I diari di Mussolini? Sarebbero quelli scartati due anni fa…

31 agosto

Meno due. Dopo la serata di ieri al Teatro di Verdura di via Senato, resta solo un altro paio di appuntamenti con al centro i «Diari di Mussolini» che Bompiani comincia a pubblicare in novembre: il 1˚settembre replica nella stessa sede; lunedì prossimo, invece, dibattito a Como, durante la rassegna Parolario. Si tratta di scadenze fissate prima del laborioso contratto firmato a fine luglio da Elisabetta Sgarbi per Bompiani con i rappresentanti degli eredi Mussolini e con Ede Copyright di Stefano Biagini, l’industriale laniero pratese che ha materialmente acquistato i «Diari». D’ora in poi passa all’editore il meccanismo della comunicazione attorno all’assai controversa operazione editoriale.
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di Enrico Mannucci sul “Corriere della Sera” del 26 agosto 2010 CORRIERE DELLA SERA.it
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Una lettura di brani da parte dell’attore Antonio Zanoletti dopo una breve introduzione di Ugo Finetti — Dell’Utri ha mostrato al «Corriere» i Diari fornendo alcune precisazioni. Intanto non si tratta di agende della Croce Rossa, come era stato scritto più volte attribuendo al Duce un’abitudine di Galeazzo Ciano: mancano le notazioni astronomiche in calce a ogni pagina. Non c’è, poi, rilegatura in pelle (peraltro ricordata da alcuni testimoni diretti dei «certi» Diari mussoliniani, ossia quelli visti nelle mani del Duce) e le annate sono composte da fascicoli («sedicesimi») cuciti assieme con ago e filo. C’è poi la certezza sull’identità fra i «Diari» in pubblicazione da Bompiani e i cinque «Diari» che vennero trattati nel 1994 dal «Sunday Telegraph», dopo essere passati per le mani di Nicholas Farrell e di sir Anthony Havelock-Allan per arrivare poi sotto la lente di Nicolas Barker (ex direttore della British Library ed esperto di autografi) e di Brian Sullivan, definito «lo storico del Pentagono».
Non è solo questione della pur significativa corrispondenza delle cinque annate dal 1935 al 1939. E neppure del confronto fra le poche pagine isolate riprodotte allora dai giornali. Nella perizia preliminare (inviata nel 1995 ad Havelock- Allan) Barker notava come il carattere tipografico per indicare il mese nella data cambiasse nell’agenda del 1938 rispetto a quelle degli altri anni: ora questa caratteristica difformità compare anche nelle agende in mano a Dell’Utri. Barker — contro il parere degli esperti di Sotheby’s—si pronunciò all’epoca positivamente sull’autografia del testo: «Non c’è niente nell’aspetto fisico dei diari a suggerire che questi non siano di mano di Mussolini, scritti più o meno all’epoca». Va aggiunto che, nel 1994, fra pareri contrastanti e aggrovigliate ipotesi — falsi, veri, mezzi falsi, parzialmente veri… — l’operazione si incagliò, l’acquisto non andò in porto e i quaderni tornarono nell’ombra. Impallinati dal parere di storici come Lucio Villari, Emilio Gentile e Silvio Bertoldi, nonché dalla sentenza di Renzo De Felice intervistato da Pasquale Chessa: «L’interesse di questi diari, o pseudo diari, pubblicati dal “Sunday Telegraph”, mi sembra sfiori il ridicolo». Da notare, infine, che allora quei diari vennero giudicati assolutamente falsi da Vittorio, Romano e Alessandra Mussolini: in questo campo, evidentemente, c’è stato oggi un notevole ribaltamento di opinioni.
Dell’Utri ha anche ricostruito nei particolari l’acquisto: «Al primo contatto la richiesta che mi era stata fatta era altissima. Avevo controfferto poco più di un decimo e la trattativa si era arenata. Poi si era fatto vivo Biagini, che non conoscevo, incitandomi a riprenderla ma non si trovava un accordo. Intanto il mio amico Boroli mi aveva avvertito che anche la De Agostini stava trattando, credo per ricavarne una pubblicazione a fascicoli settimanali. Allora ci siamo mossi assieme e, alla fine, sono arrivato a stringere per una cifra molto inferiore a quella sparata all’inizio. La De Agostini — che aveva la prelazione sulle eventuali operazioni editoriali — ha preso tempo e si era fatta viva la Mursia. Stavamo per chiudere quando Elisabetta Sgarbi, per caso, ha visto materialmente i “Diari” nel mio studio, si è entusiasmata e, alla fine, abbiamo definito tutto con Bompiani». Ora esce fuori dalla vicenda. Non del tutto, in realtà. «Mi resta il ricordo delle tanti notti bianche passate senza potermi staccare da quelle pagine. Mi resta, poi, la custodia degli oggetti, depositati presso la Biblioteca di via Senato a Milano. E questa è una grande soddisfazione». Senza trascurare la possibilità che altre annate siano prima o poi recuperabili (la sesta agenda è già stata annunciata) per la perpetuazione di una saga vecchia ormai di sessant’anni che non accenna a trovare un punto fermo. Già, perché perizie e studi condotti sul materiale in mano a Dell’Utri sono stati finora scientificamente incompleti. Non sarebbe l’ora di mettere le annate in mano a un pool di esperti? «Alcune analisi esistono già. È vero che manca una perizia esauriente e complessiva. La stiamo per fare». Quando, però, visto che Bompiani annuncia la pubblicazione del primo volume (quello riguardante il 1939) a novembre? «Vediamo».
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Inserito su www.storiainrete.com il 31 agosto 2010

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2 commenti


  1. Non credo nella autenticita dei diari.
    Servono,comunque,a fare soldi perchè cheche se ne dica Mussolini,ancora oggi,fa cassa

    giuseppe pisani

  2. Lasciando da parte le analisi di carta e inchiostro, è possibile che nessuno esperto di storia, leggendo il diario del 1939, sia in grado di dire se ci sono delle incongruenze oppure no? Abbiamo gli atenei più prestigiosi del mondo…è credibile che nessun Professore di storia contemporanea o ricercatore o semplice tesista sia in grado di dire la sua senza scomodare “perizie” dai costi a 5 zeri? Sono dispiaciuto nel credere che solo Renzo De Felicie avrebbe potuto fare chiarezza…

    Enrico Bagnasco

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