Le dieci date che hanno fatto la storia d’Italia

20 novembre

Potrebbe sembrare un gioco, ma non lo è. Abbiamo chiesto agli storici Guido Crainz, Adriano Prosperi (che ha scelto le date in base ai problemi e alle domande che suscitano intorno alla storia d’Italia) e Massimo Salvadori di indicare la lista dei dieci eventi fondamentali della storia italiana unitaria che ciascuno studente deve conoscere. Eventi politici, ma anche culturali o di costume. In sostanza, la nostra carta d’identità, un documento nazionale per procedere senza inciampi nel mondo globalizzato.

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di Simonetta Fiori per “La Repubblica” del 20 novembre 2010 Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale.

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L’idea arriva da uno studioso originale come Simon Schama, che ha stilato la sua lista sul Guardian. In un’epoca segnata da contrasti e lacerazioni, spiega lo storico inglese, l’ultima cosa da spezzare è il legame della memoria nazionale, quel filo che tiene unita una comunità distinguendola da una scena sempre più omogeneizzata. Se madre Teresa e Lady Gaga sono icone multinazionali, Oliver Cromwell e Margaret Thatcher rimangono simboli della cultura inglese, e sui banchi di scuola bisogna imparare perché. Lo studio della storia deve essere inteso anche come forma di libertà, antidoto all’omologazione dei cervelli, educazione a una cittadinanza democratica. Non un tronfio album di famiglia, ma al contrario un’indagine sulle pagine meno felici dell’autobiografia nazionale. Quella invocata da Schama è cosa diversa dalle retoriche patrie o da iniziative recenti come la Maison de l’Histoire, annunciata da Sarkozy e contestata dagli studiosi per il rischio dell’autocelebrazione.

Se l’appello di Schama vale per la storia inglese  –  ma anche per la storia spagnola, per la storia francese o la storia tedesca – il bisogno di indicare i dieci punti cardinali della propria vicenda nazionale acquista carattere d’urgenza in Italia, che si presenta al suo centocinquantesimo compleanno piuttosto confusa, vittima di amnesie e vuoti di memoria. Un paese che nella sua non lunghissima storia unitaria ha cambiato anche traumaticamente identità, mutando di volta in volta il proprio calendario di date e festività. L’unico paese, nel mondo degli Stati nazionali, che oggi arriva a rinnegare le sue origini, ossia il Risorgimento, e in cui una forza politica al governo è nata con il proposito di disunire lo stivale. Un’Italia ancora alle prese con i problemi di una costruzione incompiuta, e che tuttora si interroga: ma siamo ancora una nazione? E lo siamo mai stati?

Quello che sembra dunque un gesto banale – stilare dieci eventi della storia nazionale, dal 1861 ai nostri giorni – nasconde un’infinità di questioni, dietro le quali si sono consumate guerre civili e discordie insanabili. E la sostanziale consonanza degli storici nell’indicare le dieci date  –  dalla fondazione dello Stato Italiano alla Resistenza, dalla Questione Romana al fascismo, dalle tragedie della Repubblica al berlusconismo  –  non corrisponde a una memoria sedimentata e condivisa dagli italiani, divisi da conflitti ideologici ma anche frastornati dal chiacchiericcio mediatico. Da qui il bisogno di ripartire dai banchi di scuola, suggerendo ai ragazzi temi e interrogativi che ne formino una coscienza nazionale. Una lista di dieci eventi  –  o, meglio, passaggi fondamentali della storia italiana  –  seguiti da alcune domande apparentemente semplici. Per rispondere, talvolta, non basta un manuale di storia, né una sola spiegazione. E il gioco di Schama rischia di farsi dannatamente serio.

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LO STORICO/1

Dal governo Giolitti
al delitto Moro

di Massimo L. Salvadori

1) 17 marzo 1861. Viene conferito il titolo di re d’Italia a Vittorio Emanuele II
Con questa legge, voluta da Cavour, l’unificazione del paese viene fondata sulla continuità dinastica tra il Regno di Sardegna e il Regno d’Italia, negando al popolo italiano il diritto, rivendicato dai democratici repubblicani, di affidare ad un’Assemblea nazionale costituente il compito di definire le istituzioni del nuovo Stato, così offrendo un argomento alla tesi secondo cui questo fosse il frutto della “conquista piemontese”.

2) 8 ottobre 1876. Discorso di Depretis a Stradella
In quella data Depretis invoca una “feconda trasformazione dei partiti” e attesta la disponibilità del governo ad accogliere “le buone idee, le vere utili esperienze” provenienti anche dagli avversari, invitati a convergere con esso; dal che prende inizio il “trasformismo”, che diventerà una caratteristica centrale della politica nazionale.

