Il Libero Comune di Pola in Esilio ricorda l’eccidio di Vergarolla

14 agosto

Anche quest’anno il Libero Comune di Pola in Esilio ricorderà a Pola l’eccidio di Vergarolla, che il 18 agosto 1946 provocò la morte di almeno 64 persone e il ferimento di circa 200. L’età media dei morti accertati era di 26 anni.

Il lutto, provocato da quel vile attentato di chiara matrice politica, interessò tutta la comunità italiana residente di allora, ammontante a circa il 90% dell’intera cittadinanza, inducendola pochi mesi dopo alla sofferta decisione dell’esilio. Sia coloro che partirono sia coloro che rimasero annoverarono congiunti, parenti e amici tra le povere vittime innocenti. Ed è proprio in funzione di questo comune doloroso ricordo che le due comunità di polesani, quella degli esuli e quella dei rimasti, da anni ormai rinnovano l’occasione d’incontro per un atto congiunto di umana pietà verso quei propri concittadini.

Per il 64° anniversario della brutale strage, l’organizzazione delle cerimonie commemorative è stata assunta dalla Comunità degli Italiani di Pola, d’intesa con il Libero Comune di Pola in Esilio.

Mercoledì 18 agosto, con inizio alle ore 11.00, Mons. Staver celebrerà nel Duomo di Pola una Santa Messa di suffragio con la partecipazione della corale della società artistico-culturale “Lino Mariani” della Comunità degli Italiani di Pola.

Alle ore 12.15 verranno poste corone di fiori ai piedi del cippo che ricorda il massacro.

Infine, a partire dalle ore 13.00, si terrà un incontro conviviale nella sede della Comunità degli Italiani di Pola.

Con il preciso intento di rendere maggiormente istituzionali le cerimonie e di inserirle nel calendario ufficiale delle celebrazioni cittadine, l’invito a partecipare è stato esteso alle Autorità comunali di Pola, a quelle della Regione Istria, al Consolato Italiano di Fiume, nonché a tutti i membri del Consiglio del Libero Comune di Pola in Esilio e della locale Comunità degli Italiani.

Il Libero Comune di Pola in Esilio invita tutti gli esuli a partecipare.

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Inserito su www.storiainrete.com il 14 agosto 2010

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11 commenti


  1. Stefano Zecchi

    “Quando ci batteva forte il cuore” è davvero uno splendido libro.

    E’ stata molto apprezzata l’opera di Zecchi, che pur
    essendo un “romanzo filosofico” ha interpretato obiettivamente la tragedia istriana e dalmata, meglio di taluni storici. Ciò, sia in relazione al quadro politico, sia in riferimento alla psicologia dei personaggi.

    Zecchi, molto opportunamente, non ha trascurato la strage di Vergarolla (oltre cento Vittime) ed il tragico gesto di Maria Paquinelli, a cui aveva già dedicato pagine indimenticabili, prima di questo volume.

    Un cordiale ringraziamento all’Autore anche da parte di tutti i giovani che non hanno vissuto questo dramma epocale e vogliono conoscere il Passato per
    capire il Presente e non perdere il Futuro. Come fu detto, “chi ripercorre il Passato per comprendere il Presente può essere considerato un vero
    Maestro” (Confucio).

    Dovrebbe essere consigliato per le scuole.

    c.m.

    Quando ci batteva forte il cuore

  2. Maria Pasquinelli

    Bibliografia

    (1) – Processo di Maria Pasquinelli: il dramma della Venezia Giulia, Del Bianco Editore, Udine 1947, pagg. 79. L’opuscolo, che si deve all’iniziativa di un non meglio definito “gruppo di donne istriane” firmatarie della premessa, contiene gli Atti dell’interrogatorio di Maria durante il processo, l’arringa del difensore Avv. Giannini e la copia olografa del biglietto che la Pasquinelli aveva scritto per motivare le ragioni del suo gesto.

