Foibe: “gli slavi giocarono a calcio con la testa di mio padre”
«Gli slavi torturarono a morte mio padre. Non contenti, lo decapitarono per estrargli due denti d’oro. E poi, per sfregio, con la sua testa ci giocarono a palla, sui binari del treno. La sua “colpa”? Era italiano». A parlare è Nidia Cernecca, esule istriana, vedova e madre di tre figli. Oggi vive a Verona. Nacque a Gimino d’Istria nel 1936. Nel 1943 suo padre Giuseppe, semplice impiegato comunale, venne arrestato e, dopo un processo-farsa, fu torturato e ucciso dai miliziani comunisti italiani e slavi.
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Ha avuto un risarcimento dallo Stato Italiano?
«L’elemosina, come tutti. Non saprei quantificarlo. Ad esempio, per le tre attività dei miei nonni materni, morti esuli, io e mia sorella abbiamo avuto 750mila lire a testa».
Prospettive future?
«Scusi, ma lei così mi provoca. Proprio in questi giorni si parla di far entrare la Croazia in Europa. Davvero un “bel” regalo per far celebrare a noi esuli la Giornata della Memoria, fissata per il 10 febbraio. Ma, dico, non si poteva almeno avere la delicatezza di scegliere un altro periodo? È un affronto far entrare in Europa la Croazia senza che abbia risarcito gli enormi debiti morali ed economici a noi italiani. Non dimentichiamoci che ci hanno massacrato anche dopo la fine della guerra. Per anni».
Se la sente di raccontare cosa accadde a suo padre?
«Mia madre lo vide passare sotto casa trascinato da una catena per buoi. Aveva sulle spalle la croce del suo calvario: un pesante sacco di pietre col quale lo avrebbero lapidato. Tra calci, insulti e percosse lo hanno fatto camminare per cinque chilometri, fino al bosco di Monte Croce. Qui lo hanno finito di massacrare, legato ad un ciliegio, per poi decapitarlo e portare la sua testa da un orologiaio per estrargli due denti d’oro. E pensare che mio padre, che a quel tempo lavorava in Municipio, non voleva credere a queste condanne senza colpa. Era stimato e amato da tutti. Una volta arrestato, non lo vedemmo più. Il capobanda Ivan Motika venne in casa nostra ad annunciare con fierezza la sua morte. Ricordo le sue minacce di morte se avessimo tentato di recuperare il corpo».







Far inserire sui nuovi testi scolastici,questa parte di storia ITALIANA mancante,tenuta in sordina da più di mezzo secolo.
EnzoLe nuove generazioni devono conoscere anche queste atrocità commesse dai titini.
Come la storia raccontata dalla Sig./ra Nidia Cernecca.
Cordialmente Vincenzo Ciccone.
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