3) 3 novembre 1903. Giolitti al governo
Con la formazione del suo II ministero, Giolitti, che con Zanardelli aveva chiuso la drammatica “crisi di fine secolo”, dà inizio all’età giolittiana, promuovendo una stagione di riforme politiche e sociali e di modernizzazione economica soprattutto del Nord, che però solleverà le critiche di meridionalisti come Salvemini, per la sua sordità verso le esigenze del Sud.

4) 30 ottobre 1922. Mussolini al potere
Dopo che il re lo ha invitato a raggiungere Roma, Mussolini gli presenta il suo governo, segnando così l’avvento del fascismo al potere, che, trasformatosi in piena dittatura tra il 1924 e il 1926, porterà l’Italia alla catastrofe nel 1943.

5) 25 aprile 1945. Il CLNAI dà l’ordine di insurrezione generale
È l’atto conclusivo della lotta di Resistenza al nazifascismo, iniziata nel settembre 1943, che segna la vittoria politica e morale delle forze della rinascita nazionale.

6) 22 dicembre 1947. L’Assemblea costituente vara il testo della Costituzione repubblicana.
Viene approvato, con 453 voti favorevoli e 62 contrari, il testo della Costituzione. Entrata in vigore il 1° gennaio 1948, questa riflette l’accordo che pone le basi costituzionali della Repubblica democratica, conferendo però un carattere solo semi-laico allo Stato per l’inserimento nel testo dei Patti lateranensi.

7) Elezioni del 18 aprile 1948
Le elezioni, vinte dalla Democrazia Cristiana, sanciscono un sopravvento delle forze moderate già delineatosi nel maggio 1947 in seguito alla fine dei governi di coalizione antifascista, che durerà fino al 1962-63 con la fase di centrosinistra.

8 ) 9 maggio 1978. Rinvenimento del corpo di Moro
Moro, rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo, viene trovato cadavere a Roma. È il culmine dell’attacco delle forze eversive terroristiche allo Stato, a cui i partiti dell’arco costituzionale, la magistratura, i sindacati e le forze di polizia risponderanno con un’azione coronata da successo che, anni dopo, chiuderà infine il periodo delle stragi e degli “anni di piombo”.

9) 17 febbraio 1992. Inizio di Tangentopoli.
Con l’arresto del socialista Mario Chiesa incomincia l’azione della magistratura denominata “Mani pulite”, che mette a nudo l’intreccio corruttivo tra affari e politica nel quale risultano maggiormente coinvolti i partiti al governo. Gli sviluppi di Tangentopoli determineranno il crollo del sistema dei partiti, già entrato in crisi per effetto degli eventi internazionali del 1989.

10) 11 maggio 1994. Formazione del governo Berlusconi
Si apre l’era berlusconiana, contraddistinta dall’ascesa al governo  –  pur interrotta in certi periodi da governi di diverso indirizzo  –  di un plutocrate che concentrerà nelle proprie mani, oltre a quello politico, un enorme potere economico e mediatico; potere, entrato in crisi nei nostri giorni sulla scia anche degli scandali legati alla sua condotta personale.

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LO STORICO/2

Studiare la Resistenza
e gli anni del boom

di GUIDO CRAINZ

1) Il racconto della nuova nazione
La letteratura permette una prima immersione nell’Italia ottocentesca: dai fermenti e dalle apatie dell’Italia preunitaria che attraversano le Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo allo scarto fra retorica e paese reale di una novella come Libertà o I Malavoglia di Giovanni Verga, sino al disincantato sguardo de Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

2)  La “grande emigrazione”
I flussi migratori di fine Ottocento danno impulso a una storia che prosegue sino agli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento e poi al trasformarsi dell’Italia da paese di emigrazione a paese di immigrazione: che ruolo hanno nel costruire e ridefinire l’identità nazionale?

3) La prima guerra mondiale
L’irrompere della “Grande guerra” in un’Italia fragile e contadina pone questioni che attengono alla storia e all’immaginario collettivo. Un evento bellico, cui inizialmente larga parte degli italiani era sembrata estranea se non ostile, diventa elemento fondativo nelle memorie private e pubbliche di una nazione capace di risollevarsi dopo Caporetto.

4) La nascita della radio
Dal telegrafo senza fili alla radio, Guglielmo Marconi lascia un segno di grande rilievo nei primi processi di “globalizzazione”. Le trasmissioni iniziano in Italia nel 1924, due anni dopo l’instaurazione del fascismo, avviando una storia che permette di riflettere sul rapporto fra dittature e consenso e sul percorso ulteriore dei media, scandito dalla nascita della televisione e dalle trasformazioni successive.