    (2) – Stefano Zecchi, Maria: una storia d’altri tempi, Edizioni Corriere della Sera (Collana Corti di carta), Milano 2008, pagg. 59.

    (3) – Rosanna Turcinovich Giuricin, La giustizia secondo Maria: la donna che sparò al generale brigadiere Robert W. De Winton (Collana Civiltà del Risorgimento), Del Bianco Editore, Udine 2009, pagg. 136. Il volume contiene la ristampa integrale dell’opuscolo edito nel 1947, senza gli Atti dell’istruttoria precedente il processo, tuttora sotto vincolo.

    (4) Stefano Zecchi, Quando ci batteva forte il cuore.
    Mondadori, Milano 2010, pag. 215.

    Quando ci batteva forte il cuore

  3. QUANDO CI BATTEVA FORTE IL CUORE – STEFANO ZECCHI – MONDADORI 2010 – Quello di Zecchi è un impegno a tutto campo che spazia dalla cultura alla storia, e soprattutto, ad una ritrovata etica della politica, come attestano il suo ultimo libro ed i suoi articoli. Debbono essergli grati gli esuli giuliani e dalmati ma prima ancora tutti coloro – silenziosi ma tanti – che credono tuttora in una politica intesa come volontà di operare nella vita associata per il bene comune. Non recuperando l’ethos, non c’è futuro per l’Italia.

    RICCARDO

  4. VERGAROLA

    di

    Giuseppe (Bepi) Nider

    El sol brusa le piere,

    tremola l’aria e vien su

    da l’asfalto de catrame vampade.

    A Vergarola xe festa Su le barche,

    bandiere, soni, canti, ridade.

    El mar, lucido e fermo, par de smalto.

    Ogi nissun, sicuro, a casa resta.

    Sfarfala i cuters, motoscafi cori,

    passa barconi pieni de mame e fioi sereni,

    foleti scuri come tanti mori, scherzosi,

    alegri come useleti

    (sarà presto su, in cel, tanti angioleti)…

    E tuti quanti va là, a Vergarola…

    Circa le due e venti, quando tremar se senti,

    La tera, el cel, le case, tuta Pola.

    Tremendo un rombo, ‘na grande fumada,

    e poi da Vergarola ‘na fumada ,

    nera se alza in alto e paurosa.

    Vetri roti…rolè sbregadi via……

    che disastro…che strage…

    Mama mia!

    E` la notizia cori dolorosa…

    El sol brusa le piere,

    tremola l’aria e viensu da l’asfalto

    de catrame vampade.

    A Vergarola la morte.

    a mez`asta bandiere ….Sangue…

    vite sfalzade…el mar xe rosso,

    fermo e par de smalto.

    Quanti i colpidi de la bruta sorte?

    …Un brazo qua…là do mani…’na testa…

    stroncadi come fiori…i fioi coi genitori…

    A Vergarola che tragica festa!

    Pica dai rami dei pini spiantadi,

    tochi de carne…intorno,

    seminadi, corpi de fioi

    ne le pose più strane,

    scrivelai, tuti storti, poveri pici morti!

    Calca de gente a l’ospedal

    Davanti, done palide, oci gonfi de pianto

    …spedinade….mal vestide…Dio santo!

    Dove xe el picio mio?…Mia sorela?…

    I miei cognadi..i mi parenti tuti?

    …Assasini…vigliachi…farabuti…

    Maria!..Tonin!…dove xe la mia putela?…

    El giorno se fa scuro…

    campane a morto co l’Ave Maria.

