premio Nobel Giulio Natta, inventore della plastica. Per non parlare di Benedetto Croce, Vivaldi, Meucci, o di Giulio Cesare e Ottaviano (nati a Roma…) o anche di Federico II che era sì Hohenstaufen, ma nato in Italia da madre italiana, regnante in Sicilia e stupor mundi. È una lista balzana quella messa in campo, visto che ci si sfiderà a colpi di preferenze espresse per televoto fino a determinare la classifica finale: chi prevarrà ad esempio nella partita a due che dovesse vedere protagonisti la Loren e san Francesco d’Assisi? E chi tra Battisti (Lucio, non Cesare) e Caravaggio avrà la meglio?». E poi: «Tra i grandi bocciati dall’Eurisko, e dunque fuori dalla lista, c’è anche Benito Mussolini. Si è preferito farne a meno forse per evitare l’esplodere di polemiche (vedi il box qui a lato sui sondaggi e le dittature [che riprende le notizie date da “Storia in Rete” NdR]). Ma è un fatto che nel luglio 2007 il Corriere della Sera pubblicò una ricerca Assirm – un migliaio gli interpellati – secondo la quale, dopo Garibaldi (46%), gli italiani vedevano il dittatore fascista al secondo posto (15,5%) nella scala dei più importanti connazionali di sempre, con Silvio Berlusconi al 10° posto. E che anche Storia in Rete, mensile cartaceo e web, proprio di questi tempi ha chiesto ai suoi lettori di compilare la classifica dei «Superitaliani», in testa alla quale – a circa 8000 voti espressi – si trova Leonardo (27%), seguito da Galilei e Mussolini (17% entrambi) e Marconi (14%)».

Pietosa la replica, affidata dai responsabili del programma al «Corriere della Sera»: «“L’Eurisko, importante istituto di ricerca, ha realizzato un’approfondita indagine stilando la classifica dei 50 italiani “più grandi” di tutti i tempi”, fa sapere la Rai. Obiettivo, cercare «il più amato, il più importante, il più ammirato, insomma colui o colei che più degli altri incarna l’ideale di “Grande italiano”». Si è partiti da una rosa molto più ampia, formata da circa 150-200 personaggi, ridotti a 50 dall’esito del sondaggio. Chi è rimasto fuori? Tutti i calciatori.

C’erano molti campioni di oggi (fra cui Totti e Del Piero) e di ieri (Gianni Rivera), ma nessuno ha superato la prima selezione. Non c’è nemmeno Benito Mussolini. In Portogallo lo stesso programma è stato vinto dal dittatore António de Oliveira Salazar. Nessuna censura preventiva: Mussolini c’era ma non ha passato la scrematura. E Silvio Berlusconi? In questo caso a togliere dall’impaccio la Rai (una vittoria schiacciante o sconfitta bruciante avrebbero aperto chissà quali polemiche) è stata la par condicio. Sono in arrivo le elezioni regionali e i legali hanno quindi consigliato di lasciare fuori tutti i politici. Gli unici del dopoguerra sono Moro e Pertini. I cinque meno cliccati verranno eliminati prima di mercoledì. Ricorsi a parte. Giacomo Leopardi e Guglielmo Marconi, ad esempio, non hanno nemmeno una preferenza».

E’ possibile che sulla spinta della indignazione – per ora confinata a Facebook e a qualche riga degli articoli citati – si decida di correre ai ripari in corso d’opera e magari il povero Cavour verrà ripescato a bella posta. E con lui magari qualcuno dei tanti uomini che nei secoli hanno dato lustro ad una Nazione che mostra ormai da qualche lustro di non meritarli: limitandosi al Risorgimento fino alla Grande Guerra l’elenco sarebbe lunghissimo e pieno di nomi degnissimi. Scalzati però e dimenticati da tempo un po’ da tutti, non ultimi intellettuali, professori di Storia (di liceo e università) per non parlare di altre riviste di storia ben più facoltose e diffuse di «Storia in Rete» ma con la sezione “Ricordi” completamente vuota. Nell’Italia che sprofonda sempre un po’ di più è più facile identificarsi in attori comici (che come Totò e Sordi soprattutto sono stati bravi ad incarnare l’aspetto antitetico degli eroi di questo Paese: gli italiani sono stati ANCHE pezzenti, straccioni, affamati, conformisti, arrivisti, pusillanimi, imbroglioni, divertenti… Ma c’è stato ben altro. La differenza tra i popoli che guardano avanti facendo leva sul passato e quelli che invece vagano (dalla classe dirigente politica in giù) senza meta, sta nelle proporzioni che ognuno si attribuisce. In Inghilterra ha comunque prevalso Churchill, negli USA Roosevelt e Reagan, in Francia De Gaulle seguito da Napoleone (ancorché francese d’adozione…), in Germania Adenauer, in Portogallo – che imbarazzo… – il dittatore clerico-fascista-corporativista Salazar (seguito dal leader comunista degli anni Settanta), in Russia Stalin è arrivato terzo dopo aver a lungo guidato la classifica. Risultati contraddittori ma pur sempre con un forte aggancio con le storie nazionali di chi è stato via via chiamato a votare. E in Italia invece chi prevarrà? Siamo più Totò o più Cesare Battisti (il patriota, non l’omonimo contumace nascosto in Brasile, beninteso)? Più Benigni o più Cavour? Più Sordi o più Calipari? La risposta – e in questo fa davvero servizio pubblico – la RAI l’ha data. Un’azienda che da tempo non guida più il Paese ma si limita a rappresentarne gli aspetti più plebei (come la sua concorrenza del resto) ha indicato ancora la via: siamo Totò, Benigni e Sordi. E pure un po’ Laura Pausini (candidata alla vittoria, pare) e i super evasori fiscali Valentino Rossi e Luciano Pavarotti. Mancano Dolce e Gabbana e pure qualche pezzo da novanta dell’imprenditoria del dopoguerra. Ma può essere che – con Cavour – possano venire ripescati anche loro. Così l’autobiografia della Nazione, a un anno dalle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, sarà davvero completa. Tristemente completa. E si dovrà – complice l’anniversario del 2011 – far tesoro della famosa frase di un altro grande escluso dalla classifica del «Più Grande», Gino Bartali: «Gli è tutto da rifare…»

Fabio Andriola

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Inserito su www.storiainrete.com il 18 gennaio 2009

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Vota i super italiani! (the original!! since 2006!!)

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