5) La “guerra totale” e la Resistenza
L’irrompere della “guerra totale”, con il crollo dei confini fra guerra e vita quotidiana, si intreccia alla crisi del fascismo e condiziona anche l’Italia divisa dopo l’8 settembre ’43. Le differenti forme di Resistenza suggeriscono il nesso fra la “scelta di campo” e l’idea di nazione.

6) La Ricostruzione
Il referendum del 2 giugno, il voto alle donne e la Costituzione repubblicana danno corpo alle speranze di un’Italia che deve risorgere dalle macerie. Un’Italia animata dal fervore intellettuale di cui testimoniano l’affermarsi dei partiti di massa e la stagione del neorealismo. E il Carlo Levi di Cristo s’è fermato a Eboli ricorda il permanere di un “mondo” ancora “serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato”.

7) Il “miracolo italiano”
Fra anni Cinquanta e Sessanta la società italiana è attraversata da potenti processi di modernizzazione che investono il lavoro e il tempo libero, la produzione e i consumi. Bisogni essenziali, in primo luogo alimentari, iniziano a esser soddisfatti in modo adeguato mentre irrompono motociclette e automobili, televisori e frigoriferi. Nel 1958 per la prima volta i lavoratori dell’industria superano quelli dei campi, entra in vigore la Comunità economica europea e inizia lo straordinario pontificato di Giovanni XXIII.

8 ) I movimenti collettivi e il rinnovamento civile del Paese
Gli inediti movimenti degli anni Sessanta e Settanta  –  dal ’68 al femminismo – favoriscono l’affermarsi di un più ampio orizzonte di diritti e un rinnovamento istituzionale e civile che cancella molti residui del passato.

9) Pier Paolo Pasolini
La testimonianza di Pasolini illumina snodi decisivi: dal declinare del mondo contadino, cui rinviano le poesie friulane o Il sogno di una cosa, ai Ragazzi di vita delle borgate romane sino alla riflessione sulla “mutazione antropologica del paese”. E sino alla osservazione delle tragedie della Repubblica, dalla strage di Piazza Fontana  –  alle cui vittime dedica versi intensissimi – alle trame eversive degli anni Settanta (“Cos’è questo golpe? Io so”).

10) La nascita dell’euro
La moneta unica europea realizza un progetto che poteva sembrare utopico. Poco dopo, con l’allargamento dell’area di Schengen, cadono le barriere al nostro confine orientale e ad altri confini-simbolo dei drammi europei del Novecento: un forte annuncio del passaggio dal passato al futuro.

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LO STORICO/3

Se le tappe importanti
ci fanno delle domande

di ADRIANO PROSPERI

1) 1796-1814 La Rivoluzione francese e l’età napoleonica come inizio non solo simbolico della Nazione italiana
In Italia ci fu una “rivoluzione passiva” (così Vincenzo Cuoco). Che cosa significa? L’unità dell’Italia viene sostenuta dai “patrioti” con argomenti di tipo culturale. Esisteva davvero l’italiano come lingua comune? Che peso ha avuto Dante per l’unità d’Italia? E la Chiesa di Roma? Cosa fu il “Viva Maria”? Chi era Eleonora Sanfelice? Da quanto lontano arriva il problema italiano della frattura tra classi popolari e ceti dominanti?

2) 17 marzo 1861
Il Parlamento nazionale riunito a Torino proclama Vittorio Emanuele II re d’Italia “per grazia di Dio e volontà della nazione”. Perché “II”? Perché per l’Italia si sceglie un modello accentrato e non quello federale?

3) 1863 Legge Pica
Comincia una lunga e spietata guerra civile contro i “briganti” del Sud. È anche una guerra sociale? Che cosa significa l’unità per il Sud (inizio della “questione meridionale”)?

4) 20 settembre 1870 Presa di Roma
Pio IX scomunica tutti i responsabili morali e materiali. 1874: “Non expedit”. I cattolici non debbono partecipare alle elezioni politiche. La separazione della Chiesa dallo Stato aveva introdotto in Italia la libertà religiosa, emancipato gli ebrei. Ma ora nasce la “questione romana” come “questione cattolica”: una frattura solo religiosa?

5) 1892, Genova: nasce il Partito Socialista
Primo partito politico di massa. Quali trasformazioni sociali e culturali avevano portato a questo esito?

6) Monza, luglio 1900: Gaetano Bresci uccide Umberto I
È l’esecuzione di una sentenza degli anarchici contro chi aveva decorato Bava Beccaris per aver sparato sulla folla nel 1898 a Milano. Quali effetti ha sulla politica italiana?

7) 1912: suffragio universale maschile
È una riforma timida e tardiva: perché le donne restano escluse in Italia? E altrove cosa succedeva?