    In capela stivadi, da l’altar, a fianco a fianco,

    per tera, lungo ‘l muro,

    riposa i masacradi…

    I feridi vanegia su in corsia…

    Vea piansendo un dolor tanto stanco…

    Per i nostri morti un pensier…un adio….

    pei assassini…tuto vedi Idio…!…

    Superstiti

  5. i miei genitori erano lì, per fortuna non sono morti.. ma che dolore, che orrore.. povera gente.. abbiamo detto tante preghiere per i poveri morti

    bacchia bianca

  6. 18 agosto 1946 – 18 agosto 2011
    Stele in memoria dei Caduti di Vergarolla
    Nel LXV anniversario dell’eccidio di Vergarolla, la Federazione Grigioverde di Trieste e la Famiglia di Pola in Esilio ricorderanno i Caduti con la scoperta di una stele in pietra del Carso “ad memoriam” che riporta i Nomi delle 64 Vittime identificate.
    Il Cippo trova collocazione sul Colle di San Giusto, in sito contiguo all’opera marmorea in onore degli Irredenti Giuliani e Dalmati insigniti di Medaglia d’Oro al Valor Militare, a lato del grande Monumento ai Caduti per la Redenzione di Trieste.
    La cerimonia, a cui interverranno i familiari dei Martiri, avrà inizio alle ore 18.00, presente il Golfalone della Città decorato di Medaglia d’Oro. Momenti essenziali saranno la benedizione della Stele, l’allocuzione del Presidente, la lettura dei Nomi e le note del Silenzio.
    Generale Riccardo Basile
    Trieste, 21 giugno 2011

    Vergarolla

  7. STRAGE DI VERGAROLLA
    CUORE DEGLI ESULI
    65 anni dopo la strage di Vergarolla:
    una grande stele in memoria dei Caduti scoperta nella Zona Sacra di San Giusto

    Il 18 agosto 1946 a Vergarolla, nei pressi di Pola, fu perpetrato un delitto contro l’umanità: la più grande strage – non dovuta a cause naturali – mai compiuta in Italia (all’epoca, il capoluogo istriano apparteneva all’Italia che lo avrebbe ceduto alla Jugoslavia col trattato del successivo 10 febbraio).

    Si legge spesso, anche in internet, che il triste primato apparterrebbe alla bomba di Bologna del 2 agosto 1980, capace di uccidere 85 persone, ma si dimentica che a Vergarolla ci furono oltre cento Vittime (il numero esatto non è noto, perché molte furono letteralmente dilaniate dall’esplosione di dieci tonnellate di tritolo contenute in trenta mine, ma una testimonianza assai attendibile come quella di Padre Flaminio Rocchi lo ha definito in 109).

    La matrice terroristica dell’evento fu subito chiara, in specie per i cittadini di Pola, la cui scelta per l’Esodo venne consolidata dall’attentato, tanto che nel giro di pochi mesi coloro che lasciarono i propri focolari, le proprie attività e le tombe di famiglia, ovvero gli affetti più cari, furono pari al 92 per cento della popolazione. A conti fatti, restarono circa tremila persone: il 15 settembre 1947, data del passaggio di sovranità, Pola era una città deserta.

    Alcuni anni or sono, l’apertura degli Archivi del Foreign Office (l’amministrazione di Pola era in mano britannica) ha fugato gli ultimi dubbi, peraltro puramente formali, con tanto di nome e cognome degli attentatori, appartenenti all’OZNA, la polizia politica del regime jugoslavo.

    In questa ottica, la scopertura di una grande stele eretta in memoria delle Vittime nella Zona Sacra di San Giusto, che ha avuto luogo il 18 agosto, ricorrendo il sessantacinquesimo anniversario della strage, acquista un significato che non è soltanto simbolico. Infatti, il monumento intende affidare alla pietà ed alla preghiera dei posteri il ricordo delle Vittime innocenti, fra cui tante donne e tanti bambini (l’età media è stata calcolata in 26 anni), ma nello stesso tempo costituire un monito a percorrere universalmente “le vie della Giustizia e dell’Amore” secondo l’auspicio di Mons. Antonio Santin, l’eroico Vescovo di Trieste durante gli anni bui, ben ricordato nell’allocuzione che il Gen. Riccardo Basile, Presidente della Federazione Grigioverde e della Famiglia di Pola in Esilio, ha pronunciato nella circostanza, ricordando il fatto storico, le sue matrici, e soprattutto le conseguenze, tradottesi in un Esodo davvero plebiscitario.

