150° Anniversario dell’Unità d’Italia. E’ già crisi

26 aprile

Fini chiede quali siano le iniziative del Pdl, ma il Premier non accetta critiche su questo. Intanto Ciampi, Maraini, Zagrebelsky, Gregoretti, Boneschi e Barzini di dimettono dal comitato organizzativo: “Non potevamo decidere niente”. Se ci fosse Pertini!

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della Redazione di LiberoNews Libero News

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Rispondendo al Presidente della Camera che durante la riunione dei vertici del Pdl, giovedì 22 aprile, lamentava, fra l’altro, le non-iniziative del Pdl stesso per i 150 dell’Unità d’Italia, criticando anche il silenzio del Popolo della libertà su quel “per l’Unità d’Italia non c’è da festeggiare” scritto dalla Padania, il Presidente del Consiglio ha detto, sempre molto democraticamente, che proprio su questo tema non si accettano critiche di nessun tipo. «Abbiamo già fatto un piano di celebrazioni che partirà dallo scoglio di Quarto, con la partecipazione anche del presidente della Repubblica, abbiamo fatto accordi con la Rai e c’è un piano su cui abbiamo lavorato tanto». Quale però non è dato sapere, per il momento.

La pensano diversamente invece coloro i quali, Dacia Maraini in primis (poi anche Gustavo Zagrebelsky, Ugo Gregoretti eMarta Boneschi), hanno dato le dimissioni da quel comitato di garanti voluto proprio dal Governo e che avrebbe dovuto (il condizionale è d’obbligo) proporre iniziative le celebrazioni. «Non contavamo più niente. Vogliono imporre al Risorgimento un revisionismo di marca leghista», ha commentato la Maraini, intervistata da L’Espresso, motivando la sua decisione. Decisione che, lo ricordiamo, arriva dopo l’abbandono da parte delPresidente Ciampi, ufficialmente dettato quest’ultimo da ragioni di salute.

Racconta la Maraini: «Avevo accettato di far parte del comitato dei garanti per simpatia nei confronti di Ciampi e perché volevosottolineare l’importanza di un anniversario che viene messo in discussione anche con toni rozzi e inaccettabili. Ma con il passare dei mesi il ruolo del comitato è stato svuotato, non contavamo più niente, non potevamo decidere niente. Mi sembrava poco dignitoso restare lì a fare la foglia di fico e così ho mandato una mail a Gustavo Zagrebelsky, anche lui preoccupato per la deriva del nostro lavoro, dicendogli: “Ma che ci stiamo a fare?”. Zagrebelsky è stato d’accordo e ha scritto una lettera di dimissioni piuttosto dura e motivata, che è stata firmata, oltre che da me, da Ugo Gregoretti e da Marta Boneschi. Intanto aveva scritto una sua lettera di addio anche Ludina Barzini».

«In tutte le nostre riunioni – spiega ancora la Maraini a L’Espresso – siamo riusciti ad approvare una cosa sola, un disegno con tre bandierine che saranno il logo delle celebrazioni» e che rappresentano, spiega il sito del Governo, “i tre giubilei del 1911, 1961 e 2011, in un collegamento ideale tra le generazioni”. Un collegamento grafico e visivo certo, molto meno evidente quello sociale ed emotivo di fronte al senso, all’importanza e a ciò che ha significato storicamente l’Unità d’Italia. Di fronte a quello che dovrebbe essere il comune sentimento nazionale per rafforzare il quale il governo sembra aver speso poche parole e ancor meno azioni.

«Quando chiedevamo di fare delle scelte (sulle centinaia di proposte messe sul tavolo, ndr) le risposte erano vaghe» spiega la scrittrice. «In compenso venivamo a sapere di altre iniziative già in corso, di cui nessuno si era sognato di parlarci». Anche le due proposte avanzate dalla Maraini stessa, una rassegna di film sul Risorgimento, da proiettare a Torino o a Roma, e una serie di iniziative sulla lingua italiana, scrive ancora L’Espresso, sono cadute nel vuoto: «Nessuno mi ha risposto. Poi improvvisamente ci è stato detto che non c’era più una lira, non si poteva fare più niente».

Così, conclude Dacia Maraini, «Si rischia di buttare via una grande occasione per raccontare ai giovani cosa è costata l’Unità d’Italia in termini di lotte, di sangue, di persecuzioni. Si vuol far passare il Risorgimento per una rivoluzione dall’alto, imporre un revisionismo di marca leghista, che vuol mettere in ombra le rivolte di popolo, le repressioni violente».

Viene da domandarsi: qual è stato il lavoro del Pdl e del Governo, in merito alle celebrazioni, a parte demotivare la partecipazione all’organizzazione di chi avrebbe potuto dare un contributo culturale importante? Cosa verrà raccontato nelle sale del Vittoriano che, secondo i progetti presentati nel 2008, dovranno ospitare il Centro Espositivo-Informativo sulle quattro date fondamentali di questa rievocazione, cioè il 1861, anno dell’Unità d’Italia; il 1911, il cinquantenario; il 1961, il centenario; e il 2011 per l’appunto? Come si accordano i sentimenti di unità nazionale, di coesione sociale e culturale che le celebrazioni dovrebbero omaggiare e la voglia di federalismo spinto della Lega?

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Inserito su www.storiainrete.com il 27 aprile 2010

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