Se la natura fa come vuole: la siccità e il crollo degli imperi

28 aprile

Una ricerca di dendrocronologia – cioè lo studio degli anelli d’accrescimento dei tronchi degli alberi – mostra come nel continente asiatico gli eventi climatici abbiano influito sul corso di mille anni di storia, dal collasso dell’Impero Khmer fino alla caduta della dinastia Ming. Uno studio pubblicato su Science ha tracciato un dettagliato profilo dei quattro maggiori periodi di siccità che hanno colpito l’Asia nell’ultimo millennio, riuscendo a porli in relazione con variazioni nel fenomeno di El Niño, il periodico fenomeno di riscaldamento delle acque superficiali in alcune aree del Pacifico.
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dal sito de “Le Scienze”  
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La ricerca è stata condotta grazie a un esteso programma di studi dendrocronologici durato oltre 15 anni, buona parte dei quali impiegati per individuare una serie di alberi sufficientemente vecchi. I ricercatori hanno esaminando attentamente oltre 300 siti a foresta dalla Siberia all’Indonesia, dall’Australia settentrionale al Pakistan fino al Giappone, riuscendo a individuare diversi esemplari ultramillenari.
Le analisi sulla struttura degli anelli di accrescimento degli alberi nel corso di tutto questo tempo hanno così fornito dati che hanno rivelato almeno quattro grandi siccità in coincidenza con altrettanti eventi storici catastrofici. L’evento più antico rilevato risale ai secoli XIV e XV quando, intervallati da un periodo di piogge monsoniche particolarmente violente, la siccità si protrasse dapprima dal 1340 al 1360 e quindi dal 1400 al 1420, portando al collasso dell’Impero Khmer.
Anche il triennio 1638-1641 fu caratterizzato da una severissima siccità nella Cina nord-orientale, ivi compresa la regione di Pechino, contribuendo alla caduta della dinastia Ming nel 1644.
Fu di nuovo il Sud Est asiatico a essere particolarmente colpito dall’evento successivo, fra il 1756 e il 1768, in coincidenza ancora una volta con il collasso dei regni dominanti allora in quella regione. Questo evento siccitoso, seguito a breve distanza da quello del 1790-96, pur non essendo il più grave, si estese peraltro ben al di là dell’area asiatica dato che gli storici ricordano che proprio in quegli anni in Messico il lago Pátzcuaro subì un abbassamento tale da provocare accese dispute per il possesso delle ampie aree così emerse. A risentirne fu anche l’Europa, dove – soprattutto in Francia – si ebbe un crollo delle produzioni agricole che non fu estraneo alla crescita del malcontento che sarebbe sfociato nella Rivoluzione francese.
L’ultimo gravissimo evento di questo tipo, secondo solo a quello che portò alla fine dei Khmer, fu la “grande sete” che colpì buona parte dell’area tropicale dal 1868 al 1878, che provocò una carestia in cui perirono almeno 30 milioni di persone, soprattutto in India, ma anche in Cina e in Indonesia.
“I modelli climatologici globali non riescono al momento a simulare in modo adeguato il monsone asiatico e questa limitazione si ripercuote sulla nostra capacità di pianificare il futuro di fronte a cambiamenti potenzialmente inaspettati e rapidi di un mondo in via di riscaldamento”, ha detto Edward Cook, che ha coordinato lo studio. “I dati strumentali affidabili per questa regione arrivano solo fino al 1950. Questa ricostruzione fornisce a chi elabora i modelli una quantità di dati enorme e dà indicazioni preziose sulle cause della variabilità del monsone asiatico.” (gg)
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Inserito su www.storiainrete.com il 28 aprile 2010

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