Quella bandiera censurata dell’alpino caduto in Afganistan…

4 gennaio

Non ha avuto il risalto che meritava la notizia che la foto del caporale Matteo Miotto – caduto in Afganistan lo scorso 31 dicembre – ha circolato censurata sui media. Come si vede più sotto – nelle foto pubblicate dal sito della federazione giovanile di Alleanza Monarchica – la foto è stata malamente ritoccata per far sparire lo scudo sabaudo che campeggiava sul bianco. Era una bandiera monarchica, insomma.

Una censura che impone due riflessioni.

La prima è che questo alpino caduto nell’adempimento del suo dovere, per i media è un eroe “in soluzione al 30%”, solo finchè fa comodo. I suoi aspetti più urtanti devono essere cancellati affinchè possa essere sfruttato nel tritacarne dei media.

La seconda è che la retorica del “patriottismo delle istituzioni” è giunta a tal punto da spingere ad offendere la memoria di un caduto delle nostre Forze Armate, quasi che la bandiera – scudo o non scudo sabaudo – non sia sempre e comunque una bandiera tricolore, una bandiera italiana.

Finalmente si svela il giallo del tricolore truccato

dal sito AMGiovani www.amgiovani.it

Finalmente si svela il giallo del tricolore nella fotografia, diffusa dalla stampa, del Caporale Matteo Miotto, morto tragicamente in Afghanistan alcuni giorni fa. Il tricolore nella prima foto diffusa dall’Ansa, è palesemente ritoccato così da cancellare lo Stemma del Regno d’Italia al suo interno. Poche ore dopo il papà del CM Miotto spedisce la foto originale. Tra i monarchici, tramite internet, lettere ai giornali e comunicati, nasce una spontanea collaborazione interassociativa che porta finalmente a smascherare l’ “indelicatezza“… per timore di non essere più precisi. A quanto pare – notizia diffusa dal Gazzettino e da Messaggero Veneto – è stato l’Esercito italiano a ritoccare la fotografia. Considerata evidentemente scomoda per la sua diffusione? Possiamo pensarlo ma non dirlo.

Con la verità che sta venendo a galla finalmente possiamo rendere giustizia ad un soldato caduto che, nonostante la sua fede monarchica, ha giurato fedeltà prima di tutto alla Patria.

Riproponiamo qui le fotografie:

 

__________________________

Inserito su www.storiainrete.com

Invia ad un amico Invia ad un amico     Stampa questo post Stampa questo post

7 commenti


  1. E quanto altro viene taciuto, camuffato, ritoccato, omesso, censurato?

    sabrina sasso

  2. Questa è l’ennesima vergogna della nostra Italia, che rispetta le idee solo quando fa gli fa comodo. Premetto per onestà che non ho mai avuto simpatia monarchiche, anzi. Però da vecchio irriducibile militante missino di sinistra dal punto di vista delle idee da sempre sono stato a favore della libertà assoluta. Le idee, tutte, si rispettano, mai si condannano. E ai soloni dell’Italia democratica e antifascista ricordo umilmente che la storia non fa salti: ancora ieri in un tg, in un servizio sui 150 anni dell’Unità d’Italia, un montaggio fazioso di immagini storiche ha rimosso quelle riferite al ventennio fascista. Quindi contro la memoria a “senso unico” dico: onore al nostro caduto Matteo Miotto e alla sua bandiera, anche se non è la mia.

    giovanni fonghini

  3. Quando lo troviamo, denunciamo anche quello. Non ti dimenticare che stesso chi scrive è stato oggetto di censura e ostracismo su Wikipedia. Quindi niente di più contrario alle idee propugnate da Storia in Rete della censura.

    emanuele

  4. Ormai quello che ci propinano i giornalisti non ha più nulla a che vedere nè con l’informazione, nè tantomeno con la verità dei fatti.

    Sabrina Sasso

  5. scusate ma fate un articolo sulla censura della bandiera documentando che la foto è stata manomessa e poi togliete le due foto dall’articolo? dove sono le due foto? grazie

    Marco Duvina

  6. non è colpa nostra, è la sorgente originaria. Grazie per la segnalazione, le abbiamo ripristinate!

    emanuele

  7. Grazie!

    Marco Duvina

Lascia un commento

*

* Attenzione: i commenti sono moderati. Storia In Rete si riserva la possibilità di non pubblicare commenti offensivi, lesivi dell'altrui reputazione, o comunque contro le leggi in vigore. In ogni caso, i commenti pubblicato non riflettono necessariamente la linea editoriale di Storia In Rete, che si impegna a stimolare e diffondere un dialogo il più possibile rispettoso di tutte le posizioni.