    Sono intervenuti, assieme ai Congiunti delle Vittime, il Comune di Trieste, con il Gonfalone cittadino decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, cui sono stati resi gli onori di prammatica; l’Amministrazione Provinciale, le Associazioni d’Arma presenti nella Grigioverde, l’Unione degli Istriani con le Famiglie aderenti (tutte con i propri Labari) e con grande solidarietà anche i Vessilli dell’Associazione Arditi d’Italia, della Decima Flottiglia Mas e dei Combattenti della RSI. Per questa tragedia si sono trovati tutti uniti sul Sacro Piazzale. Grande segnale di grandezza d’Animo.

    Particolarmente cospicua è stata la presenza dell’ANA, con la Sezione di Trieste ed il Gruppo di Grado e Fossalon in rappresentanza di tanti Esuli; tra gli altri anche il Parroco Don Edoardo Gasperini, testimone miracolosamente scampato alla strage di Vergarolla insieme a tutti i Suoi giovani.

    Prima della benedizione, impartita da Don Gherbaz, esule da Lussino, la signora Muiesan Gaspari, Esule da Pirano e figlia di un Martire delle foibe, ha dato lettura dei Nomi delle Vittime identificate, riportati sulla stele con l’indicazione delle rispettive età.

    In apertura, il Presidente Basile aveva letto il messaggio augurale fatto pervenire dal Vescovo Mons. Crepaldi, impossibilitato ad intervenire perché impegnato all’estero assieme al Santo Padre Benedetto XVI; e quello inviato dal Prof. Daniele Ria, Sindaco di Tuglie (Lecce), città che ha manifestato costanti attenzioni nei confronti del dramma istriano, fiumano e dalmata, non solo nella celebrazione del “Giorno del Ricordo”, tanto da avere inviato a Trieste in rappresentanza del Comune due giovani concittadine, Francesca Aloisi e Gloria Caputo, che hanno posato sul Monumento la corona votiva di rito.

    Assai toccante è stato il momento in cui il vessillo tricolore posto sul grande cippo in Pietra del Carso è stato rimosso da due Esuli eredi dei Caduti, seguito dalle note del Silenzio fuori ordinanza.

    Non è un caso che la stele sia stata collocata accanto a quella che ricorda i Volontari giuliani, istriani e dalmati decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare, tra cui coloro che, come Fabio Filzi e Nazario Sauro, lasciarono la vita sulle forche dell’Austria perché avevano un solo partito: l’Italia. Al pari dei 16.500 infoibati di cui alla ricerca di Luigi Papo, e dei 350 mila Esuli che testimoniarono con la diaspora in tutto il mondo l’adesione ai valori “della Giustizia e dell’Amore” invocati dal grande Presule in odore di santità.

    Sopravvissuti alla strage

  8. GIORNO DEL RICORDO – 10 febbraio
    Tragedia di Vergarolla (Pola)
    Il 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Vergarolla, ebbe luogo una strage che per numero di Vittime dovute a cause non naturali in tempo di pace è la prima nella storia d’Italia. Si ebbero oltre cento Caduti, dei quali solo 64 poterono essere identificati.
    La responsabilità dell’attentato, come è emerso da documenti ufficiali di fonte britannica, deve essere attribuita all’OZNA, la polizia politica jugoslava, nel quadro delle operazioni di bonifica etnica già intraprese con le foibe e finalizzate ad espungere gli italiani, con l’eccezione di una sparuta minoranza comunista.
    Nel LXV anniversario della strage, la Federazione Grigioverde di Trieste e la Famiglia di Pola in Esilio hanno scoperto una grande stele commemorativa con tutti i Nomi delle Vittime, collocata nella Zona Sacra di San Giusto.
    Ora, nel quadro di un’informazioe programmata, anche in concomitanza con il Giorno del Ricordo voluto dalla Legge 30 marzo 2004 n. 92, l’eccidio di Vergarolla è stato commemorato a Roma, nel corso di una manifestazione particolarmente significativa voluta dal Circolo Ufficiali della Marina Militare.
    Oratore il Gen. Riccardo Basile, Presidente della Federazione Grigioverde e della Famiglia di Pola in Esilio, un folto ed attento pubblico, fra cui parecchi Esuli, ha ascoltato non senza commozione le parole del Relatore, accompagnate da un esauriente filmato, cui hanno fatto seguito interventi dell’Ambasciatore Giorgolo e del Prof. Sinagra.
    E’ con iniziative di alto livello come questa che il Ricordo diventa motivo di aggregazione, di consapevolezza e di fede.
    Roma, 20 gennaio 2012

