Per le celebrazioni del 150° niente fondi dal governo

28 luglio

La doccia fredda è arrivata martedì nella prestigiosa sede dell’Enciclopedia Treccani a Roma, dove gli assessori Alfieri (Comune) e Perone (Provincia) – affiancati dal direttore del Comitato Italia 150 Paolo Verri – si erano recati con la speranza di farsi staccare un assegno da sei milioni: un terzo dei 18 milioni stanziati in Finanziaria, come da impegni del governo Prodi, poi ribaditi da quello Berlusconi, per finanziare la promozione di Italia 150 più le cerimonie di apertura e di chiusura dell’evento a Torino e in Piemonte. Invece nisba. Nell’occasione il terzetto è stato informato da Giuliano Amato, presidente del Comitato dei garanti, e da Paolo Peluffo, il suo braccio destro, che i 18 milioni di cui sopra sono già impegnati. Serviranno per restaurare i monumenti risorgimentali disseminati lungo la penisola – a Torino quelli di Garibaldi, Cavour, Carlo Alberto – e per pagare le new-entry (vedi la targa commemorativa della spedizione dei Mille inaugurata a Quarto).

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Alessandro Mondo da “La Stampa” del 25 luglio 2010

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Uno sgradevole «equivoco», che a pochi mesi dall’avvio delle celebrazioni affida le residue speranze di veder coperto lo stanziamento promesso da Roma a Torino al fantomatico «Gratta e Vinci» perorato dal senatore Enzo Ghigo, uno dei due rappresentanti del governo nel Comitato. Una specie di chimera se è vero che, come premette lo stesso Ghigo, l’idea di giocare la carta di una Lotteria solo per finanziare il Centocinquantenario, a Torino come nel resto d’Italia, non garba al ministro Tremonti. «Soluzione suggestiva ma rischiosa – ammette il senatore -. Ora che la manovra è blindata, bisognerà vedere se nelle more di qualche ministero si può recuperare qualcosa». Parole che rendono il clima, mentre sotto la Mole – dove la delegazione è rientrata a bocca asciutta – fioccano le reazioni.

La polemica non riguarda la «struttura di missione» coordinata a livello centrale da Peluffo, che per finanziare le iniziative nelle altre città italiane batte cassa nè più nè meno di quanto sta facendo il comitato torinese, ma il governo. «In qualche modo ce la caveremo, come al solito», sbotta Perone. Poi la stoccata: «Vorrà dire che sui manifesti di Italia 150, nella fase promozionale, scriveremo che per questo evento da Roma non ci è arrivato un euro».

Se la diretta tv prevista dalla Rai la notte tra il 16 e il 17 marzo nelle piazze di Roma, Torino e Firenze può configurarsi come un’inaugurazione del Centocinquantenario a livello nazionale, supplendo così alle cerimonie di apertura e chiusura inizialmente progettate a Torino, resta il problema di finanziare le iniziative promozionali considerate strategiche per mettere le ali a un evento che dovrebbe tradursi in un volano economico sul territorio.

Da qui la preoccupazione di Alfieri: «Strano che Tremonti punti i piedi sulla Lotteria, a meno che non ne faccia una questione di principio». La Regione getta acqua sul fuoco. «Parliamo di 6 milioni su un budget di 55, tanto costeranno le celebrazioni a Torino e in Piemonte – osserva l’assessore Coppola -. Se anche venisse meno il contributo del governo, non sarebbe una tragedia. Sottoscrivo l’idea di Ghigo perchè, con Cota e Tremonti, si faccia un tentativo per trovare fondi straordinari».

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Inserito su www.storiainrete.com il 28 luglio 2010

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Un commento


  1. Penso che sia una cosa vergognosa che non si stanzino fondi (o che essi siano limitati) per la commemorazione dell’Unità del nostro paese. Senza il ricordo della nostra storia, noi non avremo alcuna identità, e senza identità non siamo nulla. Negli altri paesi vi è un patriottismo che fa invidia. Io non dico di decadere nel nazionalismo – che partorisce mostri come il fascismo e affini – ma amare il proprio paese è fonte di civiltà e maturità civica, cosa di cui gli italiani sono carenti. E’ una vergogna.

    Matteo Luca Andriola

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