Wikipedia come Mao: fa censura per cercare di riscrivere la storia

23 novembre

«L’egemonia culturale è un concetto che descrive il dominio culturale di un gruppo o di una classe che “sia in grado di imporre ad altri gruppi, attraverso pratiche quotidiane e credenze condivise, i propri punti di vista fino alla loro interiorizzazione, creando i presupposti per un complesso sistema di controllo”». La definizione, con ampia citazione di Gramsci, è prelevata da Wikipedia, l’enciclopedia on line ormai egemone nel fornire informazioni a navigatori, studenti, giornalisti e perfino studiosi.

Nel mondo di Wikipedia le gerarchie sono quasi inesistenti. Chiunque può contribuire a creare o modificare una voce. La garanzia dell’accuratezza poggia su una doppia convinzione: il sapere collettivo è superiore a quello individuale; la quantità, superata una certa soglia di informazioni, si trasforma in qualità. Molto discutibile, e non solo in linea di principio. Infatti in Wikipedia esiste un problema di manipolazione del consenso, in altre parole è attivo un «sistema di controllo» simil-gramsciano (in sedicesimo, si intende). Le posizioni faziose passano quindi per neutrali, e il collaboratore che obietta può andare incontro a sanzioni che vanno dalla sospensione alla radiazione.

Di recente, a esempio, è stato espulso Emanuele Mastrangelo, caporedattore di Storiainrete.com, sito specialistico, e autore di alcuni studi sul fascismo. La pena «all’utente problematico» è stata comminata, dopo processo non troppo regolare, per un «reato» d’opinione gravissimo: aver affermato che in Italia la fine della Seconda guerra mondiale assunse anche il carattere di una «guerra civile». Opinione, quest’ultima, largamente maggioritaria tra gli storici di ogni orientamento, salvo forse quelli che hanno ancora il mitragliatore del nonno sepolto in giardino. «Guerra civile», per Wikipedia.it, non merita neppure una voce a sé: l’espressione è citata di passaggio all’interno di «Resistenza». Stesso trattamento è riservato alle forze armate che rifiutarono di aderire alla Rsi, facendosi deportare dai tedeschi: un accenno e via. Quanto alle «esecuzioni post conflitto» operate dai partigiani, si sfiora il giustificazionismo. Il paragrafo è preceduto da una imparzialissima (si fa per dire) dichiarazione di Ermanno Gorrieri, sociologo attivo nella Resistenza: «I fascisti non hanno titolo per fare le vittime». E accompagnato da una precisazione imparzialissima (si fa per dire) di Luciano Lama: «Nessuno vuole giustificare i delitti del dopoguerra.

Prima di giudicare però si deve sapere cosa accadde davvero. Una guerra qualunque può forse finire con il “cessate il fuoco”. Quella no». Ecco, questo si può dire, è super partes al contrario di «guerra civile», definizione «non enciclopedica» solo per caso usata da una tonnellata o due di studiosi e scrittori di sinistra da Pavone a Pansa.
Di conseguenza, dopo qualche giorno di discussione on line, arriva la sentenza: «A un utente che è stato bloccato sei mesi e non ha ancora compreso che la comunità non tollera atteggiamenti di questo tipo, è il momento di dire basta. Con tanto dispiacere, ci mancherebbe, né ho “corda e sapone pronta da lunga pezza”». In effetti l’impiccagione sarebbe stato troppo anche per un revisionista come Mastrangelo. «Pertanto – prosegue il giudice – procedo a bloccare per un periodo infinito l’utente».

Al di là di questo caso personale, sono parecchie le voci contestate per una certa parzialità. Da quella sulla malga di Porzûs (dove nel febbraio 1945 i partigiani comunisti massacrarono quelli cattolici dell’Osoppo) a quella sull’attentato di via Rasella, che i wikipediani preferiscono chiamare «attacco», piena di lacune, a esempio sulle polemiche scatenate dall’azione gappista anche all’interno del Pci e degli altri partiti del Comitato di Liberazione a Roma. Oggetto di accese discussioni anche Cefalonia, Pio XII, l’Olocausto, la religione cattolica in generale. Anche in voci meno calde come quelle inerenti il liberalismo, il libero mercato, il neoliberismo emerge nettamente una visione assai orientata contro il capitalismo. Nella voce dedicata all’economista Milton Friedman si legge addirittura un giudizio morale: «Pur ricordando che né Milton Friedman né José Piñera sono stati coinvolti con le torture ed i crimini commessi dal governo Pinochet, la loro correità morale non viene per questo diminuita di fronte alla gravità dei crimini commessi contro l’umanità». Non si direbbe una valutazione «enciclopedica».
Il sapere «democratico» di Wikipedia sembra un aggiornamento digitale del maoismo.