    Sopravvissuti alla strage

  9. VERGAROLLA
    ANATOMIA DI UN GENOCIDIO
    La strage del 18 agosto 1946 a Vergarolla (Pola)

    Nel mondo dell’Esodo giuliano, istriano e dalmata, caratterizzato da pervicaci incomprensioni della volontà politica e dalla scarsa attenzione nei confronti di ogni possibile e pur tardivo intervento, compresi quelli a “costo zero” più volte sollecitati, l’interrogazione a risposta scritta che l’On. Laura Garavini (PD) ha presentato al Governo nel 2013 circa la strage di Vergarolla (Pola) del 18 agosto 1946 costituisce una novità importante, al pari della risposta scritta pervenuta dal Ministero degli Esteri e della commemorazione istituzionale tenutasi a Montecitorio il 13 giugno 2014, moderata dall’On. Marina Sereni nella sua qualità di Vice Presidente della Camera, ed oggetto di parecchi commenti da parte della stampa e degli altri mezzi d’informazione.
    Alcune Organizzazioni degli Esuli vi hanno colto la dimostrazione di un nuovo atteggiamento, nello spirito della Legge 30 marzo 2004 n. 92 istitutiva del Ricordo, peraltro già scaduta per quanto attiene al conferimento delle Medaglie in onore dei Martiri italiani, infoibati od altrimenti massacrati dai partigiani di Tito. In effetti, l’On. Garavini, eletta nel collegio estero europeo, ha voluto accogliere concretamente le attese di quanti ritenevano necessaria l’assunzione di “adeguate iniziative” volte a far veramente conoscere la grande tragedia di Vergarolla ed approfondire le sue cause: un segnale da sottolineare.
    Dopo l’apertura degli archivi inglesi del Foreign Office (2008) e la conferma, emersa da tale fonte, che l’eccidio aveva avuto una matrice partigiana, le predette iniziative non erano mancate, come attestarono gli approfonditi studi del prof. Italo Gabrielli circa “diritti negati e genocidio programmato” e la scopertura del grande monumento commemorativo nella Zona Sacra di San Giusto (Trieste) voluto dal Gen. Riccardo Basile, Presidente della Federazione Grigioverde e della Famiglia di Pola in Esilio. D’altra parte, queste iniziative, entrambe del 2011, al pari della suggestiva opera dedicata dal prof. Stefano Zecchi alla storia di Maria Pasquinelli, erano rimaste circoscritte, in larga misura, al mondo esule.
    Ora, si è fatto un salto di qualità di cui è giusto dare atto, perché la strage di Vergarolla è stata oggetto, per la prima volta, di commemorazione istituzionale e del minuto di silenzio in memoria delle Vittime osservato nella circostanza.
    Dal punto di vista dell’informazione mediatica, un rilievo non meno significativo era stato assunto dalle onorificenze che, in esecuzione della citata Legge n. 92, il Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano ha conferito a quattordici Martiri di Vergarolla, fra cui diversi bambini: atto certamente decisivo perché costituisce il riconoscimento ufficiale dell’eccidio quale atto criminale ordito dalla polizia politica di Tito.