8 ) La Grande Guerra (1915-1918)
Perché e da chi viene deciso l’ingresso dell’Italia? Si suol dire che gli anni di trincea saldano nel sangue e nel dolore l’unità. Ma il dopoguerra conosce violente divisioni. Perché? Che ne è del Partito socialista dopo la rivoluzione russa? Chi è Gramsci e perché è importante?

9) 1919-1938: dalle elezioni politiche, le prime col sistema proporzionale, alle leggi razziali
Perché un esito così lontano dalle premesse e dalle speranze diffuse? Che cosa era il fascismo? Quali alleati e quali avversari ebbe? Perché Matteotti venne ucciso e da chi? Ci fu un consenso collettivo al fascismo? Che cosa differenzia il razzismo fascista da quello nazista? Quale fu il peso della Chiesa?

10) 8 settembre 1943  –  1 gennaio 1948
In cinque anni tutto cambia: fuga del re e decapitazione dello Stato, occupazione tedesca, Repubblica di Salò, deportazioni di ebrei; e poi la resistenza armata, la Liberazione, la fine della monarchia, il voto alle donne, la Costituzione. Come e perché cambia l’atteggiamento del popolo verso il fascismo e la monarchia? La Costituzione della nuova Italia è ancora in vigore? Che cosa resta da attuare? E una domanda finale: perché l’Italia nonostante tutto è rimasta unita?

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Inserito su www.storiainrete.com il 20 novembre 2010

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2 commenti


  1. Ricordare 10 date per il processo di unificazione italiana – che ritengo non essere ancora giunto alla fine – è, a mio parere, molto riduttivo, come dimostra il fatto che gli storici sopraccitati hanno indicato date e personaggi differenti. Tutto ciò che è capitato prima del 17 marzo 1861 (mi riferisco, per esempio, ai moti del 1820-21, 1830-31 e del 1848), non deve essere disunito da quello che è avvenuto dopo la proclamazione a “Re d’Italia” di Vittorio Emanule II. Quindi, se si vuole indicare le tappe storiche fondamentali che ci hanno portato fino ai giorni nostri, oltre alle 10 date che si possono individuare nel periodo 1861-2010, occorre anche citare altre tappe e personaggi dell’ottocento italiano, date segnate dal sangue di coloro che credevano in una Italia unitaria, libera ed indipendente. Critico dunque l’idea dello studioso inglese Simon Schawa in quanto troppo riduttiva, sebbene sia un primo importante passo per ricordare il nostro passato e portare avanti la memoria collettiva della nazione italiana.

    Fabio

  2. Come re, Carlo Felice era piuttosto annoiato dalla politica e fu perlopiù assente dalla capitale, in quanto frequenti furono i suoi soggiorni lontano dalla capitale: in Savoia, nel nizzardo, in Liguria, oltre a lunghi periodi di residenza nei castelli di Govone e Agliè. In particolare egli era entrato in possesso di quest’ultimo castello nel 1825, avendolo ricevuto in eredità dalla sorella Maria Anna. Genova era una delle sue residenze preferite e come tale la stessa città porta ancora una sua impronta indelebile. Il compito del governo fu ampiamente delegato al suo austero Ministro dell’Interno, il conte De Cholex. Innamorato dell’arte, la gioielleria e della cultura, stava dando in regalo un sacco di gioielli che Marcello Staviori stava facendo per lui e acquistò l’abbazia di Altacomba dove erano sepolti molti dei suoi antenati e ne curò il progetto di restauro che affidò all’architetto Ernesto Melano. Sarà sempre lui poi, nello stesso anno, ad acquistare buona parte della collezione che attualmente costituisce il Museo Egizio di Torino, ricevendo i reperti direttamente dal barbaniese Bernardino Drovetti, in quegli anni Console Generale di Francia in Egitto. La collezione venne poi destinata al palazzo dell’Accademia delle Scienze, ancora oggi sede del museo. Nel 1827 Carlo Felice fece pubblicare il nuovo codice civile e penale degli stati sabaudi che andava a riformare il precedente, a sua detta ancora troppo impregnato di valori rivoluzionari. Dopo poco istituì anche la camera di commercio e la Scuola di Paleografia e Diplomatica, affiliata all’accademia di pittura e scultura. Verso la metà del XVIII secolo il cardinale Ferrero della Marmora, abate commendatario di Fruttuaria, aveva aperto la tomba del re Arduino d’Ivrea, ne aveva prelevato lo scettro, la corona e l’anello e ne aveva risotterrato le ossa nell’orto del monastero a causa della scomunica che era stata comminata ad Arduino. Poco tempo dopo il conte Filippo di San Martino d’Agliè, discendente di Arduino, ne dissotterrò le ossa e le ripose in una cassetta di legno nella sacrestia della chiesa del castello di Agliè.

    orlando

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