_______________________

Inserito su www.storiainrete.com il 23 novembre 2010

Invia ad un amico Invia ad un amico     Stampa questo post Stampa questo post

4 commenti


  1. la discussione del ban di mastrangelo

    http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Utenti_problematici/Emanuele_Mastrangelo/15_nov_2010

    Dwalin

  2. E’ una discussione un po’ lunghetta, ma la cosa bella è vedere che sono stati cambiati sei o sette motivi per cui sono stato cacciato via. Meno male che ho solo 33 anni e quindi non rientro fra i responsabili dell’invasione della Polonia!

    emanuele

  3. Sono un contributore saltuario di wikipedia (inizialmente come anonimo ed in seguito come utente registrato) ad ogni modo più che parlare nello specifico del “caso Mastrangelo” (che al momento non ho approfondito) preferisco fare un discorso generale, francamente penso che il problema principale della wikipedia italiana sia che gli utenti che si occupano attivamente di storia e politica siano nella stragrande maggioranza dei casi politicamente orientati a sinistra, ciò è palese e spesso dichiarato apertamente, ovviamente però questo squilibrio non è da imputare al progetto wikipedia in sè, ma più che altro (come si fa giustamente presente in questo articolo) all’egemonia culturale della sinistra che in Italia, seppur indebolita rispetto al passato, è ancora viva e vegeta, cosicchè, visto il conformismo imperante, le persone più colte ed istruite finiscono inevitabilmente nella maggior parte delle volte a guardare il mondo e la storia tramite i tipici pregiudizi ideologici della sinistra.
    Poi c’è il capitolo amministratori, ovviamente non si deve generalizzare, ce ne sono di seri e capaci, tuttavia quelli più attivi nelle voci storico/politico/culturali rispecchiano l’orientamento politico maggioritario degli utenti di queste sezioni.
    Non ci sarebbe nulla di male se costoro fossero obiettivi ed imparziali, così però spesso non è, penso che in fondo molti di loro siano in buona fede, tuttavia l’eccessiva passione con la quale intervengono su questi argomenti unita alla granitica convinzione di essere sempre dalla parte del giusto fa trasparire doppiopesismi, ottusità ed abusi di potere vari.

    Claudio Volpi

  4. Su Cefalonia la pietra dello ‘scandalo’ per i gendarmi di Wikipedia è il sottoscritto che anzichè inutili chiacchiere -come fanno loro- porta DOCUMENTI INOPPUGNABILI a sostegno della sua ‘rivisitazione’ dei fatti che. proprio perchè VERITIERA, è da loro malvista.
    Dal loro punto di vista hanno ragione poichè la stragrande maggioranza degli studiosi si è ‘appecoronata’ dietro le tesi resistenziali -abnormi è assolutamente NON veritiere- da loro condivise.
    Ergo: che vuole questo intruso che cita nei suoi libri DOCUMENTI UFFICIALI esistenti e conservati negli Archivi Militari anzichè le ‘favolette’ riassunte e compendiate da Ciampi nel suo penoso discorso a Cefalonia del 1 marzo 2001 ?
    Dimentica che Ciampi è un ex pres. della Repubblica e lui che è SOLO uno che ha perso il Padre in quella che il m.llo Alexander definì una ‘lotta pazzesca e inutile’ (voluta e ordinata da Badoglio) non è neanche contento !
    Che ingratitudine !
    Massimo Filippini

    Massimo Filippini

Lascia un commento

*

* Attenzione: i commenti sono moderati. Storia In Rete si riserva la possibilità di non pubblicare commenti offensivi, lesivi dell'altrui reputazione, o comunque contro le leggi in vigore. In ogni caso, i commenti pubblicato non riflettono necessariamente la linea editoriale di Storia In Rete, che si impegna a stimolare e diffondere un dialogo il più possibile rispettoso di tutte le posizioni.