    In tale quadro, si deve dare atto all’On. Laura Garavini ed agli altri interroganti del 2013 di avere proposto alla pubblica opinione una memoria opportunamente ampia e condivisa della più grande strage del Novecento avvenuta nel territorio italiano in tempo di pace, e per cause non naturali. In tempi ormai remoti, non aveva avuto torto il Presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti affermando che “la storia e la vita sono fatte di dimenticanze” da esorcizzare e rimuovere: è il caso del grande Esodo giuliano e dalmata, di una tragedia epocale come quella delle foibe, e nel suo ambito, della stessa strage di Vergarolla. Del resto, secondo una pertinente affermazione di Predrag Matvejevic, massimo protagonista attuale della cultura slava, “prima di voltare pagina bisogna leggerla”.
    Il Ministero degli Esteri, nella propria risposta all’On. Garavini, ha sottolineato la disponibilità ad onorare convenientemente le Vittime nelle cerimonie del 18 agosto, ad aprire gli archivi dell’Ambasciata di Belgrado ed a promuovere “un progetto scientifico da finanziarsi sulla base della Legge n. 72 del 2001”. Quest’ultima ipotesi, peraltro suggerita “ad hoc” nell’interrogazione parlamentare del 2013, anche alla luce di attese promosse da taluni ambienti istriani, in specie d’oltre confine, intenderebbe “approfondire” ulteriormente le matrici di Vergarolla: cosa non certo agevole a 70 anni dai fatti, e comunque accettabile in quanto idonea a confermare ciò che venne intuito subito dalla coscienza popolare, poi suffragato da un Esodo davvero plebiscitario, ed infine ribadito con l’apertura degli archivi britannici.
    Del resto, quali altre matrici potrebbero essere concettualmente ammissibili per una strage perversa e disumana come quella del 18 agosto 1946, estrapolandola dal più grande disegno di “genocidio programmato” di cui all’opera del prof. Gabrielli? Una parte minoritaria della storiografia ha adombrato l’ipotesi che il delitto contro l’umanità perpetrato a Vergarolla (essendo improponibile la tesi dell’incidente) possa essere attribuito agli Alleati, cui competeva la gestione militare e civile di Pola e della sua “enclave”; od in alternativa, a qualche residuo sussulto di estrazione monarchica o fascista. In entrambi i casi, con motivazioni tutte da dimostrare e con un tasso di probabilità talmente marginale da avere indotto, nell’intervento di Lino Vivoda, ex Sindaco del Comune di Pola in Esilio, durante l’incontro del 13 giugno alla Camera dei Deputati, la suggestiva affermazione secondo cui quelle ipotesi equivalgono a dire che la colpa di Vergarolla sia stata dei marziani.
    L’anatomia del genocidio promosso dalla dirigenza jugoslava a carico degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia fra il 1943 ed il 1947 rende sostanzialmente ininfluente, nell’ottica del giudizio globale, ogni approfondimento scientifico dei singoli episodi, pur nella doverosa memoria, non soltanto storiografica, di ogni strage e di ogni delitto.
    In questa ottica, e nelle permanenti condizioni di una finanza statale che impone la massima oculatezza quanto a gestione della spesa pubblica, sarebbe logico presumere che gli interventi a costo zero già auspicati dal mondo esule (proroga della Legge n. 92/2004, piena vigenza della Legge n. 54/1989 in materia di anagrafe, elisione di errori storici nei libri di testo, revoca delle residue pensioni agevolate concesse agli infoibatori, e via dicendo), debbano avere, quanto meno, una scontata precedenza. Lo esigono il doveroso perseguimento della giustizia, la diligenza del buon padre di famiglia e – sulle orme di Hegel – una ritrovata astuzia della ragione.

    Esule da Pola

  10. VERGAROLLA 2014

    A sessantotto anni dalla massima strage del Novecento, occorsa in Italia per cause non naturali ed in periodo di pace, si va facendo strada una memoria più consapevole di quella grande tragedia istriana che diede luogo ad oltre cento Vittime, alcune delle quali non furono nemmeno identificabili, in quanto letteralmente dissolte nell’esplosione di oltre nove tonnellate di tritolo. Dal 2008, dopo l’apertura degli archivi britannici, non sussistono più dubbi, sia pure formali, sulla matrice dell’eccidio, che del resto la sensibilità popolare aveva attribuito subito all’OZNA, nel quadro della pulizia etnica ordita in Venezia Giulia e Dalmazia dalle forze di Tito, ai danni degli Italiani; ma nel frattempo sono sorte nuove attenzioni istituzionali, culminate nella commemorazione tenutasi alla Camera dei Deputati il 13 giugno 2014 e nel minuto di silenzio disposto in apertura dalla Vice Presidente di Montecitorio, On. Marina Sereni.

    In tale ottica, non sorprende che la celebrazione dell’anniversario, organizzata a Trieste presso la stele innalzata “ad memoriam” nella Zona Sacra di San Giusto, a cura della Federazione Grigioverde e della Famiglia di Pola in Esilio, abbia visto un concorso superiore ad ogni aspettativa, presenti le Autorità comunali e provinciali, e le Associazioni più vicine agli Esuli.

    Tra i numerosi messaggi di partecipazione sono da porre in rilievo quelli fatti pervenire, per il tramite dell’Università Popolare e del suo Presidente Fabrizio Somma, dalla stessa On. Marina Sereni, assieme all’On. Laura Garavini ed all’On. Ettore Rosato (che a Montecitorio aveva ricordato il monumento alle Vittime di Vergarolla eretto a Trieste), quali organizzatori della citata iniziativa di giugno. Ciò, quasi a sottolineare, dopo decenni di silenzio, le nuove attenzioni del momento politico nei confronti di una tragedia che coinvolse la popolazione di un’intera città, e più generalmente, di due Regioni italiane, Vittime incolpevoli delle foibe e del grande Esodo istriano, fiumano e dalmata. Tali attenzioni, è bene rammentarlo, erano state ribadite, sempre a Montecitorio, dall’impegno dell’On. Garavini ad assumere ulteriori contatti col mondo Esule, ed in primo luogo con quello di Trieste, onde approfondire la conoscenza dei fatti storici e dei problemi attuali, e soprattutto la fattibilità degli interventi attesi dal popolo dell’Esodo.

    Il Presidente della Federazione Grigioverde e della Famiglia Polesana, Gen. Riccardo Basile, ha dato atto, nel corso di una vibrante ed alta allocuzione, di questa nuova sensibilità politica, auspicando che le celebrazioni degli anni avvenire coincidano con altrettante presenze del potere legislativo e di quello esecutivo, e nello stesso tempo, con l’avvento di adeguate misure in linea di equità e di giustizia a favore degli Esuli, più volte richieste e sinora disattese, anche quando non avrebbero creato oneri per la finanza statale. La svolta storica a cui ha fatto riferimento il Presidente Basile sarà tanto più importante nella misura in cui il mondo Esule, con il supporto fattivo delle Associazioni d’Arma (intervenute alla cerimonia in misura plebiscitaria), saprà confrontarsi unitariamente e costruttivamente con quello politico: cosa senza dubbio possibile, viste le 250 presenze alla celebrazione triestina del 18 agosto, e la convergenza degli intenti manifestata tangibilmente nella circostanza.

    Molto importante è stato l’intervento di Mons. Ettore Malnati, Vicario del Vescovo di Trieste, che ha benedetto la stele coi Nomi dei Caduti di Vergarolla invocando l’aiuto del Signore nel perseguimento delle attese di tutti gli Esuli, a cominciare dalla riparazione delle ingiustizie che i popoli di Venezia Giulia e Dalmazia subirono al termine delle due Guerre mondiali: ciò, in un’ovvia ottica di pace, ma ad un tempo, nella matura consapevolezza critica dei fondamenti irrinunciabili di quelle attese, in specie dal punto di vista etico. Si tratta di parole illuminanti, che chiamano in causa le potenzialità e le prospettive di una nuova redenzione, affrancatrice dal relativismo e dall’individualismo apparentemente trionfanti; e che sono tanto più significative qualora si pensi che Mons. Malnati fu assai vicino all’eroico Vescovo di Trieste e Capodistria, S.E. Antonio Santin, negli anni plumbei delle persecuzioni. Non a caso, ha invocato, a conclusione del proprio intervento, le intercessioni del Beato Martire Francesco Bonifacio, il parroco di Villa Gardossi ucciso “in odium fidei” dai partigiani di Tito nel settembre 1946 ed elevato alla gloria degli altari nel 2008, dal Santo Padre Benedetto XVI.

    Non è fuori luogo rammentare che l’estremo sacrificio di Don Francesco, emblema di specchiata vita cristiana, andò a compiersi pochi giorni dopo la strage di Vergarolla, confermando, non solo dal punto di vista morale, la drammatica convergenza di eventi che coinvolgevano tutto il territorio istriano nel perseguimento di quel lucido e criminale disegno di pulizia etnica che, anni dopo, sarebbe stato ammesso senza mezzi termini dai massimi luogotenenti di Tito, quali Milovan Gilas ed Edvard Kardelj, quando specificarono di avere ricevuto tale mandato, e di averlo puntualmente eseguito.

    La celebrazione triestina si è completata con la deposizione di corone d’alloro presso la stele, da parte dei Presidenti di Federazione Grigioverde, Unione degli Istriani e Famiglia di Pola (Riccardo Basile e Massimiliano Lacota), gli onori al Gonfalone cittadino decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare, e le struggenti note del Silenzio, che ha inteso accomunare il ricordo dei Caduti di Vergarolla a quello dei Volontari giuliani, istriani e dalmati, parimenti decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare ed onorati nel Cippo strettamente contiguo a quello in memoria del 18 agosto 1946.

    Commemorare Vergarolla e le sue cento Vittime non significa limitarsi a ricordare i Caduti di un eccidio proditorio e tanto più delinquenziale perché gli assassini, come ha precisato Basile nella propria allocuzione, sapevano benissimo che la quota maggioritaria di quei Martiri sarebbe stata costituita da donne e bambini (l’età media fu calcolata in circa 26 anni). Al contrario, vuol dire erigere Vergarolla a simbolo della più grande tragedia di un intero popolo, e nello stesso tempo, della negazione dei diritti umani da parte di un sistema iniquo, che aveva fatto della violenza e della prevaricazione il suo unico verbo. Oggi si conoscono anche i nomi degli esecutori materiali, cosa che sgombra il campo da ogni dubbio, tanto che un ex Sindaco del Comune di Pola in Esilio, fratello di una Vittima e testimone diretto della strage, Lino Vivoda, ha potuto affermare a Montecitorio, nella citata celebrazione del 13 giugno, che ogni ipotesi alternativa circa le matrici dell’attentato equivarrebbe ad attribuirle ai marziani, nell’intento di “punire i terrestri”.

    Vergarolla, in questa ottica, è un simbolo ormai inderogabile, che non a caso è stato egregiamente compendiato, durante la celebrazione di San Giusto, nel “memento” affidato alla comune coscienza dai patrioti del Movimento Nazionale Istria Fiume e Dalmazia, quando hanno voluto rammentare agli ignari vecchi e nuovi il genocidio a danno degli Italiani più veri e la necessità di garantire agli Esuli, se non altro, la giustizia della storia ed il valore insopprimibile dell’ethos.

    laura brussi
    Esule da Pola

    L. Brussi

  11. Abbiamo il grande dolore di comunicare che il Gen. Riccardo Basile è “andato avanti”.
    Grande Patriota, Presidente della Federazione Grigioverde di Trieste,
    Vice Presidente della Lega Nazionale e
    del Comitato Nazionale per i Martiri delle Foibe,
    Presidente della Famiglia di Pola in Esilio,
    Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon
    lascia nei nostri cuori
    un alto, indelebile esempio di fede e di forza morale.

    Gen. Riccardo Basile: Presente!

    Famiglia di Pola in Esilio

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